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Cammini

La Via della Lana e della Seta

La Via della Lana e della Seta è un itinerario trekking che collega le città di Bologna e Prato attraversando l’Appennino Tosco-Emiliano. Anche se è stato inaugurato da poco, questo percorso vanta una storia secolare ed un tempo era la principale via dei commerci tra due città accomunate da un’importante storia produttiva, quella della Seta di Bologna e quella della Lana di Prato.

Via della lana e della Seta
In cammino – Ph. Via della lana e della Seta

Era lungo questo tracciato infatti che gli antichi mercanti commerciavano i loro beni e le loro eccellenze tra due parti distinte d’Italia; la Toscana, affacciata sul Mar Tirreno e lo stivale Italiano, e l’Emilia-Romagna, da sempre in contatto con il Nord Europa e, attraverso i porti adriatici, con il vicino Oriente.

La produzione della Seta a Bologna avveniva fin dal 500 d.C. grazie sia agli stretti rapporti culturali che i vicini porti dell’Adriatico intrattenevano con l’Impero Bizantino e l’Oriente, sia alla ripresa ed alla modifica da parte dei mercanti bolognesi dei filatoi a mano inventati nella città di Lucca. Nella città felisnea infatti, queste antiche macchine erano state dotate di forza motrice idraulica, cosa che aumentava la produzione, rendendola in contemporanea qualitativamente migliore.
Agli inizi del 1500 la città di Bologna era uno dei maggiori centri europei per la filatura del prezioso tessuto orientale, tanto che questo tipo di produzione rappresentava la maggior parte delle esportazioni della città.

Via della Lana e della Seta
Paesaggi – Ph. Via della Lana e della Seta

Le tracce più antiche della lavorazione della Lana a Prato risalgono invece al 1100 d.C., quando i lanaioli pratesi iniziarono ad utilizzare il vasto sistema idraulico di canali e mulini che attorniavano la città (il Cavalciotto) per i propri filatoi, specializzandosi sempre più nell’Arte Calimala, ovvero un ciclo di lavorazione della Lana che rendeva i panni più morbidi e belli.
Quando, verso la metà del Duecento, si costituirono le corporazioni artigiane, quella della lana fu senza dubbio una delle più importanti, a dimostrazione della centralità che i lanaioli pratesi avevano assunto nel XII secolo nella piccola città toscana.

Due importanti e vicini centri di produzione tessile, uniti alle potenti corporazioni cui facevano capo, non potevano rimanere indifferenti per lungo tempo, fu cosi che le due città diedero vita ad una fitta rete di commerci tessili, sfruttando e razionalizzando proprio l’antica rete viaria commerciale che attraversava gli Appennini.

Quello che oggi chiamiamo Via della Lana e della Seta non è altro che il ritrovamento e la sistemazione di questo antico tracciato viario, che ha visto fare le fortune di un intera classe sociale mercantile e che per le due città interessate porrà la basi di una prosperità economica per i secoli successivi.


Specifiche Tecniche e Servizi

Nei sui 130 km di tracciato (di cui circa 70 in Emilia-Romagna) la Via della Lana e della Seta attraversa parchi naturali e rilievi dal fascino selvaggio e inaspettato, rivelando un paesaggio fatto di piccoli borghi e affascianti panorami.

Via della Lana e della Seta
Altimetria – Ph. Via della Lana e della Seta

L’interno trekking è realizzabile in 6 o più giorni da parte di camminatori anche non esperti e famiglie. Il tracciato si sviluppa lungo sentieri CAI con segnavia bianco-rossi e con specifici cartelli che riportano il logo della Via. Si svolge su cime di media montagna e non supera mai i 1.000 metri d’altezza. Occorre esperienza, capacità di orientamento, preparazione: in caso contrario si consiglia di affidarsi a guide esperte. Il percorso è agibile tutto l’anno, è comunque necessario prestare particolare attenzione nel periodo invernale.

Regioni attraversate: Emilia-Romagna, Toscana
Tappe:

Prima tappa: Bologna – Sasso Marconi
Seconda tappa: Sasso Marconi – Grizzana Morandi
Terza tappa:  Grizzana Morandi – Castiglione dei Pepoli
Quarta tappa:  Castiglione dei Pepoli – Montepiano – Vernio
Quinta tappa:  Vernio – Montecuccoli – Vaiano
Sesta tappa:  Vaiano – Valibona – Prato

Lunghezza: 130 km ( il tratto emiliano-romagnolo corrisponde a 69 km)
Livello di difficoltà: medio

Sul sito ufficiale è possibile avere informazioni sui luoghi in cui mangiare e dormire lungo il cammino, cosi come acquistare un utile Cartoguida che fornisce informazioni tecniche specifiche per ogni tappa e rende fruibile l’itinerario anche in autonomia segnalando punti di interesse principali, punti di ristoro e pernottamento. E’ inoltre possibile richiedere via mail le tracce GPX del tracciato.


Informazioni

Via della Lana e della Seta
Telefono: 051 6758409
Mail: info@viadellalanaedellaseta.com
Per richiedere le tracce GPX del percorso:  info@viadellalanaedellaseta.com


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Natura

Le saline di Cervia e Comacchio

Niente è più utile del sole e del sale (Plinio il Vecchio)

A volte basta un pizzico di sale in più nella vita in grado di arricchire le nostre giornate e farci osservare il mondo che ci circonda con occhi diversi. Quel pizzico di sale può essere, ad esempio, la voglia di viaggiare, per raggiungere nuove mete e conoscere realtà di cui un attimo prima se ne ignorava l’esistenza.

Proprio l’Emilia Romagna si caratterizza per bellissime città d’arte, suggestivi borghi e offre paesaggi mozzafiato che vale la pena visitare. In questo mare magnum di luoghi in cui tuffarsi, si incontrano insolite location che non è facile vedere altrove.

Se ci spostiamo, ad esempio, lungo le coste dell’Adriatico, all’interno del Parco del Delta del Po, l’area compresa tra Cervia e Comacchio da più di duemila anni custodisce grandi riserve naturali legate alla produzione del sale, mete ottimali per chi è alla ricerca di esperienze molto particolari a contatto diretto con la natura, il relax e la buona cucina.

Migliaia di ettari d’acqua dolce e salmastra accolgono fenicotteri, cavalieri d’Italia, avocette e tante altre specie protette che ogni anno si fermano qui lungo il loro perpetuo migrare tra aree calde e fredde del Pianeta.

Al loro fianco si riconosce la mano dell’uomo che, con tenacia e caparbietà, nei secoli è riuscito ad addomesticare questi luoghi, disegnando grandi vasche e canali per la produzione del sale, e che oggi appaiono come enormi finestre, sospese nel nulla, in cui il cielo si riflette.


LE SALINE DI CERVIA

Sale di Cervia, Ravenna
Sale di Cervia, Ravenna | Foto © Salina di Cervia

Non si può parlare di Cervia senza far riferimento alle sue saline. Del resto la storia di quest’antico borgo marino in provincia di Ravenna ricalca appieno la confezione del sale, che ancora oggi viene qui prodotto e commercializzato.

Sarà capitato a tutti di sentir parlare almeno una volta del sale di Cervia: un sale marino integrale ma soprattutto dolce, ovvero privo di quegli elementi organolettici che conferisco quel classico retrogusto amarognolo.

Porta di accesso meridionale al grande Parco del Delta del Po, la Salina di Cervia è considerata un ambiente di elevatissimo interesse naturalistico e paesaggistico, di straordinaria bellezza e suggestione.

Certamente l’estate è il periodo migliore per visitarla quando, da luglio a settembre, le attività al suo interno profilifcano e si può assistere alla tradizionale raccolta del sale come veniva fatto un tempo.

Saline di Cervia, Ravenna | La raccolta manuale del sale
Saline di Cervia, Ravenna | La raccolta manuale del sale

Dal Centro Visite, oggi punto di incontro per gli amanti della natura e dell’avifauna, partono tour guidati rigorosamente accompagnati a piedi, in bici e in barca elettrica, per famiglie, scuole e appassionati di birdwatching e fotografia naturalistica.

Sugli argini e i dossi del bacino antistante nidificano piccole colonie di uccelli migratori (avocetta, cavalieri d’Italia, etc.) e sostano nei diversi periodi centinaia di uccelli, tra cui i caratteristici fenicotteri, ormai divenuti una sorta di mascotte per questo territorio.

Oltre agli aspetti naturalistici, si possono approfondire anche le tematiche storiche ed economiche legate alla produzione del sale, e l’impatto che quest’attività ha avuto sul territorio nel corso dei secoli.
Si può partire dalla Salina Camillone, trasformata in un interessante museo all’aria aperta per il recupero dell’attività e della cultura dei salinari; fino ad arrivare nel cuore di Cervia, ai seicenteschi Magazzini del sale, oggi sede del MUSA – Museo del Sale.


LE SALINE DI COMACCHIO

Salina di Comacchio, Ferrara
Salina di Comacchio, Ferrara | Foto © Parco Delta del Po

Estesa per oltre seicento ettari alle spalle del Lido degli Estensi in provincia di Ferrara, la Salina di Comacchio, pur conservando un impianto realizzato in età napoleonica, testimonia come tutta quest’area sia stata fin dall’Antichità produttrice di sale.

Ci troviamo nel cuore del Parco del Delta del Po, a pochi chilometri a sud dal centro medievale di Comacchio, in un ecosistema delicato in cui, per secoli, l’uomo è intervenuto nel tentativo di piegare la natura ai propri bisogni sociali e produttivi.

Nonostante sia un ambiente artificiale, realizzato appositamente per la produzione del sale, oggi, abbandonata l’attività da oltre 30 anni, è popolato da numerose specie di uccelli, alcune nidificanti e molte rare.

Fenicotteri Rosa tra le Saline di Comacchio, Ferrara
Fenicotteri Rosa tra le Saline di Comacchio, Ferrara | Foto © vanni_lazzari

La Salina è visitabile esclusivamente se accompagnati da guide specializzate e accreditate.
Nei periodi di apertura, solitamente da aprile a ottobre, sono in programma escursioni di vario tipo, durante le quali è possibile compiere piccoli esperimenti per misurare la salinità dell’acqua, osservare i microrganismi al microscopio, oltre a fare attività di birdwatching lungo percorsi attrezzati. Non mancano tour programmati per tutti i fotografi e gli amanti della natura, da compiere a piedi, in bicicletta e in trenino, ma anche percorsi didattici pensati appositamente per le scuole.

Visitare le saline di Comacchio è un’opportunità unica che va affrontata con occhi e cuore ben aperti, ma soprattutto con l’umiltà e la gioia di essere ospiti in un ambiente riconquistato dalla natura, giunto fino a noi grazie al lavoro, all’attenzione e alla ricerca di uomini e donne che da sempre se ne prendono cura con impegno e amore.

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Ecoturismo

Turismo lento in Emilia Romagna

Questo blogpost è dedicato a te.

A te che hai voglia di viaggiare a passo lento.
A te che cerchi sempre di entrare in contatto con la natura e  i suoi abitanti.
A te che ti consideri un cittadino temporaneo del luogo che visiti e non un turista mordi e fuggi.
A te che preferisci vivere il momento anziché condividerlo in tempo reale.
A te che hai una nuova consapevolezza e preferisci conoscere e approfondire piccole realtà, dedicando loro il tempo necessario, piuttosto che collezionare luoghi visti di cui vantarsi.
A te che rivivi l’esperienza vissuta ogni volta che la racconti, entusiasta, a parenti e amici.
A te che cerchi di comprendere al meglio il passato per adoperarti per un futuro migliore.

Il 2019 in Italia è l’anno dedicato al turismo lento, la tendenza che vede coinvolti un numero sempre maggiore di viaggiatori interessati ad un modo nuovo di viaggiare e di fare esperienze basato su questi 6 elementi:

–       Sostenibilità: minimizzando l’impatto sull’ambiente;

–       Autenticità: esaltando le specificità dei luoghi;

–       Lentezza: privilegiando ritmi non frenetici;

–       Contaminazione: stimolando maggiori interazioni con la comunità ospitante;

–       Emozione: coinvolgendo il turista in un’esperienza multisensoriale che lo arricchisce;

–       Rispetto: per l’ambiente e l’ecosistema ma anche per le tradizioni e le persone.

Un’ottima occasione per valorizzare i territori meno conosciuti dal turismo internazionale, rilanciandoli in chiave sostenibile, così da favorire esperienze di viaggio innovative: dai cammini alle ciclovie, dai piccoli borghi ai parchi naturali, dai prodotti enogastronomici tutelati e a km zero e alle terme.

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Fare turismo lento in Emilia Romagna significa avere la possibilità di vivere molteplici esperienze come:


Non perdere l’occasione di conoscere luoghi, memorie, conoscenze e artigianalità che fanno unico il nostro Paese: una bellezza diffusa sul territorio che nei secoli la civiltà non ha intaccato.

La tua prossima esperienza di turismo lento è in Emilia Romagna, ti aspettiamo!

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Verde e Parchi Naturali

[Emilia Romagna Parchi] Parchi Naturali della Romagna

Dopo il parco dell’Appennino Tosco-Emiliano, le Foreste Casentinesi, il Delta del Po, i parchi del bolognese e quelli dell’Emilia, concludiamo la nostra rubrica dedicata alle aree protette dell’Emilia-Romagna con i 2 parchi compresi nel territorio romagnolo.

Parco regionale Vena del Gesso Romagnola

Gli Appennini nella parte occidentale della Romagna, dalla valle del Sillaro sino a Brisighella nella valle del Lamone, sono solcate, ad una decina di chilometri dalla linea di congiunzione con la pianura, da una spettacolare dorsale grigio argentea che interrompe bruscamente i dolci profili collinari della zona, conferendo un aspetto unico al paesaggio.
L’affioramento gessoso della Vena del Gesso Romagnola, il più lungo e imponente in Italia, si sviluppa per 25 km e ha una larghezza media di un chilometro e mezzo, caratterizzando l’area con peculiari morfologie carsiche, che comprendono doline, valli cieche e numerosissime grotte, tra cui la leggendaria Grotta del Re Tiberio.
Tra i punti di interesse, la Riva di San Biagio è il baluardo gessoso più lungo: si sviluppa ininterrotta per oltre 5 km, da Borgo Rivola a Tossignano e per scoprirla è consigliabile percorrere la panoramica Strada della Lavanda, che collega la valle del Senio, poco prima di Casola Valsenio, con la valle del Santerno, presso Fontanelice.
Il Parco è attraversato da numerosi itinerari, tra cui due ciclovie e ben 4 tappe dell’Alta Via dei Parchi (14a, 15a, 16a, e 17a), che dall’Alpe di Monghidoro conducono fino a Marradi.

Albicocchi in fiore Ph. Max Costa, via parchiromagna.it

Parco interregionale Sasso Simone e Simoncello

Nel cuore del Montefeltro, al confine tra la province di Rimini e Pesaro-Urbino, sorge un parco caratterizzato da un panorama peculiare: è il Parco del Sasso Simone e Simoncello, al cui interno convivono gli affioramenti calcarei che formano i principali rilievi, e quelli a componente argillosa, che danno luogo a un dolce paesaggio collinare. Questo produce un’estrema diversificazione nella vegetazione: l’area intorno ai due Sassi, argillosa, è occupata da un bosco a dominanza di cerro, mentre sul Monte Carpegna e a est del Sasso Simone sono presenti boschi a nocciolo e acero che nella stagione autunnale si tingono delle sfumature più varie di verde e rosso; le parti elevate del Monte Carpegna ospitano invece prati da pascolo che nella tarda primavera si ricoprono dei colori delle numerose specie di orchidee presenti.
Ma il Parco nasconde anche un curioso carattere storico: al suo interno sorse infatti la Città del Sasso, una città-fortezza costruita con criteri urbanistici tardo-rinascimentali, composta da 50 case di uguali dimensioni e collegata ai castelli vicini e a Firenze. Quando il peggioramento climatico rese pressoché impossibile la vita a quote così elevate, l’idea strategico-militare venne abbandonata e la città si svuotò.
All’interno dell’area protetta sono presenti anche il Museo Naturalistico di Pennabilli e il Parco Faunistico di Pian dei Prati, che permette di conoscere dal vivo animali domestici da bassa corte, come capre e muli, e animali selvatici tenuti in libertà, come caprioli e cinghiali.
Il Parco può essere esplorato tramite 8 itinerari di trekking e 5 itinerari da percorrere a cavallo o in mountain bike. Il crinale del parco è attraversato anche dalle ultime due tappe dell’Alta Via dei Parchi, la 26a e la 27a, che dal Monte Fumaiolo conducono fino all’Eremo della Madonna del Faggio.

Ph. via parcosimone.it
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Verde e Parchi Naturali

Parchi Naturali dell’Emilia

Dopo il Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano, le Foreste Casentinesi, il Delta del Po e i parchi del bolognese, prosegue la nostra rubrica dedicata alle aree protette dell’Emilia-Romagna con i 7 parchi regionali racchiusi nel territorio emiliano, da Piacenza a Modena.

Parco regionale del Frignano

Il Parco Alto Appennino Modenese, conosciuto anche come Parco del Frignano, tutela l’intero crinale appenninico modenese, un territorio di oltre 15mila ettari che va dai 500 metri s.l.m. ai 2.165 del Monte Cimone, la vetta più alta dell’Appennino settentrionale.
Un ambiente estremamente variegato dal punto di vista naturalistico, in cui i querceti e castagneti delle quote più basse lasciano il posto a faggete e conifere e, ancora più in alto, a brughiere di mirtillo e vaste praterie che arrivano fin quasi alle vette, sulle quali volteggia l’aquila reale.
Tra i numerosi laghi presenti, il lago di Pratignano è una torbiera, uno tra i biotopi di maggior valore della regione per rarità e peculiarità. La grande ricchezza di acque, inoltre, crea torrenti che formano scenografiche cascate.
Dal punto di vista socio-culturale, il ricco patrimonio storico locale ha lasciato in eredità ponti a schiena d’asino, vecchi metati nei castagneti, edicole votive, oratori, chiese e case in pietra nei borghi montani.
L’area protetta offre un’ampia rete sentieristica con percorsi perfetti per gli amanti della mountain bike e del trekking, mentre chi desidera praticare equitazione può percorrere l’Ippovia dell’Appennino.

Panorama Libro Aperto Ph. Matteo Palmieri, via Flick

Parco regionale Boschi di Carrega

Il Parco dei Boschi di Carrega, primo parco regionale istituito nel 1982, si estende sui terrazzi fluviali tra il fiume Taro ed il torrente Baganza, in un paesaggio raffinato ed elegante caratterizzato da ampi boschi con laghetti, prati, siepi e campi coltivati.
La bellezza dei luoghi ha da sempre affascinato la nobiltà parmense, che ha storicamente eletto queste colline a luogo di svago e villeggiatura. Sin dall’epoca medievale, infatti, le foreste della zona (appartenute nel corso dei secoli ai Sanvitale, ai Farnese e ai Borbone) furono destinate all’attività venatoria.
Simbolo dell’area, composta da querceti, castagneti e una particolare faggeta a bassa quota di impianto ottocentesco, sono i branchi di caprioli che vi abitano in buon numero.
Nel cuore dell’area protetta, in parte nascosto dalla rigogliosa vegetazione del parco all’inglese progettato da Barvitius, sorge il Casino dei Boschi, una delle più splendide dimore dell’intera regione.
Il parco è percorso da 10 semplici itinerari da fare a piedi e da 2 itinerari adatti alle biciclette.

Faggio Boschi di Carrega Ph. Sara Soliani, via parchidelducato.it

Parco regionale Sassi di Roccamalatina

Sulle colline del Medio Appennino Modenese, sul versante destro della valle del fiume Panaro, sorge il Parco dei Sassi di Roccamalatina, un territorio di 2.300 ettari composto da antichi castagneti, boschi e coltivi, nel cui centro svettano le spettacolari guglie di arenaria, a dominare un paesaggio punteggiato di borghi e torri medievali.
Un’ampia biodiversità di habitat concentrata in poco spazio, permette la presenza di una flora variegata e di numerose specie faunistiche: scoiattolo, moscardino, volpe, capriolo e daino si muovono al riparo dei boschi, mentre nei cieli volano rapaci come il falco pellegrino, che ha eletto questo parco come storico luogo di nidificazione.
Tra le emergenze storico-architettoniche più significativa troviamo l’antica Pieve di Trebbio, ma notevoli sono anche le numerose case-torri e le torri rondonaie.
Oltre 100 chilometri di sentieri suddivisi in 9 itinerari rendono fruibile il parco ai visitatori a piedi, a cavallo o in bici.

Sassi di Roccamalatina Ph. Pagarau, via wikipedia

Parco regionale Stirone e Piacenziano

Il Parco, istituito nel 2011 dall’unione del Parco regionale dello Stirone e della Riserva naturale geologica del Piacenziano, si sviluppa per 14 km lungo la valle del fiume Stirone, tra le province di Parma e Piacenza.
Il tesoro più grande che il parco custodisce sono i fossili, soprattutto di molluschi e gasteropodi marini, dell’era Terziaria e Quaternaria, portati alla luce da processi erosivi (dovuti in parte anche alle attività estrattive legate alla realizzazione dell’Autostrada del Sole negli anni Cinquanta). Tali ritrovamenti hanno reso l’area nota al mondo scientifico internazionale: grazie a questi fossili è stato infatti possibile ricostruire importanti fasi dell’orogenesi appenninica.
Un Parco che si può percorrere in tanti modi diversi, con 3 percorsi accessibili, 11 sentieri e 1 ciclovia;
per gli appassionati di paleontologia e geologia, ma non solo, di particolare interesse sono gli itinerari dell’Area Piacenziano, percorsi che permettono di scoprire dal vivo un pezzo dell’evoluzione del mondo: il cosiddetto “Piano Piacenziano”, il periodo compreso tra 2,5 e 3,5 milioni di anni fa.

Stirone, via parchidelducato.it

Parco regionale Taro

Il Parco fluviale del Taro si estende nella provincia di Parma lungo il corso del fiume Taro, dalla via Emilia sino a Fornovo: un corridoio naturale in cui convivono luoghi ad elevata naturalità, aree agricole e altre profondamente modificate dall’uomo.
Gli uccelli sono senza dubbio l’elemento faunistico di maggiore interesse del luogo: qui sono state infatti osservate oltre 270 specie, anche rare o di comparsa irregolare, caratteristica che è valsa al parco il riconoscimento di Zona di Protezione Speciale a livello europeo.
Di notevole importanza è anche il patrimonio storico della zona, in buona parte legato a una delle principali strade romee medievali, la via Francigena che, proveniente da oltralpe, risaliva la valle del Taro sino al passo della Cisa. Sempre al periodo medievale risale la Corte di Giarola, un magnifico complesso rurale fortificato che oggi ospita la sede del parco, nonché due tra i Musei del Cibo della provincia di Parma: il Museo del Pomodoro e il Museo della Pasta.
Lungo i 20 Km di fiume ai snodano 10 sentieri attrezzati e 1 ciclovia che permettono di scoprire il territorio e le sue peculiarità.

Tramonto sul Taro, via parchidelducato.it

Parco regionale Trebbia

Il parco fluviale del Trebbia, in provincia di Piacenza, tutela una trentina di km del basso corso del fiume omonimo, da Rivergaro sino alla confluenza nel Po. Il fiume Trebbia risulta essere uno dei principali affluenti del Grande Fiume che tutt’ora conserva buone caratteristiche di naturalità; la zona è infatti ricca di eterogeneità sia ambientale che geomorfologica. Il paesaggio è dominato dalle ampie zone di greto del Trebbia, di notevole importanza per l’avifauna migratoria, e dai terrazzi fluviali dove prati e arbusti si alternano a colture agricole tradizionali e zone estrattive.
5 brevi percorsi tematici permettono di osservare gli ambienti più caratteristici dell’area protetta, oltre a una ciclovia e alla 16ima tappa della Via Francigena, che va da Orio Litta a Piacenza.

Greto del Trebbia Ph. R. Ziliani via parchidelducato.it

Parco dei Cento Laghi

Il parco regionale Valli del Cedra e del Parma, meglio noto come Parco dei Cento Laghi, tutela una porzione dell’Appennino parmense orientale che comprende l’alta valle del torrente Cedra, la selvaggia testata del torrente Bratica e la porzione inferiore dell’alta Val Parma: un’accogliente “terra di mezzo” tra la pianura parmense e le vette del crinale del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.
La presenza di diverse fasce altimetriche garantisce una notevole varietà di ambienti e un elevato grado di biodiversità: lungo i rilievi della dorsale appenninica, tra i quali emerge il monte Sillara (1.859 m), spettacolari pareti rocciose sorvolate dall’aquila reale si alternano a versanti più dolci, rivestiti da brughiere a mirtillo e praterie.
Il territorio custodisce inoltre numerose testimonianze delle ultime due glaciazioni, con specchi d’acqua e torbiere sul fondo di conche e circhi glaciali.
Tante sono le opportunità per scoprire a piedi il parco: 8 percorsi adatti a tutti, altri 8 perfetti per gli escursionisti più esigenti ed allenati, oltre alla seconda tappa dell’Alta Via dei Parchi, la lunga tappa che percorre l’intero “Crinale dei Laghi” da Lago Santo Parmense a Prato Spilla.

Lago Verde, via parchidelducato.it
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Verde e Parchi Naturali

[Emilia Romagna Parchi] Parchi Naturali di Bologna e provincia

Prosegue la nostra rubrica sui parchi naturali dell’Emilia-Romagna; oggi andiamo alla scoperta dei parchi naturali del bolognese, dai primi colli fino alle cime dell’Appennino.

Parco regionale Abbazia di Monteveglio

Dominata dalla millenaria Abbazia di Monteveglio, l’omonimo Parco regionale alle porte di Bologna tutela la porzione più significativa della Valle del Samoggia ed è composto da un susseguirsi di rilievi boscosi, piccole valli e grigi calanchi.
Il territorio è percorribile attraverso una strutturata rete di percorsi: 3 Sentieri Natura e 6 Itinerari.
I Sentieri Natura sono percorsi tematici dedicati alla scoperta di ambienti o aspetti di particolare valore e significato nel contesto territoriale nel quale sono inseriti. Gli Itinerari sono invece percorsi escursionistici che si sviluppano nei vari settori dell’area protetta, spesso ripercorrendo tratti significativi della viabilità storica del territorio.
L’area è attraversata anche dalla Ciclovia di Monteveglio, un itinerario di collina con qualche dislivello tutto su strade asfaltate, che parte da Bazzano e conduce all’Abbazia di Monteveglio.

Abbazia di Monteveglio

Parco regionale Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa

Sulle prime pendici della collina bolognese c’è un parco che tutela un paesaggio davvero peculiare: nella valle del torrente Idice, le dolci colline di Ozzano sono interrotte dai crinali tormentati dei Calanchi dell’Abbadessa, affioramenti gessosi che hanno dato vita a un complesso carsico tra i più importanti e studiati d’Europa.
Un’area protetta di 5.000 ettari che racchiude forme erosive spettacolari e un complesso sistema di grotte, tra cui la Grotta della Spipola, visitabile con l’accompagnamento di personale specializzato.
Per scoprire il territorio a piedi sono presenti numerosi percorsi immersi nel silenzio delle colline e accomunati da un livello di difficoltà mai eccessivo: 1 Sentiero Natura e 5 Itinerari, oltre alla Ciclovia dei Gessi di Gaibola.

Gessi Bolognesi Ph. @paPisc via Flickr

Parco regionale Corno alle Scale

Il Parco regionale Corno alle Scale è composto da 5.000 ettari che racchiudono i maestosi rilievi da cui hanno origine le valli dei torrenti Dardagna e Silla. Il cuore del parco è la cima più alta dell’Appennino bolognese, il Corno alle Scale, un massiccio che sfiora i duemila metri (1944 m) segnato fino in vetta da strati di arenaria (da cui deriva il nome “Scale”), che assomigliano al profilo di un libro appoggiato sopra i sottostanti boschi di faggio. Attorno ad esso, le altre vette del Monte La Nuda (1828 m) e del Monte Gennaio (1812 m).
Praterie in quota ricche di mirtilli, vallate solitarie dedicate al pascolo, piccoli paesi che emergono dal bosco, santuari, torrenti cristallini e scenografiche cascate sono alcuni dei panorami che si possono ammirare.
Il territorio è percorso da 17 itinerari percorribili a piedi, oltre che dalla 10^ tappa dell’Alta Via dei Parchi.

Cascate del Dardagna
Cascate del Dardagna Ph. @CarminedeSimone

Parco regionale Laghi Suviana e Brasimone

Nel settore centrale della montagna bolognese, intorno ai due ampi bacini di Suviana e Brasimone, realizzati a partire dai primi del Novecento a scopo idroelettrico, è racchiuso un territorio ricco di boschi di querce, faggi e conifere, dove la diminuita presenza umana ha favorito l’incremento della fauna selvatica, tra cui spiccano per importanza i cervi, di cui, specialmente tra settembre e ottobre, è facile sentire i bramiti.
130 chilometri di sentieri rendono percorribile il parco agli appassionai di trekking di tutti i livelli di allenamento, dalle facili passeggiate semi pianeggianti alle quasi scalate sul Monte Calvi: 5 itinerari tra laghi e boschi, percorribili anche in mountain-bike, e 3 tappe (11^, 12^, 13^) dell’Alta Via dei Parchi, il tratto che dal Rifugio di Monte Cavallo porta fino all’Alpe di Monghidoro.

Lago di Suviana Ph. @deblu68 via wikipedia

Parco regionale storico Monte Sole

Il Parco regionale storico Monte Sole si estende su un’area di 6.300 ettari compresa tra il fiume Reno e il torrente Setta ed estesa sul territorio dei Comuni di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi, dove il noto pittore Giorgio Morandi villeggiava e oggi resa nuovamente celebre per la sua peculiare Rocchetta Mattei.
Si tratta di una piccola dorsale appenninica, composta dai monti Pezza, Salvaro, Termine e Sole, che si eleva fino a 826 metri sul livello del mare e che durante la II Guerra Mondiale rappresentava la linea del fronte.
Il Parco, oltre che per le straordinarie bellezze naturalistiche e la ricchezza faunistica, si caratterizza infatti per la sua valenza storica: proprio questi luoghi furono testimoni di una delle pagine più tragiche della Guerra di Liberazione dal nazifascismo,  quando, il 29 settembre 1944, i reparti tedeschi trucidarono 770 persone inermi.
Per questo motivo, ricordare alle future generazioni quegli avvenimenti drammatici, è nato il Parco Storico, unico esempio in Italia.
Nel territorio del Parco sono stati individuati alcuni itinerari tematici: Etrusco, del Memoriale, Morandiano, per citarne alcuni. Il territorio è percorso inoltre dalla Ciclovia della Memoria e dall’itinerario faunistico “Sulle orme del lupo“.

Daini a Monte Sole P.h @lpvva1 via Flickr
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Parlami di tER

[ParlamiditER #227] Il Delta del Po con Pixcube.it

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da donne e uomini che son nati, vivono o semplicemente si sono innamorati di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Seducente e suggestivo come pochi altri luoghi al mondo: questo è il Parco del Delta del Po. Sono le particolarità ambientali e paesaggistiche che contraddistinguono e differenziano il Parco, ove il denominatore comune è l’acqua, che ha determinato l’origine di splendidi ambienti naturali. E dall’acqua, si sono sviluppate nei secoli tutte le attività dell’uomo legate alla pesca, all’agricoltura, alla tradizione, alla cultura, all’arte. I luoghi in cui il mare e il fiume entrano nella terra, penetrano nelle lagune e il fiume infine si fonde con l’infinito azzurro.

 

Pixcube.it vi porta con i suoi esperti fotografi a vivere e fotografare il territorio nelle ore più suggestive del giorno e della sera, quando le luci toccano il panorama delle sue Valli.

Le Valli di Comacchio sono aree ancora dedicate alla pesca, storicamente formate in seguito all’estinzione del ramo principale del fiume Po, in cui viene immessa acqua salata dal mare o dolce dal fiume. In queste foto documentiamo la pesca all’anguilla alla stazione foce, un punto d’ingresso da cui si può tramite percorsi organizzare visitarne i valloni. Prodotti che vengono poi marinati secondo tradizioni centenarie che ne permettono la conservazione per tutto l’anno.

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In questo reportage ci concentriamo sull’area di foce, dove possiamo raccontare l’ambiente tipico della pesca dell’anguilla. L’attività avviene attorno al manufatto a forma di imbuto , chiamato il “lavoriero”. Costruito partendo da canne palustri , attraverso l’uso sapiente dei pescatori di reti e strumenti tipici , si creavano degli sbarramenti alle anguille, che non potendo dirigersi verso il richiamo del mare, grazie alle aperture e chiusure dei canali vengono catturate e separate dall’altro pescato per poi essere dirette alla fabbrica dei marinati.

Trasportate alla marinatura, altre immagini ne descrivono la preparazione, tra cui il taglio e cottura negli appositi forni , prima del loro iscatolamento per la vendita finale al consumatore.

Per vivere da vicino questa avventura e fotografare le fasi salienti Pixcube.it ti offre diversi itinerari fotografici direttamente a contatto con i pescatori e con un itinerario fotografico nell’area protetta.