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Il colorato mondo della Biennale del Muro Dipinto

Ogni due anni, quelli dispari, il borgo di Dozza, tra i più belli d’Italia, diventa uno straordinario studio pittorico all’aria aperta in occasione della Biennale del Muro Dipinto.
Nata negli anni ’60, la 27° edizione dal titolo #EmozioniUrbane si terrà dal 9 al 15 settembre 2019.

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Il borgo, una galleria d’arte moderna a cielo aperto visitabile tutti i giorni dell’anno senza code e senza biglietto, ogni due anni si arricchisce con nuovi lavori con il comune denominatore della pittura su muro: murales nel borgo antico di Dozza e opere di writing e wall painting nella frazione di Toscanella.
Tra gli artisti invitati alle precedenti edizioni, tanto per dire, anche Sebastian Matta e Bruno Saetti per i murales e Ericailcane e Eron per la street art.

Solitamente le giornate del weekend sono quelle più gettonate ma, se ti capita, visitala anche nei giorni precedenti: avrai l’occasione, più unica che rara, di prendere parte al momento creativo degli artisti. Il pubblico presente ha anche la possibilità, durante l’esecuzione delle opere, di dialogare con gli artisti per capire le loro ispirazioni, anche in relazione al contesto urbano.
Sono certa che le numerose opere che abbelliscono i muri delle abitazioni ti stregheranno fin da subito, tanto da non sapere da dove iniziare: per questo ti consiglio di dirigerti subito alla Pro Loco per munirti di una mappa del borgo.

Tante le iniziative previste: mostre, concerti ma anche installazioni e incontri. La visita può essere completata alla Rocca di Dozza dove sono raccolte le opere “strappate” dai muri per esigenze conservative e gli oltre duecento bozzetti legati alle opere murali.
Se poi oltre alla passione per l’arte hai quella per il buon vino ti consiglio una capatina all’Enoteca Regionale, sempre in Rocca.

Il rientro a casa ti vedrà contemporaneamente consapevole del valore dell’arte contemporanea e della creatività testimone di quel tesoro che il borgo di Dozza ha saputo valorizzare in questi anni.

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Arte e Cultura

L’Art Nouveau Week #inEmiliaRomagna

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Arte e Cultura

L’Abbazia di Nonantola tra passato e presente

Se seguite la nostra rubrica sui Cammini dell’Emilia Romagna non vi sarà sfuggito che due dei percorsi di pellegrinaggio che passano per la regione si chiamano Via Romea Nonantolana e Romea Strata Longobarda Nonantolana. Ebbene, queste strade prendono il loro nome proprio all’ Abbazia di Nonantola, storico luogo di accoglienza e cultura, che costituisce il punto di inizio della Romea Nonantolana, e l’arrivo della 7^ tappa della Romea Strata Longobarda Nonantolana.

L’Abbazia è stata recentemente riaperta il 16 settembre 2018, dopo la chiusura a seguito del terremoto del 2012, ed è visitabile con visita guidata tutte le domeniche nel pomeriggio, alle ore 15.

Un po’ di storia

La fondazione dell’Abbazia di Nonantola risale al tempo dei Longobardi, tempo di intrighi e giochi di potere che hanno visto anche questa zona protagonista.
L’edificio monastico fu infatti fondato nel 752 dal Duca del Friuli appena ritiratosi Anselmo, su un territorio donatogli dal cognato Astolfo, Re dei Longobardi e d’Italia dal 749 al 756, al fine di accrescere l’influenza longobarda sulla zona.
Anselmo divenne quindi il primo abate dell’Abbazia di Nonantola da lui voluta, e vi rimase almeno fino al 756, quando venne scacciato dal nuovo re longobardo Desiderio, potendovi probabilmente fare ritorno solo nel 774, quando Desiderio venne deposto da Carlo Magno; proprio qui Anselmo morì il 3 marzo dell’803.

Seppur in pochi anni, Anselmo riuscì comunque a rendere l’Abbazia un importante centro benedettino, nonché il luogo di custodia delle reliquie del Papa San Silvestro, tutt’oggi lì conservate. Proprio Anselmo, inoltre, acquisì il primo nucleo di codici per il monastero, facendo in modo che vi si potesse creare uno scriptorium; nel tempo l’officina scrittoria di Nonantola divenne uno dei principali centri di formazione della scrittura precarolingia.

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L’architettura

La basilica abbaziale costituisce, insieme al Duomo di Modena, uno dei più importanti esempi di arte romanica in Europa.
Sul suo affascinante portale, attributo in parte -la lunetta- allo scultore Wiligelmo (lo stesso che ha realizzato le decorazioni proprio del Duomo di Modena) e in parte -gli stipiti- ad esso precedenti, sono scolpite:
Dio in trono, in atto benedicente, affiancato da due angeli e circondato dai 4 evangelisti (lunetta),
la fondazione dell’abbazia e i suoi primi secoli di storia (stipite sinistro),
la natività e l’infanzia di Cristo (stipite destro).

Il portale sembra inoltre essere quasi incorniciato da un protiro che appoggia su due leoni stilofori (anche qui troviamo un’analogia con il Duomo di Modena) per mezzo di due appoggi, uno di forma circolare e l’altro di forma quadrata: questi simboleggiano le due nature di Cristo, rispettivamente quella divina e quella umana. Il leone accovacciato è il Signore Risorto e la preda tra le sue zampe è la morte.
L’ingresso quindi, ampio e solenne, è il segno dell’accoglienza della Chiesa: rappresenta il fatto che ogni pellegrino potrà qui trovare il proprio ristoro, sia per l’anima che per il corpo.

Una volta aperto il portale si rimane senza fiato per l’impatto suggestivo creato dalla navata centrale, separata dalle due laterali da due file di pilastri; la basilica presenta infatti la tipica struttura romanica a tre navate, ed è sobria ed essenziale, essendo composta tutta di mattoni. Ma c’è ancora molto da scoprire.

Le reliquie

La basilica ospita le reliquie di sette santi che qui sono venerati da secoli:
San Silvestro I Papa, a cui è intitolata l’Abbazia, che è anche il patrono di Nonantola;
Sant’Anselmo, il fondatore;
Sant’Adriano III Papa;
i martiri Senesio e Teopompo;
le vergini Fosca e Anseride.

Le reliquie di San Silvestro I Papa sono contenute nell’altare maggiore, mentre gli altri sei santi sono venerati in cripta e le loro reliquie sono custodite nell’altare dell’abside centrale.
La scenografica cripta, un luogo avvolto dal silenzio e dalla solennità, sembra quasi una foresta di snelli colonne sormontate da capitelli, alcuni di epoca longobarda, ognuno diverso dall’altro. Le colonne sono 64, esattamente il doppio di quelle della cripta del Duomo di Modena, e simbolicamente potrebbero indicare la perfezione, essendo 64 il quadrato di 8, numero della perfezione.

Il Museo

All’interno dell’antico complesso monastico è oggi ospitato il Museo Benedettino e Diocesano d’Arte Sacra, che testimonia il fondamentale ruolo non solo religioso ma anche politico, sociale, economico e culturale assunto da questa abbazia nel corso dei secoli.
Al suo interno possiamo ammirare:

° alcune significative opere d’arte sacra provenienti da chiese dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola;

° i dipinti dell’Abbazia tra cui l’Ascensione della scuola ferrarese di Cosmé Tura e il San Carlo che battezza un neonato durante la peste di Milano di Ludovico Carracci;
due rari sciamiti (tessuti medievali) risalenti al periodo immediatamente successivo alla fondazione del monastero;

° tre degli oltre 259 codici minati prodotti dai monaci benedettini durante il loro lavoro nello scriptorium monastico, ovvero l’Evangelistario di Matilde di Canossa (XI sec.), l’Acta Sanctorum (X-XII sec.) e il Graduale o Cantatorio (XI secolo);

° alcune tra le più importanti pergamene (esposte a rotazione per via della delicata conservazione) dell’Archivio Abbaziale, che vanta più di 4500 pergamene, di cui 131 precedenti all’anno Mille. Grazie ad esse potremo incontrare alcuni personaggi illustri che hanno fatto la storia, come Carlo Magno con il suo celeberrimo monogramma, quella di Matilde di Canossa con la sua firma, e quella di Federico I Barbarossa.

L’Archivio Abbaziale e la Biblioteca

L’Archivio Abbaziale è invece custodito al primo piano del Palazzo Abbaziale, proprio adiacente alla basilica. Il suo cuore sono le (già menzionate) oltre 4.500 pergamene, il cui progetto di acquisizione digitale è stato completato nel 2010 e le cui immagini sono a disposizione in sala consultazione.
La Biblioteca dell’Abbazia, fondata dal primo abate Sant’Anselmo e affiancata da uno Scriptorium fin dal suo primo secolo di vita (come già detto), ancora verso la fine del XV secolo contava 259 codici, dei quali 90 circa oggi riconosciuti, tre soli dei quali ancora nell’Abbazia ed esposti nel Museo.
L’attuale biblioteca comprende 20.000 titoli circa, 16 incunaboli e 179 cinquecentine. Un terzo circa del totale sono volumi pregiati del Sei-Settecento, un terzo dell’Ottocento, un terzo del Novecento.

Per tutte le informazioni su orari di apertura e come arrivare consigliamo di consultare la pagina dedicata.
L’Abbazia è anche su Facebook e Instagram.

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Arte e Cultura

Classis: Un Nuovo Museo Archeologico per Ravenna

Dove un tempo c’era un antico zuccherificio, oggi sorge un museo.
Inizia così la nostra storia quest’oggi.

Ci troviamo a Ravenna, a circa 6 km a sud dal suo centro storico, nei pressi di una delle chiese monumento più importanti d’Italia: la Basilica di Sant’Apollinare in Classe, patrimonio Unesco dal 1996 e da tempo immemore meta di pellegrini, visitatori e credenti prevenienti da tutto il Mondo.

In quest’area sorge CLASSIS RAVENNA, il nuovo Museo della Città e del Territorio: un progetto ambizioso che – dopo anni di progettazione – vede finalmente la luce.

È un sogno che diventa realtà…

quello del museo di Classe. Lo è per tutta la sua comunità che lo ha aspettato e ostinatamente voluto ma anche per tutti gli appassionati di storia, arte e archeologia.

L'ex Zuccherificio di Classe (Ravenna)
L’ex Zuccherificio di Classe (Ravenna) | Foto © RavennAntica

All’interno di quello che forse al momento è il più importante intervento di recupero industriale in Italia volto alla realizzazione di un contenitore culturale, sono questi gli avatar a condurci tra le pieghe del tempo e raccontarci la storia di Ravenna, passando per quella che è la sua età dell’oro, iniziata nel 402 d.C. con il trasferimento della capitale dell’Impero Romano d’Occidente proprio qui.

2.600 metri quadrati di area espositiva, circondati da un’oasi verde quasi sei volte più grande, con laboratori di studio e restauro aperti alla collaborazione con Università e altri enti.

Una Linea del Tempo…

immaginata ripercorre la storia della città, dall’epoca preromana fino all’Anno Mille. E a dar voce a tutto ciò intervengono i materiali archeologici e le scoperte fortuite e scientifiche effettuate nei decenni, soprattutto nell’area dell’antica città di Classe, un tempo sobborgo commerciale e propulsore economico di Ravenna stessa durante il periodo goto e bizantino.

A guidar questo progetto e garantirne l’accuratezza dei contenuti un comitato scientifico diretto da uno dei più importanti archeologici d’Italia Andrea Carandini, supportato dal cruciale apporto della Fondazione RavennAntica, da quasi un ventennio al timone della valorizzazione del patrimonio archeologico di Ravenna.

Classis - Museo della Città e del Territorio (Ravenna)
Classis – Museo della Città e del Territorio (Ravenna) | Foto © RavennAntica

Un ricco patrimonio museale…

600 reperti con l’arduo compito di raccontare i misteri di questa città, toccando alcuni dei suoi nodi storici più cruciali, come le origini tra Etruschi e Umbri, l’età romana, l’età tarda imperiale, la Ravenna di Teoderico e quella della conquista bizantina.

Apparentemente dei semplici oggetti di vita quotidiana che, però posti accanto a materiali artisticamente più significativi come statue e mosaici, dialogano in modo democratico alla narrazione collettiva del suo passato millenario. Il tutto in modo chiaro e semplice, supportati da approfondimenti tematici (come il rapporto tra Ravenna e il mare, l’edilizia abitativa e quella ecclesiastica, il complesso monumentale di San Severo), e apparati didattici e illustrativi esaustivi, dotati di ricostruzioni grafiche e tridimensionali, filmati, plastici e molto altro ancora.

Tesoro di Classe (Ravenna)
Tesoro di Classe (Ravenna) | Foto © RavennAntica

Ma se il contenuto del museo è molto importante, lo è anche il contenitore, ovvero il museo stesso.
Classe è infatti prima di tutto un monumento d’archeologia industriale, la cui rilevanza nel passato è ben viva nella memoria dei ravennati. Qui nei primi decenni del Novecento 600 operai trasformavano tonnellate di barbabietole in zucchero che poi veniva distribuito in tutta Europa.

Oggi si erge come fosse una vera e propria cattedrale alla stregua della vicina Basilica di Sant’Apollinare in Classe. Due punti di riferimento per il territorio, varchi di accesso alla visita del grande Parco Archeologico di Classe che, insieme all’Antico Porto, costituiscono un nuovo tassello alla conoscenza del grande mosaico della storia di Ravenna.

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Arte e Cultura

Romagna Liberty: arte e architetture del turismo italiano

Dolci linee sinuose, stilizzazione degli elementi naturali e rifiuto della produzione seriale di oggetti di massa.
Ecco in breve i caratteri fondamentali dello Stile Liberty italiano, movimento artistico che si affermò tra la fine dell’800 e il primo decennio del 1900 e che influenzò le arti figurative, l’architettura e le arti applicate.


Un po’ di Storia

Romagna Liberty, Rimini
Il Grand Hotel in stile Liberty a Rimini progettato dai Fratelli Somazzi.

Siamo nei decenni a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Gli stati europei hanno da poco assunto la forma che conosciamo ancora oggi e l’industria fiorisce tra le nuove e potenti classi mercantili. Mentre la Grande Guerra è ancora lontana, masse di contadini affluiscono nei grandi centri urbani per diventare operai della grande industria e, per la prima volta nella storia dell’uomo, un numero mai visto di persone accede ai beni di consumo di massa.

È in questi anni che nasce, cresce e si sviluppa in Italia lo stile Liberty (sembra che il nome derivi da magazzini londinesi di Arthur Liberty) come emanazione dell’Art Nouveau nata in Francia e Belgio. Ben presto ogni paese d’Europa vanta un suo stile preciso come il modernismo di Gaudì in Spagna e Catalogna o il Judendstill di Germania e Svizzera.

È  il periodo delle signore eleganti con delicati ombrellini bianchi, degli uomini a passeggio con cilindro e bastone, dei boulevards e dei giardini pubblici delle grandi città, dei viaggi in mongolfiera che mal celano una fiducia sconfinata nel progresso umano. Un’epoca che gli storici hanno definito Belle Èpoque (almeno per le classi più abbienti) in cui la lettaratura sogna viaggi e mondi lontani nello spazio e nel tempo.

È  indubitabile che la grande borghesia cittadina aumenta notevolmente il volume dei propri guadagni, le nuove tecniche permettono infatti la produzione di massa di beni e servizi che vengono rinveduti all’intera società con enormi guardagni. E’ questa l’epoca della fondazione dei grandi imperi industriali, di Henry Ford e della sua catena di montaggio che fanno la loro comparsa proprio in questi anni.

Ma i  grandi guadagni delle classi più abbienti generano desideri ed appetiti tutt’altro che scontati: le città si abbelliscono di grandi viali e giadini pubblici in cui poter fuggire per un momento l’inquinamento e la bruttura dei quartieri più popolari. Nasce il decoro urbano e la città che diventa un palcoscenico per le passeggiate domenicali; fa la sua apparizione il concetto di Tempo Libero, antesignano del turismo odierno.

Rimini, villa Solinas, viale Principe Amedeo, fine ‘800, Arch. Gaetano Urbinati, committenza Solinas Apostoli, proprietà privata
Rimini, villa Solinas, viale Principe Amedeo, fine ‘800, Arch. Gaetano Urbinati, committenza Solinas Apostoli, proprietà privata – Ph. http://www.romagnaliberty.it/

Certo, il tempo si libera a chi può permetterselo, ai grandi commercianti, ai capitani d’industria ed alla grande borghesia mercantile. Non stupisce quindi che molta dell’arte Liberty italiana si trovi nei luoghi dello svago, nei centri di ritrovo e nelle località turistiche frequentate, al tempo, da questa grande classe sociale liberata dal lavoro. Terme, caffè, ville, località turistiche e Grandi Alberghi, questo in breve il panorama del Liberty in Emilia Romagna.

Una speciale menzione va alla Costa Romagnola, prima tra le località turistiche italiane ad essere luogo della “vacanze” delle classi  più agiate del paese. Passato il clima freddo ed umido dell’inverno, queste infatti si riversano verso il mare per respirarne la salubre aria; cosi come cresce l’importanza delle Terme, luogo in cui riacquistare parte della salute persa durante i lunghi e freddi mesi invernali.

Il primo “turismo” è un’attività dedita alla cura della salute delle classi agiate che portano con sé mode, costumi e stili europei iniziando a popolare con lo stile Liberty il panorama delle località di vacanza del tempo.


Romagna Liberty

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Cattolica, Riccione, Rimini, Viserba, Cesenatico, Cervia, Milano Marittima e Comacchio sono le prime località a veder fiorire sulle coste splendide ville in stile Liberty, seguite e ruota dalle città dell’entroterra come Cesena, Forlì e Faenza.

Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento sorgono infatti le prime strutture alberghiere della Riviera insieme con le “seconde case”, antesignani di quello che sarà lo sviluppo del turismo e della villeggiatura in Italia. Nel giro di pochi decenni la costa si riempie di edifici belli e ricchi di decorazioni che, in molto casi, sono giunti fino ai giorni nostri in ottime condizioni.

Da segnalare nella storia del Liberty romagnolo è la Mostra Nazionale di Belle Arti organizzata da Ferruccio Luppis nel 1909. Essa si svolse nella residenza stessa di quest’ultimo, una costruzione balneare realizzata nei primi anni del ‘900 per la propria famiglia (Tale residenza è oggi conosciuta ai più come Hotel Augustea). Per il suo essere uno stile di costruzioni private, il Liberty di Romagna oggi è di difficile rinvenimento ed è nascosto tra i tanti edifici che nel tempo sono sorti intorno alle ville del tempo.
Una rassegna quasi completa di quello che fu lo sviluppo dello stile Liberty sulla costa Romagnola si trova oggi racchiuso nel progetto Romagna Liberty, iniziativa che intende catalogare e valorizzare le costruzioni in stile della costa romagnola.

Il progetto racchiude una rassegna di quello che è stato lo sviluppo dello stile Liberty in Romagna dalle costruzioni, al design fino ai manufatti. Particolare importanza viene data alla città di Faenza, dove l’arte ceramica Liberty raggiunse il suo massimo e dove è possibile ammirare ancora rari pezzi del tempo.

La scoperta del Liberty di Romagna è quindi un viaggio nella storia dell’arte del primo novecento, ma anche un viaggio nella Costa romagnola attraverso la sua centenaria vocaizone turistica.


 

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