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Cerreto di Saludecio: un villaggio dimenticato dell’Emilia Romagna

Sono sparsi in tutta Italia e non mancano mai di suscitare parecchia curiosità ogni volta che tornano, almeno per un istante, alla ribalta della cronaca. Nella maggior parte dei casi sono dislocati tra le montagne e spesso sono accompagnati da leggende che si tramandano di generazione in generazione.
Sono i borghi abbandonati, piccoli paesi rimasti disabitati nel tempo a causa di incuria o fenomeni naturali disastrosi o, semplicemente, a causa della troppa lontananza dai principali centri cittadini.

Panorama sulla Val Conca (Rimini)
Panorama sulla Val Conca (Rimini)

Cerreto di Saludecio è proprio uno di questi. Siamo in Romagna, e più precisamente in provincia di Rimini a pochi chilometri dal villaggio medievale di Mondaino, nei territori del comune di Saludecio.

Adagiato tra le dolci colline che disegnano la bella valle del fiume Conca, questo antico borgo fortificato vanta una lunga storia iniziata attorno al IX secolo d.C. e proseguita fino alle ultime decadi del ‘900 quando gradualmente finì per essere abbandonato. In realtà la prima testimonianza scritta risale al 1231 quando fu sottomesso al comune di Rimini; per poi passare nel XV secolo sotto la dominazione veneziana e poi, fino al 1860, sotto lo Stato Pontificio.

Rinomato un tempo come il “paese degli sciocchi” per via dei comportamenti assurdi dei suoi abitanti, le poche case che oggi compongono il centro sono quasi tutte disabitate e, nelle deserte viuzze, il tempo sembra essersi fermato.

Un’antica leggenda racconta infatti come Cerreto fosse ritenuta la “cretinopoli” dell’intera vallata per le numerose storielle, naturalmente inventate, che avevano come protagonisti gli abitanti del piccolo borgo e i loro presunti, assurdi comportamenti.

Fra le più simpatiche, ne esiste una che narra di un’ipotetica spedizione a Rimini con la missione di acquistare delle dosi sufficienti di intelligenza. A metà strada però, sentendosi ormai stanchi, i cerretani fecero ritorno alle loro case dicendo che l’altra metà di strada l’avrebbero fatta all’indomani.

Borgo rurale fortificato di Cerreto
Borgo rurale fortificato di Cerreto (Saludecio, Rimini)

Un’altra storia parla di un giorno di festa durante il quale in paese si stava cucinando la polenta per tutti. Invece di prepararla ognuno a casa propria, quella volta si decise di utilizzare come “paiolo” il pozzo comune. Mentre i paesani riempivano il pozzo con acqua bollente e farina gialla, uno di loro decise di gettarsi al suo interno per verificare la cottura. Quando, poco dopo, tutti gli altri rimasti in attesa sentirono chiaramente il compaesano deglutire, scoppiò il caos e si ribellarono pensando che volesse mangiare da solo tutta la polenta, gettandosi a capofitto in fondo al pozzo insieme a lui.

Per onorare la memoria e la tradizione di questi strani personaggi che hanno dato vita a queste storie tanto particolari, fino a pochi anni fa si organizzava un importante carnevale, caratterizzato dal falò del pagliaccio e da storielle che richiamavano gli aneddoti sui cerretani. Oggi, le poche case del borgo sopravvissute non sono nemmeno quelle originali di quel popolo tanto sbeffeggiato da leggende di cui non hanno colpa se non per essere state probabilmente persone più eccentriche del solito.

Curiosi di fare una tappa turistica a Cerreto di Saludecio? Ecco come arrivare!
Raggiungete il comune di Mondaino, quindi seguite le indicazioni per Tavoleto (Strada Provinciale 80). Una volta percorsi circa 3 km, in località La Serra, prendete la deviazione per Cerreto segnalata sulla destra.

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Alla scoperta dei Borghi Marinari dell’Emilia Romagna

Sono l’anima della tradizione marinara dell’Emilia Romagna e dell’alto Mar Adriatico e nei secoli passati hanno rappresentato importanti snodi commerciali tra la penisola italiana ed i popoli d’Oriente.
Bellaria-Igea Marina, Borgo San Giuliano, Cattolica, Cervia, Cesenatico e Comacchio: sono i 6 borghi marinari dell’Emilia Romagna, dove l’arte della pesca, la conoscenza del mare e della navigazione hanno raggiunto il loro massimo splendore.


Bellaria Igea Marina: il Borgo dei pescatori

Narrano le vecchie storie che il nome Bellaria sia dovuto ad una esclamazione di Papa Gregorio XII che nel 1414, ospite di Carlo Malatesta dopo aver lungamente aspirato l’aria salmastra proveniente dal mare e dalle verdi e profumate boscaglie marine, avrebbe detto: “Oh, che bell’aere”, dando così il nome alla località.
In verità gli studiosi ci insegnano come il nome “Bellaria” sia anteriore a questo episodio: fin dall’anno 1311 infatti un testamento dei Malatesta menzionava “Bellaere” come residenza fortificata nella zona vicina alla chiesa di Santa Margherita a Bellaria Monte. Il piccolo borgo doveva essere al tempo particolarmente importante prima per le Signorie e poi per lo Stato Pontificio; posto alla foce del fiume Uso, il piccolo insediamento di pescatori di Bellaria era infatti una facile preda ed un facile approdo per le frequenti scorribande dei pirati Saraceni, tanto che fu necessario dotare il borgo di una Torre di Guardia, non a caso detta Torre Saracena.
Antica località marinara e meta di vacanza a partire dal 1900, oggi Bellaria Igea Marina è una moderna e graziosa cittadina che mantiene ancora il suo ritmo di vita a misura d’uomo. E’ riconosciuta come località ideale per le vacanze per le cordialità dei suoi abitanti, e per essere un punto di partenza strategico per le città d’arte di fama mondiale come Ravenna, Ferrara, Venezia, Rimini, Urbino e Firenze.

Cosa Vedere

  • Ciclabile del Fiume Uso: 10 km di pista ciclo-pedonale lungo il fiume che raggiunge la vicina località di San Mauro Pascoli.
  • Il Parco del Gelso: più di 25 ettari di macchia mediterranea e di piante d’alto fusto, è il vero polmone verde della città

Borgo San Giuliano: la tradizione marinara dell’Adriatico

E’ uno dei borghi, forse il più antico, che hanno dato vita alla città di Rimini ed un tempo era il luogo in cui risiedevano i pescatori e gli artigiani locali.
Nato intorno all’anno mille accanto la foce del fiume Marecchia, vi si accedeva tramite oltrepassando a nord l’antico Ponte di Tiberio. Le sue viuzze strette, le case accatastate l’una sull’altra erano sicuramente il frutto di una crescita caotica e spontanea, ma come in tutti i borghi di mare, erano anche una formidabile barriera dai forti venti marini, soprattutto durante i rigidi autunni e gli inverni.
Divenuto luogo poco raccomandabile fino alla seconda metà del novecento, oggi vive un periodo di rinascita grazie alla volontà dei riminesi che attraverso iniziative come la Feste de Borg, ogni anno riportano il Borgo alla sua antica tradizione.
Nel 1994 con la morte di Federico Fellini, le case di San Giuliano sono diventate delle tele dipinte che ritraggono le scene tratte dai suoi film più celebri, rendendo unica la passeggiata tra i vicoli di questo borgo che pare fosse amato dallo stesso regista.

Cosa Vedere

  • Le vie di Borgo San Giuliano: ovvero respirare in prima persona la particolare atmosfera dei borghi marinari italiani.
  • I film di Federico Fellini: grazie ai tanti dipinti murali che sono stati realizzati nel tempo lungo le sue vie, Borgo San giuliano è una vera e propria raccolta di dipinti raffiguranti i film di Federico Fellini.
  • La chiesa di San Giuliano: insieme al seicentesco monastero custodiscono la grande Pala di Paolo Veronese (1588) dedicata al martirio del Santo, recentemente restaurata
Borghi Marinari
Borgo San Giuliano – Ph. RivieradiRimini.it

Cattolica: l’ultima stazione della via Flaminia

E’ l’unico borgo marinaro della Romagna che ha una data di fondazione certa: il 16 agosto 1271.
Narra infatti la storia che gli abitanti del Castello di Focara, allorché decisero di sottomettersi al comune malatestiana di Rimini, insediarono un nuovo insediamento sul mare “que vocetur Catholica“, ovvero che veniva chiamato Cattolica.
Qui esisteva già un insediamento di epoca romana, che era essenzialmente una stazione di posta lungo l’antica Via Flaminia con una vocazione economica legata al transito di carovane e viandanti verso Roma e il santuario di Loreto.
Contrada di Taverne, secondo gli storici nel 1500 se ne contavano circa una ventina, la città di Cattolica non ha mai abbandonato la sua vocazione all’ospitalità tanto da renderla rinomata fino ai giorni nostri.
Passato il periodo dei pirati Saraceni, la cittadina iniziò ad espandere la sua economia anche alla pesca ed al turismo, divenendo nel novecento, uno dei maggiori centri di turismo balenare italiani, grazie anche alla costruzione della ferrovia Bologna-Ancona nel 1861 che la rese facilmente raggiungibile.

Cosa Vedere

  • La Rocca: situata in Via Pascoli a Cattolica, è stata eretta nel 1491 con funzione di controllo sui commerci marittimi clandestini.
  • Il Museo della Regina: ristrutturato ed ampliato recentemente, il Museo della Regina a Cattolica ospita due sezioni: l’Archeologica con reperti di epoca romano-repubblicana e la sezione di Marineria.

Cervia: l’impero del Sale

Forse uno dei più antichi insediamenti della costa romagnola, la cittadina di Cervia anticamente non era nel posto in cui sorge oggi. I primi insediamenti si stabilirono infatti in un luogo più intenso, probabilmente per questioni difensive in quelle che un tempo erano le aree paludose in prossimità del Mar Adriatico.
Proprio per questa sua collocazione particolare, nell’arco dei secoli, la popolazione locale diventò molto abile nelle opere di ingegneria idraulica e nella bonifica delle paludi, cosa che cementò l’identità sociale, culturale ed economica della cittadina.
Comunità da sempre dedita all’operosità, già nell’IX secolo il borgo poteva garantire un’economia fiorente ai suoi abitanti grazie all’industria della produzione e del commercio del Sale che poteva contare su una eccellente viabilità verso l’interno e di un posto efficiente verso i paesi più lontani. Tale opulenza non poteva non risvegliare le invidie dei vicini potentati, tanto che la cittadina fu al centro di gravi conflitti con le Signorie continenti fino all’arrivo della Serenissima Repubblica di Venezia prima e dello Stato Pontificio poi.
Nel 1697 dopo numerose richieste all’allora Papa Innocenzo XII, viene concesso all popolazione di spostare letteralmente la città dalla zona originaria, su per giù dove si trovano le odierne saline, per trasferirla in un luogo più salubre vicino al mare. Nel stesso periodo furono quindi costruiti il Magazzino del Sale e la Torre di Difesa che possiamo ammirare ancora oggi.

Cosa Vedere

  • Escursione in barca nelle Saline: il paesaggio è suggestivo soprattutto al tramonto e si può praticare birdwatching. Spesso si organizzano degustazioni e iniziative per i bambini.
  • Il Parco Cerviavventura: per un’avventura sospesi tra i pini del parco naturale di Cervia, consigliato per tutti i bambini.
  • Visita ai Magazzini del Sale: oggi sede di mostre e di MUSA Museo del Sale, la Torre San Michele e la Cattedrale ne sono gli emblemi più significativi.
  • Un giorno alle Terme: nella millenaria pineta sorgono le Terme di Cervia, all’avanguardia per programmi e terapie, grazie anche alla Salina di Cervia dove viene estratto il liman o fango di laguna, preziosissimo per la salute insieme all’acqua madre.
  • Mercato del pesce: come ogni mercato del pesce che si rispetti è d’obbligo andare al mattino.
Borghi Marinari
Cervia – Ph. Comune di Cervia

Cesenatico: la fortezza dell’ Adriatico

Al tempo dell’Antica Roma, la line di costa era molto più indietro rispetto ad oggi ed il lembo di terra su cui sorge il borgo di Cesenatico era per gran parte occupato dal mare Adriatico. Un piccolo borgo sorgeva al posto della città, ma era non più che una piccola stagione di posta lungo il tracciato della Via Popilia che dal nord est della penisola conduceva verso la Via Flaminia prima ed a Roma poi.
La fondazione del borgo di Cesenatico come lo conosciamo oggi avvenne infatti nel 1303, quando il Comune di Cesena decise di dotarsi si uno sbocco a mare, ed iniziò la costruzione di un piccolo porto fortificato con un castello, chiamato “Cesenatico“.
La costruzione di un posto militare fortificato sulla costa Romagnola allertò le litigiose Signorie confinanti (Ravenna, Forlì, Rimini) tanto che l’insediamento fu distrutto e ricostruito più volte lungo le sanguinose guerre che ne scaturirono.
Nel 1500, quando Cesare Borgia conquistò la città di Cesena, Cesenatico divenne un luogo strategico, tanto che nel 1502 il Valentino chiamò Leonardo Da Vinci, il qual disegnò una serie di migliorie e varianti che, successivamente adottate, hanno fatto di quel porto un rifugio sicuro anche sotto il profilo strategico – militare, come fu dimostrato durante il periodo napoleonico.
Crollato il dominio dei Borgia la città passò, per un breve periodo, sotto il dominio dei Veneziani, quindi alla Santa Sede e per oltre tre secoli non ebbe avvenimenti di rilievo ad eccezione, nel 1849, dell’imbarco sui famosi “bragozzi” di Giuseppe Garibaldi il quale, reduce dalla difesa di Roma e lasciato San Marino, tentò di correre in soccorso di Venezia in compagnia di Anita, Ugo Bassi e altri patrioti.

Cosa Vedere

  • Il Porto Canale Leonardesco: realizzato a partire dal 1502 utilizzando un progetto che Leonardo da Vinci effettuò su commissione di Cesare Borgia, conserva oggi tutti i suoi caratteri principali.
  • Spazio Pantani: il museo è dedicato interamente alla memoria del campione di ciclismo Marco Pantani, originario proprio di Cesenatico. Il museo si trova non lontano dalla Stazione dei treni ed è comodamente raggiungibile
  • Il Museo della Marineria: forse l’unico museo navale galleggiante in Italia si compone di dieci imbarcazioni visibili all’esterno, e due all’interno del padiglione corrispondente. Le imbarcazioni sono le tradizionali barche da pesca e da trasporto a propulsione velica utilizzate fino ai primi del novecento e, insieme al museo, rappresentano un importante recupero della memoria e degli oggetti della tradizione marinara dell’alto Adriatico.
  • Piazza delle Conserve: Anticamente le Conserve o Ghiacciaie erano dei pozzi profondi 6 metri e del diametro di 8 metri che venivano refrigerati con strati di ghiaccio ed utilizzati per la conservazione del pescato e di altri cibi.
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Porto Canale di Cesenatico – Ph. Carlo Lami

Comacchio: la città sull’acqua

Piccolo borgo della provincia di Ferrara, Comacchio sorge in mezzo alla omonima laguna, tra il Po di Volano e il Po di Comacchio ed anticamente fu edificata unendo con i ponti 13 piccole isolette formatisi sulla foce del Po di Primario con il mare. Prima di subire l’inesorabile insabbiamento dovuto alla vicinanza della foce del Fiume Po, nei secoli fu un importante scalo navale nel mare Adriatico ed uno dei porti fondamentali per i commerci in Emilia Romagna.
Del suo glorioso passato la città oggi conserva architetture ed edifici di grande valore, oltre i caratteristici canali che le hanno reso nel tempo l’appellativo di “Piccola Venezia”.

Cosa Vedere

  • Il Parco del Delta del Po: il borgo di Comacchio è interamente all’interno del Parco, cosa che lo dota di una straordinaria attrattiva naturalistica, soprattutto riguardo le specie volatili e faunistiche che qui si possono ammirare.
  • Il Complesso dei Trepponti: vero e proprio simbolo di Comacchio, un tempo aveva la funzione di porta d’ingresso fortificata della città.
  • Il Museo del Delta Antico: ricchissimo museo archeologico che illustra l’evoluzione del territorio e degli insediamenti umani che hanno caratterizzato la storia dell’antico Delta del Po.
  • Il Loggiato dei Cappuccini: una sequenza di ben 142 archi che dal centro di Comacchio portano all’antico Santuario dedicato a Santa Maria in Aula Regia.
  • La Manifattura dei Marinati: museo che rappresenta un pezzo importante della storia economica e gastronomica della città
  • Il Museo della Valli: un museo a cielo aperto inserito all’interno del Parco del Delta del Po ed insieme un percorso storico naturalistico all’interno delle Valli di Comacchio
  • La Casa Museo Remo Brindisi: soggiorno estivo del maestro Remo Brindisi fino alla sua morte, fu realizzata negli anni tra il 1971 ed il 1973 su progetto dell’architetto-designer Nanda Vigo.
Wiki Loves Monuments
Centro Storico di Comacchio – Foto di Vanni Lazzari Wiki Loves Monuments

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Cinque borghi raggiungibili in treno #inEmiliaRomagna

Spostarsi con i mezzi pubblici può comportare molti vantaggi in termini di comodità, impatto ambientale e costi. Si dà tuttavia per scontato che alcuni luoghi, come i piccoli borghi antichi, siano irraggiungibili col trasporto pubblico. In questo senso l’Emilia-Romagna è una regione ricca di borghi che hanno ancora tante storie da raccontare e che sarebbe un peccato perdere.
É per questo, e per gli appassionati di gite storiche e che non vogliono prendere la macchina, che abbiamo scelto di raccontarvi sei borghi raggiungibili in treno, sparsi nelle provincie della Via Emilia.


Berceto

Una posizione privilegiata sull’Appennino rende Berceto, in provincia di Parma, l’ultima tappa della via Francigena. Storicamente è sempre stata un importante snodo commerciale, fondato, sembra, dai Longobardi nel VIII secolo attorno ad un monastero medievale. L’architettura riflette in pieno questo spirito, dal Duomo, posto al centro del borgo, alla fonte di Piazza San Giovanni. Le frazioni di Berceto, in particolare Corchia e Pietra Morgolana, presentano ancora le tracce di un’epoca ormai passata.

Berceto è un luogo non solo da ammirare, ma anche da gustare e camminare. Oltre al famosissimo cammino della Via Francigena si possono percorrere i Salti del Diavolo, dei piccoli e contorti sentieri che si snodano tra le frazioni del borgo. Oltre ai piatti della cucina emiliana a Berceto potrete gustare prodotti tipici come patate e funghi porcini (a questi ultimi è dedicato un intero percorso). Sono particolari i dolci tipici: la spongata e la pattona.

La stazione Ghiare di Berceto (a circa 10 km da Berceto) è servita dalla linea Parma-La Spezia.


Busseto

Busseto, in provincia di Parma, è uno dei tanti borghi sparsi sulle rive del Po, nella Bassa Parmense. Ex capitale Pallavicina, Busseto è famosa soprattutto per la frazione di Roncole, che ha dato i natali a Giuseppe Verdi. Proprio al maestro Verdi sono stati dedicati itinerari e manifestazioni.
Le sue tracce restano ancora nei luoghi di Busseto, dal teatro alla casa dove ha vissuto con la moglie, sino al museo Nazionale Giuseppe Verdi, ospitato dalla suggestiva Villa Pallavicino. Altri luoghi architettonici di interesse sono la Collegiata di San Bartolomeo, la Chiesa di Santa Maria degli Angeli e la stessa Villa Pallavicino. Le scuderie di quest’ultima ospitano oggi il Museo Renata Tebaldi.

Busseto fa parte del suggestivo itinerario del Culatello, che racchiude alcune tra le piccole capitali del Po in un meraviglioso percorso tutto da gustare.

La stazione di Busseto è servita dalla linea Cremona-Fidenza ed è collegata al capoluogo, Parma, proprio dallo snodo con Fidenza.

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Busseto – Rocca Pallavicino – Ph. il_moruz

Gualtieri

Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, si trova a ridosso della riva destra del Po e della sponda sinistra del torrente Crostolo. Come molti paesi di questa zona, nasce dalla bonificazione di terreni paludosi, tanto che è ancora presenta la golena, la zona di esondazione nella quale si smorzano le acque di piena. Fu fondata intorno al IX secolo e rimase poi a lungo sotto la dominazione dei Marchesi Bentivoglio.

All’interno di Gualtieri si possono visitare Palazzo Bentivoglio al cui interno sono allestiti il Museo Documentario Antonio Ligabue e la Donazione Umberto Tirelli, figure di spicco di Gualtieri. Ligabue visse isolato in questi luoghi, nei boschi e nelle golene del Po. Umberto Tirelli, invece, fu un grande sarto teatrale e ha donato a Gualtieri i propri disegni. È visitabile anche il Teatro Sociale di Gualtieri. L’architettura sacra, invece, si riflette nella Chiesa di Santa Maria della Neve e nella Chiesa di Sant’Andrea, nucleo originario del paese.

I paesaggi acquatici sono tutti da ammirare con una passeggiata nella natura, a piedi o in bicicletta.

La stazione di Gualtieri è servita, come Busseto, dalla Cremona-Fidenza e dalla Parma-Suzzara.


Brisighella

Nel Parco Regionale della Vena del Gesso, nel cuore dell’Appennino tra Firenze e Ravenna, si trova Brisighella. Annoverato fra i Borghi più belli d’Italia, gode di una posizione particolarmente favorevole nel cuore della verde vallata del Lamone. Il borgo è “sovrastato” da 3 colli di gesso sui quali dimorano rispettivamente la  Rocca Veneziana, la Torre dell’Orologio e il Santuario della Madonna del Monticino.
Brisighella è conosciuta anche  per le prelibatezze gastronomiche che la caratterizzano. Ad alcune di esse, nel corso di un intensissimo mese di novembre, sono dedicati eventi ad hoc che compongono una gustosa rassegna dal titolo “4 sagre x 3 colli“. Durante le sagre, il sabato sera e la domenica a pranzo lo stand gastronomico e i ristoranti del paese propongono menù a tema con il prodotto cui è dedicata la sagra. Inoltre, tutte e quattro le domeniche le vie del centro storico sono percorse da un trenino turistico per ammirare i splendidi panorami.

La stazione di Brisighella è servita dalla linea Faenza-Firenze Santa Maria Novella, con snodi anche verso Rimini e Ravenna.


Bertinoro

Bertinoro, si trova a pochi km da Forlì, in un ambiente collinare e rigoglioso, circondato da ettari di vitigni di Sangiovese e di Albana, vino tipico del posto.

Borgo dalle origini antichissime, si sviluppò nell’Alto Medioevo, sotto la dominazione ravennate prima e sotto lo Stato Pontificio poi. Il cuore medievale di questo borgo si manifesta in Palazzo Ordelaffi, antico palazzo municipale. Questo contiene due importanti sale: la Sala del Popolo, la Sala della Fama. La Torre dell’Orologio, in piazza, svolgeva un tempo la funzione di faro. La cattedrale di Santa Caterina di Alessandria risalte invece all’architettura barocca. La vera perla di Bertinoro, però, è la rocca, che ospitò Dante e che oggi invece è sede del Centro Residenziale Universitario di Atla formazione e ricerca di Bertinoro e del Museo Interreligioso. Anche le strade hanno qualcosa da raccontare, vi consigliamo di visitare la strada della Vendemmia e quella dei Mestieri Scomparsi. Panoramicamente Bertinoro è nota come il balcone di Romagna per via dell’incredibile vista che offre su quelle che sono le terre di Piero.

Tra i prodotti tipici di Bertinoro spiccano, ovviamente, piadina, squacquerone e il particolarissimo Savor, uno sciroppo d’Uva.

Tante le manifestazioni di questo borgo: Festa dell’Ospitalità, Giornate Dantesche, Albana Dèi e l’interessantissimo Entroterre Festival.

La stazione di Forlimpopoli (Forlimpopoli-Bertinoro) è servita dalla linea regionale Bologna-Ancona. Dalla stazione si deve quindi prendere un autobus che in circa 20 minuti di strada panoramica raggiunge il borgo collinare.

bertinoro
Balcone di Romagna, Bertinoro | ph. Cinzia Sartoni via Wiki Loves Monuments 2017
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Brescello, il Paese di Don Camillo e Peppone

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I Borghi Autentici #InEmiliaRomagna

5 riconoscimenti tra i 190 borghi che hanno l’obiettivo di far riscoprire i borghi italiani quali luoghi da vivere, sostenere e preservare: sono i Borghi Autentici in Emilia-Romagna.
Eccoli con il link ai blogpost dedicato che abbiamo realizzato per la nostra Rubrica Borghi:

Berceto, borgo di confine
Bertinoro, città del vino
Modigliana, feudo dei Conti Guidi
Predappio, eredità del Razionalismo
Unione dei Comuni della Romagna Forlivese, borghi di collina

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Borghi Autentici d’Italia è l’associazione che riunisce piccoli e medi comuni in cui i protagonisti sono le comunità, gli amministratori e gli operatori economici, sociali e culturali dei luoghi che si impegnano per un presente e un futuro di qualità, sostenibile e innovativo. Si tratta di realtà che non si lamentano del declino e dei problemi ma che, consapevoli di avere risorse ed opportunità per creare nuovo sviluppo, “ce la vogliono fare”.

Per aderire i Comuni devono innanzitutto prendere visione del Manifesto dei Borghi Autentici (BAI) che prevede comunità aperte, solidali e consapevoli, una governance efficace e municipi capaci ed efficienti e un borgo, palcoscenico di produzione culturale; è richiesta inoltre la presenza di giovani –  reale futuro del borgo –  e saper fare produttivo. Aderire è un vero e proprio percorso di sviluppo che, utilizzando patrimoni, risorse e opportunità presenti per strategie concrete di miglioramento del contesto sociale, ambientale e produttivo locale, rende attraente “lo stare”, il vivere e il lavorare in quel luogo per gli abitanti. Significa quindi considerare la comunità locale come elemento decisivo di sviluppo: sinonimo del buon vivere, di gusto, tradizioni, di un sapere fare creativo e di una dimensione sociale dolce sarà la base di quella “Comunità Ospitale”, protagonista di una nuova “Soft Economy”, pronta ad aprirsi all’esterno e quindi al turismo.

Visitare uno dei 190 borghi Autentici d’Italia significa scoprire un’Italia nascosta, decidendo di accompagnare le comunità in questo loro percorso e condividendo, consapevolmente, la filosofia e il loro modo di vivere.

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I borghi Bandiere Arancione #inEmiliaRomagna

In Emilia Romagna ci sono 20 borghi che, nonostante si trovino in appennino, collina o pianura e abbiano origini romane, medievali o rinascimentali hanno qualcosa in comune: sono i borghi Bandiere Arancione dell’Emilia Romagna.
In questi mesi, nell’ambito della nostra Rubrica Borghi ve li abbiamo presentati  uno a settimana e qui li trovate riepilogati, da Piacenza a Rimini, con il link al relativo blogpost dedicato.

Bobbio, tra cinema e leggenda
Castell’Arquato, Medioevo tra i vigneti
Vigoleno, il borgo fortificato
Busseto, non solo Verdi
Fontanellato, arte e gastronomia nella Bassa Parmense
Castelvetro di Modena, tra torri e vigneti
Fanano, tradizioni e sport tra i panorami dell’Appennino
Fiumalbo, un gioiello in pietra ai piedi del Monte Cimone
Sestola, il castello sotto la montagna
Brisighella, la culla dell’ospitalità
Bagno di Romagna, terme e natura della Romagna Toscana
Castrocaro Terme e Terra del Sole, terme e cultura della Romagna Fiorentina
Longiano, tutto il carattere della Romagna
Monteleone, il ruggito del Medioevo
Portico di Romagna e San Benedetto in Alpe, sulle tracce di Dante
Premilcuore, natura e storia di Romagna
Montefiore Conca, una finestra sulla Val Conca
Pennabilli, il borgo più a sud in Emilia Romagna
San Leo, terra di confine dal fascino misterioso
Verucchio, dagli Etruschi ai Malatesta

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L’Associazione Bandiere Arancioni dal 1998 certifica, a cura del TCI – Touring Club Italiano, i piccoli (entro i 15.000 abitanti) borghi eccellenti dell’entroterra, con l’intento di promuovere lo sviluppo turistico sostenibile di una gran parte del territorio nazionale.
Per entrare nell’associazione, ai Comuni viene applicato un Modello di Analisi Territoriale del TCI – MAST, che valuta tra gli oltre 250 criteri di analisi, la volontà di intraprendere un percorso di miglioramento della destinazione, essere in grado di offrire un sistema di offerta turistica e di accoglienza organizzato, distinguersi per tipicità e valorizzazione della propria identità e cultura, presentare risorse artistiche, architettoniche, naturalistiche accessibili e fruibili, dimostrare una sensibilità verso tematiche di sostenibilità del territorio, offrire un centro storico ben conservato e non compromesso da interventi e/o alterazioni, non presentare elementi che minacciano l’attrattività complessiva della destinazione.
Entrare a far parte del network permette ai singoli territori di valorizzare le proprie risorse, dare impulso all’imprenditorialità, stimolare le produzioni tipiche enogastronomiche e artigianali e rafforzare  l’identità locale, creando sinergie territoriali con gli altri membri con caratteristiche e standard affini.
L’assegnazione del marchio è temporanea e subordinata al mantenimento dei requisiti, che vengono verificati ogni tre anni.

In quanto marchio di qualità turistico-ambientale, sappiate che visitare un borgo Bandiera Arancione, sarà un’esperienza di viaggio unica e autentica a 360°.

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I Borghi più Belli d’Italia #inEmiliaRomagna

Sono 14, sono uno diverso dall’altro per caratteri e caratteristiche, ma sono accomunati da una medesima voglia di riscattarsi e farsi conoscere: sono i Borghi più Belli d’Italia che si trovano in Emilia-Romagna.
Ve li presentiamo uno per uno, procedendo lungo la Via Emilia da Piacenza a Rimini, con il link alla relativa scheda che abbiamo realizzato per la nostra Rubrica Borghi:

Castell’Arquato, Medioevo tra i vigneti
Bobbio, tra cinema e leggenda
Vigoleno, il borgo fortificato
Gualtieri, il borgo dei Bentivoglio
Compiano, ed il suo Castello
Fiumalbo, un gioiello in pietra ai piedi del Monte Cimone
Dozza, tra murales e vini DOCG
Brisighella, la culla dell’ospitalità
Verucchio, dagli Etruschi ai Malatesta
San Leo, terra di confine dal fascino misterioso
San Giovanni in Marignano, il granaio dei Malatesta
Montefiore Conca, una finestra sulla Val Conca
Montegridolfo, il borgo tra due fiumi

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Il Club dei Borghi più Belli d’Italia, nato nel marzo del 2001 per volere dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), ha l’obiettivo di promuovere il grande patrimonio di storia, arte, cultura, ambiente e tradizioni presente nei piccoli centri italiani, che spesso rimangono fuori dai percorsi turistici più battuti.

Una marginalità che negli anni ha rischiato di causare in questi borghi spopolamento e abbandono, ma che oggi invece li ha resi i veri custodi della memoria e dell’identità più autentica del nostro Paese, un patrimonio intangibile che il Club si prefigge di preservare attraverso la sua attività di tutela, recupero e valorizzazione.

Per essere ammesso nel Club, ogni Comune deve soddisfare alcuni criteri indicati come requisiti essenziali nella Carta di Qualità e nel Regolamento, quali:
avere non più di 2.000 abitanti nel Borgo e non più di 15.000 nel Comune di riferimento;
possedere un patrimonio architettonico e/o naturale certificato;
farsi apprezzare per la qualità urbanistica (in termini di accessibilità e preservazione) e per la qualità architettonica (in termini di armonia e omogeneità);
manifestare, attraverso fatti concreti, una volontà di valorizzazione, sviluppo, promozione e animazione del proprio patrimonio.

Se un borgo dimostra di avere queste caratteristiche può entrare a far parte di questo circuito d’eccezione, che ad oggi conta circa 260 centri ed è un vero e proprio certificato di qualità per i visitatori…provare per credere!

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[Emilia Romagna Borghi] Unione dei Comuni della Romagna forlivese, borghi di collina

L’ultimo blogpost dedicato ai Borghi Autentici d’Italia regionali è particolare visto che è dedicato all’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese, composta da ben 15 Comuni: Bertinoro, Castrocaro Terme e Terra del Sole, Civitella di Romagna, Dovadola, Forlì, Forlimpopoli, Galeata, Meldola, Modigliana, Portico e San Benedetto, Predappio, Premilcuore, Rocca San Casciano, Tredozio e Santa Sofia.

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Cenni storici

L’Unione di Comuni della Romagna Forlivese nasce nel 2014 come evoluzione della Unione Montana Acquacheta Romagna Toscana già Comunità Montana dell’Appennino Forlivese con Forlì come comune capofila.
La presenza umana sul territorio ha origini antichissime, infatti, dai reperti rinvenuti risulta che a Galeata risale alla preistoria, a Modigliana e Santa Sofia al neolitico e Tredozio alla successiva età del bronzo. Sono di fondazione romana invece gli abitati di Forlì, Forlimpopoli e Portico di Romagna. Invece è al periodo medievale che si devono gli abitati ricchi di mura, torri e case antiche, così come arrivati ai giorni nostri, di Bertinoro, Civitella di Romagna, Dovadola con alcune influenze toscane e Premilcuore. Epoca rinascimentale invece per la cittadella medicea di Terra del Sole a pochi passi dalle preziose acque di Castrocaro, mentre Predappio risale agli anni del Ventennio e si presenta come un museo urbano all’aria aperta dello stile razionalista.
Un’ampia zona (dal livello sul mare ad oltre 600 metri) delimitata dai fiumi Bidente, Rabbi e Montone, tra la costa romagnola e il Parco delle Foreste Casentinesi, Falterona e Campigna, dominata nel corso dei secoli da nobili famiglie, dai Guidi ai Manfredi, dagli Ordellaffi ai Malatesta, ma anche dallo Stato Pontificio.


Cosa vedere

Come immaginerete ogni borgo ha tante cosa da vedere, figuratevi 15 (di cui 2 – Galeata e Santa Sofia anche Città Slow )!
Questa la mia sintetica selezione.
Civitella di Romagna – i resti dell’antico castello (torre, ricostruita in stile gotico e l’orologio del 1842) e le mura medievale bastionate, mentre nei dintorni il borgo medievale di Cusercoli e il Santuario della Madonna della Suasia.
Dovadola – la Rocca dei Conti Guidi, probabilmente costruita sugli avamposti longobardi, l’Eremo santuario di Montepaolo, sorto nei pressi della grotta dove Sant’Antonio da Padova pregò nel 1221 e Palazzo Montaguto dove trovò rifugio Giuseppe Garibaldi dopo la caduta della Repubblica Romana.
Forlì – nel capoluogo di provincia segnalo la Rocca di Ravaldino (solo esterno), la basilica romanica di San Mercuriale con l’imponente campanile e chiostro e la Pinacoteca Comunale che conserva l’Ebe del Canova.
Forlimpopoli – la Rocca albornoziana, il museo archeologico e al confine con Forlì, il santuario di Fornò.
Galeata – fuori dal borgo, il sito della romana Mevaniola, il Castello di Pianetto e l’Abbazia di Sant’Ellero in attesa che la villa di Teodorico riapra.
Meldola – la Rocca, il loggiato Aldobrandini, il Ponte dei Veneziani e il Palazzo Doria Pamphili, mentre nei dintorni il borgo murato e il castello di Teodorano e la Rocca delle Caminate recentemente ristrutturata.
Rocca San Casciano – nel borgo, che fino al 1923 era sotto la provincia di Firenze, la segnalazione va all’Abbazia Benedettina di S. Donnino; dal borgo si può partire alla volta dei Percorsi della Margherita da fare anche in MTB.
Santa Sofia – il Parco delle sculture all’aperto e il centro visite del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, nei dintorni Corniolo con la sua chiesa romanica e Campigna con il suo Museo forestale.
Tredozio – il Palazzo Fantini con il suo giardino all’italiana e la Pieve di San Michele (sec. XII) con Crocifisso dipinto su tavola della Scuola Riminese.
Per le cose da vedere a Bertinoro, Castrocaro Terme e Terra del Sole, Modigliana, Portico e San Benedetto, Predappio, Premilcuore vi rimando ai blogpost dedicati.


Cosa fare

AUTUNNO
–     restare incantati  dal Fall Foliage che colora il Parco delle Foreste Casentinesi recentemente insignito del riconoscimento UNESCO;
–     andare in cerca di funghi e tartufi nei boschi della zona e imparare i segreti della cucina nella patria dell’Artusi;
INVERNO
–     rigenerarsi con le benefiche acque termali di Castrocaro Terme e Fratta di Bertinoro;
–     sciare, ciaspolare o fare snowboard nella magica cornice dei boschi “incantati” del territorio;
PRIMAVERA
–     ammirare il risveglio della natura con un’escursione alla Diga di Ridracoli, alla Cascata dell’Acquacheta o al vulcano più piccolo del mondo;
–    dedicarsi all’arte con una visita alla mostra del momento ai Musei di San Domenico, alla Galleria d’Arte Contemporanea Vero Stoppioni o fare un itinerario razionalista con tappe a Forlì e Predappio;
ESTATE
–    esplorare la zona a piedi, in bici o a cavallo per poi trovare refrigerio lungo il Fiume Rabbi nei pressi della Grotta Urlante o alla Cascata della Sega;
–    fare un tour tra rocche e abbazie della zona per capire che è arrivato il momento di affrontare uno dei tanti Cammini.


Eventi

Fiera e sagra del Tartufo di Dovadola – Ottobre, Dovadola
Promozione e valorizzazione del tartufo bianco, che nasce spontaneo sulle colline, da gustare nei tanti piatti della tradizione.
Sagra del Bartolaccio – Novembre, Tredozio
Per conoscere la ricca tradizione gastronomica locale insieme ad altri prodotti autunnali della zona.
Presepe nelle Grotte della Solfatara – Dicembre e Gennaio, Predappio
Tradizionale e unico si snoda nelle gallerie della vecchia miniera di zolfo. Un presepe quanto mai suggestivo ed originale.
Il paese dei Presepi – Dicembre e Gennaio, Portico e San Benedetto in Alpe
Negli angoli più caratteristici del borgo, vengono realizzati e disposti tanti presepi all’aperto, rendolo ancora più suggestivo.
Festa del Falò – Marzo/Aprile, Rocca San Casciano
Una tradizione  che affonda le radici nella notte dei tempi , con l’accensione di due giganteschi falò per ritrovarsi in un’atmosfera davvero magica.
Eliopoli – Aprile, Terra del Sole
Lo splendore e la forza del Granducato di Toscana di inizio XVII secolo tornano per 3 giorni, restituendo al borgo i fasti delle sue origini tardo-rinascimentali.
Festa Artusiana — Giugno, Forlimpopoli
A fine giugno due weekend dedicati alla celebrazione di Pellegrino Artusi e della cucina di casa, economica, pulita, buona.
Santa Sofia Busker Festival – Agosto, Santa Sofia
Un festival internazionale di Arti Performative con musica, colori, luci e un fiume “poeta”.
Feste dell’800: Tableauv Vivants – Settembre, Modigliana
Un vero tuffo nei dipinti di Lega: i paesani in costumi d’epoca effettuano riproduzioni viventi dei quadri del pittore modiglianese.


Enogastronomia

Per assaggiare tutto ciò che è tipico conviene stare digiuni almeno una settimana prima della visita.
Ecco un elenco breve ma esaustivo di ciò che potrete assaggiare in zona. Si parte con un prodotto della tradizione contadina, il Bartolaccio (Tredozio) o Tortello alla Lastra (Santa Sofia) farcito con patate, zucca o erbette e cotto su una lastra di pietra arenaria. Per quanto riguarda i primi la pasta fresca fatta a mano è d’obbligo (siamo o no nella patria dell’Artusi?) magari con il Tartufo bianco (Dovadola).
Come secondo si può scegliere tra la Salsiccia “matta” o ciavar (Santa Sofia), realizzata anche con frattaglie e insaporita con aglio e Sangiovese, da consumare cotta alla griglia, stagionata o conservata sott’olio e la Razza Bovina Romagnola, alla base di bolliti e stufati. Ideale contorno autunnale funghi, succulenti porcini o profumati prugnoli. Il Presidio Slow Raviggiolo (Civitella di Romagna, Galeata e Santa Sofia) è un formaggio fresco avvolto in foglie di felce che ne caratterizzano la profumazione delicata: da gustare con un filo d’olio e una manciata di pepe nero.
Come accompagnamento non manca mai la Piada che in questo territorio è fatta con strutto e bicarbonato rendendola più alta (e quindi spaccabile a metà per essere farcita con salumi e formaggi) di quella riminese.
Tipici e molto particolari la Saba, sciroppo d’uva utilizzato per insaporire e il Savor, marmellata contadina casereccia, prodotta in seguito alla vendemmia, da gustare con i formaggi o nei dolci.
Per chiudere in bellezza pesche alla crema (Portico e San Benedetto), delizia che ogni romagnolo conosce, ciambella romagnola o pere volpine al Sangiovese.
Il tutto gustando durante il pasto, a seconda dei gusti, il rubio Sangiovese (Predappio), il bianco Trebbiano di Romagna (Civitella di Romagna) o il dorato dell’Albana (Bertinoro) e al termine qualche liquore ai gustosi frutti di bosco che nascono ai piedi del Parco Nazionale.


Personaggi illustri

Caterina Sforza, definita “la grande signora della Romagna”, fu Contessa di Forlì dal 1488 al 1500.
Aurelio Saffi, allievo prediletto di Mazzini a cui Forlì dedica la Piazza centrale.
Silvestro Lega, uno dei più grandi pittori dell’800 italiano ed europeo nacque nel 1826 nasceva a Modigliana.
Pellegrino Artusi, padre della gastronomia italiana nacque a Forlimpoli nel 1820.
Felice Orsini, patriota risorgimentale ebbe i natali a Meldola.
Don Giovanni Verità, sacerdote carbonaro iscritto alla Giovine Italia nacque e venne consacrato nel borgo natale di Modigliana.
Benito Mussolini, prima giornalista, politico e poi dittatore italiano del secolo scorso, nacque a Dovia, frazione di Predappio Alta, su cui sorse poi Predappio Nuova.


Cammini

Sono tanti i Cammini che attraversano il territorio dell’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese.
Il Cammino di Dante tocca i borghi di Dovadola, Forlì e Portico e San Benedetto mentre quello di Assisi solo Dovadola.
La Via Romea Germanica attraversa i borghi di Civitella di Romagna, Forlì, Forlimpopoli, Galeata, Meldola e Santa Sofia mentre il Cammino di Sant’Antonio quelli di Dovadola, Portico e San Benedetto e Rocca San Casciano.


Come arrivare

da Bologna/Milano/Firenze: A14 fino al casello di Forlì, poi seguire le indicazione per il borgo prescelto
da Ancona: A14 fino di Cesena Nord, poi seguire le indicazione per il borgo prescelto
da Perugia/Arezzo: E45 fino all’uscita di Santa Sofia o Cesena Ovest a seconda del borgo prescelto


La rubrica [Emilia Romagna Borghi] è realizzata basandosi sulle adesioni dei Borghi alle Associazioni: Borghi più belli d’ItaliaBandiere ArancioniBorghi autentici d’Italia.

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Borghi

Fiumalbo: un gioiello in pietra ai piedi del Monte Cimone

Una cartolina da Fiumalbo | Foto di Giuseppe Moscato, via #Flickr
Una cartolina da Fiumalbo | Foto di Giuseppe Moscato, via #Flickr

Immaginate una terra segnata da fresche acque torrentizie e paesaggi incontaminati da praterie e boschi, un luogo dove la lancetta del tempo sembra aver smesso di girare e abbia deciso di correre stranamente al contrario. Qui, tra querce e faggete, all’ombra del ricordo di antiche tradizioni medievali, sorge il piccolo villaggio di Fiumalbo, considerato a ragione uno dei più bei borghi d’Italia nonché Bandiera Arancione del Touring Club Italiano dal 2001.

Attorno a lui il grande parco del Frignano, con i suoi oltre 15 mila ettari di estensione, domina e marca il carattere locale. Modena non è lontana (circa 76km) ma il confine con la provincia di Pistoia attraverso il passo dell’Abetone (circa 10 km) è molto più vicino, il che rende gli abitanti di questo minuscolo comune (1200 ab.) linguisticamente più affini ai fratelli toscani e liguri, soprattutto in alcuni antichi vocaboli dialettali.

È però Madre Natura a essere la signora incontrastata in questo territorio, in una scenografia segnata dalle principali alture dell’Appennino alto Modenese: il monte Cimone (2165 mt) da una parte e il monte Lagoni (1962 mt) dall’altra. Il comune, con i suoi 953 m slm, diventa così obbligatoriamente meta privilegiata per tutti gli appassionati di montagna che, a seconda dalla stagione, decidono di trascorrere il loro tempo libero in questa terra tra una stancante sciata e una rigenerante escursione.


Cenni Storici

La storia di questo piccolo comune si misura nei sentieri, nelle mulattiere e nelle antiche vie montane che da sempre collegano la Pianura Padana alla costa tirrenica attraverso l’Appenino. Un’area di passaggio il cui popolamento durante l’età romana, ma anche prima – pensiamo all’occupazione celtica – dovette essere verosimilmente molto fluido.

I primi insediamenti si fanno risalire a Liguri Friniati, qui rifugiati attorno al 175 a.C. dopo essere stati sconfitti dal Console Marco Claudio Marcello ma le prime vere notizie del borgo sono datate al 1038 d.C., quando il Marchese Bonifacio, padre della famosa Matilde di Canossa, donò al Vescovo di Modena la «Rocca che si chiama Fiumalbo». Da quanto sappiamo, e dai resti ancora oggi conservati, il villaggio doveva allora comporsi di una rocca contraddistinta da tre torri, l’antica chiesa di San Bartolomeo, un piccolo borgo fortificato e una porta monumentale d’accesso.

Tra le strade di Fiumalbo | Foto di Maurizio Buzacchi, via #Flickr
Tra le strade di Fiumalbo | Foto di Maurizio Buzacchi, via #Flickr

Rimasto nell’orbita del ducato Estense, Fiumalbo mantenette per secoli il carattere isolato tipico di qualunque altro paesino di montagna, segnando un primo e vero sviluppo nel corso del 1600 e successivamente nell’Età Moderna a seguito della grande ricostruzione avvenuta all’indomani del tremendo terremoto che aveva distrutto parte dell’abitato nel 1920.


Cosa Vedere

Difficile da raggiungere, circondato da torrenti e aree montuose, lontano dalle principali vie di comunicazione di certo hanno nel corso dei secoli influito sull’isolamento del borgo di Fiumalbo. Ciò ha contribuito a mantenere quasi inalterata la struttura urbanistica che ancora oggi, dopo secoli, mostra le sue origini medievali. Piccole stradine ne segnano il centro storico composto da vecchi edifici in pietra – molto dei quali ristrutturati – e piazzette e saliscendi permettono di raggiungere alcune delle località e frazioni del territorio comunale poste anche a quote elevate.

Oratorio di San Rocco, Fiumalbo
Oratorio di San Rocco, Fiumalbo

Tra gli edifici da visitare sicuramente la chiesa di San Bartolomeo Apostolo, principale luogo di culto del borgo nonché fulcro urbanistico di tutto il centro storico. Realizzata attorno al 1120 d.C. e successivamente ricostruita nel 1592, l’edifico conserva all’interno antiche reminiscenze architettoniche della scuola di Wiligelmo (XI-XII sec) – uno dei primi scultori italiani a firmare le proprie opere – ma anche dipinti interessanti tra cui la Madonna e Santi attribuita al Saccaccino Saccaccini da Carpi della prima metà del ‘500.

Proprio di fronte a quest’ultima merita una visita la Chiesa dell’Immacolata Concezione, detta anche “dei Bianchi” a causa della confraternita ospitata nel vicino oratorio, riporta sul consunto portale d’ingresso la data di costruzione, il 1516 e poco più in là la Chiesa di Santa Caterina da Siena, detta invece “dei Rossi” (1601), oggi sede di un museo permanente dedicato all’Arte Sacra. Alle porte d’ingresso del borgo troviamo il rinascimentale Oratorio di San Rocco costruito nella prima metà del Cinquecento con grossi blocchi di arenaria e affrescato, come la chiesa di San Bartolomeo, da dipinti del Saccaccino Saccaccini. E poi ci sono la Chiesa di San Michele Arcangelo, la Chiesa dei Santi Donnino e Francesco e l’Oratorio del Costolo che coprano un lungo arco temporale della storia locale.

Come accennavo prima, però, le origini di Fiumalbo sembrano spingersi molto più in là dell’età medievale. Nel borgo delle Valdare, ma anche a Doccia e in genere in tutto il versante sotto il Cimone, strane capanne in pietra e terra – che la gente locale chiama Casoni – pongono culturalmente dei parallelismi con la cultura celtica che nel IV sec. a.C. dovette raggiungere questa parte d’Italia. A questi poi si affiancano le cosiddette Margolfe, piccole sculture in pietra dai volti femminili, dalle origini incerte e legate ad antiche credenze apotropaiche, che decorano molti edifici sparsi nel borgo.

Le case celtiche dette "i casoni", Fiumalbo
Le case celtiche dette “i casoni”, Fiumalbo

Cosa Fare

PRIMAVERA
– con lo sciogliersi delle nevi parte ufficialmente la stagione del trekking. Moltissimi gli itinerari da seguire che da fondovalle raggiungono le principali vette circostanti. Avete l’imbarazzo della scelta!;
– una gita a Lago Santo, uno specchio d’acqua di origine glaciale a ben 1501 mt d’altezza

ESTATE
– lunghe escursioni a piedi o in mountain-bike nel Parco del Frignano attraverso boschi di abeti e faggi fino a raggiungere sorgenti d’acqua purissima;
– a dorso di cavallo alla scoperta dell’Appennino Modenese

AUTUNNO
– i boschi dell’Appennino Tosco-Emiliano sono la meta ideale per respirare l’atmosfera dell’autunno e ammirarne le trasformazioni cromatiche;
– se siete amanti dei funghi, tutto il comprensorio di Fiumalbo potrà darvi grandi soddisfazioni. Buona raccolta!

INVERNO
– con i loro 50 km di piste sia il Monte Cimone che il Monte Abetone sono i più grandi comprensori sciistici di tutto l’Appennino settentrionale;
– una lunga ciaspolata nel territorio appenninico tra l’Abetone e Fiumalbo


Eventi

Durante l’anno il borgo di Fiumalbo offre ai suoi cittadini e visitatori un ricco programma di eventi molti dei quali con una storica tradizione alle spalle.
Si parte con la Fiaccolata di Carnevale che da oltre cinque secoli, e per la precisione dal 1512, segna la sera del martedì grasso: una lunga processione luminosa, fatte da fiaccole di legno di betulla e stracci per lasciarsi alle spalle i momenti negativi dell’anno appena trascorso.

A primavera inoltrata, tra le fine di maggio e inizio giugno, a secondo del calendario liturgico, si svolge ogni anno l’infiorata del Corpus Domini, una processione attraverso le strade del borgo su grandi tappeti floreali creati per l’occasione dagli abitanti di Fiumalbo.

Festa di San Bartolomeo (23 agosto)
Festa di San Bartolomeo | 23 agosto

A fine estate invece cadono le celebrazioni di San Bartolomeo, da sempre orgoglio della comunità. Ogni anno, la notte del 23, il borgo viene illuminato con torce, lumini, fiaccole e candele che donano al paese un’atmosfera surreale e magica. Diversi gli elementi di richiamo: dalla statua del Santo accompagnato in processione dalle Confraternite dei Bianchi e dei Rossi, alla tradizionale fiera con centinaia di bancarelle, dal grande spettacolo pirotecnico fino ad arrivare alla tombolata finale che coinvolge tutto il paese.

Infine con l’arrivo del Natale torna, ogni due anni, il famoso presepe Vivente che rievoca la Natività lungo le strade e i vicoli del borgo alla luce di tenui fiaccole, mettendo in scena antichi mestieri (pastori, scalpellini, mugnai, etc.) con centinaia di comparse e animali.


Enogastronomia

Vista la posizione di Fiumalbo al confine tra Toscana ed Emilia, è evidente come anche sul versante enogastronomico, oltre a quello linguistico e culturale, si sia creata una commistione tra le tradizioni culinarie di questi territori. Da una parte troviamo le tradizionali crescentine della cucina modenese, i borlenghi farciti con lardo e salumi e i tortellini e tortelloni di ricotta; dall’altra, invece zuppe di cavolo nero, tagliate di manzo e secondi di cacciagione e funghi, tipici tra l’altro delle comunità montane. Sul lato dolci è il croccante il re indiscusso, la cui ricetta secondo alcuni derivi proprio da quest’area amalgamando miele di castagno, mandorle bianche piatte-piatte, zucchero, caramello e un po’ di essenze naturali.

Oltre a queste specificità, tutto il territorio di Fiumalbo essendo una località montana regala lamponi, more, mirtilli neri, funghi porcini e finferli dal suo sottobosco e produce ottimi formaggi, salumi e carni, provenienti da animali allevati in altura.


Come raggiungere Fiumalbo


Posto a circa 80km dall’Autostrada del Sole (A1), Fiumalbo è raggiungibile in macchina o in bus percorrendo la SS12 dell’Abetone e del Brennero che collega direttamente Pisa al confine austriaco.


La rubrica [Emilia Romagna Borghi] è realizzata basandosi sulle adesioni dei borghi alle Associazioni: Borghi più belli d’Italia, Bandiere Arancioni del Touring Club, Borghi autentici d’Italia.