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Arte e Cultura

Parma 2020 – 20 motivi per visitarla

Parma 2020 è il grande cartellone che la città farnesiana mette in programma per il suo anno da Capitale Italiana della Cultura.

Cultura che si respira nelle strade, nei musei, nei teatri, nelle biblioteche ma anche nelle scuole e nelle case dei parmigiani, che hanno deciso, numerosi, di diventare ambasciatori della loro città per questo grande evento.

Caso mai ce ne fosse bisogno ecco 20 ragioni per amare e andare a visitare Parma.

  1. Il complesso della Pilotta e il Teatro Farnese
  2. Il Teatro Regio
  3. I tipi di Giambattista Bodoni
  4. L’Abbazia di Valserena
  5. La Scapiliata di Leonardo da Vinci
  6. Il Correggio e il Parmigianino
  7. Il Duomo e il Battistero
  8. La Reggia di Colorno e la scuola ALMA
  9. Giuseppe Verdi e Busseto
  10. Il Prosciutto di Parma DOP
  11. La Crociera dell’ospedale Vecchio
  12. La cucina parmigiana
  13. Il Parmigiano Reggiano DOp
  14. I Castelli del Ducato di Parma e Piacenza
  15. Bernardo Bertolucci
  16. Giovannino Guareschi
  17. Il Parco Ducale e Palazzo del Giardino
  18. Arturo Toscanini
  19. Il Culatello di zibello
  20. Il Parco Nazionale Appennino MAB – Unesco
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Arte e Cultura

Le “Città Ideali” dell’Emilia Romagna

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Arte e Cultura

Emilia Romagna Low Cost: 5 cose da fare e vedere gratis (o quasi)

Al di là dei classici itinerari turistici, l’Emilia Romagna è una terra ricca di sorprese e possibili suggestioni difficilmente descrivibili se non vissute sulla propria pelle e ammirate con i propri occhi.

Non sempre serve pagare un biglietto per ammirare tanta bellezza. A volte basta un consiglio di un amico oppure affidarsi a qualcuno che il territorio lo conosce e lo ama davvero, e non lesina certo consigli alla prima richiesta d’aiuto.

In questo caso se i soldi in tasca non sono molti e non volete proprio rinunciare a visitare la nostra regione, continuate a leggere qui sotto perchè questa mini guida secondo me fa proprio al caso vostro!

 

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Parlami di tER

[ParlamiditER #292] I Monasteri di Ravenna

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Dal primo Medioevo in poi, all’interno delle mura della città di Ravenna furono costruiti numerosi monasteri, tanto da diventare un elemento caratteristico della città.

Nel complesso, per il periodo medievale i documenti attestano circa un ventina di cenobi, ma gli edifici conservati sono meno della metà, e ciò che rimane visibile in genere è databile alle ultime fasi di vita delle comunità religiose.

Un esempio per tutti è il caso del monastero benedettino di San Vitale, i cui ambienti oggi in parte ospitano le collezioni del Museo Nazionale. Non si conosce con precisione la data di fondazione del complesso, ma sembra verosimile collocarla verso la fine del X secolo. Nel corso del tempo ebbe la protezione degli arcivescovi di Ravenna, di papi e imperatori, che ne arricchirono il patrimonio. Nonostante questo, però, già nel XIII secolo la comunità di monaci era in crisi e non riuscì più a ristabilirsi. Degli edifici più antichi rimangono solo alcuni tratti delle murature del chiostro, incorporati nei rifacimenti successivi.

Anche presso la basilica di Sant’Apollinare Nuovo fu eretto un monastero, di cui è ancora visitabile il chiostro del XVI secolo. La fondazione risale al 973, per volontà di Petrus dux et comes. Nei secoli successivi, il cenobio si arricchì grazie a numerose donazioni e concessioni di beni fondiari. Solo nel XVI secolo, ormai in decadenza, la comunità benedettina fu sostituita dai frati Minori Osservanti, detti “Zoccolanti”, che vi si trasferirono dopo la Battaglia di Ravenna del 1512.

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A questo stesso evento è legata la costruzione dell’ex monastero di Classe in città, così chiamato perché vi si trasferirono i monaci di Sant’Apollinare in Classe a seguito dei disastri della battaglia e per garantire maggiore sicurezza ai religiosi. Il complesso è probabilmente uno degli esempi meglio conservati a Ravenna ed è ora occupato dalla Biblioteca Classense.

È accessibile anche il monastero di San Nicolò, eretto nella seconda metà del XIII secolo per ospitare la comunità degli Eremiti Agostiniani. Anche in questo caso, gli edifici subirono diversi rifacimenti nel corso del tempo. Oggi le strutture conventuali ospitano il museo TAMO, uno spazio interamente dedicato all’arte musiva di Ravenna.

Infine, merita di esse menzionato il convento di San Francesco, così chiamato solo a seguito del trasferimento, nel 1261, dei frati. Inizialmente, infatti, la basilica realizzata in età tardo antica (metà V secolo d.C.) era dedicata agli Apostoli e, in seguito, a San Pietro Maggiore. Del convento si conservano i chiostri rinascimentali (da quello cinquecentesco si accede al Museo Dantesco) e vi era collegata anche la tomba di Dante, in quanto i francescani ne erano i custodi.

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Arte e Cultura

L’autunno nelle Città d’Arte dell’Emilia Romagna

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Wiki Loves

Wiki Loves Monuments in Emilia Romagna

L’Emilia Romagna a Wiki Loves Monuments ha riscosso sempre un gran successo, fin dalla prima edizione.
Dal 2012 infatti, ogni anno a settembre #InEmiliaRomagna è tempo di fotografare.

Di fatto si tratta di un concorso fotografico internazionale, ma per noi si è sempre trattato soprattutto di un innovativo progetto di valorizzazione fotografica del patrimonio in cui abbiamo creduto fin dall’inizio.
Anno dopo anno abbiamo cercato di farlo crescere sempre di più, cercando di coinvolgere anche i tanti fotografi del territorio: ogni anno la nostra partecipazione è stata da record sia per numero di enti aderenti che di foto caricate e piazzamenti/menzioni speciali, raccogliendo ogni volta tante soddisfazioni sia a livello nazionale che a livello internazionale.

Tanti riconoscimenti per il great team #InEmiliaRomagna molto bene affiatato (composto da noi, enti pubblici e privati che ci “mettiamo” i monumenti e voi che ci “mettete” le foto) che conferma, tra le altre cose, l’alta qualità degli scatti condivisi ;-).

Molte delle foto sono andate e andranno ad arricchire le numerose pagine dedicate alla nostra regione dell’enciclopedia più consultata di sempre, Wikipedia, e la cosa non può che far bene alla promozione turistica del nostro territorio, considerando che di solito si tratta della prima fonte dei viaggiatori, prima ancora che dei canali ufficiali.

Di seguito tutte le foto emiliano romagnole premiate e una semplice infografica che riassume il quadro complessivo della partecipazione regionale in tutte le edizioni italiane di Wiki Loves Monuments.

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19-7-23 Wiki Loves Monuments n° infografica

Le fotografie raccolte in Italia a partire dalla prima edizione sono oltre 100.000 e le quasi 25.000 targate #InEmiliaRomagna sono visibili su ODM – Open Data Monuments  (la nostra piattaforma di catalogazione e valorizzazione visiva delle risorse culturali e turistiche locali) e sono liberamente utilizzabili da privati cittadini ed istituzioni per promuovere e diffondere l’immagine dell’Emilia Romagna in Italia ed all’estero.

E visto che ci abbiamo preso gusto dal 2019 aderiamo anche alla versione naturalistica del concorso, ovvero Wiki Loves Earth,così da ampliare la promozione anche all’ambito del turismo outdoor in forte espansione negli ultimi anni anche #inEmiliaRomagna.

Grazie ancora a tutti coloro che partecipando, hanno condiviso il nostro progetto diventando ambasciatori del paesaggio e della cultura emiliano romagnola in giro per il mondo.

[cta url=”http://photo.aptservizi.com/#utm_source=travelemiliaromagna&utm_medium=CTA” txt=”Scopri tutte le foto emiliano romagnole che hanno partecipato alle edizioni di Wiki Loves Monuments”]

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Parlami di tER

[ParlamiditER #275] Bologna accessibile, nel verde e in città

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Hai mai pensato di visitare Bologna? Ne hai sentito parlare e ti incuriosisce? Sei già stato ma vorresti scoprire altro? Angolazionirotonde.it è la guida che fa per te.
La guida attraversa sei aree cittadine e dieci percorsi nel verde “fuori porta”, alcune attività, i mestieri e le botteghe di Bologna tracciandone ritratti racchiusi nel materiale fotografico inserito al suo interno.
Uno dei temi portanti di angolazioni rotonde è l’accessibilità motoria che, con le sue indicazioni pratiche, permette sia al turista che non ha mai visitato Bologna sia all’abitante che invece la vive quotidianamente di poterla conoscere sotto altre prospettive, come quelle connesse al viaggio in sedia a rotelle o di visitarla andando a bussare alle porte delle attività presentate.

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Il centro è una zona che alterna ai suoi portici ampi e lussuosi di marmo rosso e bianco acceso, viali alberati e piazze in cui è possibile sentire il profumo degli alberi e dei fiori o, d’inverno, lasciarsi affascinare dalla nebbia che ammanta il paesaggio e nasconde i contorni ben definiti di case, edifici, linee urbane e naturali.
Cortili sfarzosi nascosti all’interno di palazzi privati, finestre da dove si può osservare il fiume che scorre, riuscire a salire finalmente sul crescentone – il marciapiede di fronte a San Petronio, reso accessibile in questi ultimi mesi – e avere una visione a 360° di Piazza Maggiore.

Celebri sono i luoghi culturali e dei saperi. Molti illustri studiosi vissero in questa città costellata inoltre da alberi e cortili, bar con biliardini vintage che rievocano quello stile da bar che si diffuse in molte città italiane: il Bar Sport, in cui non si mangia quasi mai – come racconta lo scrittore Stefano Benni nel suo omonimo libro – e che – aggiungiamo noi – odora di vino, noccioline, quotidiani e caffè in cui desiderosi si ritrovano gli abituè.

Un attraversamento che giunge anche nelle periferie: al Pilastro e in Bolognina. Il Pilastro oggi è una zona ricca di parchi, di progetti. La Bolognina è uno dei quartieri più multietnici e vivaci di tutto il capoluogo emiliano che fu contraddistinto dalla forte concentrazione di lavoro operaio e manifatturiero alla fine dell’Ottocento.
Camminando per Bologna infatti si può osservare una gamma distinta di paesaggi; alcuni sembrano disabitati e abbandonati, altri hanno piccoli centri attorno ai quali ruota la vita, altri ancora invece sono così pieni di gente che ti lasciano la sensazione di non rimanere mai solo. Vicino alla stazione c’è il Parco del Cavaticcio – l’ex porto di Bologna – la Fondazione Cineteca di Bologna con la sua bella programmazione al Cinema Lumière, il MAMbo – il museo dell’arte contemporanea – e una via piena di palazzi adibiti a uffici – via Marconi – che termina incrociando via del Pratello, classico punto di ritrovo per aperitivi e momenti di convivialità.

La primavera e l’autunno sono le stagioni migliori per visitare la città e ripercorrere le nostre 10 proposte nel verde: oasi naturali, stradine sui Calanchi, un breve tour al Parco dei Gessi e ciclopedonali della città che si addentrano nei parchi cittadini. I percorsi sono stati personalmente mappati e si chiudono ad anello grazie alla possibilità di usufruire dei mezzi pubblici, utili inoltre per crearsi una propria escursione tutta personale. Alcuni itinerari possono essere personalizzati, c’è la possibilità di iniziare l’escursione dal punto consigliato o di iniziarla dalla seconda tappa in poi. Anche per il ritorno, l’anello si può chiudere prima della tappa conclusiva. Per ciascuna di queste esperienze viene richiesta la presenza di più accompagnatori a causa di diverse pendenze abbastanza irte e in alcuni tratti di terreno sterrato.
E siete stanchi? Basta un “clic” per la chiamata prioritaria dei taxi!


Progetto a cura di Cervelli in Azione con il supporto del CAI Bologna e Consulta Escursionismo Bologna con il contributo di: Comune di Bologna, Dipartimento Economia e Promozione della Città | Bologna Made

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Arte e Cultura

Giugno 2019 – Le mostre in Emilia Romagna

OCon giugno le scuole chiudono e si inizia a pensare alle imminenti vacanze o ferie estive: in Emilia Romagna si può cogliere l’occasione di visitare una delle tante mostre che volgono al termine.
Per un veloce break culturale in città prima del meritato riposo al mare o in montagna o perché fino ad oggi non sei riuscito a venirle a vedere…
Affrettatevi per non perderle: arte contemporanea, avanguardie russe, maestri del Cinque e Seicento, satira, design e fotografia vi aspettano!

Ecco qua la selezione delle mostre che terminano a giugno, pronti a tuffarvi nell’arte?

faenza, ravenna lenci

Mostre #InEmiliaRomagna che terminano a giugno

Fino al 3 giugno

Parma – AZ – ARTURO ZAVATTINI FOTOGRAFO: 180 fotografie in bianco e nero, rappresentative di un decennio cruciale della Storia del Novecento, gli anni ’50.

Modena – SHARON LOCKHAR: una personale che coniuga i due soggetti preferiti dell’artista americana, il lavoro e le donne.

Faenza (RA) LENCI, COLLEZIONE GIUSEPPE E GABRIELLA FERRERO: il racconto della società borghese tra gli anni ’30 e ’40 tramite la storica manifattura Lenci, sintesi tra Liberty, Decò e Novecento.

Fino al 10 giugno

Piacenza – GENOVESINO A PIACENZA: dopo la Salita al Pordenone approfitta per ammirare i dipinti che riguardano il soggiorno piacentino del pittore ligure.

Piacenza – I NUOVI GHITTONI E I DISEGNI DELLA COLLEZIONE BANCA DI PIACENZA: un omaggio alla figura di spicco dell’arte piacentina a cavallo tra Otto e Novecento voluto da Banca di Piacenza, sponsor del restauro della cupola di Santa Maria della Campagna.

Ferrara – STATI D’ANIMO. Arte e psiche tra Previati e Boccioni: emozioni e sentimenti in primo piano tra divisionismo, simbolismo e futurismo, ponendo lo spettatore al centro del quadro dell’arte italiana di fine Ottocento.

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Fino al 17 giugno

Carpi (MO) – ALBERT WATSON Fashion, portraits & landscape: approfondimento sugli ambiti di moda, ritratti e paesaggi, dopo la collaborazione del fotografo scozzese con il marchio  carpigiano della moda Blumarine tra gli anni Ottanta e Novanta.

Bologna – MEDIOEVO SVELATO Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia: un viaggio nel tempo che racconta le trasformazioni delle città e del territorio regionale, per accostarsi in modo inedito e originale al periodo tra il IV-V secolo e gli inizi del Trecento.

Ravenna – ANDANTE Alex Majoli: la condizione umana e gli elementi più oscuri della società raccontate dal fotoreporter pluripremiato a livello internazionale, noto per i suoi reportage realizzati nelle aree di conflitto.

Forlì – L’ETERNO E IL TEMPO. Tra Michelangelo e Caravaggio: il dramma e il fascino di un secolo che vide convivere la fine del Rinascimento e  l’incedere del Manierismo, per un’arte senza tempo.

Castrocaro Terme (FC) SACRO E PROFANO. Le Arti tra ‘500 e ‘600: un percorso che testimonia le contrapposizioni politiche, religiose e quindi artistiche tra Divino e Terreno nell’Europa a cavallo dei due secoli.

Fino al 24 giugno

Bologna – Meta-Morphosis di ZHANG DALI: l’arte che racconta la trasformazione storica, sociale ed economica della Cina degli ultimi trent’anni, del poliedrico artista cinese contemporaneo, street artist prima di tutto.

Il calendario completo (in continuo aggiornamento) delle mostre che si terranno in regione nel 2018.

[cta url=”https://www.travelemiliaromagna.it/mostre-2018/#piacenza” txt=”Tutte le mostre 2018 a Piacenza e provincia”]

[cta url=”https://www.travelemiliaromagna.it/mostre-2018/#parma” txt=”Tutte le mostre 2018 a Parma e provincia”]

[cta url=”https://www.travelemiliaromagna.it/mostre-2018/#reggioemilia” txt=”Tutte le mostre 2018 a Reggio Emilia e provincia”]

[cta url=”https://www.travelemiliaromagna.it/mostre-2018/#modena” txt=”Tutte le mostre 2018 a Modena e provincia”]

[cta url=”https://www.travelemiliaromagna.it/mostre-2018/#bologna” txt=”Tutte le mostre 2018 a Bologna e provincia”]

[cta url=”https://www.travelemiliaromagna.it/mostre-2018/#ferrara” txt=”Tutte le mostre 2018 a Ferrara e provincia”]

[cta url=”https://www.travelemiliaromagna.it/mostre-2018/#ravenna” txt=”Tutte le mostre 2018 a Ravenna e provincia”]

[cta url=”https://www.travelemiliaromagna.it/mostre-2018/#forli” txt=”Tutte le mostre 2018 a Forlì e provincia”]

[cta url=”https://www.travelemiliaromagna.it/mostre-2018/#rimini” txt=”Tutte le mostre 2018 a Rimini e provincia”]

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Arte e Cultura

La vera storia del Ponte di Tiberio di Rimini

Non si può certo dire che i romani fossero degli sprovveduti quando innalzavano le proprie opere murarie. Sono passati più di 2000 anni dal loro dominio e in tutta Europa sono ancora tante le tracce visibili della loro attività edificatoria che testimoniano una longevità e una accuratezza tecnica di certo molto più difficile da ritrovare nelle grandi opere contemporanee.

Secondo una lista stilata vent’anni fa (1995) dall’archeologo Vittorio Galliazzo, i ponti romani conosciuti sono circa 900, sparsi in tutte le antiche Province di quello che un tempo costituiva l’Impero. Un numero consistente, quindi, soprattutto se rapportato a una variabile non di poco conto: il trascorrere inesorabile del tempo.

Ponte di Tiberio
Ponte di Tiberio (Rimini)

Ponti per unire, ponti per celebrare ma soprattutto ponti per mettere in contatto gli uomini alla divinità. Un accostamento quest’ultimo forse esagerato, soprattutto se visto attraverso gli occhi di noi contemporanei. Ma al tempo dei romani, dovete sapere, l’arte di costruire i ponti era qualcosa di estremamente sacro, tanto da ricadere nelle prerogative del più importante sacerdote della società, quello del Pontifex Maximus.

Anche a Rimini le cose non andarono diversamente. Perfetto esempio di sintesi tra funzionalità e intento celebrativo, il ponte di Augusto e Tiberio – comunemente noto come ponte di Tiberio – vide la posa della sua prima pietra sotto il grande Augusto.
Era il 14 d.C. e la colonia di Rimini necessitava, a seguito delle Guerre Civili, di un rinnovamento infrastrutturale di tutto il centro abitato. Tra alti e bassi, i lavori proseguirono a singhiozzo per ben sette anni, concludendosi solo nel 21 d.C. sotto il principato di Tiberio, come ricorda una doppia iscrizione presente lungo i suoi parapetti.

Rimini diveniva così uno snodo fondamentale nel sistema viario dell’Italia romana. Il nuovo ponte segnava non solo l’inizio della via Emilia diretta nel cuore dell’Italia Settentrionale verso Bologna e Piacenza, ma anche della via Popilia in direzione di Ravenna e Adria. A queste si aggiungevano la via Flaminia verso Roma e la strada per Arezzo attraverso gli Appennini.

Tecnica costruttiva

Costruito interamente in pietra d’Istria, il ponte di Tiberio rappresenta uno dei più notevoli ponti romani superstiti ancora oggi. Posto sull’antico percorso del fiume Marecchia, fu realizzato quasi sicuramente a sostituzione di un passaggio già esistente.

Realizzato in stile dorico su ben cinque arcate, il suo percorso – leggermente incurvato (dicesi a schiena d’asino) – in origine doveva essere più lungo degli attuali 74 metri. Lastricato con i tradizionali basoli di trachite, aveva una larghezza di 4,80 metri ed era fiancheggiato da marciapiedi sopraelevati di ca. 30 cm e ampi ca.60 cm., ancora oggi percorribili.

Ponte di Tiberio - Pannello con iscrizione dedicatoria
Ponte di Tiberio – Pannello con iscrizione dedicatoria | Foto © riminiturismo

Simbolo della capacità tecnica e ingegneristica dei romani, sappiamo che le arcate si adagiano su massicci piloni immersi nell’acqua, sostenuti da un sistema di pali di legno isolati; una serie di speroni frangiflutti, posti obliquamente rispetto all’asse del ponte, riducono poi la forza d’urto della corrente del fiume.

Significati simbolici

Pur non riportando un ricco apparato figurativo, sulla sua struttura sono presenti simboli e immagini di potere che richiamano il ruolo di sacro svolto dall’imperatore nel collegare uomini e divinità: tempietti stilizzati, una brocchetta per le abluzioni, un piatto per le offerte, il bastone ricurvo dei sacerdoti e dei magistrati (lituo); e ancora un grande scudo e una corona di quercia.

Insieme all’arco di Augusto, il ponte costituisce uno dei simboli fondamentali del potere imperiale a Rimini, in cui gli abitanti si identificarono, riconoscendo il valore del loro principe e sposandone la politica.

Nel corso dei secoli queste due infrastrutture viarie si sono trasformate in veri e propri simboli dell’identità di Rimini, tanto da comparire a partire dall’epoca medievale nei sigilli e negli stemmi pubblici. Il Rinascimento li ha poi trasformati in veri casi di studio per architetti e ingegneri, ma anche protagonisti indiscussi delle opere di artisti e pittori di passaggio.

Scampato a terremoti e alle conseguenze di diverse guerre (si ricordano i terremoti del 1672 e del 1786, un tentativo distruzione di durante la guerra greco-gotica nel giugno del 552 d.C., un presunto tentativo d’incendio da parte di Pandolfo Malatesta nel 1528, e una quasi distruzione alla fine del Secondo Conflitto Mondiale), ancora oggi il ponte di Tiberio è un punto di sosta imprescindibile per chi si trova a raggiungere il centro storico dal vivace borgo di pescatori di San Giuliano.

Parco XXV Aprile (Rimini)
Parco XXV Aprile (Rimini) | Foto © riminiturismo

Dalla nuova “Piazza sull’Acqua” che si affacciata sull’invaso dell’antico Marecchia appare in tutta la sua bellezza, immobile e saldo alla città. Accanto il nuovo Parco Archeologico “Le pietre raccontano” conduce alla scoperta della sua lunga storia con una passeggiata pedonale a filo d’acqua che vi lascerà senza fiato.