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Arte e Cultura

Parma 2020 – 20 motivi per visitarla

Parma 2020 è il grande cartellone che la città farnesiana mette in programma per il suo anno da Capitale Italiana della Cultura.

Cultura che si respira nelle strade, nei musei, nei teatri, nelle biblioteche ma anche nelle scuole e nelle case dei parmigiani, che hanno deciso, numerosi, di diventare ambasciatori della loro città per questo grande evento.

Caso mai ce ne fosse bisogno ecco 20 ragioni per amare e andare a visitare Parma.

  1. Il complesso della Pilotta e il Teatro Farnese
  2. Il Teatro Regio
  3. I tipi di Giambattista Bodoni
  4. L’Abbazia di Valserena
  5. La Scapiliata di Leonardo da Vinci
  6. Il Correggio e il Parmigianino
  7. Il Duomo e il Battistero
  8. La Reggia di Colorno e la scuola ALMA
  9. Giuseppe Verdi e Busseto
  10. Il Prosciutto di Parma DOP
  11. La Crociera dell’ospedale Vecchio
  12. La cucina parmigiana
  13. Il Parmigiano Reggiano DOp
  14. I Castelli del Ducato di Parma e Piacenza
  15. Bernardo Bertolucci
  16. Giovannino Guareschi
  17. Il Parco Ducale e Palazzo del Giardino
  18. Arturo Toscanini
  19. Il Culatello di zibello
  20. Il Parco Nazionale Appennino MAB – Unesco
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Food Valley

Storia e ricetta del Tortellino, il re del Natale (ma non solo)

Se chiedete tra Bologna e Modena quale sia il piatto preferito dai bambini da 0 a 99 anni, con buona probabilità riceverete un 100% di risposte concordanti: i tortellini in brodo! Non solo per il loro gusto unico, ma anche per il sapore di casa e di famiglia che portano con loro.

Tradizione vuole che i tortellini non possano mancare quando tutta la famiglia è raccolta attorno al tavolo a Natale, e la preparazione stessa dei tortellini richiede la collaborazione di tutto il parentado: c’è chi tira la sfoglia, chi la taglia a piccoli riquadri, chi mette la nocciolina di ripieno sul quadrato e chi lo chiude con abilità, facendolo girare attorno al dito mignolo. Una piccola “catena di montaggio” familiare, un momento magico che fa pregustare l’atmosfera natalizia in arrivo, unisce gli animi e appiana i piccoli dissapori.

La storia

Ma dove e quando è nato il tortellino? E qual è la sua storia?
In realtà le origini del tortellino non sono chiare e la sua nascita si confonde con la leggenda.

Innanzitutto il luogo: Bologna e Modena si sono contese per secoli “l’invenzione” del tortellino, finché la disputa fu chiusa, in tempi relativamente recenti, alla fine dell’800, con un accordo tra intelligenti buongustai*: grazie all’arguzia di Giuseppe Ceri, venne concordato che il luogo di nascita ufficiale del tortellino fosse Castelfranco Emilia, un paese che sorge lungo la Via Emilia proprio a metà strada tra Bologna e Modena. E proprio qui si svolge infatti ogni anno, nella seconda settimana di settembre, la Sagra del Tortellino tradizionale, organizzata dall’Associazione La San Nicola.

Sempre grazie a Giuseppe Ceri nacque la leggenda sull’origine del tortellino: egli parodiando la Secchia Rapita (il poema eroicomico scritto dal Tassoni nel 1614), completò la storia immaginando che Marte, Bacco e Venere fossero giunti in una locanda di Castelfranco, per dar manforte ai modenesi. Marte e Bacco di buon ora si alzarono mentre Venere rimase a letto. Svegliatasi e trovandosi sola si attaccò al campanello per chiamare l’oste, che giunto, trafelato, trovò la dea tutta discinta. Colpito dalla bellezza del divino ombelico, scese in cucina, prese una sfoglia fresca e “l’arte di fare il tortellino apprese.”*

Dopo Ceri, altri ricamarono sulla leggenda del tortellino, calandola su persone e su fatti ben più terreni, e addirittura individuando la locanda dove ciò sarebbe successo.

Di certo c’è solo che le sue origini risalgono sicuramente al Medioevo: in una pergamena datata 1112 si legge infatti “Tertia pars turtellorum monachorum est” (la terza parte dei tortelli spetta ai monaci), mentre da una bolla di Papa Alessandro III del 1169 apprendiamo che una chiesa doveva assegnare “duas partes turtellorum”.
Dopo questi primi due riferimenti, i “tortelli” vengono citati più volte in documenti dal 1200 in poi, tanto che nel Trecento e nel Quattrocento i “torteletti” – i diretti antenati del tortellino – erano abbastanza diffusi, almeno tra la fascia più ricca della popolazione, seppure la loro ricetta fosse ancora lontana da quella attuale.

Per trovare nei documenti il vero e proprio termine “tortellini” arriviamo al 1708, quando il menù del pranzo natalizio dei monaci di San Michele in Bosco riporta una “minestra di tortellini”.
Proprio al ‘700 risale inoltre l’inserimento tra gli ingredienti del ripieno del tortellino il midollo di bue. Prima di storcere il naso sappiate che questa ricetta di Alberto Alvisi, cuoco del vescovo di Imola, ebbe talmente tanta fortuna che nel tortellino per tutto l’800 e nella prima metà del ‘900 il midollo era quasi d’obbligo.

Per l’inserimento nel ripieno della mortadella dobbiamo invece aspettare il 1800.
La ricetta del ripieno che nel 1891 Pellegrino Artusi propone nel suo manuale “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” è composta da 30 grammi di prosciutto crudo, 20 grammi di mortadella, 60 grammi di midollo di bue, 60 grammi di parmigiano, un uovo e odore di noce moscata.

Pochi sono al giorno d’oggi quelli che usano il midollo di bue nel ripieno, a riprova del fatto che la cucina segue i gusti della sua epoca, oltre al fatto che ogni famiglia ha la propria variante della ricetta, che custodisce e tramanda di generazione in generazione.
Ma se dovessimo ad oggi trovare la ricetta ufficiale, quale sarebbe?

La ricetta

Noi – per non far torto a nessuno – vi proponiamo quella depositata dalla Dotta Confraternita del Tortellino presso la Camera di Commercio di Bologna (qui la pergamena ufficiale)

Preparazione per circa 1.000 Tortellini

Ingredienti
pasta fresca gialla preparata con 3 uova e 3 etti di farina;
per il ripieno: 300 gr. di lombo di maiale rosolato al burro, 300 gr. di prosciutto crudo, 300 gr. di vera Mortadella di Bologna, 400 gr. di formaggio Parmigiano-Reggiano, 3 uova, 1 noce moscata.
per il brodo: 1 kg di carne di manzo (doppione); 1/2 gallina ruspante; sedano, carota, cipolla, sale

Procedimento
Preparare il ripieno dei tortellini macinando molto finemente la carne e incorporarvi le uova, il Parmigiano, la noce moscata. Il composto così preparato va lasciato riposare almeno 12 ore in frigorifero.

Preparare il brodo mettendo la carne e la mezza gallina in una pentola con 4 litri d’acqua fredda e portarla ad ebollizione, quindi togliere con la schiumarola la schiuma formatasi sull’acqua, aggiungere le verdure, aggiustare di sale e fare bollire molto lentamente per almeno 3 ore.

Preparare i tortellini stendendo la pasta sul tagliere di legno con il matterello fino a renderla molto sottile, tagliare dei quadretti di circa 3 centimetri di lato, al centro di ogni quadratino collocarvi una noce di ripieno, quindi piegare la pasta a triangolo facendo combaciare i lati, piegare il triangolo così ottenuto girandolo attorno al dito e sovrapponendo i due angoli opposti, premere il tortellino in modo che la pasta si attacchi saldamente e il tortellino rimanga in forma. Man mano che saranno pronti riporli su un ripiano.

Scolare il brodo dalla carne e portarlo di nuovo ad ebollizione, poi tuffarvi i tortellini piano piano e lasciarli cuocere a fuoco medio per almeno 3/4 minuti, prima di servire caldissimi con abbondante Parmigiano grattugiato al momento.*

Tortellini in brodo Ph. @lalunasulcucchiaio via Instagram
Tortellini in brodo Ph. @lalunasulcucchiaio via Instagram

* Ringraziamo la Dotta Confraternita del Tortellino per le informazioni, tutto ciò che nel testo è in corsivo è tratto dal sito confraternitadeltortellino.it

 

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Parlami di tER

[ParlamiditER #289] Il pesce fa festa, sagra gastronomica d’autunno a Cesenatico

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra, sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


L’autunno al mare non è mai stato così divertente e gustoso! Cesenatico, borgo marinaro tra i più amati e conosciuti della riviera, festeggia il suo amore per l’arte della pesca, con una sagra dedicata a tutti gli amanti della Romagna, del mare e della buona tavola: Il pesce fa festa.

Ogni anno tra fine ottobre e inizio novembre per le vie e piazze del centro cittadino chef stellati, volontari e membri delle associazioni pescatori e delle associazioni dei ristoratori cucinano il pesce dell’Adriatico in mille varianti appetitose.

Il prossimo appuntamento?

Dal 31 ottobre al 3 novembre 2019!

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Che cosa si potrà mangiare a “Il Pesce fa Festa”?

Certamente i piatti della tradizione come alici marinate, passatelli in brodo di pesce, monfettini alle seppie, fritto misto dell’adriatico, grigliata di pesce, cozze e vongole in guazzetto!…e tante altre proposte…

Nella zona del Mercato Ittico, a ridosso del Porto Canale leonardesco di Cesenatico, verrà allestita una grande tensostruttura dove i cuochi della Cooperativa Casa del Pescatore faranno degustare antipasti di cozze e vongole, ottimi primi e l’immancabile “rustida”.

Mazzole, canocchie, triglie, acciughe, sgombri, moletti saranno alcuni dei protagonisti che chiunque potrà vedere dal vivo presso la Pescheria Comunale aperta per l’occasione anche nel week end.

Durante i giorni della sagra, avrà luogo anche una grande mostra mercato di prodotti alimentari, artigianato, modernariato, collezionismo, giochi per bambini e tanto altro.

Non mancare!

Tutti gli aggiornamenti sull’evento seguendo la pagina Facebook di VisitCesenatico.

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Parlami di tER

[Parlami di TER #287] Sagra della Cantarella a Gatteo Mare

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra, sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Quando l’estate sta per finire le vie di Gatteo Mare si riempiono del profumo unico e magico delle cantarelle (‘cantarèli’ in dialetto romagnolo), un antico dolce della nostra tradizione, povero all’origine. Un sapore antico, che con il vin brulè e le caldarroste ci ricorda l’infanzia e momenti felici vissuti in famiglia…

La Cantarèla ha origini lontane e ci riporta indietro nel tempo quando, durante le veglie in casa o nella stalla, le azdore romagnole preparavano un impasto di farina, acqua, un pizzico di bicarbonato e sale; ci si poteva aggiungere in parte anche la farina di granoturco “e’ remal”. Il tutto veniva miscelato in modo che rimanesse abbastanza liquido. Quindi si rovesciava a cucchiaiate un po’ alla volta sulla stufa e si cuocevano dei piccoli dischi. E per rendere saporito il composto si condiva con la “saba” ricavata dal mosto, “e’ savour”, marmellata speciale, oppure semplicemente con zucchero e olio di frantoio.

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Negli anni le varianti nella preparazione, nella farcitura e nell’accompagnamento si sono moltiplicate ma gli ingredienti base restano più o meno gli stessi:

  • 500 ml di acqua
  • 250 g di farina gialla
  • 250 g di farina bianca
  • 3 cucchiai di olio e.v.o.
  • 1 pizzico di sale
  • un pizzico di bicarbonato
  • zucchero semolato q.b.

Ogni anno, l’ultimo week-end di settembre e il primo di ottobre, Gatteo Mare celebra questo dolce tipico con la ‘Sagra della Cantarella’ un’occasione unica per rilassarsi e divertirsi in compagnia, bevendo e mangiando cose semplici e genuine come le rane in umido, le seppie con i piselli, i sardoncini, il tutto condito con del buon vino e della buona musica. E, ovviamente, la regina della festa è proprio la Cantarèla, mangiata semplice oppure con la Nutella per i più golosi.
In piazza della Libertà, nel cuore del paese, il ricco programma offre divertimento per tutte le età: spettacoli comici, intrattenimento per i più piccoli, concerti, pesca di beneficenza, mostre d’arte… insomma ce n’è veramente per tutti i gusti!

Per non perdere nessuna edizione tenetevi aggiornati sull’evento seguendo anche la pagina Facebook dedicata.

L’evento è organizzato dall’associazione Uniti per Gatteo, dal centro ricreativo culturale Giulio Cesare di Gatteo Mare con la collaborazione dell’associazione Telemaco di Gatteo e il patrocinio del comune di Gatteo.

 

 

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A spasso per l’Emilia-Romagna

Viaggi in autunno – cosa fare in Emilia

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Viaggi in autunno – cosa fare a Bologna

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Viaggi in autunno – cosa fare in Romagna

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Le Sagre di Ottobre in Emilia-Romagna

L’autunno è ormai inoltrato e durante i prossimi weekend, con le giornate che si accorciano e le temperature che pian piano scendono, non c’è niente di meglio che una gita mangereccia fuori porta, alla ricerca dei migliori prodotti tipici dell’Emilia-Romagna (la Regione che, ricordiamo, vanta il maggior numero di prodotti DOP e IGP d’Italia).
Ecco una selezione dei festival gastronomici di ottobre da non perdere..e ce n’è per tutti i gusti!


Fiera del Tartufo Bianco Pregiato di Sant’Agata Feltria (RN)

Tutte le domeniche di ottobre (6 – 13 – 20 – 27 ottobre 2019) per le strade e i vicoli di questo pittoresco borgo nascosto tra i colli di Rimini c’è la Fiera dedicata al prezioso tubero locale, o -come vene definito da Pico nel 1788- il Tuber Magnatum, il tubero dei magnati, dei ricchi signori. Ecco il programma completo delle iniziative, tra spettacoli itineranti, gare e premiazioni.


Festa dei Frutti Dimenticati e del Marrone di Casola Valsenio (RA)

Nei due weekend centrali del mese di ottobre torna per le vie di Casola Valsenio, delizioso borgo in provincia di Ravenna, l’appuntamento con il mercato dei prodotti locali autunnali e dei frutti antichi. Un programma tutto dedicato alla vita rurale di un tempo, per riscoprire le tradizioni contadine locali tra degustazioni guidate, mostre e laboratori.


Sagra della Castagna di Montefiore Conca (RN)

Come da tradizione le domeniche di ottobre a Montefiore Conca, la capitale medioevale della Valle del Conca nonché uno dei paesi dei Malatesta più affascinanti e meglio conservati, sono dedicate al frutto per eccellenza dell’autunno: la castagna. La Sagra della Castagna torna ogni anno con stand gastronomici, mercatini e la possibilità di visitare la rocca con orario continuato dalle 10.30 alle 21.00, con visite guidate nel pomeriggio.

montefioreconca
Ph. @montefioreconca

Tartufesta dell’Appennino Bolognese

La Tartufesta è la tradizionale manifestazione che nei fine settimana di ottobre e novembre anima i comuni dell’Appennino bolognese con mercatini, menù a tema e tante iniziative incentrate sul Tartufo bianco pregiato dei Colli bolognesi. Un modo divertente per passare una giornata tra i profumi e i sapori indimenticabili della tradizione enogastronomica del territorio.

Tartufesta, Sasso Marconi ph. @bomberventuri
Ph. @bomberventuri

La Bonissima a Modena

Da venerdì 18 a domenica 20 ottobre 2019 la Piazza Grande di Modena accoglie il mercato di alta gastronomia La Bonissima, che riunisce una trentina di produttori del territorio. Come ogni anno gli amanti della buona cucina possono trovare e scoprire prodotti esclusivi, acquistandoli direttamente dai produttori, ma anche degustare specialità tipiche preparate sul momento, come gnocco fritto, ciacci di castagne, tigelle, borlenghi e altro ancora.


‘Ste Sroden a Fanano (MO)

Domenica 13 ottobre 2019 a Fanano torna il tradizionale appuntamento con ‘Ste Sroden, Questo autunno. Per l’occasione questo delizioso borgo sull’Appennino di Modena si veste d’autunno e, in una magica atmosfera di foglie, castagne e colori autunnali, vengono allestiti stand a cura dei ristoratori locali che servono specialità stagionali a base di funghi, castagne, zucca e tanto altro, dal primo al dolce.


Pan Cot e Cumpandegh a Sestola (MO)

Rimanendo sull’Appennino di Modena, domenica 20 Ottobre 2019 l’appuntamento è con Pan Cot e Cumpandegh, una festa che unisce la gastronomia alla tradizione.
Obiettivo della manifestazione è la riscoperta di vecchie ricette e sapori di una volta lungo le vie del paese, dove gli stand allestiti prepareranno piatti a base di farina di castagne, funghi e altri prodotti locali.
Un modo per scoprire la cultura montanara locale, degustandone i piatti tipici!

Tigelle, Pancot e cumpanadegh, ph, Comune di Sestola
Ph. Comune di Sestola

Giovinbacco in Piazza a Ravenna

“GiovinBacco. Sangiovese in Festa” è la più grande manifestazione enologica del Sangiovese e degli altri vini romagnoli. 3 giorni, da venerdì 25 a domenica 27 ottobre 2019, nel cuore di Ravenna (Piazza del Popolo, Piazza Kennedy e altri luoghi del centro città) dedicati al buon vino e del buon cibo di Romagna.

Ph. @Ravennanotizie
Ph. @Ravennanotizie

Il Pesce fa Festa a Cesenatico

Da giovedì 31 ottobre a domenica 3 novembre 2019 lungo il porto canale, nelle piazze e nelle vie del centro storico di Cesenatico sarà un trionfo di profumi e sapori tra grigliate di pesce, fritture e piatti della tradizione marinara: torna come ogni anno la festa dedicata al prodotto principe della cucina locale, il pesce dell’Adriatico.

Ph. @ferlinifrancesco
Ph. @ferlinifrancesco
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Food Valley

Il Tartufo in Emilia Romagna | Luoghi da Sapere e da Mangiare

Vero e proprio diamante delle nostre tavole, il Tartufo è di certo un prodotto della terra tra i più pregiati che ci siano.

A questo prezioso frutto cantato anche dai poeti latini, Giovenale attribuita la paternità del “Tuber Terrae” ad un fulmine scagliato in prossimità di una quercia dal Dio Giove, si sono sempre attribuite qualità particolari, tra le quali l’essere un prodotto spiccatamente afrodisiaco.

Frutto dell’amore o meno il Tartufo nasconde dietro la sua immagine di tubero un vero e proprio mondo della cultura gastronomica nazionale ed ogni anno, in concomitanza dell’arrivo dell’autunno, fioccano in tutto il territorio nazionale feste e sagre a lui dedicate.

Ovviamente anche l’Emilia-Romagna è una terra ricca di questi preziosi frutti, tanto che se ne possono trovare pressoché in ogni provincia, sia essa di territorio montuoso o pianeggiante.

Ma andiamo con ordine