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Borghi

Cerreto di Saludecio: un villaggio dimenticato dell’Emilia Romagna

Sono sparsi in tutta Italia e non mancano mai di suscitare parecchia curiosità ogni volta che tornano, almeno per un istante, alla ribalta della cronaca. Nella maggior parte dei casi sono dislocati tra le montagne e spesso sono accompagnati da leggende che si tramandano di generazione in generazione.
Sono i borghi abbandonati, piccoli paesi rimasti disabitati nel tempo a causa di incuria o fenomeni naturali disastrosi o, semplicemente, a causa della troppa lontananza dai principali centri cittadini.

Panorama sulla Val Conca (Rimini)
Panorama sulla Val Conca (Rimini)

Cerreto di Saludecio è proprio uno di questi. Siamo in Romagna, e più precisamente in provincia di Rimini a pochi chilometri dal villaggio medievale di Mondaino, nei territori del comune di Saludecio.

Adagiato tra le dolci colline che disegnano la bella valle del fiume Conca, questo antico borgo fortificato vanta una lunga storia iniziata attorno al IX secolo d.C. e proseguita fino alle ultime decadi del ‘900 quando gradualmente finì per essere abbandonato. In realtà la prima testimonianza scritta risale al 1231 quando fu sottomesso al comune di Rimini; per poi passare nel XV secolo sotto la dominazione veneziana e poi, fino al 1860, sotto lo Stato Pontificio.

Rinomato un tempo come il “paese degli sciocchi” per via dei comportamenti assurdi dei suoi abitanti, le poche case che oggi compongono il centro sono quasi tutte disabitate e, nelle deserte viuzze, il tempo sembra essersi fermato.

Un’antica leggenda racconta infatti come Cerreto fosse ritenuta la “cretinopoli” dell’intera vallata per le numerose storielle, naturalmente inventate, che avevano come protagonisti gli abitanti del piccolo borgo e i loro presunti, assurdi comportamenti.

Fra le più simpatiche, ne esiste una che narra di un’ipotetica spedizione a Rimini con la missione di acquistare delle dosi sufficienti di intelligenza. A metà strada però, sentendosi ormai stanchi, i cerretani fecero ritorno alle loro case dicendo che l’altra metà di strada l’avrebbero fatta all’indomani.

Borgo rurale fortificato di Cerreto
Borgo rurale fortificato di Cerreto (Saludecio, Rimini)

Un’altra storia parla di un giorno di festa durante il quale in paese si stava cucinando la polenta per tutti. Invece di prepararla ognuno a casa propria, quella volta si decise di utilizzare come “paiolo” il pozzo comune. Mentre i paesani riempivano il pozzo con acqua bollente e farina gialla, uno di loro decise di gettarsi al suo interno per verificare la cottura. Quando, poco dopo, tutti gli altri rimasti in attesa sentirono chiaramente il compaesano deglutire, scoppiò il caos e si ribellarono pensando che volesse mangiare da solo tutta la polenta, gettandosi a capofitto in fondo al pozzo insieme a lui.

Per onorare la memoria e la tradizione di questi strani personaggi che hanno dato vita a queste storie tanto particolari, fino a pochi anni fa si organizzava un importante carnevale, caratterizzato dal falò del pagliaccio e da storielle che richiamavano gli aneddoti sui cerretani. Oggi, le poche case del borgo sopravvissute non sono nemmeno quelle originali di quel popolo tanto sbeffeggiato da leggende di cui non hanno colpa se non per essere state probabilmente persone più eccentriche del solito.

Curiosi di fare una tappa turistica a Cerreto di Saludecio? Ecco come arrivare!
Raggiungete il comune di Mondaino, quindi seguite le indicazioni per Tavoleto (Strada Provinciale 80). Una volta percorsi circa 3 km, in località La Serra, prendete la deviazione per Cerreto segnalata sulla destra.

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Arte e Cultura

Emilia Romagna Low Cost: 5 cose da fare e vedere gratis (o quasi)

Al di là dei classici itinerari turistici, l’Emilia Romagna è una terra ricca di sorprese e possibili suggestioni difficilmente descrivibili se non vissute sulla propria pelle e ammirate con i propri occhi.

Non sempre serve pagare un biglietto per ammirare tanta bellezza. A volte basta un consiglio di un amico oppure affidarsi a qualcuno che il territorio lo conosce e lo ama davvero, e non lesina certo consigli alla prima richiesta d’aiuto.

In questo caso se i soldi in tasca non sono molti e non volete proprio rinunciare a visitare la nostra regione, continuate a leggere qui sotto perchè questa mini guida secondo me fa proprio al caso vostro!

 

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Ecoturismo

In bicicletta lungo il fiume Lamone

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Arte e Cultura

L’autunno nelle Città d’Arte dell’Emilia Romagna

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Arte e Cultura

Dante Alighieri e l’Emilia Romagna

Fonte d’ispirazione e modello di riferimento per una folta schiera di letterati che dal 1300 in poi hanno dovuto confrontarsi con la sua poetica, Dante Alighieri è probabilmente il più famoso poeta italiano al mondo.

La sua Commedia è universalmente considerata l’opera più importante scritta in lingua italiana ed è uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale.
Attraverso di lei, intrecciata alla vita reale segnata dal doloroso esilio da Firenze, Dante ha descritto i sentimenti più profondi dell’animo umano: passioni, drammi, fantasie ma non solo. Nella sua poesia si nascondono anche tanti riferimenti geografici e visivi che arricchiscono il racconto e forniscono il giusto contesto in cui calare la propria lettura.

Tutto in Dante ha un valore soggettivo. La Commedia non è solo la storia dell’anima cristiana che si volge a Dio, ma è soprattutto anche una vicenda personale, inestricabilmente intrecciata agli avvenimenti che narra.
Sfogliando l’opera si ritrovano, infatti, diversi riferimenti geografici che ci parlano dei luoghi che il Sommo Poeta visitò durante il suo esilio. Molti di questi, ovviamente sono in Emilia Romagna, in virtù del fatto che proprio qui trovò ospitalità da parte dei Signori locali.

Riprendendo alcuni dei frammenti della sua Commedia, facciamo allora un giro per la nostra regione per conoscere meglio qualcuno di quei luoghi che egli stesso indicò nella sua opera.


Come in molti sanno RAVENNA è la città di Dante Alighieri. La sua tomba si trova in pieno centro, accanto alla Basilica di San Francesco che nel 1321 vide celebrare le sue spoglie: un luogo pieno di pace e di spiritualità dove i visitatori sono invitati a rispettare la consegna del silenzio, mentre passeggiano nel chiostro avvolti da un bel giardino.

A Ravenna Dante fu accolto dal signore della città Guido Da Polenta, padre di quella celebre Francesca che appare nel V Canto dell’Inferno travolta dal grande amore per Paolo Malatesta.

Siede la terra dove nata fui
su la marina dove ‘l Po discende
per aver pace co’ seguaci sui.
(Inferno, Canto V, vv. 97-99)

Oltre a questo, sono altri i punti in cui l’ex capitale bizantina viene menzionata nella Commedia. Tra tutti, uno in particolare ci ricorda l’esistenza della verde pineta di Classe, quel polmone verde che ancora oggi è un tratto caratteristico della costa adriatica immediatamente a sud della città.

Tal qual di ramo in ramo si raccoglie
per la pineta in su ’l lito di Chiassi,
quand’Ëolo scilocco fuor discioglie
(Purgatorio, Canto XXVIII, vv. 19-21)

La cascate dell'Acquacheta | Foto © parcoforestecasentinesi.it
La cascate dell’Acquacheta | Foto © parcoforestecasentinesi.it

Per chi non lo sapesse esiste poi da qualche anno un percorso (Il cammino di Dante) che segue idealmente – da Firenze fino a Ravenna – il cammino che il Poeta dovette intraprendere per giungere in Romagna.

Lungo di esso, se ci spostiamo ad esempio nell’area del forlivese, incontriamo il borgo di SAN BENEDETTO IN ALPE, un piccolo gioiello immerso nell’Appennino Tosco-Romagnolo che compare nel XVI Canto dell’Inferno in un celebre passo in cui il violento scrosciare della cascata dell’Acquacheta viene paragonato al fiume Flegetonte.

Come quel fiume c’ ha proprio cammino
prima dal Monte Viso ’nver’ levante,
da la sinistra costa d’Apennino, 96

che si chiama Acquacheta suso, avante
che si divalli giù nel basso letto,
e a Forlì di quel nome è vacante, 99

rimbomba là sovra San Benedetto
de l’Alpe per cadere ad una scesa
ove dovea per mille esser recetto
(Inferno, Canto XVI, vv. 94-102)

È qui che, aggirandosi tra gli alberi del Parco delle Foreste Casentinesi, si incontra uno tra i luoghi più suggestivi di tutta l’area. Nei pressi della cascata, più su c’è il piccolo villaggio dei Romiti che consigliamo assolutamente di visitare (e che anche Dante sicuramente dovette attraversare), un tempo eremo dell’abbazia di San Benedetto in Alpe.

A qualche chilometro di distanza, PORTICO DI ROMAGNA – bandiera arancione del Touring Club – è legato invece alle vicende personali del Poeta.
Tradizione vuole – anche se completamente infondata – che Dante avesse incontrato proprio qui presso Palazzo Portinari la sua amata Beatrice. Oggi il centro storico mantiene inalterato il suo fascino medievale avvolto dal verde del Parco delle Foreste Casentinesi.

Portico di Romagna (FC)
Portico di Romagna (FC)

Altra cittadina che l’Alighieri ebbe modo di conoscere è CASTROCARO TERME, sulle colline appena sopra Forlì, come dimostra il Canto XIV del Purgatorio dove il borgo viene citato a fianco di BAGNACAVALLO. Mentre la prima impressiona con la sua imponente fortezza medievale, la seconda si mostra come una piccola città d’arte nel cuore della Romagna, a pochi chilometri dall’Adriatico e da importanti città come Ravenna, Faenza, Bologna, Ferrara.

Ben fa Bagnacaval, che non rifiglia;
e mal fa Castrocaro, e peggio Conio,
che di figliar tai conti più s’impiglia
(Purgatorio, Canto XIV, vv. 115-117)

A queste si aggiungono BERTINORO, meglio noto come il “Balcone della Romagna” per via della vista magnifica che offre sul mare e sulla collina circostante, e che ancora oggi conserva l’antica struttura con stradine acciottolate e scorci di altri tempi.

O Bretinoro, ché non fuggi via,
poi che gita se n’è la tua famiglia
e molta gente per non esser ria?
(Purgatorio, Canto XIV, vv. 112-114)

C’è poi FORLÌ dove, camminando per le strade del centro storico, si possono rintracciare diverse iscrizioni che riportano versi danteschi. Il Poeta fu ospite qui nel 1303 di Scarpetta Ordelaffi, presso il quale lavorò come segretario.

La terra che fé già la lunga prova
e di Franceschi sanguinoso mucchio,
sotto le branche verdi si ritrova
(Inferno, Canto XXVII, vv. 43-45)

Pietra di Bismantova Castelnovo Ph @melissa.cherubini
Pietra di Bismantova (RE) | Foto @ melissa.cherubini

Anche IMOLA, l’unica città italiana ad avere la propria pianta disegnata da Leonardo da Vinci, è ricordata nell’opera di Dante attraverso una perifrasi geografica che la accomuna alla vicina FAENZA.

Le città di Lamone e di Santerno
conduce il lïoncel dal nido bianco,
che muta parte da la state al verno
(Inferno, Canto XXVII, vv. 49 – 51)

Ma molti altri sono i luoghi dell’Emilia Romagna presenti nella Commedia, direttamente o attraverso la menzione di personaggi legati ad essa.
E così che si incontra l’abbazia di Pomposa nel XXI Canto del Paradiso, la torre Garisenda di Bologna nel XXXI Canto dell’Inferno, il borgo medievale di Verucchio nel XXVII Canto dell’Inferno, San Leo e la pietra di Bismantova al Canto IV del Purgatorio (tra l’altro alcuni pensano che proprio a quest’ultima si sia ispirato Dante immaginandosi le fattezze del Purgatorio), etc.

Un lungo e interessante citazionismo che rende la nostra regione ben presente nella poetica di Dante Alighieri, ne offre uno spaccato geografico e un contesto ambientale molto interessante nel quale ancora noi, cittadini e turisti, ci muoviamo alla ricerca delle tracce più vive di un periodo ormai lontano ma paradossalmente tanto vicino.

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Arte e Cultura

Il mistero delle ossa di Dante Alighieri

Come in molti sanno le spoglie del Padre della Letteratura Italiana Dante Alighieri si trovano a Ravenna in un tempietto costruito alla fine del ‘700.
Siamo nel centro storico dell’antica capitale bizantina, davanti a una piccola struttura in stile neoclassico che ogni giorno vede frotte di turisti provenienti da ogni parte del mondo fermarsi ad omaggiare il Sommo Poeta.

Tomba di Dante (Ravenna)
Tomba di Dante (Ravenna) | Foto © Giacomo Banchelli, Archivio Fotografico Comune di Ravenna

Tutta l’area in realtà è legata al ricordo di Dante e nell’immediato circondario sono diverse le testimonianze che ricordano il suo soggiorno in città. La “Zona del Silenzio” – comunemente detta – accoglie infatti gli Antichi Chiostri Francescani, la Basilica di San Francesco, il Quadrarco di Braccioforte, il Museo Dantesco e altri segnali lasciati dal tempo e dalla memoria. Un segno indelebile per Ravenna che fa di questo luogo uno dei punti di maggiore interesse per tutta la sua comunità.

C’è però uno strano mistero che aleggia attorno alle spoglie della padre della Letteratura Italiana che non sono in molti a conoscere, anche tra i ravennati, e che per più di due secoli ha lasciato senza risposte moltissime domande.

Ma facciamo un passo indietro.
Il 14 settembre del 1321 Dante moriva a Ravenna, probabilmente a seguito di un attacco di malaria contratta di ritorno da una missione diplomatica svolta a Venezia. I funerali solenni furono tenuti dell’adiacente Basilica di San Francesco, a cui il poeta era molto legato, e il suo corpo collocato in un sarcofago marmoreo posto all’esterno della chiesa, accanto alle mura del convento dei Francescani.

Basilica di San Francesco, Ravenna
Basilica di San Francesco, Ravenna | Foto © Archivio Fotografico Comune di Ravenna

Per quasi due secoli la situazione rimase immutata. A dire il vero Firenze cercò più volte di riprendersi le spoglie del nobile concittadino ma ogni tentativo si rilevò sempre con nulla di fatto: la prima volta accadde settantacinque anni dopo la morte di Dante; in seguito nel 1428 e nel 1476.
C’erano quasi riusciti nel 1519 ma qualcosa andò storto. L’allora papa Leone X, fiorentino di nascita (suo padre era Lorenzo il Magnifico), aveva autorizzato le richieste dell’Accademia Medicea di trasferire le ossa di Dante a Firenze. Tra i firmatari c’era anche Michelangelo che si era addirittura candidato per realizzare un monumento funebre all’altezza del Sommo Poeta. Tutto ormai sembrava scritto e Ravenna non poteva opporsi al volere del papa, essendo ormai passata tra i suoi possedimenti. Quando però i delegati si trovarono ad aprire il sarcofago, delle ossa di Dante non si trovò alcuna traccia: la tomba era praticamente vuota!

Chi aveva trafugato le ossa del grande poeta? Chi aveva notte tempo intrapreso quell’inaccettabile furto?
Nonostante le indagini e le mille congetture per ben due secoli il mistero rimase insoluto e le spoglie ormai date per disperse.

La verità venne in luce solo più tardi nel 1865 quando, nell’abbattere un tratto di muro nei pressi della cappella di Braccioforte, fu trovata una cassetta di legno, apparentemente anonima, che riportava la scritta “Dantis ossa (…)” (oggi la cassetta è conservata all’interno del museo Dantesco).

A quanto pare i frati, ai tempi della delegazione pontificia del 1519, per evitare che le spoglie del poeta fossero portate via da Ravenna, avevano praticato furtivamente un foro nella tomba e sottratto gran parte dei resti. Questi rimasero celati all’interno del convento e custoditi gelosamente.

Tomba di Dante (Ravenna)
Tomba di Dante (Ravenna) | Foto © Giacomo Banchelli, Archivio Fotografico Comune di Ravenna

Nel 1780-1781, in occasione della costruzione dell’attuale tomba, furono nuovamente ricollocate nell’urna originaria ma vi rimasero ben poco. Nel 1810, infatti, a causa delle leggi napoleoniche, i frati furono costretti a lasciare il convento, ma prima si premurarono di nascondere la cassetta con le ossa in una porta murata del Quadrarco di Braccioforte.
Li rimase fino al 1865 quando fu casualmente ritrovata.

In quell’occasione la salma fu ricomposta, esposta al pubblico in un’urna di cristallo per qualche mese, quindi ritumulata all’interno del tempietto che oggi conosciamo.
Da allora, a parte dei piccoli trasferimenti avvenuti durante la Seconda Guerra Mondiale per evitare possibili distruzioni, le spoglie del Sommo Poeta non hanno subito più alcun spostamento, mettendo così la parola fine a una roccambolesca vicenda che per secoli ha pervaso di mistero le ossa del grande Poeta.

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Parlami di tER

[ParlamiditER #286] Bici e Romagna, un connubio perfetto

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


La Romagna viene spesso ricordata come “terra solatia, dolce paese” ed è terra di bici e passione per ciclismo.
La bicicletta e il ciclismo sono stati e restano, difatti, un grande fenomeno culturale prima che sportivo di questa terra, ma anche un prodotto di lavoro per gli artigiani e un mezzo di trasporto per le famiglie e i lavoratori delle cooperative agricole e dei braccianti.

Nel secolo scorso è stata anche fonte d’ispirazione per grandi scrittori locali come Olindo Guerrini (alias Lorenzo Stecchetti) e Alfredo Oriani e oggi è il mezzo principe con il quale assaporare tradizioni e cultura in questo lembo d’Italia.

Le colline di Cesena | Foto Regione Emilia Romagna
Le colline di Cesena | Foto © Regione Emilia Romagna

La Romagna è una cerniera tra l’Appennino e l’Adriatico, una mistica “terra di mezzo” che può sfamare chiunque abbia una crescente “fame” di storia e cultura. I luoghi da vivere e visitare qui sono stati teatro di importanti eventi e hanno avuto come attori illustri personaggi che, in un modo o nell’altro, hanno segnato la storia italiana ed europea.
Un incrocio magico di vestigia, storie e avventure che possiamo raccontare e rivivere stando in sella a una bicicletta alla scoperta degli innumerevoli itinerari turistici. La bicicletta può essere infatti considerata una sorta di macchina del tempo con la quale tornare indietro e toccare con mano le vestigia di rocche medievali e angoli di antichi imperi come quello romano e bizantino.

Con la bici decidi tu se il mondo rallenta, si ferma. Non ci sono più pensieri, non più preoccupazioni. Osservi quanto ti scorre sotto gli occhi e le ruote con tranquillità.
Godi del sole, del vento, anche della pioggia, incontri persone e ti sazi d’immagini. Non devi programmare niente e puoi concentrarti sul viaggio, sulla scoperta di una terra ospitale.

Poi c’è l’enogastronomia.
La cucina romagnola è una celebrità mondiale, una delizia per l’anima e il palato. Che meraviglia di primi piatti, la minestra che un proverbio romagnolo definisce “la biada dell’uomo”, costituisce il cardine del sistema alimentare romagnolo. Nel 1913, addirittura, viene proposto un primo censimento della pietanze della “cucina del popolo”, che conserva ancora buona parte delle vecchie usanze e che riproponiamo come irrinunciabile compendio nelle pedalate 

Poi c’è la piadina (o piada) una sfoglia di farina di frumento che viene cotta tradizionalmente su un piatto di terracotta che, citando “Giovanni Pascoli”, viene considerata il pane dei Romagnoli. Sanctum Zeus è, invece, il nettare degli dei che noi conosciamo meglio come Sangiovese. Già perché anche il buon bere ha la sua parte importante nella tradizione vitinicola della Romagna.

E come si può approfittare di tutto questo? La Romagna è la terra dello Slow Bike e con questo concetto è nata una rete d’impresa sotto il nome di Slow Bike Tourism: un insieme di appassionati della bici che hanno messo in comunione le idee per sviluppare un progetto dedicato alla bici. 

Vivere, gustare, toccare con “ruota” un territorio e conoscerlo attraverso le sue peculiarità, gli angoli nascosti e le eccellenze che lo caratterizzano.
Dalla sella della bici attraverso una rete di percorsi studiati per pedalare al proprio ritmo.
Fermarsi e gustare del buon cibo, bere dell’ottimo vino e respirare l’arte, la storie e la cultura che sono propri di quest’angolo d’Italia.

Senza doversi preoccupare di nulla.

Il programma delle pedalate proposte, prevede una varia gamma di pacchetti che comprendono una serie di servizi che sono anche personalizzabili dietro richiesta in base alle esigenze.

I Tour

Sono divisi in vari tipi di pacchetto perché offrono due tipi differenti di profilo, in base al costo.
Si può scegliere un pacchetto che offre tutte le opportunità di base ed essere più autonomi, oppure uno che invece offre una serie di servizi aggiuntivi per pedalare con più comodità. I servizi aggiuntivi offerti sono il nolo della bici, l’accompagnatore (ciclo guida), il trasporto del bagaglio.

La bici 

Può essere un problema? Uno scoglio che vi frena? Non sempre trasportarla è comodo.
La soluzione è la bici a nolo così da non dover più pensare al problema.
Varie misure in base ai vostri requisiti fisici, leggere e maneggevoli, senza rinunciare a solidità ed efficienza.
City-bike, oppure per chi non vuol rinunciare all’assetto sportivo la MTB, la Racing bike con telai per una postura confortevole, freni posti sul manubrio come consuetudine, sella comoda, copertoni rinforzati, cavalletto e chiusura con serratura a chiave. Disponibili anche in versione per bimbo oltre alle appendici per chi non vuole “separarsi” dalla famiglia…

Eh, ok, ma pedalare è faticoso!?! Vero, è certo che un minimo di attività fisica sia necessaria, ma per i ciclo-turisti che proprio non vogliono faticare troppo, ci sono di biciclette elettriche a pedalata assistita. Potete chiedere informazioni specifiche sulle misure di telaio disponibili, le appendici i carrellini in modo da verificare come organizzare la “bici per voi” e il relativo costo. Si forniscono anche accessori, come casco, kit di riparazione, pettorine, su richiesta con tariffa da concordare.

Slow Bike Tourism
Slow Bike Tourism

L’accompagnatore

Ogni percorso è fornito di una guida cartacea, chiamarla traccia di percorso, mappa o road book non fa molta differenza ma comunque in ogni pacchetto è compresa questa guida che vi permette di essere in autonomia. Ci sono alcuni che preferiscono la totale libertà ed autonomia, ma nel caso vi vada di essere assistiti e coccolati con la ciclo guida al seguito potete comunque richiedere una personalizzazione.

Le ciclo guide sono appassionati pedalatori che amano e conoscono il territorio in cui vivono, in maniera approfondita. Hanno seguito appositi corsi di formazione e sono qualificati come esperti nel trasmettere questa voglia di pedalare e conoscere il territorio, aggiungendo il giusto condimento alla gita in bicicletta.
La ciclo guida è esperta nella scelta del percorso migliore, lontano dalle strade pericolose, nell’assistenza meccanica e di primo soccorso, nella scoperta di angoli dimenticati e poco conosciuti del territorio, pertanto, offrono la possibilità di condire il viaggio dei giusti ingredienti per renderla più piacevole e interessante.

Il trasporto del bagaglio

Molti viaggiatori sono abituati ad avere tutto al seguito, preparano il proprio bagaglio ben distribuito nelle borse da viaggio e procedono in autonomia. Tuttavia, per molti è una comodità viaggiare in piena libertà, senza un peso supplementare da dover gestire durante l’itinerario. Anche questo è un servizio che si può personalizzare, recuperare il bagaglio al mattino e farlo trovare, comodo comodo, nel luogo prescelto per l’arrivo, sano e salvo, già in camera.

Assistenza meccanica durante il viaggio

Far vacanza pedalando è piacevole, ancora di più quando si possono scordare tutti i problemi legati alle necessità meccaniche e si può contare su servizi e professionalità qualificati. “La foratura, la rottura della catena, un problema meccanico, che non sono in grado di gestire, sono un’ eventualità che potrebbe accadere e non essendo esperto avrei necessità di ASSISTENZA”.

Oltre all’assistenza fornita direttamente dall’accompagnatore (Ciclo Guida), sui percorsi sono attivi PuntoBici. Sono centri di assistenza presso i quali le biciclette, gli accessori e relativa assistenza si possono trovare. Si può sostituire una bici danneggiata oppure riconsegnarla nel caso in cui il tour sia iniziato in un PuntoBici diverso.

Allora che ne dite, venite a pedalare nella “terra di mezzo”?

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A spasso per l’Emilia-Romagna

Itinerari alla scoperta dei Capanni da pesca

Simboli di un paesaggio, sono luoghi senza tempo,

Scoprire i capanni da pesca è una proposta per tutte le stagioni.
La primavera, con le prime giornate miti, regala lo spettacolo del risveglio della natura.
L’estate arricchisce, con un sapore del tutto vintage, la vivace vacanza di spiaggia.
L’autunno offre un break rilassante, perfetto per il rientro alla quotidianità.
L’inverno, con la sospensione della pesca e lo smontaggio delle reti, è perfetto per chi cerca tranquillità e vuole entrare in contatto con le genti di questi luoghi.

Tra le piallasse e le valli del Delta del Po: da Po di Volano a Ravenna

Itinerario – da Nord a Sud- nel sistema lagunare e vallivo, ricco di biodiversità del Parco del Delta del Po.

Po di Volano (FE) – nascosti nella pineta dell’oasi naturalistica ferrarese, tanti i capanni da scorgere.
Porto Garibaldi (FE) – diversi i capanni da pesca visibili dal molo.
Valli di Comacchio (FE)– Valle Molino, Fattibello, Relitto canale Pallotta e di Valleta sono quelle principali dove i capanni fanno parte del paesaggio da tempo immemore.
Sant’Alberto (RA) – circondato dalla natura incontaminata del Parco del Delta del Po sulla sponda destra del fiume Reno potrai scorgere una serie di capanni da pesca.
Casalborsetti (RA) – i punti di avvistamento dei capanni qui sono 2: le sponde del canale Destra Reno e la foce del fiume Lamone.
Piallassa della Baiona (RA) – Questa oasi verde ti riserva capanni da pesca su palafitta e capanni nascosti nella pineta. Non lontano e raggiungibile a piedi il Capanno Garibaldi dove si nascose con Anita che ancora oggi conserva il tetto originale in falasco.
Piallassa Piomboni (RA) – Per ammirare alcuni capanni risalenti al secolo scorso.

Da visitare lungo il percorso: Mesola, Goro, il Bosco di Mesola, Comacchio, Pineta di San Vitale.

Capanni nei porticcioli da Rimini a Comacchio

Itinerario – da Sud a Nord – sulle tracce della vita di località dalle tradizioni marinare antichissime.

Rimini – In città i capanni sono pressoché spariti ma basta affacciarti sulla palata del vecchio porto, proprio dove Fellini immaginava l’apparizione notturna del Rex o alla foce del Marecchia, tra Borgo San Giuliano e Rivabella per ammirarne gli ultimi esemplari.
Cesenatico (FC) – Partendo dal porto canale leonardesco potrai ammirare alcuni capanni sia alla fine del molo, dove godere della splendida vista della costa, che nei canali interni non lontano dalle antiche dimore dei pescatori.
Cervia (RA)– Nella città dell’oro bianco il capanno da avvistare è quello sul molo.
Marina di Ravenna – Passeggiando sul molo vedrai molti capanni, molti dei quali costruiti in acciaio inossidabile. La sfida che ti lanciamo? Avvistare quello con 2 reti!
Porto Garibaldi (FE) – Sul molo della località che deve il suo nome all’eroe dei due Mondi, che qui sbarcò in fuga dagli austriaci, alcuni capanni da pesca fanno da sfondo ad un panorama da cartolina.
Comacchio (FE)– nota per l’anguilla, appena fuori città presenta una variegata serie di capanni valligiani.

Da visitare lungo il percorso: Saline di Cervia, Piallassa della Baiona, Lido di Spina.

Tra Ravenna a Cervia: tra storia e natura

Lido di Dante (RA) – qui i capanni li trovi su entrambe le sponde dei Fiumi Uniti e costeggiando l’argine destro potrai addirittura scorgere il campanile di S. Apollinare in Classe.
Fosso Ghiaia (RA) – il panorama dei capanni, posti in questa zona da secoli, costeggia il torrente Bevano.
Cervia (RA) – i capanni per la sola pesca sportiva li trovi nel Canale immissario delle Saline, lungo il Canale del Pino e Canale Bova.

Da visitare lungo il percorso: Sant’Apollinare in Classe, Museo Classis, Magazzini del Sale.


 

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A spasso per l’Emilia-Romagna

Panorami mozzafiato in Emilia… e dove trovarli