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Parlami di tER

[ParlamiditER #293] Un Castello a misura di bambino

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Nonostante l’aspetto imponente, le alte torri e i ponti levatoi, il Castello Estense di Ferrara è un luogo aperto a tutti i visitatori, in particolare ai bambini e alle loro famiglie, in un autunno di visite, attività creative, esplorazione.

I Servizi Museali del Castello – che si dedicano quotidianamente a raccontare il complesso mosaico che è la grande fortezza al centro della città – offrono infatti laboratori didattici durante i weekend rivolti ai più piccoli, oltre ad un programma specifico di visite per gruppi scolastici durante la settimana.

In questo autunno 2019 per esempio le date già in calendario ci offrono sabato 23 novembre alle ore 16, “Oggi ti racconto. Storie e aneddoti dalla cucina di Messisbugo”. Messer Cristoforo da Messisbugo fu uno degli scalchi di cucina più famoso del Rinascimento; una sorta di star delle cucine ducali che si occupava di tutti gli aspetti dell’arte di mettere a tavola i nobili invitati.
In questa visita animata i bambini saranno in compagnia niente meno che dell’assistente cuoca di Cristoforo da Messisbugo, per scoprire i segreti e le curiosità che venivano raccontati sottovoce nelle cucine ducali durante la preparazione dei celebri banchetti. Armati di grembiuli e oggetti del mestiere i bambini potranno esplorare gli ambienti più suggestivi del Castello, conoscere le vicende dei personaggi che lo abitarono e immaginare una propria personale ricetta.

Sabato 14 dicembre alle 16 tornano le storie con “C’era una volta un maestoso Castello…”, perché anche
al tempo degli Estensi, piccoli e grandi abitanti del Castello amavano raccontarsi storie su cavalieri senza paura, bellissime principesse, terribili draghi e paesi lontani.
Dopo una visita animata alle sale del Castello, in uno spazio appositamente allestito, i bambini potranno ascoltare racconti e leggende di ieri e di oggi, immaginare i protagonisti di una storia fantastica e narrare le loro avventure in un personale libricino da conservare con cura.

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Le iniziative rivolte ai bambini proseguiranno poi durante le Feste Natalizie, con un programma scintillante che li accompagnerà verso il nuovo anno.

Tariffe: bambini € 6,00 – adulti € 10,00. Il costo comprende l’ingresso al Castello.
Info e prenotazioni 0532 299233 oppure castelloestense@comune.fe.it
Programma completo su www.castelloestense.it

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Parlami di tER

[ParlamiditER #288] Ferrara, intrighi rinascimentali alla corte degli Estensi

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
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Ferrara, 22 giugno 1519.

Una donna molto sofferente ha le forze di vergare di proprio pugno una missiva indirizzata direttamente al Papa. La donna è in punto di morte, sa di essere una grande peccatrice ma allo stesso tempo si sente profondamente cristiana, e prima di spirare si rivolge al pontefice per ricevere la sua “Santa Benedizione”.

In questo giorno viene scritta la lettera da consegnare direttamente nelle mani del Papa dell’epoca: Leone X, illustre esponente della famiglia de’ Medici di Firenze e figlio di Lorenzo il Magnifico.
La donna morirà soltanto due giorni dopo, il 24 giugno 1519. Colpita da setticemia, la Duchessa di Ferrara muore nel fiore dell’età per le complicazioni derivanti da una gravidanza travagliata.
A soli 39 anni si spegne – come cristiana benché peccatrice – Lucrezia Borgia.

La Duchessa di Ferrara appartiene ad una delle famiglie più controverse dell’intera storia del Rinascimento italiano, e anche la sua vita è piena di colpi di scena degni di una fiction contemporanea.
Lucrezia era figlia di un… Papa!
Il papa in questione è Rodrigo Borgia, pontefice della chiesa cattolica dal 1492 al 1503 come Alessandro VI. Spagnolo di nascita, aveva scalato le gerarchie ecclesiastiche diventando cardinale in giovane età. Eletto papa, la sfrenata ambizione e la sua condotta malandrina e peccaminosa non erano mutate minimamente: numerosi sono i figli illegittimi e ancora di più le amanti – quasi sempre giovanissime – di cui si circondava anche in Vaticano.

Tra i figli del papa, ricordiamo Cesare Borgia passato alla storia come il Valentino. Testa calda, iracondo e violento, il fratello di Lucrezia si macchiò in vita di crimini efferati, tra cui l’omicidio del secondo marito della sorella: Alfonso di Aragona duca di Bisceglie, figlio illegittimo del sovrano del Regno di Napoli, fatto pugnalare dal Valentino sulle scale della basilica di San Pietro nell’anno 1500. Ma il rampollo sopravvive al primo attentato e il Valentino non contento, un mese dopo, lo fa strangolare a morte mentre il giovane è ancora assistito amorevolmente da Lucrezia negli appartamenti in Vaticano.

Lucrezia subisce senza tregua le angherie del fratello e la presenza dispotica e asfissiante del padre. Ma le cronache del tempo non risparmiano giudizi negativi anche su di lei. A più riprese fu additata di avere rapporti incestuosi coi fratelli e con il padre stesso o di partecipare a dei baccanali in Vaticano tra vino e cortigiane.

Per lei la situazione si tranquillizza quando sposa Alfonso d’Este, figlio di Ercole ed erede del Ducato di Ferrara. Nel 1505 alla morte di Ercole, Lucrezia diventa Duchessa di Ferrara e una vita serena sembra finalmente a portata di mano, malgrado la morte del padre nel 1503 e quella del fratello Cesare nel 1507, a soli 32 anni.
Ma l’aura nera della sua famiglia non sembra abbandonarla mai, pure nella lontana Ferrara. Anche a lei toccherà una sorte infausta, la morte sopraggiungerà dolorosa e ancora in giovane età.

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Ferrara, Patrimonio dell’Umanità

Il sito UNESCO denominato “Ferrara, città del Rinascimento e il suo Delta del Po” è costituito da tre elementi specifici:

  • il centro storico di Ferrara
  • il sistema delle cosiddette “Delizie Estensi”
  • il paesaggio naturale e culturale del Delta del Po

La città di Ferrara è stata inserita nelle liste del Patrimonio UNESCO nel 1995, mentre nel 1999 il sito è stato ampliato con la rete delle Delizie e il sistema naturale del delta del fiume più lungo che scorre sul territorio italiano.

La storia di Ferrara si lega in maniera indissolubile alla dinastia degli Estensi, che dominarono la città dal ‘200 fino al 1598. Fu tra il ‘400 ed il ‘500 che Ferrara raggiunse l’apice della fama, affermandosi come uno dei principali centri rinascimentali italiani per la raffinatezza della sua corte e lo sviluppo dell’arte e dell’architettura.
È un progetto urbanistico ad imporre definitivamente Ferrara come città del Rinascimento. Nel 1492, l’architetto Biagio Rossetti trasporta nella realtà il suo progetto di “piano regolatore”, tramite un dettagliato sistema di pianificazione urbana imperniato sulle regole della prospettiva. La cosiddetta addizione erculea – fortemente voluta dal duca del tempo, Ercole I d’Este – ha come perno il castello medievale, trasformato nella residenza di corte degli Estensi, e prevede l’espansione della città verso nord tramite una ordinata rete viaria ortogonale, raddoppiando così il centro abitato.

Proprio dal Castello Estense parte il lungo asse stradale oggi noto come Corso Ercole I d’Este – su cui si affacciano sontuosi palazzi pubblici tra cui il celeberrimo Palazzo dei Diamanti. Sempre su progetto di Biagio Rossetti, l’edificio deve il suo nome al caratteristico rivestimento bugnato a punta di diamante. Inserito ad arte nel nuovo impianto urbano, l’incrocio tra due degli assi principali dell’addizione viene esaltato tramite l’angolo del palazzo, impreziosito da un disegno a candelabre e da un leggiadro balconcino.
Tra le tante meraviglie della città, nel nostro breve spazio vanno almeno menzionati il Castello e la splendida Cattedrale, impreziosita sul lato che affaccia sulla piazza Trento e Trieste dalla caratteristica Loggia dei Merciai.

Passiamo ora al sistema delle Delizie Estensi e al paesaggio del delta del Po, fortemente interconnessi tra loro.
Mentre all’interno della città si era dato avvio al progetto urbano della addizione erculea, nel paesaggio del delta del Po gli Estensi promuovevano una lungimirante campagna di pianificazione territoriale, con l’obiettivo di bonificare terreni paludosi e rendere coltivabili numerosi ettari di terreno.
In questo paesaggio, frutto di un delicato equilibrio tra l’ambiente naturale e l’intervento umano, si collocano le Delizie, ville di campagna utilizzate sia come centro di amministrazione del territorio bonificato che per lo svago della corte ducale.
Le Delizie Estensi sono le seguenti: Delizia di Schifanoia, Delizia del Belriguardo, Delizia del Verginese, Delizia di Benvignante, Castello di Mesola, Villa della Mensa, Delizia di Fossadalbero, Palazzo Pio, Delizia di Copparo, Delizia di Zenzalino, Delizia di Medelana, Delizia della Diamantina.

Tra queste residenze suburbane, citeremo per la sua importanza nella storia dell’arte quella dai caratteri più cittadini e cioè il Palazzo Schifanoia, edificato all’interno della città di Ferrara. Il nome dell’edificio fa riferimento a quella che è la missione delle Delizie: Schifanoia significa letteralmente “schivar la noia” e cioè trovare ristoro dai pressanti impegni politici e di corte.
Il palazzo – terminato durante il dominio di Borso d’Este – è famoso per il ciclo di affreschi che adornano il salone dei Mesi, opera di grandi esponenti della scuola pittorica ferrarese come Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti. Il sistema degli affreschi è organizzato in dodici settori, trasposti sulle pareti del salone, e ciascun settore è suddiviso in tre fasce sovrapposte: nella prima fascia sono raffigurate le rappresentazioni del lavoro dell’uomo in relazione ai mesi, nella seconda i segni zodiacali e nella terza gli dei pagani che influenzano le attività del singolo mese.
Siamo di fronte ad uno dei maggiori capolavori dell’arte rinascimentale, realizzato per la celebrazione in chiave simbolica della dinastia che ha fatto di Ferrara una delle capitali del Rinascimento italiano.

Contenuto a cura di Roberto Giarrusso, autore del blog www.thearteller.com

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[ParlamiditER #273] La Notte dei Musei al Castello Estense di Ferrara

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che sono nate, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
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Il 18 maggio è una notte magica: la Notte europea dei Musei, durante la quale si aprono le porte dei più importanti musei del Vecchio Continente in una serata di cultura, arte e bellezza, per scoprire il ricco patrimonio artistico che ci circonda.
È una notte dedicata all’arte che accomuna tanti musei nei diversi paesi, che rimangono aperti fino a tarda ora e offrono uno sconto sul biglietto d’ingresso.
Anche Ferrara e il monumento simbolo della città – il Castello Estense – partecipa a questa occasione straordinaria rimanendo aperto dalle 19.30 alle 23.30 (ultimo ingresso alle 22.45) per tante iniziative speciali negli ambienti del percorso museale.
Le iniziative – visite, laboratori e degustazioni – sono accompagnate nelle sale e i corridoi del Castello dalla musica dal vivo dei musicisti del Conservatorio G. Frescobaldi di Ferrara, attraverso un programma musicale ricco e originale, nell’ambito del festival miXXer.

Scopri il programma

Il visitatore del Castello ha dunque l’imbarazzo della scelta nel farsi accompagnare a visitare le sale e le opere esposte attraverso una teoria di ambienti e di atmosfere del tutto inediti.
Si comincia alle 19.30 con la visita guidata “L’arte del banchetto alla Corte degli Estensi”. Scalchi, trincianti, ricette e apparecchio generale per calarsi nell’atmosfera festosa delle cucine ducali. Al termine, alle 21.00 i partecipanti potranno gustare un aperitivo nella loggia del Giardino pensile degli Aranci.
Alle ore 19.45 la visita guidata “Donne a corte. L’altra faccia del potere”, conduce invece attraverso le vicende delle affascinanti dame della Corte Estense. La visita si conclude alle ore 21,15 con l’aperitivo nella Loggia pensile degli Aranci.
Infine, alle 20.30 la visita guidata “Il Castello dei Cardinali”, attraversa gli ambienti degli appartamenti cardinalizi, dall’ala della Caffetteria – con affaccio panoramico dal balconcino settecentesco – alle sale attualmente allestite con la mostra “Dipingere gli affetti”. Un’occasione per ammirare le opere che documentano l’epoca post Estense.
E a proposito, alle 21.00, 21.30 e 22.00, è possibile partecipare alla visita guidata al Castello e all’allestimento “Dipingere gli affetti. La pittura sacra a Ferrara tra Cinque e Settecento”, in un percorso che porta il visitatore attraverso secoli di storia del monumento e dell’arte ferrarese fino al secolo dei Lumi.
Dalle 19,30 alle 22,30 è possibile infine partecipare alle escursioni in barca nel fossato del Castello per ammirare il monumento nell’atmosfera notturna dallo specchio d’acqua che lo circonda.

Attività speciali anche per i più piccoli: alle ore 20.30 infatti i bambini (dai 5 agli 11 anni) possono prendere parte alla speciale visita didattica dal titolo “Musica a corte”, banchetti, danze, spettacoli teatrali: la musica non mancava mai in Castello! Una visita animata per progettare una personale e creativa partitura musicale che avrebbe potuto allietare la Corte della famiglia Estense e festeggiare insieme la Notte dei musei.

La tariffa per l’accesso al Castello Estense in questa speciale occasione serale è di 2€ e con la tariffa family, per ogni adulto pagante il minore entra gratis. Per la salita alla Torre dei Leoni sono previsti 2€ in più.
Per tutte le informazioni (visite guidate e didattiche, tariffe specifiche etc) e prenotazioni (fino ad esaurimento dei posti disponibili) telefonare al numero 0532 299233 o inviare una email a castelloestense@comune.fe.it

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[ParlamiditER #257] Carnevale Rinascimentale al Castello Estense

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che sono nate, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
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Nel 1502 Lucrezia Borgia, figlia di Papa Alessandro VI, arrivò a Ferrara come sposa del Duca Alfonso I d’Este. Giunse in pieno inverno, ai primi di febbraio, per ricoprire il ruolo di Signora della città e divenire, con il tempo, Duchessa amata e acclamata dai cittadini estensi.

Questa edizione 2019 del Carnevale degli Este, che coinvolge tutta la città di Ferrara (in programma il 2-3 marzo 2019, con anteprime il 23-24 Febbraio, 28 Febbraio e 1 Marzo), sarà dedicata proprio a Lucrezia Borgia, nel cinquecentenario della morte (1480-1519).

Anche il Castello Estense, residenza della nobildonna e del Duca Alfonso I, dedica le sue iniziative alla grande e controversa figura della Duchessa, con visite speciali volte a riscoprire i luoghi in cui visse e laboratori per bambini dedicati alla protagonista del primo quarto del Cinquecento.

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Si comincia perciò il 23 febbraio alle 16 con un’iniziativa dedicata ai più piccoli (dai 5 agli 11 anni) che consiste in una visita con laboratorio per conoscere le vicende di questa affascinante Dama, rivivere le atmosfere festose del carnevale rinascimentale celebrato in Castello e creare la propria maschera ispirata ai gusti del tempo (il laboratorio si ripete sabato 2 marzo ore 16).

Sabato 2 marzo alle 16 una visita guidata al Castello Estense tutta dedicata alla Duchessa, con aperitivo finale nelle eleganti sale della Caffetteria al piano nobile del Castello. La stessa visita tematica viene ripetuta domenica 3 marzo alle 11,30.

Sabato 23 e domenica 24 febbraio, così come sabato 2 e domenica 3 marzo, dalle ore 10.00-13.00/14-17.00 i visitatori potranno godersi una visita inusuale del Castello estense, navigando in barca sulle acque del fossato e ascoltando una descrizione storica del monumento (in italiano e inglese, accesso dal pontile di Piazza Savonarola).

Nelle stesse date (sabato 23 e domenica 24 febbraio; sabato 2 e domenica 3 marzo) il Castello Estense offre tre momenti in cui i visitatori individuali possono partecipare alla visita guidata del Castello e della mostra L’arte per l’arte – Dipingere gli affetti: la pittura sacra a Ferrara tra Cinque e Settecento, ospitata nell’ala sud e nei Camerini del Castello. Le visite guidate si svolgono alle ore 11.00, 14.00 e 15.00.

Le iniziative sono su prenotazione fino ad esaurimento posti (eccetto per le escursioni in barca, alle quali si accede direttamente, senza prenotazione).
Informazioni e prenotazioni: castelloestense.it (Tel: 0532.299233 / Mail: castelloestense@comune.fe.it)


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[ParlamiditER #249] Winter Wonderland a Ferrara

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che sono nate, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
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Riesci ad immaginare un intero Luna Park in inverno con giostre, giochi, spettacoli, sfilate dei personaggi più amati dai bambini e persino un circo, che sia però al chiuso e al coperto, in tutta sicurezza? Tutto questo è Winter Wonderland, il più grande parco divertimenti al coperto, a Ferrara.
In questo grande luogo di divertimento trovano spazio però anche attrazioni per i ragazzi più grandi, come i loro personaggi del web preferiti in carne e ossa – gli Youtuber e le webstar del momento – spettacoli e attrazioni speciali, oltre ad una intera giornata dedicata ai Lego, i mitici mattoncini colorati, con i quali dare spazio all’immaginazione.

Winter Wonderland è una manifestazione da record; è ormai alla sua sesta edizione ed è organizzata da Eventi Spettacoli snc di Diego Bisi e Luca Catter in collaborazione con Ferrara Fiere e con il patrocinio del Comune di Ferrara. Presenta, anche in questa nuova edizione, dei numeri da capogiro: 2000 metri quadrati di spazio per attrazioni e animazioni, oltre 60 espositori provenienti da tutta Italia, 30 attrazioni diverse, 10 eventi speciali distribuiti nell’arco di un mese, youtuber, gamer e personaggi del web e delle fiabe più famose, oltre a 20.000 presenze nella passata edizione 2017.

Winter Wonderland apre i battenti nel pomeriggio del 25 dicembre e termina nel weekend del 20 gennaio 2019, quasi un mese di tutto quello che si può immaginare per il divertimento di tutta la famiglia a cominciare dalla casa di Babbo Natale – che accoglie gli ospiti in entrata e immette nei vari padiglioni – con il truccabimbi, la baby dance, i musical con i personaggi delle fiabe, i burattini e il grande Circo senza animali, che attende i piccoli ospiti per due magici spettacoli al giorno. E poi le giostre, i giochi a premi, il tagadà e le postazioni per un viaggio nella “realtà aumentata”.

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A tutto ciò si aggiungono gli spettacoli e gli eventi speciali. Anche in questo caso, ce n’è per tutti i gusti: il 30 dicembre arriva il mitico trio Ame Dose Paciello, tre giovanissimi Youtuber che, grazie ad una videocamera e ad un computer, hanno dato vita ad un’avventura di successo. La serata del 31 dicembre è tutta dedicata alle atmosfere di Capodanno, con la cena per 150 persone, l’animazione a tema magia e la band musicale Itoons.

Il 3 gennaio gli spazi della festa accolgono lo spettacolo delle bravissime ginnaste dell’ass. Ginnastica Estense Putinati. Sabato 5 gennaio vanno in scena l’arte del prestigio e dell’illusionismo espressi ai massimi livelli con le performance di Antonio Casanova, Jack Nobile, Andrea Fratellini, Mattia Boschi, Andrea Vesnaver, Roberto Ferrari e altri. Il 6 gennaio arriva la Befana con i doni per i più piccoli, ma arrivano anche Matt&Bise, esilaranti Youtuber famosi tra i giovanissimi, con milioni di visualizzazioni sul web.

Nel fine settimana del 12 e 13 gennaio i padiglioni di Winter Wonderland accolgono ospiti speciali, La Sabri e Klaus, due Youtuber famosi tra gli adolescenti, oltre alla grande esposizione dei mitici mattonicini Lego, nell’evento Winter Bricks. mattoncini a Ferrara, 2.500 metri quadrati di esposizione, con laboratori creativi e area gioco.
L’ultimo weekend di gennaio infine vede una coloratissima anteprima del Carnevale – il Winter Carnival – e altri due ospiti dal mondo di YouTube, i Pantellas.

A Winter Wonderland è possibile anche mangiare, dato che nel grande spazio espositivo sono presenti una pizzeria, una piadineria, una hamburgeria e il bar.

Vale comunque la pena di visitare il sito winterwonderlanditalia.com per rimanere aggiornati sulle iniziative e le attività in programma di giorno in giorno. Oltre a orari, tariffe e informazioni, nel sito è possibile acquistare il braccialetto giornaliero ad un prezzo promozionale e gli eventi speciali sulla piattaforma Vivatickets.

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BlogVille

Euro Culture Trip: la cultur-route per il turismo Europeo

Si chiama Euro Culture Trip, ed è un’inedita culture-route per promuovere la vacanza in Europa attraverso un itinerario di viaggio unico tra Italia, Spagna e Austria. Tre top travel blogger e un video-maker in arrivo da Irlanda, Germania e Belgio, andranno alla scoperta di sapori tipici, tradizioni culturali ed eccellenze artistiche di Emilia Romagna, Costa Brava e Stiria.

L’idea nata dalla collaborazione tra APT Servizi Emilia Romagna e Patronato del turismo della Costa Brava di avviare campagne digitali parallele nei confronti di mercati di comune interesse è rimbalzata a livello internazionale quando Il World Travel Awards, riconosciuto a livello mondiale come l’Oscar dell’industria del Turismo, ha proclamato EuroFoodTrip il miglior progetto di webmarketing del 2016 per la sua capacità di trasformare i competitors in partners.  Dopo il successo dello scorso anno il nuovo progetto di promozione turistica on line in avvio quest’anno con il Patronato del turismo della Costa Brava e la regione austriaca della Stiria ha nell’intenzione di creare un itinerario di viaggiounico tra Rimini, Ferrara, Ravenna, Girona e Graz.
A partire da domani, domenica 9 settembre, Frederique Henrotin , Janet Newenham e Nina  Soentgerath, accompagnati dal videomaker Emiliano Bechi Gabrielli, andranno alla scoperta dei tre territori partners per creare racconti di viaggio digitali rintracciando similitudini, grandi simboli artistico-culturali e tradizioni tipiche di tre diverse zone d’Europa.

Euro Culture Trip
Euro Culture Trip – Ph. APT Servizi

Nelle quattro giornate di permanenza in Romagna i blogger partiranno dal centro storico di Rimini con i suoi grandi simboli d’epoca romana, rinascimentale e Liberty per poi spostarsi nei borghi di Santarcangelo e Verucchio.
Il loro viaggio attraverso la Destinazione Romagna proseguirà poi alla scoperta dei tesori artistici di Ravenna, con visite alla Basilica di San Vitale, al Mausoleo di Galla Placidia, alla Tomba di Dante e agli altri maggiori monumenti,  per concludersi infine nella rinascimentale Ferrara, in concomitanza del Festival delle Mongolfiere.
Ovviamente, come da tradizione, i nostri ospiti avranno anche l’opportunità di gustare la cucina tipica dell’Emilia-Romagna tra osterie storiche e piatti della tradizione.

Euro Culture Trip proseguirà poi in Costa Brava e si concluderà a Graz, in Austria e sarà possibile seguire l’intero itinerario attraverso le tre mete attraverso gli hashtag #EuroCulturetrip e #inEmiliaRomagna.


 

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Food Valley

Cosa Mangiare a Ferrara

Ferrara vanta una straordinaria quantità di piatti tipici, sintomo di come l’arte culinaria abbia sempre avuto molta importanza nella tradizione culturale di questa città, un’importanza dovuta principalmente alla presenza della corte estense che ne ha segnato profondamente le abitudini.

Cosa mangiare a Ferrara
Botticelli – Banchetto nel Bosco, Ph. Museo Prado Madrid via Wikipedia

Al tempo Ferrara era infatti un luogo mondano e aristocratico. Fra le più ricche e fastose corti del Rinascimento, rifugio di letterati come il Boiardo, Tasso e Ariosto, Ferrara nel XV e XVI secolo era considerata una delle città più illustri e famose d’Europa. La cerimoniosa vita alla corte estense prevedeva sontuosi banchetti per i quali già al tempo venivano coinvolti gli artigiani della città di Faenza che già nel ‘400 fabbricavano appositi vasellami di ceramica per i Duchi.

Ma Ferrara era anche il luogo in cui per la prima volta il contengo dei commensali diventava norma. Il Galateo estense, tra le molte prescrizioni, prevedeva che la carne non fosse più strappata con le mani, all’uso dei barbari, ma che fosse servita già tagliata nei piatti degli ospiti. Nasceva l’arte dello “Scalco”, il servitore addetto a tagliare e a servire la carne; celebre fu l’episodio del maggiordomo ferrarese Cristoforo da Messisbugo, che seppe servire cosi bene la carne all’Imperatore Carlo V che questi lo insignì addirittura del titolo di Conte Palatino.

In breve Ferrara fu uno dei luoghi in cui, grazie alla presenza di una ricca corte, di commerci evoluti e di un territorio circostante estremamente fertile, si svilupparono le basi di quella che oggi chiamiamo Cucina Italiana.
I piatti tipici di Ferrara portano quindi con loro questo profumo di preparazioni antiche e accostamenti di sapori che restituiscono il gusto delle corti nobiliari rinascimentali in cui dolce e salato, spezie e frutti locali, concorrono alla creazione di sapori perduti tra le pagine della storia.

Ma Ferrara è anche il luogo in cui è ancora possibile rintracciare l’origine dei piatti, le ragioni geografiche e sociali della loro esistenza in un percorso che accomuna il godimento del palato e della mente.
Da questo punto di vista quindi chiunque si vorrà avvicinare alla cucina ferrarese, troverà che i sapori che esprime non sono cambiati dal periodo in cui qui regnavano i Duchi.


Cappellacci

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Ferrara – Cappellacci di Zucca, Ph. Fabio Duma

È una delle ricette più famose e rinomate dell’Emilia Romagna e si dice che la loro forma richiami il cappello dei contadini, dal quale oltretutto prendono il nome. Ovviamente fatti di pasta sfoglia, sono simili ai tortellini, ma in versione grande.
I primi cenni dei “Cappellacci di Zucca Ferraresi” si trovano nei ricettari rinascimentali degli Scalchi al servizio della famiglia d’Este a Ferrara, dove troviamo i primi riferimenti ai “tortelli di zucca con il butirro“. Una delle prime ricette di questo piatto risale infatti al 1584, quando lo scalco estense Giambattista Rossetti ne fa menzione in un suo ricettario.
Gli ingredienti originali sono gli stessi della ricetta attuale se non fosse per l’aggiunta di alcune spezie, come lo zenzero ed il pepe, oggi cadute in disuso ma all’epoca della corte Estense particolarmente diffuse.
La zucca usata solitamente è la “Violina“, varietà che deve il nome alla forma allungata simile a quella dello strumento musicale, e dopo la cottura al vapore o al forno, alla sua polpa si mescolano parmigiano reggiano o grana padano, uova, pangrattato, sale, pepe e noce moscata; il ripieno è così pronto per essere racchiuso a tortello nella sfoglia preparata a mano.


Pasticcio

Il Pasticcio di Maccheroni è un piatto tipico ferrarese del periodo di Carnevale. Anche in questo caso si tratta di una ricetta di antica tradizione che risale ai banchetti della Famiglia Estense e si compone di un involucro di pasta frolla, sulla quale vengono riposti i maccheroni conditi con ragù, besciamella e funghi; questo piatto così particolare viene poi infornato presentandosi poi al palato come un connubio fra dolce e salato.
Data la complessità di esecuzione, è sempre stato considerato un piatto di prestigio, che spesso figurava nei pranzi di alto livello e, in tempi più recenti, nei pranzi familiari durante alcune ricorrenze particolari.
Secondo alcuni il pasticcio di maccheroni non sarebbe una ricetta propria ferrarese, ma sarebbe invece un piatto d’importazione dalla corte Napoletana, dove era particolarmente diffuso. Quando infatti, Eleonora d’Aragona, figlia di Ferdinando I di Napoli, andò in sposa ad Ercole I d’Este nel 1473, gli scambi culturali fra le due signorie divennero più fitti, cosa che portò alcune delle preparazioni gastronomiche della corte napoletana direttamente sulle tavole dei banchetti ferraresi.


Salama da Sugo

Tra le specialità gastronomiche ferraresi, forse quella che più di altre è sopravvissuta immutata nei secoli e che viene ancora preparata secondo l’antico, rigido rituale. La Salama da Sugo, che non è un salame, è un impasto di carne suina macinata con vino rosso, sale, pepe nero, noce moscata, cannella e chiodi di garofano e altri ingredienti segreti che nessun artigiano del gusto sarà mai disposto a rivelare.
Viene stagionata per circa un anno e, prima di finire a tavola, esige una lunga bollitura in acqua, stretta in un panno perché non si spacchi e appesa in modo che non tocchi la pentola. Per mangiarla, si scoperchia e si scava l’impasto morbido e gustoso col cucchiaio, vietatissimo farlo con il coltello. Si accompagna di solito con il purè di patate, ma è molto più “estense” (Le patate sono venute solo dopo, con la scoperta dell’America) associarlo al tipico purè di zucca, che conferisce al tutto un contrasto dolce-salato di antica tradizione.
Le è stato anche dedicato un intero poema, la “Salameide” di Antonio Frizzi (1772), dal quale risulta chiaro che la salama è costituita prevalentemente di fegato, e non di carne.


Torta di Tagliatelle

La Torta di Tagliatelle è un dolce tipico della tradizione emiliana la cui ricetta viene fatta risalire al Rinascimento. È molto conosciuta nei paesi dell’Appennino Tosco-Emiliano, ma è anche molto diffusa nel ferrarese e persino nella provincia di Mantova (dove viene preparata senza il guscio di frolla). È una torta antica e si dice che le “tagliatelle fini” che ne decorano la superficie non siano altro che un omaggio che fu fatto alla bionda chioma di Lucrezia Borgia, signora del Castello Estense di Ferrara per quasi un ventennio.
La base di pasta frolla racchiude una farcitura di mandorle e miele, mentre la decorazione superiore, con nidi di tagliatelline fresche di pasta sfoglia fatta con uova e farina, in cottura al forno diventa particolarmente croccante.
Si serve abitualmente bagnata con liquore alle mandorle.


Tenerina

Cosa Mangiare a Ferrara
Fetta di Torta Tenerina – Ph. Dissapore

La Torta Tenerina è uno dei dolci emiliano-romagnoli più famosi ed apprezzati, arcano potere del cioccolato, ma la terra che ha dato i natali a questa deliziosa torta è la città di Ferrara. Da un punto di vista delle suggestioni culinarie, è un dolce di derivazione francese, in particolare viene accomunata ai “Moelleux au chocolat” transalpini.
Nota fin dal 1900 come Torta Montenegrina o Torta Regina del Montenegro, sembra che sia stata preparata in origine in omaggio di Elena Petrovich del Montenegro, la sposa dell’allora Re d’Italia Vittorio Emanuele III. I ferraresi invece la soprannominarono “torta tacolenta”, per la sua consistenza interna quasi appiccicosa che si scioglie in bocca, deliziando il palato. Servita con una spolverata di zucchero a velo o con del mascarpone, questo splendido e gustoso dolce, si presenta con un esterno croccante che rivela al suo interno un cuore di morbido cioccolato fuso ancora semi liquido.


Panpepato

Il Panpepato un dolce che la città di Ferrara condivide con molte zone dell’Italia Centrale. Narrano le cronache che nel 1660 le monache del monastero del Corpus Domini di Ferrara trassero ispirazione da una ricetta del noto cuoco estense Cristoforo da Messiburgo, creando un dolce da inviare alle grandi personalità dell’epoca. Uno dei suoi ingredienti principali è il cacao, che al tempo era appena giunto in Europa dal Nuovo Mondo ed era considerato bene di lusso destinato a pochi.
A forma di Zuccotto e impreziosito da mandorle, nocciole, canditi e spezie profumate all’uso rinascimentale, deriva il suo nome dall’antica denominazione “Pan del Papa”, proprio per il suo essere un dolce ricco e sfarzoso. Oggi si può trovare con il nome di Panpepato o Panpapato ed è il dolce tipico del Natale, delle feste e che meglio rappresenta la ricchezza e la raffinatezza di Ferrara. Il suo gusto intenso ed il profumo speziato richiama infatti sia i sapori del territorio che gli intensi profumi che anticamente i bastimenti provenienti dall’Oriente sbarcavano nei porti dell’Adriatico.


Vongole

Nella zona del Delta del Po l’acquacoltura ha sempre ricoperto un ruolo di primo piano nella realtà nazionale, tanto da assumere nel corso degli ultimi venti anni, una dimensione significativa anche a livello europeo. Le sue origini storiche si fanno risalire a cavallo tra il XVII e il XIX secolo, epoca in cui nacque e si sviluppò il sistema produttivo del Delta del Po strettamente controllato dall’uomo.
In particolare, fin dalla sua formazione, il territorio ferrarese di Goro è stato abitato da pescatori dediti ad attività di sfruttamento delle risorse naturali tipiche locali. Tra queste la pesca di vongole, cozze ed altre specie ittiche autoctone hanno rappresentato la principale fonte di sussistenza alimentare per molti secoli, i cui corpi morbidi e carnosi ben si prestano a diverse preparazioni in cucina.
Qui c’è poco spazio per la creatività, la cottura che infatti esalta al meglio il gusto della vongola è quella più semplice: in padella rovente con olio, aglio schiacciato ed una manciata di prezzemolo, con una cottura velocissima e conservando l’acqua rilasciata dai molluschi.


Anguille

Comacchio
Lavoriero per la pesca della Anguille Ph. Monuwanda

Eccoci ancora all’interno dell’area del Delta del Po, le cui genti sono state dedite nei secoli alla pesca ed alla lavorazione delle anguille.
Questi pesci nascono nell’oceano e, intorno ai tre anni, nuotano verso il delta di qualche grande fiume in cui passano la maggior parte della loro vita. Intorno all’età di otto/dieci anni le anguille fanno ritorno all’Oceano per andare ad accoppiarsi nel Mar dei Sargassi, luogo in cui depongono le uova prima di morire.
Per non permettere alle anguille ingrassate dagli anni passatinel fiume di scivolare in mare, i pescatori di Comacchio da secoli istallano dei complessi sistemi di trappole fatte di canne e chiamate “lavorieri”, i quali si collocano in punti strategici del Delta, lì dove l’acqua tiepida del mare satura di ossigeno irrompe nella laguna. La tradizione vuole che le anguille vengano estratte dalle trappole durante le notti di gelo, in assoluto silenzio e con la luna piena, in quanto la luce artificiale è sconsigliata.
Secondo alcuni ci sarebbero ben quarantotto differenti piatti a base di anguilla, che vanno dal delicatissimo risotto fino alla griglia sulla quale l’anguilla sprigiona tutto il suo intenso aroma che la rende un rito gastronomico a cui è impossibile resistere. Particolarmente apprezzate sono le femmine di anguilla, più grosse e più lunghe, che vengono comunemente chiamate “Capitoni” e la cui preparazione è un tipico piatto nazionale del periodo natalizio.
Da ultimo segnaliamo altri due piatti rinomati a base di anguille che derivano dalla cosi detta cucina povera popolare, il brodetto ed il risotto. Un tempo infatti i tranci del pesce, conisiderate parti pregiate, venivano esportati fuori dalle zone di pesca ed agli abitanti del luogo restavano gli scarti della produzione, le teste.
Nella gastronomia popolare queste divennero la materia prima per un famoso piatto regionale, il “brodetto” che oltre a consumarsi cosi com’era, poteva essere usato come base per la preparazione dei fantastici risotti.


Vini delle Sabbie

Da ultimo segnaliamo il Vino del Bosco Eliceo. Anche in questo caso l’innesto del vitigno nelle Valli avvenne infatti con tutta probabilità nel 1528, quando Ercole II Duca d’Este sposò Renata di Francia, figlia di Luigi XII. Le giovane reale francese portò in dote un vitigno della Côte d’Or della Borgogna, l’Uva d’Oro appunto, che trovò il perfetto habitat nelle zone delle Dune Sabbiose del Delta e nei Dossi del Bosco Eliceo per riprodursi al meglio, tra i lecci e i cespugli deltizi. L’ambiente particolarmente umido, nebbioso e statico, l’aria e il terreno fortemente salmastri, la vicinanza costante del mare e la mancanza di acqua dolce hanno contribuito, nei secoli, alla formazione di un’uva dal fortissimo carattere, perfetta per i piatti di carne e di pesce di queste zone.

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A spasso per l’Emilia-Romagna

Comacchio: la città sull’acqua

... e la città ch’in mezzo alle piscose paludi, del Po teme ambe le foci, dove abitan le genti disiose che ‘l mar si turbi e sieno i venti atroci.

(Ludovico Ariosto, Orlando furioso, III, 41[2])

Piccolo borgo della provincia di Ferrara, Comacchio sorge in mezzo alla omonima laguna, tra il Po di Volano e il Po di Comacchio ed anticamente fu edificata unendo con i ponti 13 piccole isolette formatisi sulla foce del Po di Primario con il mare. Prima di subire l’inesorabile insabbiamento dovuto alla vicinanza della foce del Fiume Po, nei secoli fu un importante scalo navale nel mare Adriatico ed uno dei porti fondamentali per i commerci in Emilia Romagna.

Del suo glorioso passato la città oggi conserva architetture ed edifici di grande valore, oltre i caratteristici canali che le hanno reso nel tempo l’appellativo di “Piccola Venezia”.


Cenni Storici

La storia della città di Comacchio è indissolubilmente legata al progressivo avanzamento della linea costiera dovuto ai depositi sabbiosi e alluvionali del Fiume Po, che hanno nei secoli profondamente influenzato la geografia della zona.
I primi insediamenti rintracciati nella zona dell’odierna Comacchio risalgono all’età del Bronzo, ma è con gli Etruschi e con la fondazione della città coloniale di Spina, che la zona assunse rilevanza fondamentale come porto ed emporio dell’Etruria Padana sul mare Adriatico.

Dopo il declino dei commerci con l’antica Grecia, la fine della dominazione etrusca sulla Pianura Padana e le successiva dominazione romana, la città di Spina perse gran parte del proprio ruolo commerciale, rimanendo però un importante snodo navale data la confluenza del Fiume Po, che garantiva i collegamenti fluviali con l’interno della Pianura Padana, ed il collegamento con la Fossa Augustea di Ravenna, il largo canale di epoca romana che univa il Porto di Classe al ramo meridionale del Fiume Po. Durante quest’epoca la zona comacchiese vide la proliferazione di insediamenti che si concentravano per lo più lungo il corso dei fiumi ed erano costituiti da Ville Romane, ovvero insediamenti per la produzione di laterizi e sale, allevamento del pesce ed agricoltura. Da questo punto di vista è significativo il ritrovamento di una nave di epoca augustea che conservava a bordo tutto il carico proveniente dalla Spagna e dalla Grecia ed oggi esposta nel Museo del Delta Antico.

Fu nel VI e VII secolo d.C. ,sotto il dominio bizantino e longobardo dell’Emilia Romagna, che la città di Comacchio cosi come la conosciamo oggi ebbe origine come centro che, politicamente, faceva capo all’Esarcato di Ravenna, ma che nel contempo manteneva importanti accordi commerciali con l’interno longobardo della pianura padana. Di questa epoca è il “Capitolare di Liutprando”, documento che attestava l’esistenza nell’VIII secolo di una comunità comacchiese dotata di sufficiente autonomia da stipulare a proprio nome accordi commerciali e daziari con il regno longobardo, per il passaggio lungo il Po delle proprie barche cariche di sale e “garum” (salsa di pesce di antica tradizione molto in uso presso le popolazioni romane), ma anche di pepe e altre merci dall’Oriente. A partire dal IX secolo, con il crollo del regno longobardo e il conseguente trasferimento dei centri di potere e degli interessi commerciali carolingi, la crescente potenza di Venezia non tollerava più la presenza di una città rivale così vicina, cosa che determinò il progressivo declino di Comacchio come emporio commerciale, con il conseguente divieto di produrre il Sale, importantissima risorsa in tempi antichi.

Dopo alterne vicende che videro la città lagunare sotto il dominio dei Duchi d’Este, e che non apportarono grandi sviluppi alla zona, nel 1598 la zona passò definitivamente sotto il dominio dello Stato Pontificio che ridisegnò urbanisticamente la città nella forma che ancora oggi possiamo ammirare. Il governo Pontificio volle valorizzare lo sbocco a mare del ducato con funzioni commerciali che si riflettono nell’ampiezza della via che conduce al porto di Magnavacca e nel grandioso Trepponti, l’entrata monumentale alla città. La quasi totalità dei ponti di pietra risale a questo periodo e così altri edifici in muratura, tra cui la loggia in cui si immagazzinava il grano, il colonnato dei Cappuccini e la nuova Cattedrale.

Infine durante il XIX secolo la città fu al centro delle opere di bonifica che ne hanno profondamente cambiato la geografia, allontanandola dal mare, interrando gran parte dei suoi territori e cambiando profondamente l’economia della zona. Oggi la città di Comacchio è un importante centro di pesca (soprattutto delle anguille), una meta turistica apprezzata sia per i suoi lidi che per la sua particolare conformazione lagunare ed uno dei punti di accesso al Parco del Delta del Po.


Cosa Vedere

Raccontata spesso con il prestigioso appellativo di Piccola Venezia, la città di Comacchio è oggi caratterizzata da un centro storico attraversato da una fitta rete di canali ancora navigabili collegati da ponti di pietra e muratura. La città si trova inoltre all’interno del Parco del Delta del Po, cosa che la dota di una straordinaria attrattiva naturalistica, soprattutto riguardo le specie volatili e faunistiche che qui si possono ammirare.

Ma non dilunghiamoci oltre, se siete in gita a Comacchio non potete sicuramente perdere lo spettacolare complesso dei Trepponti, vero s proprio simbolo della città che un tempo aveva la funzione di porta d’ingresso fortificata della città. Sempre all’interno del centro storico segnaliamo il nuovo Museo del Delta Antico che illustra l’evoluzione del territorio e degli insediamenti umani che hanno caratterizzato la storia dell’antico Delta del Po, ed il suo dirimpettaio Palazzo Bellini, che oggi è sede della Galleria d’Arte Contemporanea e dell’Archivio Storico cittadino. Una visita del centro di Comacchio non può inoltre mancare di toccare il Duomo di San Cassiano, la Loggia del Grano, la Torre Civica ed il famoso Loggiato dei Cappuccini, una sequenza di ben 142 archi che dal centro di Comacchio portano all’antico Santuario dedicato a Santa Maria in Aula Regia.

Ma le attrattive di Comacchio non si riducono alle caratteristiche bellezze del suo centro; la città infatti può vantare un territorio davvero ricco di luoghi ed esperienze storico-naturalistiche tutte da scoprire. Qui segnaliamo l’importantissima Manifattura dei Marinati, che rappresenta un pezzo importante della storia economica e gastronomica della città, il Museo della Valli, museo a cielo aperto inserito all’interno del Parco del Delta del Po e insieme un percorso storico naturalistico all’interno delle Valli di Comacchio, e la Casa Museo Remo Brindisi, che fu soggiorno estivo del maestro Remo Brindisi fino alla sua morte, fu realizzata negli anni tra il 1971 ed il 1973 su progetto dell’architetto-designer Nanda Vigo.


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Cosa Fare

Autunno

La nebbia, il calmo panorama lagunare, il silenzio delle Valli; l’autunno è una delle migliori stagioni per apprezzare i paesaggi e le atmosfere metafisiche di queste zone. In questo periodo vi consigliamo vivamente escursioni in bici o nave (finché il tempo lo permette) all’interno del Parco del Delta del Po, senza dimenticare uno degli eventi più importanti della zona, La Sagra dell’Anguilla di Comacchio che in genere si tiene ogni anno nei mesi di settembre/ottobre.

Inverno

Passeggiare per il centro di Comacchio durante il freddo e rigido inverno può assomigliare ad essere all’interno di un set cinematografico. Sono queste le zone che per natura e colori sono state scelte da moltissimi registi come set dei loro capolavori. Registi come Antonioni, Avati, Visconti, Soldati, De sica e molti altri hanno ambientato all’interno di questi panorami nebbiosi molte delle loro storie.
In inverno quindi vi consigliamo un tour nei luoghi dei film celebri che qui sono stati ambientati, oppure una visita al Museo del Delta Antico, Il nuovo museo inaugurato lo scorso anno che illustra l’evoluzione del territorio e degli insediamenti umani che hanno caratterizzato la storia dell’antico delta del Po.

Primavera

La primavera a Comacchio è Primavera Slow, serve aggiungere altro? Escursioni naturalistiche, percorsi cicloturistici, giornate in nave all’interno della Riserva di Biosfera UNESCO del Delta del Po.

Estate

Mare, arte, natura, escursionismo: i doni che Comacchio offre in estate. Dagli attrezzati lidi sul mare adriatico alle escursioni in bici nella natura del Delta. E poi la buona cucina locale e ferrarese preparata in un territorio ricco di cose da scoprire.


Enogastronomia

Comacchio
Manifattura dei Marinati Ph. Francesco-1978

Affacciata su un pescoso mare adriatico a metà strada tra il dolce del Po ed il salato del mare, Comacchio propone una cucina di chiara derivazione locale. Nonostante la corte estense e la superba cucina ferrarese disti solo pochi chilometri, i piatti tipici di questa parte di Romagna sono davvero particolari e risentono della storia, del periodo dell’anno e del territorio da cui provengono le materie prime.

Le famose Anguille ad esempio vengono cucinate in diverse varianti a seconda del periodo dell’anno (alcuni dicono esistano più di 45 differenti ricette per preparare l’anguilla), cosi come è possibile gustare la grande varietà di molluschi che hanno reso famose queste zone del delta del Po. Se siete sotto data, vi consigliamo di non perdere poi il particolare Topino d’Ognissanti, un biscottino a forma di topolino preparato i primi due giorni di novembre, cosi come i risotti, le cui risaie si trovano solamente a pochi chilometri di distanza.


Come Arrivare

La città di Comacchio è collegata principalmente con le città di Ferrara e Ravenna tramite auto, treno e Bus e può essere raggiunta:

In Auto

A13 uscita Ferrara Sud; raccordo autostradale Ferrara- Porto Garibaldi; al 47° km prendere uscita Comacchio.

In Treno

La stazione di Ostellato è la più vicina a 22 km. Servita da Tper

In Autobus (tutto l’anno)

Autobus di Linea
Ferrara / Lidi di Comacchio
Ravenna / Lidi di Comacchio
Orarie e Info: tel. 0532 599411 • www.tper.it

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Verde e Parchi Naturali

Il Parco del Delta del Po

Al confine orientale della Pianura Padana, dove il grande fiume, il Po, apre il suo delta gettandosi nel Mare Adriatico, lungo i 40 km di costa ferrarese e ravennate e nei pressi di Argenta, sorge un Parco inserito nel sito Unesco come Patrimonio dell’Umanità “Ferrara, città del Rinascimento e il suo Delta del Po”.
Il Parco del Delta del Po insieme al versante veneto costituisce la Riserva della Biosfera del Delta del Po, riconosciuta come MaB UNESCO nel 2015 in quanto ecosistema in cui valorizzazione della biodiversità si coniuga con strategie di sviluppo sostenibile.
Uno straordinario territorio tra le province di Ferrara e Ravenna, caratterizzato da residenze ducali e le adiacenti zone bonificate, che costituisce un paesaggio culturale e naturale unico. Un paradiso non solo per i birdwatchers.
A piedi, in barca, in bicicletta, in moto o a cavallo: sono tanti i modi di esplorare questo ecosistema umido a due passi dalla bellezza e dalla storia di città d’arte come Ravenna, Ferrara e Venezia.
Seguiteci alla scoperta delle meraviglie del Parco!


Cosa fare

Il Parco del Delta del Po regala, in ogni stagione, esperienze da gustare, immortalare e condividere. Queste le attività che consigliamo per ogni periodo. Agli appassionati di fotografia segnaliamo che ogni stagione è buona per un proficuo “bottino” fotografico, grazie ai diversi scenari a cui è possibile assistere.

Primavera

Quando la natura si risveglia cresce in noi la voglia di stare all’aria aperta: tante le escursioni da fare a piedi, in bici o in sella su un 4X4 . Con la possibilità di addentrarsi e ammirare le Dune fossili di Massenzatica che testimoniano la posizione di una linea della costa adriatica risalente all’età del Bronzo. Tra gli eventi segnaliamo Primavera Slow il ricco programma (laboratori didattici, mostre, visite guidate, eventi sportivi, tour enogastronomici) a cui dedicare almeno un weekend. E se la l’avifauna è la vostra passione non potete perdere la fiera Internazionale del Birdwatching, perfetta per gli amanti della fotografia, del turismo lento, della biodiversità e sostenibilità.

Estate

Sarà sufficiente ricordarsi di mettere una buona protezione solare (e un antizanzare per chi ha la pelle delicata) per esplorare le valli del Parco in motonave tra canali e canneti. Per gli appassionati di equitazione da non perdere una romantica cavalcata a filo d’acqua all’alba o al tramonto. Se poi a fine giornata avrete voglia di relax consigliata una sosta benefica alle Thermae Oasis. In attesa che il faro di Goro torni ai suoi antichi splendori e vi si possa rifocillare e perfino pernottare.

Autunno

Anche se con l’arrivo dell’autunno le giornate iniziano ad accorciarsi ci sono tanti modi per conoscere il Parco: in moto tra natura e arte, a tavola gustando le prelibatezze del territorio in occasione della Sagra dell’Anguilla, tra la natura silenziosa e rigogliosa delle pinete ravennati o tra le pieghe della storia visitando il Capanno di Garibaldi. Godendo dell’atmosfera surreale che le nebbie regalano in questo lembo d’Italia.

Inverno

Quando le condizioni climatiche peggiorano la visita al Parco può concentrarsi sul patrimonio culturale: andando alla scoperta delle 9 località che fanno parte del Parco (Argenta, Ostellato, Comacchio, Codigoro, Goro e Mesola nel ferrarese e Cervia, Ravenna e Alfonsine nel ravennate) o dei numerosi musei e monumenti (Museo Delta Antico a Comacchio, Basilica di Sant’Apollinare in Classe, Delizie estensi, Casa Museo Remo Brindisi, Abbazia di Pomposa e Manifattura dei Marinati) che costellano il territorio.

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3 luoghi del cuore

  • Riserva Naturale Bosco della Mesola | Origine medievale per questa area boschiva che sorge sui cordoni dunosi formati dal Po di Goro e dal Po di Volano, memoria delle antiche foreste che si trovavano fino a qualche secolo fa lungo la costa adriatica. Tra bosco e zona palustre, è possibile incontrare anche il “Re del bosco”: il Cervo della Mesola. Un’esperienza unica da vivere, riscoprendo il fascino di una natura incontaminata.
  • Salina di Cervia | A Sud del Parco un ambiente con un grande interesse naturalistico e paesaggistico visto che è popolato da Fenicotteri, Cavalieri d’Italia e altre specie protette. Tante le esperienze da provare (passeggiate, giri in barca o visite al tramonto) per conoscere storia e tradizione  della produzione del sale di Cervia.
  • Valli di Comacchio | L’ampia zona umida e paludosa, riconosciuta come Zona umida d’importanza internazionale, offre spettacolari naturali suggestivi. Lungo gli specchi d’acqua e le lingue di sabbia, tra valli, canali, casoni di pesca, pinete e boschi, sarà difficile rimanere indifferenti e non immortalare gli straordinari panorami offerti.

Escursioni consigliate

Il Parco è uno straordinario esempio di biodiversità: queste le escursioni consigliate per conoscere al meglio i mille volti dell’acqua (dolce, salata o salmastra), protagonista indiscussa del Parco.
Nel ferrarese segnaliamo l’escursione alla Valli di Argenta da sperimentare a piedi, in bici o in battello elettrico, quella di Volano-Mesola-Goro che costeggia i due rami del grande Fiume dedicata agli amanti del birdwatching e l’escursione a Comacchio, città lagunare di antichissime origini  detta la piccola Venezia, da vivere lungo i canali a bordo delle tipiche “batane”.
Nel ravennate escursioni facili e suggestive quelle nella Pineta di San Vitale e Piallassa della Baiona, a Punta Alberete per ammirare la foresta allagata o lungo il Fiume del Lamone per seguire il volo degli Aironi.
Su entrambi i territori molti percorsi dedicati con schermature con feritoie capanni appositamente allestiti per  l’osservazione delle diverse specie di avifauna presenti.
Da segnalare agli appassionati dei cammini, anche la 2°, la 3° tappa e 6° della Via Romea Germanica che toccano Ferrara, Argenta e Ravenna.


Centri visita

La sede regionale del Parco si trova a Comacchio (FE): numerosi i centri visita (Alfonsine, Argenta, Cervia, Comacchio, Massenzatica, Mesola, Ostellato, Sant’Alberto e Savio) dove si possono ricevere tutte le informazioni utili e il materiale turistico per godere a pieno di questo territorio.


Come arrivare

In Auto

Da Bologna | A13 fino a Ferrara e poi Raccordo autostradale Ferrara – Comacchio – Lidi
Da Rimini | SS 16 fino a Ferrara o A14 uscita Ravenna
Da Venezia | A13 fino a Ferrara e poi SS 306 Romea fino a Ravenna
Da Roma |  E 45 fino a Ravenna

In Bus

Per il versante ferrarese consultare il sito di  TPER
Per il versante ravennate consultare il sito di START Romagna

In Treno

Stazioni ferroviarie a: Ferrara, Ostellato, Codigoro, Argenta, Alfonsine, Ravenna e Cervia.

Per gli orari consultare il sito di Trenitalia.

In Aereo

Gli aeroporti più vicini sono quelli di BolognaRimini e Venezia.

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Fonti:

Ferrara Terra e Acque

Parco del Delta del Po

Wikipedia