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Storia e ricetta del Tortellino, il re del Natale (ma non solo)

Se chiedete tra Bologna e Modena quale sia il piatto preferito dai bambini da 0 a 99 anni, con buona probabilità riceverete un 100% di risposte concordanti: i tortellini in brodo! Non solo per il loro gusto unico, ma anche per il sapore di casa e di famiglia che portano con loro.

Tradizione vuole che i tortellini non possano mancare quando tutta la famiglia è raccolta attorno al tavolo a Natale, e la preparazione stessa dei tortellini richiede la collaborazione di tutto il parentado: c’è chi tira la sfoglia, chi la taglia a piccoli riquadri, chi mette la nocciolina di ripieno sul quadrato e chi lo chiude con abilità, facendolo girare attorno al dito mignolo. Una piccola “catena di montaggio” familiare, un momento magico che fa pregustare l’atmosfera natalizia in arrivo, unisce gli animi e appiana i piccoli dissapori.

La storia

Ma dove e quando è nato il tortellino? E qual è la sua storia?
In realtà le origini del tortellino non sono chiare e la sua nascita si confonde con la leggenda.

Innanzitutto il luogo: Bologna e Modena si sono contese per secoli “l’invenzione” del tortellino, finché la disputa fu chiusa, in tempi relativamente recenti, alla fine dell’800, con un accordo tra intelligenti buongustai*: grazie all’arguzia di Giuseppe Ceri, venne concordato che il luogo di nascita ufficiale del tortellino fosse Castelfranco Emilia, un paese che sorge lungo la Via Emilia proprio a metà strada tra Bologna e Modena. E proprio qui si svolge infatti ogni anno, nella seconda settimana di settembre, la Sagra del Tortellino tradizionale, organizzata dall’Associazione La San Nicola.

Sempre grazie a Giuseppe Ceri nacque la leggenda sull’origine del tortellino: egli parodiando la Secchia Rapita (il poema eroicomico scritto dal Tassoni nel 1614), completò la storia immaginando che Marte, Bacco e Venere fossero giunti in una locanda di Castelfranco, per dar manforte ai modenesi. Marte e Bacco di buon ora si alzarono mentre Venere rimase a letto. Svegliatasi e trovandosi sola si attaccò al campanello per chiamare l’oste, che giunto, trafelato, trovò la dea tutta discinta. Colpito dalla bellezza del divino ombelico, scese in cucina, prese una sfoglia fresca e “l’arte di fare il tortellino apprese.”*

Dopo Ceri, altri ricamarono sulla leggenda del tortellino, calandola su persone e su fatti ben più terreni, e addirittura individuando la locanda dove ciò sarebbe successo.

Di certo c’è solo che le sue origini risalgono sicuramente al Medioevo: in una pergamena datata 1112 si legge infatti “Tertia pars turtellorum monachorum est” (la terza parte dei tortelli spetta ai monaci), mentre da una bolla di Papa Alessandro III del 1169 apprendiamo che una chiesa doveva assegnare “duas partes turtellorum”.
Dopo questi primi due riferimenti, i “tortelli” vengono citati più volte in documenti dal 1200 in poi, tanto che nel Trecento e nel Quattrocento i “torteletti” – i diretti antenati del tortellino – erano abbastanza diffusi, almeno tra la fascia più ricca della popolazione, seppure la loro ricetta fosse ancora lontana da quella attuale.

Per trovare nei documenti il vero e proprio termine “tortellini” arriviamo al 1708, quando il menù del pranzo natalizio dei monaci di San Michele in Bosco riporta una “minestra di tortellini”.
Proprio al ‘700 risale inoltre l’inserimento tra gli ingredienti del ripieno del tortellino il midollo di bue. Prima di storcere il naso sappiate che questa ricetta di Alberto Alvisi, cuoco del vescovo di Imola, ebbe talmente tanta fortuna che nel tortellino per tutto l’800 e nella prima metà del ‘900 il midollo era quasi d’obbligo.

Per l’inserimento nel ripieno della mortadella dobbiamo invece aspettare il 1800.
La ricetta del ripieno che nel 1891 Pellegrino Artusi propone nel suo manuale “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” è composta da 30 grammi di prosciutto crudo, 20 grammi di mortadella, 60 grammi di midollo di bue, 60 grammi di parmigiano, un uovo e odore di noce moscata.

Pochi sono al giorno d’oggi quelli che usano il midollo di bue nel ripieno, a riprova del fatto che la cucina segue i gusti della sua epoca, oltre al fatto che ogni famiglia ha la propria variante della ricetta, che custodisce e tramanda di generazione in generazione.
Ma se dovessimo ad oggi trovare la ricetta ufficiale, quale sarebbe?

La ricetta

Noi – per non far torto a nessuno – vi proponiamo quella depositata dalla Dotta Confraternita del Tortellino presso la Camera di Commercio di Bologna (qui la pergamena ufficiale)

Preparazione per circa 1.000 Tortellini

Ingredienti
pasta fresca gialla preparata con 3 uova e 3 etti di farina;
per il ripieno: 300 gr. di lombo di maiale rosolato al burro, 300 gr. di prosciutto crudo, 300 gr. di vera Mortadella di Bologna, 400 gr. di formaggio Parmigiano-Reggiano, 3 uova, 1 noce moscata.
per il brodo: 1 kg di carne di manzo (doppione); 1/2 gallina ruspante; sedano, carota, cipolla, sale

Procedimento
Preparare il ripieno dei tortellini macinando molto finemente la carne e incorporarvi le uova, il Parmigiano, la noce moscata. Il composto così preparato va lasciato riposare almeno 12 ore in frigorifero.

Preparare il brodo mettendo la carne e la mezza gallina in una pentola con 4 litri d’acqua fredda e portarla ad ebollizione, quindi togliere con la schiumarola la schiuma formatasi sull’acqua, aggiungere le verdure, aggiustare di sale e fare bollire molto lentamente per almeno 3 ore.

Preparare i tortellini stendendo la pasta sul tagliere di legno con il matterello fino a renderla molto sottile, tagliare dei quadretti di circa 3 centimetri di lato, al centro di ogni quadratino collocarvi una noce di ripieno, quindi piegare la pasta a triangolo facendo combaciare i lati, piegare il triangolo così ottenuto girandolo attorno al dito e sovrapponendo i due angoli opposti, premere il tortellino in modo che la pasta si attacchi saldamente e il tortellino rimanga in forma. Man mano che saranno pronti riporli su un ripiano.

Scolare il brodo dalla carne e portarlo di nuovo ad ebollizione, poi tuffarvi i tortellini piano piano e lasciarli cuocere a fuoco medio per almeno 3/4 minuti, prima di servire caldissimi con abbondante Parmigiano grattugiato al momento.*

Tortellini in brodo Ph. @lalunasulcucchiaio via Instagram
Tortellini in brodo Ph. @lalunasulcucchiaio via Instagram

* Ringraziamo la Dotta Confraternita del Tortellino per le informazioni, tutto ciò che nel testo è in corsivo è tratto dal sito confraternitadeltortellino.it

 

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Neve

Sciare #inEmiliaRomagna | Appennino Reggiano

Se siete amanti dello sci e degli sport invernali, l’Emilia-Romagna vi aspetta nelle sue località sciistiche d’Appennino.


CERRETO LAGHI

La stazione di Cerreto Laghi si trova nel cuore dell’Appennino Tosco-Emiliano, in coincidenza del Passo del Cerreto, crinale e crocevia tra le regioni Emilia Romagna, Liguria e Toscana.
Adagiata tra i suggestivi panorami del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, Cerreto Laghi si sviluppa attorno ad un lago appenninico di origine glaciale, tra fitte faggete abbondantemente innevate durante la stagione invernale. La favorevole collocazione geografica e l’esposizione ai versanti Nord dell’Appennino fanno inoltre di Cerreto Laghi una stazione turistica con buon innevamento naturale (dispone comunque di circa 35 cannoni ad innevamento programmato) e comodamente raggiungibile sia dal versante emiliano che da quello ligure-toscano, grazie ai facili collegamenti con Reggio Emilia, La Spezia ed Aulla.

La Stazione di Cerreto Laghi offre oggi 7 impianti di risalita per un totale di circa 16 Km di piste di sci alpino, a cui si affiancano altri 12 Km di piste di sci di fondo ed un Palazzo del Ghiaccio.
Per i bambini ed i principianti è inoltre offerto un importante servizio di scuola-sci affidato a maestri professionisti che, grazie alla loro competenza, sapranno insegnare le tecniche sciistiche anche ai meno esperti.

VENTASSO

Ventasso Laghi è una stazione sciistica che sorge a circa 1400 m sotto il profilo maestoso dell’omonimo Monte, nel cuore di una fitta faggeta.
Proprio per la sua posizione isolata, la località è una meta turistica ambita nell’arco di tutto l’anno, grazie alle splendide vie escursionistiche che si possono praticare a stretto contatto con un ambiente selvaggio e incontaminato.

Il comprensorio sciistico del monte Ventasso è fornito di quattro impianti di risalita che servono 11 km di piste di sci alpino, alle quali si aggiungono alcune piste da fondo. Le piste da sci sono consuetamente larghe, dotate di innevamento artificiale e con pendenze dolci, caratteristica che consente alla stazione sciistica di essere un vero e proprio paradiso per principianti e amanti dello snowboard, e per chi voglia godersi la vacanza sugli sci all’insegna del divertimento non troppo impegnativo.
In aggiunta la zona di Ventasso Laghi dispone di una buona rete di vie per lo sci escursionismo e splendidi fuoripista.

PRATIZZANO

Dedicata esclusivamente allo sci di fondo, la stazione di Pratizzano, nel comune di Ramiseto, è oggi una delle capitali appenniniche di questa importante disciplina invernale, mentre la locale scuola di maestri è una delle più accreditate e famose di tutta la Regione Emilia-Romagna.
La stazione di Pratizzano oggi conta 3 piste da fondo rispettivamente da 3-5-10 km costantemente battute e di diversa difficoltà, con la possibilità di affittare inoltre attrezzatura e ciaspole per fare stupende passeggiate tra i boschi dell’Appennino.
La stazione offre anche la possibilità di un servizio guide per trekking, su prenotazione, insieme con l’organizzazione di escursioni e gite su percorsi battuti e sperimentali.

FEBBIO

Nella stagione invernale Febbio si trasforma in un’attrezzata stazione sciistica, la più alta dell’Appennino settentrionale (1200-2063m.) e le sue piste raggiungono quota 2063 metri, non molto lontano dalla vetta del Monte Cusna.
Le due seggiovie della stazione consento a tutti di godere appieno dei 19 Km di piste che presentano diversi livelli di difficoltà e che, grazie all’altitudine ed a moderni sistemi di innevamento artificiale, possono essere godute fino a primavera inoltrata.
Gli appassionati dello Snowboard troveranno ampi spazi per le loro evoluzioni a Febbio 2000, mentre per i più piccoli la stazione è dotata di un campo scuola ed una pista per Bob e Slittino.

Per tutti gli appassionati di montagna invernale, segnaliamo anche la possibilità di effettuare lunghe ciaspolate nei boschi che ricoprono i versanti Nord del monte Cusna, cosi come la possibilità di di godere di bellissimi panorami dal Rifugio del Crinale (2000m slm).

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Arte e Cultura

Rocchetta Mattei, un gioiello moresco immerso nell’Appennino bolognese

A pochi chilometri da Porretta, e precisamente nei pressi di Grizzana Morandi, si trova un edificio la cui architettura non può che lasciare a bocca aperta chi vi si imbatte. Proprio tra le verdi montagne dell’Appennino Bolognese sorge infatti un castello che coniuga lo stile medievale a quello arabo-moresco, decisamente originale e atipico per la zona: si tratta della Rocchetta Matteieretta nella seconda metà dell’Ottocento per desiderio del conte Cesare Mattei, letterato e omeopata fondatore di una scienza medica chiamata elettromeopatia, una sorta di mescolanza di omeopatia, fitoterapia, alchimia e magnetismo.

Nato a Bologna nel gennaio del 1809 in una famiglia agiata, Mattei crebbe a contatto con i massimi pensatori dell’epoca; alla morte della madre nel 1844 egli tuttavia lasciò la vita politica e sociale per ritirarsi a mettere a punto (seppur non laureato) una “nuova medicina” che fosse più efficace di quella tradizionale, che aveva fallito nel curare la madre.

Nel giro di qualche anno Mattei mise a punto una scienza basata sull’abbinamento di granuli simil-omeopatici (i cui principi erano estratti da piante officinali e lavorati con una metodologia segreta) con 5 liquidi elettrici, utili a ristabilire il corretto equilibrio delle cariche elettriche del corpo per riportarlo alla “neutralità”.
La pratica medica esercitata da Mattei si diffuse ben presto in tutta Europa e i suoi rimedi divennero molto richiesti, anche all’estero. Mattei venne infatti anche citato da Dostoevskji ne I fratelli Karamàzov.

La costruzione del castello iniziò nel 1850 (sulle rovine dell’antica rocca di Savignano, appartenuta probabilmente a Matilde di Canossa) e proseguì per tutta la vita del conte, che lì risiedeva dirigendone i lavori di riedificazione e ampliamento.
Il castello venne infatti concepito da Mattei per essere la sede della sua”nuova medicina” e per ospitare le persone (tra cui anche numerosi ospiti illustri dell’epoca) che da tutto il mondo giungevano alla Rocchetta per conoscere la sua particolare scienza e farsi curare da lui.

La struttura del castello fu modificata più volte dal conte durante la sua vita, rendendola un labirinto di torri, scalinate monumentali, sale da ricevimento e camere private che richiamano diversi stili, dal medievale al moresco, dal liberty al gotico.
Tra i richiami decorativi più evidenti troviamo quello all’Alhambra di Granada per il Cortile dei Leoni e quello alla Grande Moschea di Cordoba per la cappella dove il conte è sepolto.

 

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Grazie alle sue particolarissime atmosfere la Rocchetta Mattei è stata, inoltre, lo sfondo di un romanzo giallo dello scrittore bolognese Loriano Macchiavelli, “Delitti di gente qualunque”, e set cinematografico dei film “Balsamus, l’uomo di Satana” (1968) e “Tutti defunti tranne i morti” (1977) di Pupi Avati e “Enrico IV” (1984) di Marco Bellocchio.

Alla morte di Mattei nell’Aprile del 1896, la villa venne ultimata dal figlio adottivo Mario Venturoli Mattei, che parallelamente continuò la produzione e distribuzione dei “Rimedi Mattei” fino al 1959, quando i laboratori furono costretti a chiudere.

Dopo vari tentativi di cederlo al Comune di Bologna o ad altri enti, gli eredi conclusero le vendita con un commerciante locale, Primo Stefanelli, il cui obiettivo era quello di farne un’attrazione turistica di interesse. Con la morte di Stefanelli la Rocchetta venne però definitivamente chiusa al pubblico.

Grazie alla Fondazione Cassa in Risparmio di Bologna che l’ha acquistata nel 2005 e riaperta al pubblico nel 2015, e al Comune di Grizzana Morandi che lo gestisce (con il patrocinio dell’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese e della Città Metropolitana di Bologna), la Rocchetta Mattei è un gioiello architettonico che tutti oggi possono visitare.

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Arte e Cultura

Cosa fare con i bambini a Bologna e dintorni

Bologna la rossa, la grassa e la dotta è anche una città accogliente per essere vissuta in famiglia. Tante sono le attività, infatti, che possono essere vissute assieme ai più piccoli, così come i luoghi da visitare.
Ecco di seguito 10 suggerimenti su cosa fare a Bologna e dintorni con i bambini.

Visitare FICO, la Fabbrica Italiana COntadina

A pochi minuti di autobus dal centro di Bologna c’è un grande parco tematico dedicato al settore agroalimentare e gastronomico italiano. Qui i bambini possono conoscere dal vivo l’agricoltura e l’allevamento, camminando tra piante e frutteti, salendo sui trattori e accarezzando gli animali della fattoria; possono capire di più del pianeta grazie alle giostre multimediali tematiche e anche osservare come vengono realizzati alcuni dei prodotti gastronomici più amati della tradizione italiana, dai prodotti da forno al Parmigiano-Reggiano.


Leggere libri in Sala Borsa

La grande Biblioteca Sala Borsa, che sorge proprio nel cuore della città, ha una ricca sezione dedicata a bambini e ragazzi, con libri adatti da 0 a 12 anni. Per i più piccoli, inoltre, è presente una sala con tappeti e cuscini – con un angolo dove le mamme possono allattare con tranquillità; qui è possibile richiedere anche la chiave del bagno pubblico interno alla biblioteca, dotato di fasciatoio e water per i più piccini.

Correre e giocare nei parchi cittadini

A pochi minuti dal centro di Bologna sorge il grande parco dei Giardini Margherita, l’ideale per una “pausa verde” durante la quale i bambini possono correre, giocare, fare un giro sulle giostre, andare in bici o sui pattini, mangiare un gelato e osservare tartarughe e carpe nel laghetto che attraversa il cuore del parco.
Spostandosi un po’ dal centro invece ci sono altri due parchi facilmente raggiungibili a piedi o in bus che meritano di essere vissuti in famiglia, per una passeggiata o un pic-nic: sono il Parco Villa Ghigi, poco fuori Porta San Mamolo, e il Parco Talon, a Casalecchio di Reno.

Visitare i tanti Musei Curiosi

Nel Bolognese sono tanti i musei dedicati a oggetti, tradizioni e prodotti del territorio che possiamo davvero definire curiosi: qualche idea? Ad Anzola dell’Emilia c’è il Gelato Museum, realizzato da Carpigiani per raccontare in maniera interattiva la storia di questo golosissimo cibo fin dai suoi albori; il museo organizza durante l’anno anche numerosi laboratori che permettono ai bambini di sperimentare e diventare galatai e pasticcieri in erba.
A Budrio c’è invece il Museo dell’Ocarina e degli Strumenti musicali in terracotta, che racconta la nascita e le vicende di questo piccolo flauto in terracotta tipico proprio del bolognese.


Mettere le mani in pasta in un corso di cucina

Cosa c’è di meglio di trascorrere qualche ora con i propri figli pasticciando e mettendo le mani in pasta? A Bologna sono numerose le realtà che organizzano corsi di cucina, alcuni specifici proprio per i più piccoli. Grazie a questi corsi è possibile imparare come si preparano alcune delle ricette più tipiche della tradizione locale (tortellini, tagliatelle e chi più ne ha più ne metta) e magari completare l’esperienza gustando quello che si è realizzato con le proprie manine.

Fare un salto nella Preistoria al Parco dei Dinosauri

Il Parco della Resistenza a San Lazzaro di Savena ospita Dinosauri in carne e ossa, un allestimento che permette di scoprire dal vivo come erano fatti i più celebri dinosauri e altri animali preistorici, come gli antenati del bradipo e del coccodrillo: trenta modelli ricostruiti rigorosamente a grandezza reale, per raccontare la storia e l’evoluzione della vita sulla terra. Occhi sgranati e bocche aperte sono garantiti!


Passeggiare nel Medioevo con la Macchina del Tempo

Presso il Museo Realtà Virtuale in via Zamboni 7 a Bologna è possibile (su prenotazione) fare numerose esperienze con la Macchina del Tempo: “Bononia” è la ricostruzione della Bologna Romana del 1° secolo DC, “Bologna Medievale” permette di volare fra le torri e le strade della Bologna del XIII secolo, mentre “Al Canel” permette di muoversi in una ricostruzione del Canale di Reno del XVIII secolo.
Le esperienze si svolgono indossando un visore di Realtà Virtuale, stando comodamente seduti e sotto la guida di un tutor.

Scoprire la città a bordo di un Trenino

Come visitare la città senza camminare troppo – attività spesso noiosa per i bambini? La soluzione è salire a bordo di uno dei trenini rossi che da Piazza Maggiore partono alla scoperta di alcuni dei luoghi più belli della città.
La scelta è doppia: il CityBOExpress attraversa le vie del centro storico, mentre il SanLucaExpress porta in cima al Colle della Guardia, fino alla scenografica Basilica di San Luca.

Tuffarsi e scivolare all’Acquapark della Salute Più

Durante i mesi di bella stagione sulle colline di Monterenzio è aperto l’AcquaPark della Salute Più, la parte esterna dello stabilimento termale Villaggio della Salute Più. Si tratta di un’oasi verde e azzurra, immersa tra le colline bolognesi, con scivoli e piscine pensate proprio per i più piccoli: il divertimento è assicurato!

Scoprire l’evoluzione del motociclismo al Museo Ducati

Per tutti gli appassionati di motociclismo Borgo Panigale è una sorta di mecca e proprio nello stabilimento della Ducati è sorto il Museo Ducati, che ripercorre tutta la storia dell’azienda attraverso le moto Ducati di serie che hanno segnato le diverse epoche e le moto Ducati racing che con le loro vittorie hanno costruito la leggenda sportiva.

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Arte e Cultura

10 Castelli del Ducato da non perdere

L’entroterra emiliano custodisce numerosi tesori; uno di questi è senza dubbio la rete dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza, che si innalzano dalla fertile pianura padana fino alle scenografiche montagne dell’Appennino, rendendo il paesaggio davvero memorabile.

Se il territorio Romagnolo è stato patria delle dinastie dei Malatesta e dei Montefeltro, il territorio emiliano ha visto nel corso dei secoli il succedersi di numerose famiglie nobili (come i Farnese, i Borbone di Parma, i Pallavicino, i Visconti, i Meli Lupi, i Gonzaga, i Rossi, i Sanvitale, gli Sforza, i Landi e i Malaspina) che vi hanno lasciato un segno indelebile. La traccia più tangibile è ancora oggi costituita da queste antiche dimore – castelli, rocche e ville – che testimoniano il passato importante di queste terre.

Ecco allora dieci tra i Castelli del Ducato da non perdere se avete in programma una visita in Emilia.

In provincia di PARMA:

BARDI

Arroccato sopra uno sperone di diaspro rosso che sorge al centro della Val Ceno, l’edificio sovrasta il punto in cui il torrente Noveglia confluisce nel Fiume Ceno. Il forte è uno dei massimi esempio di architettura militare in Emilia; è completamente circondato da mura scarpate, dotate di cammino di ronda interamente percorribile, la cui forma irregolare segue la conformazione dello sperone roccioso.
All’interno della fortezza sono presenti numerosi musei.
La leggenda vuole che tra le mura del castello si aggiri un fantasma, lo spirito inquieto di Moroello, giovane comandante della guardia la cui vita fu segnata da una tragica storia d’amore con la bellissima castellana Soleste.

Castello di Bardi | Ph. Filippo Aneli
Castello di Bardi | Ph. Filippo Aneli

COLORNO

La Reggia di Colorno fu costruita agli inizi del 18° secolo dal duca Francesco Farnese sui resti di una precedente rocca medievale. Il palazzo divenne poi dimora prediletta di Filippo di Borbone e della moglie Louise Elisabeth, che lo rinnovò sul modello di Versailles (di quest’epoca è l’aggiunta dello scalone esterno), e successivamente venne abitata dalla seconda moglie di Napoleone, Maria Luigia d’Austria, la “buona duchessa”, alla quale si deve la trasformazione dell’ampio giardino alla francese in un romantico giardino all’inglese.
Il palazzo è composto da oltre 400 sale, con pavimenti in marmo rosa e soffitti affrescati ed è conosciuto come la “piccola Versailles”.
Il percorso guidato prevede la visita al piano nobile, all’appartamento del Duca Ferdinando di Borbone e alla Cappella Ducale di San Liborio. Il Giardino Storico è invece aperto tutto l’anno durante il giorno, con ingresso gratuito.

Reggia di Colorno | Ph. wwikiwalter
Reggia di Colorno | Ph. wwikiwalter

FONTANELLATO

La medievale Rocca Sanvitale di Fontanellato sorge proprio al centro del borgo, circondata da un ampio fossato d’acqua. La sua struttura quadrata, con quattro torri ai vertici e mura merlate, presenta le caratteristiche tipiche delle costruzioni militari e originariamente l’accesso era consentito da un ponte levatoio, ora in muratura.
Al suo interno, arricchito da mobili e suppellettili rinascimentali, è presente uno dei capolavori del manierismo italiano: la saletta dipinta dal Parmigianino nel 1524, raffigurante il mito di Diana e Atteone tratto dalle Metamorfosi di Ovidio.
Inoltre, tra le sale, è presente l’ottocentesca Camera ottica, che grazie a un ingegnoso sistema di lenti e prismi permette di curiosare in segreto nella vita della piazza antistante il castello.

Rocca Sanvitale di Fontanellato | Ph. Castelli Del Ducato
Rocca Sanvitale di Fontanellato | Ph. Castelli Del Ducato

MONTECHIARUGOLO

Il Castello di Montechiarugolo svetta su un terrazzo naturale a strapiombo sulla riva sinistra del torrente Enza (da cui deriva il toponimo del suo nome Monticulus Rivoli), nella strategica posizione di confine tra il territorio parmense ed il territorio reggiano.
Costruito dal condottiero Guido Torelli nel XV secolo sui resti di un pre-esistente insediamento, il forte visse il suo periodo di massimo splendore durante la vita di Pomponio Torelliinsigne umanista e nipote di Pico della Mirandola, che lo rese meta di un’eletta cerchia di artisti ed ospiti illustri, tra i quali Papa Paolo III e il re di Francia Francesco I.
Con la “Congiura dei Feudatari”, nel 1612 il castello fu espropriato e affidato a un presidio militare e al suo interno venne collocata una fabbrica per la lavorazione delle polveri ardenti.
Nel 1864 è stato acquistato dalla famiglia Marchi, che ne è tutt’ora proprietaria.
Alla storia del Castello è legata anche la triste leggenda della Fata Bema, il cui fantasma si manifesta nel castello il 19 maggio di ogni anno.
In contrasto con la severa struttura esterna, composto da possenti mura merlate e un ponte levatoio, l’interno dell’edificio presenta un ricco arredamento rinascimentale, con cicli pittorici, tele, affreschi e suggestivi giardini fioriti.
Ben conservati sono anche i camminamenti di ronda coperti (attualmente chiusi al pubblico), mentre dal loggiato si apre il panorama su tutto il parco dell’Enza.

TORRECHIARA

Questo affascinante castello che sorge a Langhirano, sulle prime colline di Parma, fu costruito tra il 1448 e il 1460 (sulle rovine di una precedente casaforte) da Pier Maria II de’ Rossi in onore dell’amata Bianca Pellegrini. L’edificio, infatti, doveva servire non solo come struttura difensiva, ma anche come dimora isolata per i due amanti: la funzione difensiva è attestata dalle tre cerchia di mura e dalle quattro torri angolari, la destinazione residenziale è evidente dalla ricchezza degli ornamenti, tra cui il ciclo di affreschi attribuito a Benedetto Bembo che si trova nella cosiddetta Camera d’Oro, raffigurante scene di amore cavalleresco e la celebrazione del legame tra Bianca e Pier Maria. Nell’affresco si riconoscono infatti gli stemmi dei due amati e due cuori con le frasi Digne et in aeternum (degnamente e in eterno) e Nunc et semper (ora e per sempre), a testimonianza dell’eternità del loro amore. Il castello è considerato un esempio tra i meglio conservati di architettura dei castelli in Italia, poiché unisce elementi del medioevo a elementi del Rinascimento.

Castello di Torrechiara, Parma | Foto © Alberto Ghizzi Panizza
Castello di Torrechiara | Ph. Alberto Ghizzi Panizza

In provincia di PIACENZA:

CASTELL’ARQUATO

Strategicamente arroccato tra le colline sulla riva sinistra del torrente Arda, il borgo medievale di Castell’Arquato domina con le sue torri il territorio circostante della Val d’Arda. Risalendo i pittoreschi vicoli medievali del borgo si giunge infine nella piazzetta centrale, su cui svetta la Rocca Viscontea.
Eretta per volontà di Luchino Visconti a metà del XIV secolo, la Rocca era la sede della guarnigione militare ed è costituita da un impianto planimetrico quadrangolare, con quattro torri quadrate ai vertici, oltre al mastio, la torre principale.
Il castello è famoso anche per essere stato scelto tra i set del film Lady Hawke ed attualmente ospita un museo dedicato alla vita medioevale.

Rocca Viscontea di Castellarquato | Ph. Moreno Granelli
Rocca Viscontea di Castell’Arquato | Ph. Moreno Granelli

RIVALTA

Il millenario Castello di Rivalta sorge su una ripida scarpata prospiciente la riva del fiume Trebbia, in una posizione che, pur non essendo particolarmente elevata, consente un’ampia panoramica sulla Val Trebbia.
Questo imponente complesso è sempre appartenuto, con brevi interruzioni, alla famiglia Landi, che tutt’oggi lo possiede e abita. Il castello ha una planimetria quadrangolare, con un cortile interno circondato da un doppio ordine di logge, ma l’elemento architettonico che maggiormente caratterizza l’edificio è la torre sovrastata da un torrellino, cui si accede tramite una scala a chiocciola.
Al suo interno la torre ospita il famigerato Pozzo del Taglio, così chiamato per le lame che ha sul fondo, strumento di tortura per il malcapitato che vi veniva gettato.
L’interno è tutt’ora arredato con mobili, quadri ed oggetti antichi, fra i quali una vasta esposizione di armature, armi ed uniformi ed una curiosa raccolta di antichi strumenti musicali.

GROPPARELLO

Il Castello di Gropparello sorge in cima ad uno sperone roccioso, su uno strapiombo che domina il torrente Vezzeno; la sua posizione, che forma una gola di circa 85 metri di altezza, lo ha reso il castello praticamente inespugnabile nei secoli.
Il toponimo stesso del suo nome sembra derivare dal termine celtico Grop, che indica un ostacolo naturale di tipo roccioso. Il complesso venne edificato nell’VIII secolo sulla sede di un castrum romano posto a difesa della via per Veleia. Unica roccaforte guelfa nel territorio piacentino, il castello fu terreno di scontro tra Guelfi e Ghibellini, e passò per le mani di molte famiglie, fino a diventare proprietà della famiglia Gibelli, che lo ha attualmente aperto al pubblico.
L’edificio ha forma irregolare e la sua doppia cinta muraria merlata segue il profilo scosceso dello sperone roccioso. Pur se composto di parti risalenti a epoche diverse (la parte più antica è la torre quadrata costruita proprio sulla sommità della rupe) ha conservato l’aspetto compatto della roccaforte, accessibile tramite un doppio ponte levatoio.
Nel parco del Castello è nato lo scenografico Museo della Rosa Nascente mentre nel bosco circostante è stato creato il Parco delle Fiabe, il primo parco emotivo d’Italia, dove i bambini, accompagnati da animatori in costume, possono andare alla scoperta delle fiabe e dei miti nordici.

Castello di Gropparello | Ph. Castelli del Ducato
Castello di Gropparello | Ph. Castelli del Ducato

SAN PIETRO IN CERRO

Fondato per volere di Bartolomeo Barattieri nel 1460, sui resti di un insediamento precedente, il castello sorge a 20 km da Piacenza, sul confine con le provincie di Parma e Cremona. Concepito come residenza nobiliare fortificata, l’edificio ha una planimetria rettangolare da cui emergono il mastio d’ingresso e due torrioni rotondi; l’austerità esterna è però ingentilita da un’elegante corte con doppio loggiato quattrocentesco.
Al suo interno sono visitabili oltre 30 sale riccamente arredate, due saloni d’onore, le cucine e le prigioni. Tra le sale è presente anche una Biblioteca Storica, che racchiude oltre 2.000 volumi sulla storia di Piacenza, consultabile su appuntamento.
Gli ambienti del sottotetto ospitano invece il MIM – Museum in Motion, una collezione (esposta a rotazione) di oltre 800 opere di maestri contemporanei, italiani e stranieri, con una sezione dedicata ai pittori Piacentini.
L’edificio è circondato da un grande parco alberato e da un vasto giardino.

VIGOLENO

Questo imponente complesso fortificato sorge sulle colline più orientali del piacentino, al confine con la provincia di Parma, nel territorio comunale di Vernasca. Posto sul crinale che separa la Valle del torrente Ongina da quella dello Stirone, domina la campagna circostante e i suoi vitigni.
Il borgo medioevale, tutt’ora intatto, è fra i più suggestivi e ricchi di storia del piacentino. La sua fondazione risale al X secolo e nel corso della storia divenne proprietà di numerose famiglie, principalmente della famiglia Scotti.
Nel 1922 la principessa Ruspoli-Gramont lo restaurò e ne fece sede di incontri mondani con illustri artisti e scrittori, come Gabriele D’Annunzio, Max Ernst e Jean Cocteau.
Nei primi anni ’80 è stato anch’esso (come Castell’Arquato) scelto come set per le riprese del film Lady Hawke.
Il borgo ha una struttura elissoidale racchiusa da imponenti mura merlate, che un panoramico camminamento di ronda percorre interamente. Dal camminamento spicca il mastio quadrangolare, ornato di merli ghibellini, che oggi ospita alcune sale museali.

Vigoleno
Castello di Vigoleno – Foto di Cristiano Dallacasagrande

Ovviamente nel territorio ci sono molti altri castelli da scoprire, e li potete trovare tutti sul sito dei Castelli del Ducato: buona visita!

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Food Valley

Le Sagre di Ottobre in Emilia-Romagna

L’autunno è ormai inoltrato e durante i prossimi weekend, con le giornate che si accorciano e le temperature che pian piano scendono, non c’è niente di meglio che una gita mangereccia fuori porta, alla ricerca dei migliori prodotti tipici dell’Emilia-Romagna (la Regione che, ricordiamo, vanta il maggior numero di prodotti DOP e IGP d’Italia).
Ecco una selezione dei festival gastronomici di ottobre da non perdere..e ce n’è per tutti i gusti!


Fiera del Tartufo Bianco Pregiato di Sant’Agata Feltria (RN)

Tutte le domeniche di ottobre (6 – 13 – 20 – 27 ottobre 2019) per le strade e i vicoli di questo pittoresco borgo nascosto tra i colli di Rimini c’è la Fiera dedicata al prezioso tubero locale, o -come vene definito da Pico nel 1788- il Tuber Magnatum, il tubero dei magnati, dei ricchi signori. Ecco il programma completo delle iniziative, tra spettacoli itineranti, gare e premiazioni.


Festa dei Frutti Dimenticati e del Marrone di Casola Valsenio (RA)

Nei due weekend centrali del mese di ottobre torna per le vie di Casola Valsenio, delizioso borgo in provincia di Ravenna, l’appuntamento con il mercato dei prodotti locali autunnali e dei frutti antichi. Un programma tutto dedicato alla vita rurale di un tempo, per riscoprire le tradizioni contadine locali tra degustazioni guidate, mostre e laboratori.


Sagra della Castagna di Montefiore Conca (RN)

Come da tradizione le domeniche di ottobre a Montefiore Conca, la capitale medioevale della Valle del Conca nonché uno dei paesi dei Malatesta più affascinanti e meglio conservati, sono dedicate al frutto per eccellenza dell’autunno: la castagna. La Sagra della Castagna torna ogni anno con stand gastronomici, mercatini e la possibilità di visitare la rocca con orario continuato dalle 10.30 alle 21.00, con visite guidate nel pomeriggio.

montefioreconca
Ph. @montefioreconca

Tartufesta dell’Appennino Bolognese

La Tartufesta è la tradizionale manifestazione che nei fine settimana di ottobre e novembre anima i comuni dell’Appennino bolognese con mercatini, menù a tema e tante iniziative incentrate sul Tartufo bianco pregiato dei Colli bolognesi. Un modo divertente per passare una giornata tra i profumi e i sapori indimenticabili della tradizione enogastronomica del territorio.

Tartufesta, Sasso Marconi ph. @bomberventuri
Ph. @bomberventuri

La Bonissima a Modena

Da venerdì 18 a domenica 20 ottobre 2019 la Piazza Grande di Modena accoglie il mercato di alta gastronomia La Bonissima, che riunisce una trentina di produttori del territorio. Come ogni anno gli amanti della buona cucina possono trovare e scoprire prodotti esclusivi, acquistandoli direttamente dai produttori, ma anche degustare specialità tipiche preparate sul momento, come gnocco fritto, ciacci di castagne, tigelle, borlenghi e altro ancora.


‘Ste Sroden a Fanano (MO)

Domenica 13 ottobre 2019 a Fanano torna il tradizionale appuntamento con ‘Ste Sroden, Questo autunno. Per l’occasione questo delizioso borgo sull’Appennino di Modena si veste d’autunno e, in una magica atmosfera di foglie, castagne e colori autunnali, vengono allestiti stand a cura dei ristoratori locali che servono specialità stagionali a base di funghi, castagne, zucca e tanto altro, dal primo al dolce.


Pan Cot e Cumpandegh a Sestola (MO)

Rimanendo sull’Appennino di Modena, domenica 20 Ottobre 2019 l’appuntamento è con Pan Cot e Cumpandegh, una festa che unisce la gastronomia alla tradizione.
Obiettivo della manifestazione è la riscoperta di vecchie ricette e sapori di una volta lungo le vie del paese, dove gli stand allestiti prepareranno piatti a base di farina di castagne, funghi e altri prodotti locali.
Un modo per scoprire la cultura montanara locale, degustandone i piatti tipici!

Tigelle, Pancot e cumpanadegh, ph, Comune di Sestola
Ph. Comune di Sestola

Giovinbacco in Piazza a Ravenna

“GiovinBacco. Sangiovese in Festa” è la più grande manifestazione enologica del Sangiovese e degli altri vini romagnoli. 3 giorni, da venerdì 25 a domenica 27 ottobre 2019, nel cuore di Ravenna (Piazza del Popolo, Piazza Kennedy e altri luoghi del centro città) dedicati al buon vino e del buon cibo di Romagna.

Ph. @Ravennanotizie
Ph. @Ravennanotizie

Il Pesce fa Festa a Cesenatico

Da giovedì 31 ottobre a domenica 3 novembre 2019 lungo il porto canale, nelle piazze e nelle vie del centro storico di Cesenatico sarà un trionfo di profumi e sapori tra grigliate di pesce, fritture e piatti della tradizione marinara: torna come ogni anno la festa dedicata al prodotto principe della cucina locale, il pesce dell’Adriatico.

Ph. @ferlinifrancesco
Ph. @ferlinifrancesco
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Arte e Cultura

Storie e segreti di Bologna

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La Riviera

Il curioso caso dell’Isola delle Rose

Capita di andare tante volte in un posto, credere di conoscerlo a fondo, padroneggiarne usi e costumi… e poi salta fuori una storia che ancora non si conosceva, e ci si sorprende per la scoperta.
Oggi vi raccontiamo di un episodio curioso, che forse non tutti conoscono: la storia dell’Isola delle Rose, sorta per poche settimane al largo della spiaggia di Rimini.

È il 1968, anno che – come tutti sanno – ha segnato l’inizio dei movimenti di contestazione politica in Europa e in Italia. Per la precisione è il 1° maggio 1968: l’Isola delle Rose, una palafitta di 400 mq costruita su un’ossatura di tubi d’acciaio e posizionata in mare a 11 chilometri e mezzo dalla costa riminese (500 metri fuori dalle acque territoriali italiane), viene inaugurata con un grande banchetto ufficiale, autoproclamandosi Repubblica Indipendente.

Isola delle Rose Ph Giac83 via Wikipedia
Isola delle Rose Ph Giac83 via Wikipedia

L’Isola delle Rose nasce – come una sorta di Utopìa di Thomas More – per essere una micro-nazione “ideale”, del tutto sganciata dallo Stato Italiano, con una propria bandiera, una lingua ausiliaria ufficialmente utilizzata (l’esperanto – infatti il nome originale dell’Isola era Insulo de la Rozoj), una moneta (il Mill) e una linea filatelica del tutto autonome.

Ideatore di questo luogo era Giorgio Rosa, ingegnere bolognese già affiliato alla sedicente Repubblica di Salò negli anni della Guerra. Scopo di questa sua impresa era creare uno stato del tutto slegato da quello Italiano, autonomo anche fiscalmente (sul modello di San Marino), che potesse auto-finanziarsi attraverso i ristoranti e i negozi di souvenir che sarebbero stati aperti per i turisti e i curiosi in arrivo da Rimini.

Subito i giornali dell’epoca ripresero la notizia, dandogli ampia visibilità anche a causa delle (o grazie alle) leggende che vi giravano attorno: si diceva infatti che sull’Isola ci fossero casinò e case chiuse, che ospitasse una stazione radio pirata, che fosse un centro di spionaggio internazionale, addirittura che fungesse come base per sottomarini sovietici.

Nulla di tutto ciò venne ovviamente mai comprovato; fatto sta che il sogno di Rosa durò ben poco: trascorsi nemmeno due mesi dall’inaugurazione, il 25 giugno 1968, la capitaneria di porto e la guardia di finanza circondarono la piattaforma e con un serrato pattugliamento impedirono a chiunque – costruttori compresi – di potervi attraccare, ottenendo quindi un vero e proprio blocco navale.

Nel febbraio del 1969 i sommozzatori della Marina Militare Italiana iniziarono le operazioni per la demolizione dell’Isola, che venne fatto brillare con diversi chili di esplosivo. La costruzione era però così ben realizzata che neppure la seconda esplosione la fece inabissare, operazione che invece riuscì a una burrasca il 26 febbraio 1969.

Finì così questo “esperimento di libertà”, un esperimento fino a qualche anno fa poco ricordato, ma oggi sempre più conosciuto grazie a documentari e libri ad esso ispirati, e presto protagonista di un film.

Isola delle Rose via cartesiani.it
Isola delle Rose via cartesiani.it
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Food Valley

Tramonto DiVino 2019: vini e cibi dell’Emilia-Romagna in degustazione

Ogni anno, quando l’estate entra nel vivo, torna Tramonto DiVino, il festival gastronomico itinerante dedicato ai migliori vini dell’Emilia-Romagna, in abbinamento ai prodotti e piatti più tipici della tradizione.
Il tour di questa 14ima edizione prevede dal 18 luglio al 20 ottobre 9 tappe in giro per la Regione, tra città d’arte, borghi e località della Riviera:

giovedì 18 luglio | Milano Marittima, sulla nuovo lungomare, in gemellaggio con il Consorzio della Franciacorta
mercoledì 31 luglio | Imola, in Piazza Matteotti
venerdì 2 agosto | Cesenatico, in Piazza Spose dei Marinai, dove verrà anche assegnato il premio Miglior Spumante Metodo Classico dell’Emilia-Romagna
domenica 4 agosto | Forlimpopoli, nella corte di Casa Artusi
mercoledì 4 settembre | Ferrara, in Piazza Municipio
sabato 7 settembre | Piacenza, in collaborazione con il Consorzio Salumi Piacentini in concomitanza con il festival gastronomico “Piacenza è un mare di sapori”
sabato 14 settembre | Fontanellato, nella scenografica corte della Rocca Sanvitale
sabato 21 settembre | Scortichino di Bondeno (FE), una tappa della solidarietà organizzata dall’associazione sportiva Nuova Aurora
venerdì 20 ottobre | Fico Eataly World (BO) con la premiazione del contest #TramontoDiVino2019

tramontodivino 2019

Il cuore dell’evento, nato nel 2006, è ovviamente la degustazione dei vini regionali di eccellenza, quelli selezionati dai sommelier di AIS Emilia e AIS Romagna come vini dell’anno e presentati nella guida Emilia Romagna da Bere e da Mangiare. I vini, provenienti dai quattro angoli della regione, sono serviti dai sommelier di AIS, che guidano i degustatori in un assaggio consapevole, fornendo informazioni sulla storia e il territorio di ogni azienda e suggerendo gli abbinamenti ideali con i prodotti in assaggio.

Per favorire la conoscenza e meglio orientare la scelta dei partecipanti fra le centinaia di etichette presenti in ogni tappa, i vini sono suddivisi nel seguente modo: in Romagna, dove sono presenti 40-50 cantine locali in ogni tappa, ogni azienda locale ha tutti i propri vini raggruppati insieme, mentre l’ampia selezione di vini emiliani è suddivisa per tipologia di vino; al contrario nelle tappe emiliane le cantine da Bologna a Piacenza sono divise per azienda produttrice e le etichette romagnole sono raggruppate per tipologia. A Fico, invece, la presentazione è guidata dall’appartenenza territoriale, in modo da offrire uno spaccato della Regione partendo dai vitigni.

Ai vini sono come sempre abbinati i più golosi prodotti DOP e IGP dell’Emilia-Romagna (che variano di data in data, in base alla località), preparati e serviti dai cuochi e dagli allievi dell’Istituto alberghiero Artusi di Forlimpopoli.
Parallelamente anche quest’anno in ogni tappa si svolge uno show cooking, curato da Chef professionisti e presentato da Daniele De Leo, con protagonisti i prodotti dei Consorzi partner di TramontoDiVino. Lo Chef di turno prepara e presenta il proprio piatto, che è poi a disposizione di chi tra il pubblico lo voglia assaggiare, con un ticket supplementare di 3€.
Quest’anno ogni piatto presentato è inoltre protagonista dello spettacolo “Matrimonio e Tradimento”: un doppio abbinamento con due vini autoctoni, uno in matrimonio con un vino del territorio di provenienza, l’altro in tradimento con un vino di un altro territorio regionale. Due sommelier-attori, con una arringa di 3 minuti ciascuno, devono convincere il pubblico su quale sia il vino migliore per l’abbinamento e perché. A fine degustazione una votazione da parte del pubblico elegge il sodalizio perfetto.

Durante le serate non manca poi la musica dal vivo, con i delicati suoni di un sassofonista e una vocalist.

Mercatino
Novità di questa edizione 2019 è il Mercatino di Tramonto DiVino presente nella tappa di Cesenatico, nel quale alcune aziende gastronomiche selezionate dai Consorzi sono presenti per promuovere e – per la prima volta – vendere i loro prodotti DOP e IGP.

Selfie Corner
Altra novità dell’anno è il selfie corner con foto istantanee: ogni partecipante può farsi scattare una foto e riceverne subito in omaggio una copia stampata, a patto che si scarichi sul proprio smartphone l’app Via Emilia Wine&Food, la guida completa dell’enogastronomia dell’Emilia-Romagna.

Contest Facebook e Instagram
Che cosa rende unica agli occhi dei wine-lovers l’Emilia-Romagna e la sua offerta enogastronomica?
È a questa domanda che deve rispondere chi desidera partecipare al contest #TramontoDiVino2019. Sta ai fotografi amatoriali esprimere al meglio la propria risposta tramite un post su Facebook o Instagram, associando all’immagine anche alcune efficaci parole di racconto. Il contest si conclude a fine settembre e i vincitori saranno premiati con prodotti enogastronomici durante l’ultima tappa.

Il biglietto di ingresso ad ogni serata è di 20€, comprensivi di calice con marsupio, degustazione libera dei vini, carnet di assaggi per i prodotti della gastronomia e la guida Emilia Romagna da Bere e da Mangiare. L’assaggio limitato della ricetta a cura dello Chef richiede invece -come già detto- un ticket supplementare di 3€.

Per seguire l’evento sui social ed essere sempre aggiornati sulle iniziative in programma, visitate la pagina Facebook Emilia Romagna da Bere e da mangiare e seguite l’hashtag ufficiale #TramontoDiVino2019.