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Il Museo Marco Simoncelli di Coriano

Il Museo Marco Simoncelli nasce a Coriano, paese natale del pilota Romagnolo, nel Dicembre del 2012 ed è insieme una galleria museo ed un viaggio alla scoperta delle imprese e delle gesta di uno dei più amati piloti di motociclismo, Marco Simoncelli (anche detto SIC o SuperSIC, dall’abbreviazione che il suo nome subiva sui cartelloni esposti dai Box durante le gare).
La galleria propone a tutti la storia del campione e la sua vita fuori dalle corse cosi come la moto, i caschi, le tute e tutto quello che era il suo vestiario di gara insieme alle cose che gli appartenevano.

Monumento Marco Simoncelli – Ph. Museo Marco Simoncelli

All’esterno del Museo, lì dove le colline di Romagna degradano dolcemente verso l’orizzonte del mare, c’è il monumento a Marco Simoncelli nella forma di una marmitta che ogni domenica incendia l’aria per 58 secondi: 58 secondi di gas, 58 secondi che riportano alla mente le gare, le staccate, le pieghe… insomma il SIC in sella alla sua moto.

Da ultimo lo store della “Roba del SIC”, il negozio con il merchandise ufficiale e che destina parte del ricavato alla Fondazione Marco Simoncelli.

Come arrivare al Museo Marco Simoncelli di Coriano

Il Museo Marco Simoncelli – La storia del SIC si trova in via Garibaldi 127, a Coriano, Rimini ed è aperto tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 12.30 e dalle ore 15.30 alle ore 19.30.
Il Museo osserva il giorno di chiusura il martedì ed è chiuso al pubblico anche nelle date del 25 Dicembre e del 1 Gennaio.
L’ultimo ingresso è previsto 15 minuti prima dell’orario di chiusura

Informazioni e Contatti

Il biglietto di ingresso al Museo Marco Simoncelli – La storia del SIC costa 8,00 Euro ed prevede l’ingresso ridotto a 5,00 euro per i residenti nel Comune di Coriano, peri bambini tra i 7 ed i 14 anni di età, per gli over 75, per chi è in possesso della Romagna Visit Card e per chi è in possesso dei biglietti dei parchi di Oltremare, Aquafan, Acquario di Cattolica e Italia in Miniatura.
Tel.: 0541 658100
Mail: info@lastoriadelsic.com

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Motor Valley

Il Museo Enzo Ferrari di Modena

Se vuoi fare grandi cose, devi pensare in grande
Enzo Ferrari

Il Museo Enzo Ferrari di Modena è il luogo di un’esperienza museale unica e coinvolgente ed uno dei quartier generali della MotorValley dell’Emilia Romagna. Con la sua inconfondibile forma a cofano giallo, racchiude la storia del fondatore della Ferrari, oltre che a presentare alcune tra le auto più belle e vincenti di sempre.

Il Museo Enzo Ferrari di Modena


Museo Enzo Ferrari
Museo Enzo Ferrari, Modena – Ph. Museo Enzo Ferrari

Inaugurato il 10 marzo 2012 per volere della Fondazione Enzo Ferrari, ideatrice del progetto, Il Museo Enzo Ferrari racchiude due realtà distinte e complementari: l’Officina Meccanica Alfredo Ferrari, baricentro architettonico dell’intera area museale, e la nuova galleria espositiva, l’ormai famoso “cofano” di alluminio giallo, colore istituzionale della Città di Modena, che avvolge la Casa natale. Si tratta un edificio futuristico, costruito secondo criteri di sostenibilità ambientale, che vuole raccontare al mondo la passione del genio che ha prodotto auto da sogno, e progettato dall’architetto Jan Kaplicky.

All’interno dell’Officina Meccanica Alfredo Ferrari, luogo dove lavorava il padre di Enzo ed oggi perfettamente ristrutturata, è possibile visitare il Museo dei Motori Ferrari. Un luogo unico nel suo genere, in cui vi potrete divertire nella scoperta dei propulsori che hanno fatto la storia del Cavallino Rampante, da quelli più sperimentali e quelli da strada. Nella piccola struttura sono state ricostruite inoltre alcune stanze della casa dove Enzo Ferrari nacque nel 1898, di modo che il visitatore possa avere contezza della vita e del genio del creatore del Cavallino Rampante.

Museo Enzo Ferrari
Officina Meccanica Alfredo Ferrari – Ph. Museo Enzo Ferrari

Il padiglione espositivo che sorge accanto, realizzato a forma di cofano giallo proprio per richiamare il colore che scelse Enzo Ferrari come sfondo per il celebre marchio del Cavallino Rampante, ospita invece un’area di nuova costruzione che copre,  senza colonne né ostacoli e con forme dolci e ondulate, i 5 mila metri quadri di esposizione. Il visitatore si trova qui all’interno di uno spazio che richiama le forme di un motore di una vettura da corsa, fluido, totalmente bianco e che ogni trenta minuti si trasforma in una avvolgente sala proiezione dove, dal soffitto alle pareti, scorrono le immagini degli uomini e dei momenti della storia della Ferrari.

Museo Enzo Ferrari
Museo Enzo Ferrari – Ph. Museo Enzo Ferrari

Si tratta di una galleria espositiva flessibile, che nel tempo ha ospitato mostre e oggetti differenti dedicati ai molteplici aspetti della storia del Cavallino Rampante.

Tra le esposizioni di maggior rilevanza che sono state allestite all’interno del museo vanno citate la mostra “Driving with the Stars” [tutt’ora in corso] che ospita una importante rassegna di alcuni dei rappresentativi modelli Ferrari che hanno affascinato le più grandi star del cinema, dello spettacolo, dello sport; “Red Carpet. The Ferrari Star System” che celebrava le vetture protagoniste nel mondo del cinema e della Tv, e la mostra “Maserati 100 – A Century of Pure Italian Luxury Sports Cars”, dedicata ai 100 anni della Casa del Tridente e che è stata la più importante e completa rassegna di vetture Maserati mai organizzata al mondo.

Altre Attività


Museo Enzo Ferrari
Driving Simulator – Ph. Museo Enzo Ferrari

Tra le tante attività che è possibile svolgere al Museo Casa Enzo Ferrari non possiamo non segnalare la presenza di un simulatore di guida semiprofessionale a disposizione di tutti coloro che vogliono provare l’emozione di guidare una monoposto di Formula 1 Ferrari su alcuni dei circuiti più famosi del Mondiale come Monza, Barcellona, Silverstone, Imola, Nürbürgring, Zandvoort, SPA Francorchamps e Mugello.
Un’esperienza di guida unica in cui è possibile percepire il fondo stradale, con una fisica di guida realistica per quanto riguarda i cordoli e, soprattutto, per quanto riguarda le grandi accelerazioni e frenate a cui è soggetto un pilota d Formula 1.

Ma le emozioni di guida non si esauriscono certo nel virtuale. I musei Ferrari, insieme all’Autodromo di Modena, riservano infatti ai loro visitatori l’opportunità di mettersi davvero al volante su una pista da corsa. Presentando il biglietto di Musei Ferrari sarà possibile infatti usufruire della convenzione per accedere con il proprio automezzo alla pista dell’Autodromo di Modena e girare per 15 minuti con una tariffa agevolata pari a 35 Euro.

Museo Enzo Ferrari
Autodromo di Modena – Ph. Museo Enzo Ferrari

Tutti gli aspiranti piloti avranno a disposizione una hostess per l’accoglienza dei clienti, un pilota professionista per illustrare le caratteristiche della pista e le necessarie misure di sicurezza da adottare e un bar/tavola calda. Per tutti coloro poi che volessero prolungare l’emozione e fermarsi oltre i 15 minuti, sarà possibile richiedere un prolungamento dei giri di pista al prezzo di € 2,50 al minuto.

Per tutti coloro che invece sono interessati alla scoperta del territorio modenese, delle sue eccellenze e dei suoi personaggi più famosi vi è la possibilità di acquistare il passaporto del Discover Ferrari e Pavarotti Land, una full immersion di un giorno nella storia, nel gusto e nei personaggi di Modena e che include: l’ingresso ai due Musei Ferrari, l’ingresso alla Casa Museo di Luciano Pavarotti, visite guidate e degustazioni ad almeno due delle aziende del territorio e che rappresentano delle eccellenze nei settori del Balsamico tradizionale, del Lambrusco e della salumeria ed un comodo servizio di collegamento con la stazione ferroviaria di Modena e l’autostazione di Bologna.

All’interno della struttura del Museo Enzo Ferrari di Modena è inoltre possibile usufruire di un programma per far conoscere a bambini e ragazzi la nascita e la storia del Mito Ferrari. I percorsi didattici, adatti alle diverse età e ai diversi programmi di studio, possono spaziare dalle scienze alla tecnologia, all’arte, alla storia, allo sport, all’economia.

Eventi


Museo Enzo Ferrari
Eventi – Ph. Museo Enzo Ferrari

Il Museo Enzo Ferrari di Modena dispone di una sala convention e una sala riunioni che possono essere utilizzate sia nel corso della giornata che durante l’orario di chiusura.
L’architettura della struttura centrale del Museo consente inoltre l’organizzazione di eventi serali personalizzati di grande effetto, come cene di rappresentanza tra le automobili in esposizione, feste private e convention aziendali.

Come Arrivare al Museo Enzo Ferrari

Il Museo Enzo Ferrari di Modena si trova in Via Paolo Ferrari 85 ed è raggiungibile:

In Auto
Dall’autostrada A1 Milano-Roma e A22 del Brennero, uscita Modena Nord, imboccare la tangenziale in direzione Bologna, uscita n° 6. Indirizzandosi verso il centro, dopo il cavalcavia della Ferrovia, subito a destra.

Dalla Stazione di Modena 
Per i soli visitatori del Musei è attivo a pagamento, ogni ora e mezza, il servizio di collegamento tra la stazione ferroviaria di Modena (pensilina N° 4) e il Museo Enzo Ferrari di Modena. Lo speciale shuttle bus collega, inoltre, il Museo Enzo Ferrari di Modena con il Museo Ferrari a Maranello, a circa 20 km.
Il biglietto può essere acquistato sul bus, presso i Musei oppure online.
Prenota ora il tuo viaggio

Dall’Aeroporto Marconi di Bologna
Per i voli in arrivo all’ aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna collegamento via Taxi o con servizio prenotabile presso il Museo scrivendo a: booking@vivaraviaggi.it
oppure chiamando il servizio Vivara Viaggi al numero: + 39 (0) 51 6120818.

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L’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola

Tra le dolci pendenze delle colline imolesi corre il tracciato dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola. Una lingua d’asfalto che per fama e storia è divenuta leggendaria per gli appassionati delle competizioni motoristiche di tutto il mondo e divenendo parte integrante della MotorValley dell’Emilia Romagna.

Cenni Storici

Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola
Gp Italia 1970 Jackie Ickx su Ferrari alla partenza – Ph. Wikipedia

E’ il 1950 quando quattro amici imolesi appassionati di corse automobilistiche (Alfredo Campagnoli, Graziano Golinelli, Ugo Montevecchi e Gualtiero Vighi ) realizzano finalmente il sogno di costruire un circuito stabile nelle immediate vicinanze della città di Imola. L’area prescelta al tempo ricadde su quella racchiusa fra la sponda destra del fiume Santerno , il Parco delle Acque Minerali e le prime colline, data la presenza di alcune carrozzabili di campagna e la speciale conformazione del terreno.

La storia racconta ancora che furono chiamati ad esprimersi i costruttori automobilistici della zona, Ferrari e Maserati tra tutti, i quali si dimostrarono entusiasti di poter disporre di un circuito del genere nelle vicinanze delle loro fabbriche – Ferrari lo definì addirittura un “piccolo Nurburgring italiano”.
Il 22 marzo del 1950 viene posta la prima pietra del cantiere, ma i lavori procedettero a rilento e l’inaugurazione avvenne solamente nell’ottobre del 1952. La prima vettura che ebbe l’onore di girare sul nuovo tracciato di Imola fu una Ferrari 340 sport mandata apposta da Enzo Ferrari, e da quel momento Imola diventa sinonimo di corse automobilistiche.
La Formula Uno arriva per la prima volta nel ’63 con una corsa non titolata, vinta da Jim Clarck con la Lotus: una giornata di festa che fu però rovinata dall’assenza della Ferrari, che pure aveva assicurato la sua presenza. Nel 1965 la pista inizia a prendere la forma di un vero e proprio autodromo con la costruzione della tribuna coperta sul rettilineo d’arrivo. Il circuito viene dedicato a Dino, il figlio di Enzo Ferrari scomparso, e verso la fine degli anni settanta diventa permanente.

Il Mondiale di Formula 1 arriva invece il 14 settembre del 1980 dapprima con la denominazione GP d’Italia, un anno dopo la consacrazione con il nome di GP di San Marino; vi rimarrà per 26 stagioni, facendo le fortune di giovani piloti e segnando la storia della Formula 1.

A segnare la storia del circuito anche gli incidenti che ne hanno scandito la lunga carriera. Nel 1989, il 23 aprile, la Ferrari numero 28 di Gerard Berger va dritta alla curva del Tamburello e si schianta ad oltre 280 chilometri all’ora. Subito viene avvolta dalle fiamme, ma in una manciata di secondi (14,98) gli uomini dei servizi di sicurezza intervengono salvando il pilota austriaco. Va molto peggio nel 1994 nel week-end tra il 30 aprile e il 1 maggio: quando perdono la vita Roland Ratzenberger e Ayrton Senna. A seguito dei due incidenti mortali il tracciato viene ampiamente modificato e scompaiono le curve del Tamburello e Villeneuve, sostituite da due varianti.

Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola
Imola GP San Marino, 1989,  Alain Prost e Ayrton Senna su McLaren – Ph. Wikipedia

Dopo la perdita della Formula 1, seguita a quella della MotoGP risalente al 1999, il Circuito è stato ampiamente ammodernato una prima volta nel 2006, con la realizzazione del pit-building da 32 box, del paddock da 50.000 metri quadrati e della nuova Direzione Gara; ed una seconda volta con l’ampliamento della sala stampa/centro congressi e la realizzazione del progetto multimediale che riguarda il Museo Checco Costa.
Dal 2009 il Circuito Enzo e Dino Ferrari di Imola è anche tappa fissa del Campionato Mondiale SBK.

Il Circuito dell’Autodromo di Imola

Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola
Mappa Tracciato Imola – Ph. Autodromo di Imola

L’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari è universalmente riconosciuto come un tracciato tecnico e difficile da interpretare e che richiede un profilo professionale per essere affrontato a ritmi elevati
Il tracciato, che segue il senso di marcia antiorario, presenta un layout sia per auto che per moto ed ha una lunghezza tra i 4.909 ed i 4.936 metri, a seconda delle configurazioni. Nell’agosto 2011 il circuito è stato anche oggetto del lavoro di riasfaltatura del manto stradale, operazione che ha riguardato il 70% del tracciato.
Il Circuito di Imola durante l’anno ospita numerose manifestazioni automobilistiche e prevede la possibilità di partecipare a giornate di Prove Libere per Auto e Moto tramite registrazione sul sito ufficiale.

Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola
Open Days – Ph. Autodromo Imola

Tra le tante altre attività del Circuito segnaliamo la presenza del Museo Checco Costa, che ospita mostre ed eventi sulla storia dell’automobilismo e gli Open Days, giornate speciali in cui il circuito viene aperto ai pedoni ed ai mezzi meccanici non a motore.

Come Arrivare all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola

La posizione centrale nel centro-nord Italia rende l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari particolamente comodo da raggiungere con vari mezzi di trasporto

In Auto:
Uscita A14 – Imola
Usciti dal casello prendere indicazioni per autodromo

In Treno:
Stazione FS di Imola – circa 3,5 km dall’ingresso autodromo.

In Aereo:
Aeroporto di Bologna
Aeroporto di Rimini

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L’Autodromo di Modena: dove tutto ebbe inizio

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L’Autodromo di Varano de’ Melegari

Distante 25 km da Parma e situato tra le prime colline dell’Appennino sorge l’Autodromo di Varano che vanta più di 40 anni d’esperienza nel mondo delle corse e della sicurezza stradale, ed è tutt’oggi una delle eccellenze della MotorValley dell’Emilia Romagna.

Cenni Storici 

Varano
Varano de’ Melegari, circuito del 1969 – Ph. Autodromo Varano

L’Autodromo Riccardo Paletti di Varano de’ Melegari, Parma, nasce alla fine del 1969 grazie ad un gruppo di appassionati locali capitanati da Ennio Dallara, Romano Meggi, Giuseppe Dalla Chiesa, dal sindaco Giorgio Bonzani e dall’ingegner Giampaolo Dallara; il tracciato originale il cui asfalto viene steso dall’impresa di Ennio Dallara con il coinvolgimento di diversi camionisti della zona, misura 550 metri e, a parte una piccola variante sul lato nord, in pratica delimitava il campo da calcio del comunale.
Nonostante il dissenso di una parte della popolazione che al tempo organizzò anche una “lenzuolata” di protesta, lo sviluppo proseguì nel 1971 con un primo allungamento del tracciato che fu portato alla lunghezza di 1200 metri.
Nel frattempo l’autodromo venne intitolato a San Cristoforo e, nell’estate dello stesso anno, il circuito fu utilizzato anche della Ferrari con una delle 312 B di Formula 1 guidata da Jacky Ickx. Proprio il Campione Belga,dopo aver inanellato alcuni giri, sbagliò la frenata uscendo di pista nella curva a gomito nei pressi del ponte, curva che da quel momento viene intitolata proprio all’asso belga.
Nel 1972 si realizzò un ulteriore allungamento del rettilineo con lo spostamento in avanti della “Parabolica” ed il nuovo tracciato fu inaugurato il 26 marzo con il primo Trofeo Automobile Club Parma; ovviamente le infrastrutture erano ancora carenti ed i cronometristi dovevano trovare posto su un carro agricolo al bordo dell’asfalto.

Una delle date indimenticabili per l’autodromo fu sicuramente quella del 2 giugno 1976, quando per raccogliere fondi da destinare al Friuli, colpito da un terribile sisma, l’Alfa Romeo e il settimanale Autosprint organizzarono una sfida fra i più famosi piloti di Formula 1 tra i quali Niki Lauda, Clay Regazzoni, Emerson Fittipaldi, Depailler, Schekter ed altri ancora danno spettacolo con le Alfa Sud dell’omonimo trofeo.

Nel 1983 la denominazione ufficiale del circuito lasciò il posto al nome “Autodromo Riccardo Paletti”, ed il circuito fu intitolato al giovane pilota di Formula 1, cresciuto agonisticamente proprio a Varano, che aveva perso la vita nel Gran Premio di Canada.
A partire dal 1991 l’ex pilota di Formula 1 Andrea De Adamich ha istituito in via permanente proprio a Varano il Centro Internazionale di Guida Sicura Dorado che organizza periodicamente corsi con automobili Alfa Romeo e Maserati.

Varano
Munari Agostini Lauda Molinari nella Gara per il Friuli – Ph. Autodromo Varano

Un’altra data da segnalare è quella del 22 febbraio 2002 quando viene ufficialmente aperto il nuovo tracciato che dai 1800 metri passa a 2375.
Nel corso degli anni la pista viene ulteriormente modificata, assumendo così l’aspetto di oggi con il tracciato di 2350 metri di lunghezza, crescendo costantemente sia a livello di infrastrutture con l’adeguamento del paddock, la costruzione di una palazzina per gli uffici e la sala stampa, dei box e del ristorante, sia a livello di sicurezza con lavori che hanno permesso l’ottenimento della licenza internazionale FIA.

Varano
Giacomo Agostini e Luca Cadalora ad ASI2008 – Ph. Autodromo Varano

L’Autodromo Riccado Paletti di Varano de’ Melegari è stato, ed è tuttora palestra e primo palcoscenico per tanti giovani piloti diventati in seguito affermati campioni come Alessandro Zanardi, Giancarlo Fisichella, Alessandro Nannini, Luca Badoer e l’attuale pilota della Ferrari F1 Kimi Raikkonen, senza dimenticare due campioni del mondo come Jacques Villenueve, che mosse proprio a Varano i primi passi in Formula 3, e Valentino Rossi che fu fedelissimo frequentatore del circuito in giovanissima età.

Il Circuito dell’Autodromo Riccardo Paletti di Varano de’ Melegari

Varano
L’attuale Circuito di Varano de’ Melegari – Ph- Autodromo Varano

Il Circuito Riccardo Paletti di Varano de Melegari oggi viene percorso in senso antiorario e conta 2.350 metri di lunghezza nella sua versione lunga e 1.640 m nella versione Short Track; ha un rettilineo non molto lungo di circa 460m e si snoda lungo un totale 14 curve, di cui 6 a destra e 8 a sinistra. Può ospitare circa 4.000 spettatori e può essere adattato per gare di Rally e Supermotard. Per tutti coloro che vogliono provare l’ebbrezza di girare all’interno dell’Autodromo di Varano è disponibile la Pista di Kart  insieme con la possibilità di prenotare sessioni di prove libere secondo le disponibilità presenti in Calendario.
Per tutti coloro che invece vogliono assistere alle gare ufficiali organizzate dell’Autodromo, consigliamo di consultare il calendario completo presente sul sito web ufficiale.

Come raggiungere l’Autodromo Riccado Paletti di Varano de’ Melegari

L’autodromo di Varano  è ubicato in Via Strada per Fosio, 1 43040 Varano de’ Melegari (Parma) è può essere raggiunto:

In Auto
Dalla Autostrada A1 prendere l’uscita verso La Spezia/Parma Ovest verso E33 Autostrada della Cisa.
Dalla E33 prendere uscita verso Fornovo e poi seguire SP28 fino a Varano de’ Melegari.

In Treno
Treno Regionale Trenitalia dalla Stazione di Parma, direzione Varano de’ Melegari.

In Bus
Da Parma prendere il Bus TEP per Varano de’ Melegari

Contatti
Tel.: 0525.551211
Mail: autodromo@varano.it

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Motor Valley

Misano World Circuit : il tempio delle due ruote

A pochi chilometri dalle rinomate spiagge della Romagna sorge il Circuito Marco Simoncelli di Misano Adriatico, circuito motociclistico che, nei suoi 45 anni di storia, ha accompagnato la crescita del movimento sportivo motociclistico, trasformandosi costantemente per rispondere allo sviluppo dell’intero sistema, coltivando il mito della velocità fino a diventare il punto di riferimento di quella che oggi è conosciuta come The Riders’ Land ed uno dei templi mondiali della velocità. Un’attività che ha anche rappresentato un valore sportivo, culturale e sociale per il territorio e per il motorsport.

Cenni Storici


Ideato, disegnato e realizzato dall’ingegner Cavazzuti, sotto l’egida dell’onnipresente Enzo Ferrari, il circuito di Misano venne collaudato il 4 Agosto 1972, entrando sin dai primi anni nel cuore degli appassionati di motori. Al tempo della sua costruzione il circuito contava su circa 3.488 m di tracciato e non spiccava in quanto a confort, era infatti dotato di piccoli box all’aperto, non adatti ad un utilizzo intensivo da perte dei team internazionali.  Nonostante ciò, per tutti gli anni ’80 e fino al ’93 (anno in cui fu oggetto di una imponente ristrutturazione),  Misano rappresentò una tappa costante nel calendario del Motomondiale.

Il Circuito di Misano entrò per la prima volta in contatto con il campionato iridato l’11 Maggio 1980 quando, valevole sia come GP d’Italia che come GP delle Nazioni, inaugurò la stagione motociclistica con le vittorie di Kenny Roberts in classe 500, davanti agli italiani Lucchinelli e Graziano Rossi.
Durante questi primi anni, il Circuito di Misano si alternò con quello di Monza come sede del GP d’Italia. Dall’85 all’87, la pista diventa teatro del GP della vicina Repubblica di San Marino, e lungo le sue curve vede un dominio americano nella classe 500 (due vittorie per Lawson e una per Mamola) e 4 successi di centauri nostrani nelle altre categorie (2 per Gresini in 125 (’85 e ’87), una per Bianchi in classe 80 (’86) e per Reggiani in 250 (’87).

Misano Circuit
Misano Circuit – Foto d’Epoca Ph. Misano World Circuit

Le moto tornano a girare a Santa Monica nel 1989, prima di tre edizioni consecutive con la denominazione GP d’Italia in cui i tifosi italiani possono festeggiare per i successi di Pierfrancesco Chili in 500 e di Ezio Gianola in 125; seguono i trionfi, sempre in classe regina, di miti del motociclismo mondiale del calibro di Wayne Rainey (’90) e di Mick Doohan (’91), edizione, quest’ultima, che vede anche le vittorie di Fausto Gresini e Luca Cadalora nelle classi 125 e 250. L’ultimo GP disputatosi sul vecchio circuito di Misano (prima della sua definitiva ristrutturazione) è datato 5 Settembre 1993, ancora come GP d’Italia in cui 125 vince il tedesco Raudies mentre in 250 il francese Ruggia; edizione tristemente nota per quella che fu la gara delle 500. Al 10° giro infatti, Wayne Rainey, leader e della gara e del campionato mondiale, cadde all’altezza del Curvone Misano riportando la frattura della colonna vertebrale e paralisi alle gambe. Per la cronaca, la gara viene vinta dal compagno di squadra Luca Cadalora, davanti a Mick Doohan e Kevin Schwantz.

Il 2 Settembre 2007  il Circuito di Misano venne riaperto nuovamente ad una prova ufficiale del Campionato Mondiale di Motociclismo, dopo oltre un decennio di lavori atti a modificarne il layout (che adesso contava 4.226 m, con 10 curve a destra e 5 a sinistra), decennio in cui furono costruiti nuovi box e nuove tribune, oltre ad altre strutture adiacenti. Il GP di San Marino e della Riviera di Rimini di quell’anno si chiuse con con le vittorie di Stoner (su Vermeulen e Hopkins) in MotoGP, di Jorge Lorenzo in 250 e del pilota romagnolo Mattia Pasini in 125.
Nel 2008 Valentino Rossi, pilota di casa, prende possesso materiale del circuito vincendo la gara valevole per il Campionato di Moto GP davanti agli spagnoli Lorenzo ed Elias. Successo che si ripeterà nel 2009 dove VR46 arriva davanti agli spagnoli Jorge Lorenzo e Daniel Pedrosa.

Il 5 Settembre del 2010 prende l’avvio quella che sarà una vera e propria dittatura spagnola sul circuito di Misano ma che vede anche la tragedia di Shoya Tomizawa, deceduto per le gravissime lesioni riportate dopo esser stato investito dalle moto di De Angelis e Redding nel corso del 12° giro della gara della Moto2.
L’edizione fu vinta dal pilota spagnolo Daniel Pedrosa in sella alla Honda MotoGP, su Lorenzo e Rossi, di Elias in Moto2, su Simon e Luthi, e di giovanissimo Marc Marquez sui connazionali Terol e Vazquez in 125.

Tris spagnolo che si ripete anche nel 2011, anno in cui il trionfa  maiorchino Jorge Lorenzo  in MotoGP precedendo sul traguardo il connazionale Pedrosa e Casey Stoner su Honda; vincono, rispettivamente, in Moto2 Marc Marquez (su Bradl e Iannone) e in Moto3 Terol (su Zarco e Vazquez).

Dopo la tragedia avvenuta sul Circuito di Sepang, in cui il 22 ottobre del 2011 il pilota Marco Simoncelli perse la vita, nel 2012 il circuito venne rinominato ‘Misano World Circuit – Marco Simoncelli’, in onore del pilota di Coriano che proprio a Misano aveva cominciato la sua carriera motociclistica. Nello stesso anno è il tedesco Cortese, vincitore della prova di Moto3 su Salom e Fenati, ad evitare un nuovo en plein iberico; in Moto2, terzo successo di fila di Marc Marquez, davanti a Pol Espargaro e Iannone; in MotoGP, ancora a segno Lorenzo, su Rossi e Bautista.

Dall’anno 2012 il Circuito è stata sede continuativa del Gran Premio di San Marino e Riviera di Rimini del Campionato Mondiale di Moto Gp ampliando nel tempo la sua offerta complessiva.
A fine 2014 l’impianto ha aggiunto infatti una nuova struttura per gli appassionati dei motori con l’Arena Flat Track MWC, pista non asfaltata ricavata all’interno del tracciato con una lunghezza di oltre 1000 mt. e dedicata all’utilizzo per moto e auto. L’Arena ospita gare nazionali e internazionali ed è sede di allenamento prediletta per tanti campioni del motomondiale.

A inizio 2015, in concomitanza con la completa riasfaltatura della pista internazionale e la realizzazione di due nuovi raccordi, la pista del Misano World Circuit ha assunto una fisionomia modulare ed i 4226 mt del circuito offrono ora la possibilità di proporre due nuove versioni del circuito per soddisfare ulteriori necessità sportive e commerciali.

Oggi il Circuito di Misano può contare in cinque le piste disponibili: le due appena realizzate, l’Arena Flat Track inaugurata ad inizio 2015 e già punto di riferimento per i cultori del Track Racing e degli allenamenti dei grandi campioni delle due ruote, nonché protagonista nel week end di altre gare ufficiali; infine la pista internazionale e la pista prove.

Nel 2017 il Circuito di Misano Adriatico è stato oggetto di un restyling grafico, che ha coinvolto anche le tribune e che lo ha impreziosito con i colori e le forme dei piloti e della terra di Romagna, cosa che lo ha reso ancora più leggendario agli occhi degli appassionati di motociclismo.

Il Misano World Circuit Marco Simoncelli può essere visitato anche virtualmente tramite l’applicazione Google Street View

Il Misano World Circuit Marco Simoncelli


Nonostante il circuito di Misano sia considerato un “pistino”, proprio in ragione della sua modesta lunghezza e delle sue curve in successione, è une delle piste più amate del Motomondiale sia per l’ambiente unico che qui si genera in occasione delle gare del Mondiale, sia perché è il tracciato di casa di molti dei piloti della The Rider’s Land, sia per la sfida ed il divertimento che le sue curve in successione rappresentano per i motociclisti.
Il tracciato è caratterizzato da quindici curve e tre brevi rettilinei, il più lungo dei quali non raggiunge i 600 m e grazie ai numerosi cambi di direzione tra curve e varianti, con frenate mediamente impegnative e decelerazioni medie intorno ai 1,3-1,4 g, consente ai piloti di impostare diverse traiettorie che offrono numerose possibilità di sorpasso. Ne emerge un tracciato di media difficoltà sia per quanto concerne l’intensità delle staccate sia per quanto concerne il controllo delle temperature. Ecco un giro di pista a cavallo del potente motore Ducati:

Oltre alle gare del Motomondiale e del Campionato SuperBike, durante l’anno il Circuito è sede di numerose gare ed eventi dedicati ai motori. Sono qui organizzate gare del Grand Prix Truck, del Campionato Italiano di Velocità, del Ferrari Challenge, della Porsche Cup insieme a tanti altri eventi tutti disponibili sul calendario ufficiale del Circuito.

Il Circuito è inoltre aperto ad utenti non professionisti che occasionalmente utilizzano il circuito di Misano con l’unico scopo del divertimento, di natura ludico-motorio-amatoriale. Queste prove si svolgono esclusivamente nei giorni prefestivi e festivi, non occupati da manifestazioni sportive e/o commerciali e sono prenotatili previa registrazione al sito web ufficiale.

Il Misano World Circuit organizza inoltre corsi di Guida Sicura e mette a disposizione del pubblico la Pista da Kart e la Flat Track.

Come Arrivare al Misano World Circuit Marco Simoncelli


Il Misano World Circuit si trova in Via Daijiro Kato, 10 a Misano Adriatico (RN), insta pochi chilometri dal mare e dalle spiagge della Romagna ed è facilmente raggiungibile grazie ad una ottima rete di collegamenti.
E’ infatti raggiungibile:

In auto
Misano si raggiunge facilmente con l’Autostrada A/14 Bologna/Bari/Taranto che è a sua volta collegata con le principali autostrade europee. Uscita: Cattolica

In treno
Una fitta rete ferroviaria collega Riccione con le principali destinazioni nazionali ed internazionali.
Dalla Stazione FS di Riccione è possibile proseguire per Misano Adriatico oppure prendere un taxi.

In aereo
Collegamenti nazionali ed internazionali dagli aeroporti di Bologna, Milano, Rimini.
Per informazioni chiama il Numero +39 051 6479615 o visita il sito dell’Aeroporto di Bologna
Rimini Aeroporto: +39 0541 71571 ()

In elicottero
Aercopter
per ogni info
335 5640019 – 0545 900078
02 39528681
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Il Museo Francesco Baracca di Lugo

Era un meraviglioso sogno ad occhi aperti vedermi scorrere di sotto gli alberi, le strade, la campagna
(F. Baracca)

Istituito dal Comune di Lugo nel 1924, inaugurato nel 1926 e collocato fino al 1990 in una sala affacciato sul voltone di ingresso della Rocca estense, il Museo Francesco Baracca è il testimone del mito di Francesco Baracca, asso dell’aviazione italiana della prima guerra mondiale, nato a Lugo nel 1888 e caduto sulle alture del Montello, in provincia di Treviso, il 19 giugno del 1918. Oggi il Museo si trova nella casa natale del pilota situato a Lugo in Via Baracca n. 65.

Cenni Storici


Baracca
Francesco Baracca vicino al proprio aereo con dipinto il Cavallino Rampante – Fonte Wikipedia

Francesco Baracca nasce il 9 maggio 1888 a Lugo e da giovane segue dapprima la scuola dei Padri Salesiani poi gli studi presso gli Scolopi della Badia Fiesolana ed infine Liceo “Dante” di Firenze. Conclusa la maturità, si iscrive alla Scuola Militare di Modena, dove rimane per un paio di anni. Nel 1909 frequenta la Scuola di Cavalleria a Pinerolo, dove viene promosso al grado di sottotenente nel luglio 1910 e assegnato al 1° Squadrone del Reggimento “Piemonte Reale” di stanza a Roma. Nel 1912 segue i corsi di pilotaggio civile a Reims, dove consegue il brevetto di pilota, attività verso cui avverte una naturale propensione ed un grande entusiasmo.

Ritroviamo il nome di Francesco Baracca nel pieno del Primo Conflitto Mondiale, al tempo erano infatti numerosi i volumi, gli articoli e gli opuscoli che venivano pubblicati sulla sua figura, senza contare lo spazio che gli veniva riservato nelle varie storie generali dell’aviazione e nelle notizie dal fronte. La sua figura veniva spesso citata nei libri di scuola destinati a colpire l’immaginazione di bambini e ragazzi, testi che utilizzavano l’immagine di Baracca soprattutto in chiave ideologica e pedagogica, di supporto alla nascente Nuova Italia  del Ventennio.

Francesco Baracca veniva raccontato ai ragazzi del tempo tra le due guerre  sia come un cavaliere dell’aria, che considera i combattimenti aerei duelli tra gentiluomini e che si entusiasma per la lotta nei cieli come “spettacolo”, sia come spietato guerriero dalla quale scompare ogni traccia di compassione, una quale perfetta macchina da guerra presa dall’assolvimento del “sacro dovere”. Inevitabile che la figura di Baracca finisse per diventare un mito per i giovani della prima metà del novecento.
Mito che nel Novecento si coniugherà mirabilmente ed inscindibilmente a quello di un altro grande “pioniere”, Enzo Ferrari, e le quali origini possono essere rintracciare in quel  “Manifesto del futurismo” del 1909 dove Filippo Tommaso Marinetti, privilegiando l’aeroplano quale simbolo della modernità, scriveva:

Noi canteremo  […] il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta 

L’Esposizione del Museo Baracca


Baracca
SPAD S.XIII di Francesco Baracca in esposizione al museo di Lugo – Fonte Museo Baracca

Istituito dal Comune di Lugo nel 1926 e collocato fino al 1990 in una sala all’ingresso della Rocca estense, il Museo “Francesco Baracca” viene trasferito nel 1993 nella casa natale del pioniere dell’aviazione italiana, per adempiere le volontà testamentarie del padre, il conte Enrico. Dal giugno del 1993 all’aprile del 1999 il Museo, che opera in stretto contatto con l’“Associazione Amici del Museo Baracca”, ha ospitato una prima sezione, limitata al piano terra, con l’aereo dell’aviatore corredato da alcuni cimeli. I successivi lavori, iniziati nel ‘99, hanno raddoppiato la superficie espositiva del Museo, che oggi può finalmente ospitare un numero significativo di cimeli, arredi, documenti: un ricco patrimonio che ora trova un’adeguata sistemazione rendendo fruibile al pubblico anche materiali mai esposti in precedenza.

Pezzo centrale del museo è il caccia della Prima Guerra Mondiale SPAD VII S 2489, di costruzione francese, restaurato all’inizio degli anni ’90 dal GAVS di Torino dove, sul fianco sinistro della fusoliera, compare l’emblema personale del maggiore Baracca, quel “Cavallino Rampante” divenuto noto in tutto il mondo per essere stato adottato da Enzo Ferrari quale stemma della vettura di Maranello. Quello che è stato recentemente definito il brand più influente al mondo, ovvero il “cavallino rampante” della casa di Maranello, ha infatti origini proprio nella città di Lugo. Con alcune caratteristiche che sono poi state modificate successivamente, il cavallino rampante, tra il 1916 e il 1917, diventa l’emblema personale che Francesco Baracca, proveniente dalla cavalleria, mette sul suo aereo per omaggiare il suo ex reggimento. Nel 1923, dopo aver vinto, su Alfa Romeo, il “Circuito automobilistico del Savio”, Enzo Ferrari incontra, a Lugo, i genitori di Baracca e la Contessa lo prega di accettare in dono il cavallino del figlio, perché gli avrebbe portato fortuna. Ferrari lo appone, per la prima volta, sulla sua Alfa Romeo, nel 1932, al circuito belga di Spa-Francorchamps, ma è nel 1947 che diventerà ufficialmente il simbolo della sua nuova scuderia.

Il Museo Francesco Baracca di Lugo di Romagna rappresenta oggi il punto di partenza di un itinerario cittadino  che comprende il Monumento a Baracca ubicato nell’omonima piazza e progettato e ultimato nel 1936 dallo scultore faentino Domenico Rambelli, giudicato una delle massime espressioni della scultura italiana del Novecento, e la Cappella sepolcrale , decorata dall’artista lughese Roberto Sella, collocata nel cimitero cittadino, al cui interno si può ammirare il maestoso sarcofago fuso col bronzo dei cannoni austriaci del Carso.

Il Museo Francesco Baracca di Lugo è visitabile anche virtualmente tramite Google Street View

Come arrivare al Museo Baracca di Lugo


Il Museo Francesco Baracca si trova in Via Francesco Baracca, 65 a Lugo, in provincia di Ravenna. La cittadina di Romagna dista 26 chilometri dal capoluogo, 50 chilometri da Bologna, 60 chilometri da Ferrara e può essere raggiunta:

in Auto :
• Autostrada A14 dir uscita Lugo – Cotignola (da Bologna, Ravenna)
• Autostrada A14 dir (km 0.500) uscita Bagnacavallo (da Ravenna)
• Autostrada A14 uscita Faenza (da Ancona-Rimini)
• Provinciale n. 253 San Vitale (da Bologna, Ravenna)
• Statale n. 16 Reale (da Ferrara)

in Treno :
Stazioni ferroviarie a Lugo e Voltana
Biglietti disponibili sul sito di Trenitalia

in Aereo :
• Aeroporto di Villa San Martino – Lugo
Aeroporto G. Marconi – Bologna

Via Mare
Porto di Ravenna (Km. 30)

In Camper :
Lungo la S.S. 253 da e per Bologna, in via Piratello (di fronte, circa, a via Bonsi – prima della rotonda), solo per carico e scarico acque grigie e rifornimento acqua.

Informazioni e orari di Apertura


Orari di apertura al pubblico
dal martedì alla domenica 10-12 / 16-18, chiuso il lunedì.
Il Museo Baracca è accessibile ai disabili.

Chiusure annuali
1 gennaio, 15 maggio, la 2° e la 3° settimana di agosto 2017 e dal 25 al 31 dicembre.

Costo ingresso
Ingresso: € 2,50 – Ridotto € 1,50

Telefono
0545.38105

E-mail:  
museobaracca@comune.lugo.ra.it

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Motor Valley

Pagani Automobili: l’arte dell’auto

“Inizia con il fare il necessario, passa quindi al possibile e di lì a poco, ti troverai a fare l’impossibile”
San Francesco di Assisi

Esclusività, design innovativo e cura maniacale del dettaglio sono da sempre gli attributi che identificano le supercar prodotte da Pagani. Caratteristiche che non potevano mancare nel nuovo stabilimento Pagani Automobili di 5800 mq a San Cesario sul Panaro, tra Modena e Bologna, vero e proprio atelier di uno stilista dell’auto di lusso di cui si possono oggi visitare showroom, uffici di progettazione, e le linee da cui escono futuristiche monoscocca in titanio e carbonio a tiratura limitata; il tutto nel magico contesto della MotorValley dell’Emilia Romagna.

Cenni Storici



La storia della nascita delle automobili Pagani coincide con l’autobiografia del suo creatore, Horacio Pagani, signore di origini piemontesi che il 10 novembre 1955 nasce a Casilda, piccolo paese dell’Argentina, e che da subito mostra i segni di una inclinazione ben precisa: la passione per la velocità e le automobili da corsa. Già all’età di 12 anni il piccolo Horacio, grazie all’assidua frequentazione con la bottega del locale progettista Tito Ispani, inizia ad interessarsi ai primi modellini navali ed aeronautici.
La passione cresce cosi come la curiosità e la voglia di conoscenza, che il giovane Pagani soddisfa divorando pile di riviste automobilistiche per poi riprodurne gli schizzi. Proprio da una di queste ebbe modo di conoscere la vita e le imprese di quello che al tempo era l’idolo incontrastato di tutti gli argentini, quel Juan Manuel Fangio che in seguito avrebbe incontrato di persona e che tanta importanza avrebbe avuto nel proseguo della sua attività.
Ma il giovane Horacio non è solo affascinato dai grandi miti della Formula 1, infatti legge, studia, analizza disegna, abbeverandosi di nuovi segreti tecnici e artistici. E qui, grazie ad un libro “selezione del Reader’s Digest”, scopre il genio di Leonardo da Vinci che gli insegna come ogni oggetto, ogni creazione, dovesse essere bella e funzionale allo stesso tempo. Ecco già posti in giovinezza tutti gli elementi per la creazione di una storia di successo, ovvero quella filosofia che vede arte e scienza danzare armoniosamente in un unico movimento dove tecnologia e design diventano inconfondibili. L’adolescenza è il tempo delle sfide, quel periodo in cui ci si misura per le prima volta con il mondo circostante, ed è proprio in questo passaggio generazionale decisivo che Horacio mostra ancora le stigmate del designer motoristico.
A quattordici anni si cimenta, insieme ad un amico, alla costruzione di una motocicletta partendo da un motore di seconda mano che ha avuto in regalo e prima, della conclusione delle scuole superiori, è all’opera nella costruzione di una Dune-Buggy a partire da un kit carrozzeria in vetroresina che aveva comprato, adattata sulla scocca di una Renault Deuphine. In capo a cinque mesi di duro e paziente lavoro, il Buggy era finalmente terminato, vivacemente verniciato in una nuova e brillante livrea, immatricolato e circolante come un qualsiasi altro veicolo lungo le strade di Casilda. Vennero poi gli anni delle Facoltà Universitarie, del Disegno Industriale e della teoria costruttiva, cose interessanti certo per il giovane Horacio, ma molto distanti da quell’ansia costruttiva, dallo sporco delle officine dove, realmente, il ferro prendeva corpo per trasformarsi in un automobile. Come paragonare gli esercizi di stile e le ore di studio sui tavoli da disegno con quell’attività creatrice che, a partire da un’idea, da una ossessione porta alla realizzazione fatta e finita di un oggetto di design?

Pagani
Pagani F2 – Foto di Automobili Pagani

E’ il 1978, Horacio ha 23 anni ed ha una sua “fabbrica”, certo è uno stabilimento piccolo e con lui stesso come unico dipendente, ma qui può essere libero di costruire quel che vuole, di realizzare tutte le creazioni che la sua passione gli ordina. Non passa molto tempo che inizia a realizzare i primi prototipi, che gli procurano altri ordini ed acquirenti alla ricerca di disegni particolari. Tra le prime creazioni Horacio Pagani realizza Camper e Pick-Up adibiti al trasporto merci, un ottimo inizio.
Le macchine da corsa ed il successo non tardano ad arrivare, nel 1979 realizza la sua prima Formula 2 da pista, nel 1982 collabora con il Laboratorio stradale dell’Istituto di ricerca e sviluppo dell’Università Nazionale di Rosario per alcuni prototipi di strumentazione stradale e nello stesso anno inizia la collaborazione con uno dei grandi marchi dell’automobilismo sportivo dell’epoca, la Lamborghini.
Bertone, il grande designer italiano, era da tempo uno dei suoi idoli, ma adesso il giovane Horacio, aveva la possibilità di lavorare lui stesso nel team di sviluppo di una delle più famose e rinomate case automobilistiche del mondo. L’incontro con gli ingegneri di Lamborghini si rilevò positivo e le idee del giovane ragazzo argentino furono accolte con entusiasmo dal team di Lamborghini; sopratutto l’intuizione di lavorare con materiali compositi, cosa che porterà Pagani alla realizzazione della Countach Evoluzione nel 1985, una vettura che detterà le basi per tutte le future applicazioni della fibra di carbonio e dei materiali compositi nell’industria automobilistica.
Lo stallo creato dagli eventi bellici della Prima Guerra del Golfo e la crisi di oltreoceano convinsero Pagani a lasciare la Lamborghini e ad orientare la propria ricerca altrove. Dato che poco del suo inteso lavoro di progetto aveva visto la luce sotto forma di vetture effettivamente prodotte, iniziò a dare vita al suo sogno più ambizioso: una supercar tutta sua. In questa vettura finì per sintetizzare tutti i migliori elementi di design apparsi nei precedenti progetti.

E cosi che nel 1999 viene presentata al Salone di Ginevra la Zona C12 da un progetto di Horacio Pagani completamente autofinanziato con l’obiettivo dichiarato di creare un’automobile talmente coinvolgente sul piano emotivo che un cliente l’avrebbe acquistata senza nemmeno pensarci.

Pagani
Pagani Zonda – Foto di Automobili Pagani

Ecco come Horacio Pagani descrive la sua dea, la Zonda:

“La forma doveva essere sensuale, i passaruota per il seno, il cofano posteriore per i fianchi. All’interno, i sedili avrebbero avuto una forma a piramide capovolta, per circondare le spalle, L’uomo doveva sentirsi forte, la donna coccolata. Una complicata ricerca di idee semplici. In una parola: la Zonda”.

La Zona C12 aveva tratti sensuali e combinava la sinuosità di una donna formosa con la linea aggressiva di un cacciabombardiere, l’espressione di velocità, tecnologia, esasperazione e ingegneria per eccellenza, prendendo come ispirazione stilistica le vetture di LeMans di fine anni 80, inizio anni 90.  La scelta del propulsore fu un atto dovuto. Fangio voleva che fosse Mercedes e Pagani ne era ben contento; che fosse un V12 quel motore a dodici cilindri che rappresenta la storia dell’automobilismo italiano.
La Zonda era la prima vettura stradale omologata a essere presentata con il carbonio completamente a vista, e sarà la prima, con l’avvento della Zonda Cinque, ad avere il telaio in carbo-titanio, testimoniando la lungimiranza di Horacio nel credere fermamente, fin dagli anni di Lamborghini, nei materiali compositi.

Pagani
Zonda F – Foto di Aneaud Taquet / Automobili Pagani

Il solco in cui Horacio Pagani avrebbe incontrato la sua passione ed ossessione per le macchine sportive era tracciato, bisognava solamente percorrere fino in fondo il proprio destino. Alla prima Zona seguiranno la Zona S, vettura potenziata che presentava una serie di variazioni sul progetto originario, la Roadster, una versione della Zona senza capote, e la mitica Zonda F, una sorta di summa filosofica delle idee di Juan Manuel Fangio ed Horacio Pagani.

Oggi il Pagani Automobili è uno dei marchi più famosi e desiderati al mondo, le sue creazioni sono oggetti a metà strada tra l’arte, il saper fare artigiano e le più alte tecnologie. La Huayra, l’ultima nata di casa, è una delle vetture più innovative, estreme e raffinate al mondo, capace di richiamare antiche potenze naturali, come ebbe a dire lo stesso Horacio:

Antiche leggende degli Aymara narrano di Huayra Tata, dio del vento, che comanda le brezze, i venti e le bufere di neve che invadono le montagne, le scogliere e le colline degli altipiani andini.


Showroom Pagani

Lo Showroom Pagani, spazio espositivo che sorge subito accanto alla Fabbrica automobilistica, è caratterizzato da quella eleganza e design innovativo che rendono i 5800 mq di San Cesario sul Panaro un ideale prosecuzione delle idee e delle suggestioni della casa di Horacio Pagani.
Composto da una strutture a serra, sembra che l’ispirazione per il progetto sia venuta allo stesso Horacio Pagani durante una visita nei pressi dello Chateau de la Grenerie quando vide una grossa serra con grandi superfici vetrate e supporti in ferro in stile Eiffel.


Nello spazio destinato sia all’esposizione che alla costruzione delle auto si è voluto ricreare l’ambiente tipico di una piazza italiana, dove sotto le arcate troviamo i box dedicati alle versioni speciali, al controllo della carrozzeria ed all’area post vendita. Nella nuova struttura c’è anche uno Showroom dove è possibile, prenotandosi, ammirare i rari esemplari prodotti e seguire la linea di produzione delle fantastiche hyper-cars a marchio Pagani.
Pagani Automobili è ovviamente lieta di ricevere visitatori presso il suo atelier a San Cesario sul Panaro (Provincia di Modena) ed offre su prenotazione visite guidate sia dello showroom che all’interno dell’area produttiva nel nuovo stabilimento di Via dell’industria 26 per una durata di circa 45 minuti.
E’ richiesta prenotazione con un anticipo di 3 giorni lavorativi, scrivendo a: paganitour@modenatur.it
[Visita il sito Pagani per maggiori informazioni sui tour personalizzati]


Come Arrivare alla Pagani Automobili

Pagani Automobili S.P.A. si trova in Via dell’Industria, 24, 41018 a Graziosa, Modena ed è raggiungibile

In Auto
Da Bologna prendere la strada SS9 Via Emilia verso Modena, arrivati a Castelfranco Emilia prendere in direzione Via dell’Industria nella frazione di Graziosa.

In Treno
Biglietto regionale acquistabile presso Trenitalia fermata – Castelfranco Emilia
Dalla Stazione prendere l’autobus 760 per Autostazione Modena e scendere a Madonna degli Angeli. Proseguire sulla Via Emilia verso Modena per circa 20 minuti

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Motor Valley

Il Museo Lamborghini di Sant’Agata Bolognese

Questo è stato il momento in cui ho finalmente deciso di creare un’auto perfetta
Ferruccio Lamborghini, 7 Febbraio 1963 – Sant’Agata Bolognese

Il Museo Lamborghini a Sant’Agata Bolognese, è una tappa imperdibile per gli appassionati della storica casa automobilistica e non solo, ed è frutto della volontà di Automobili Lamborghini di coniugare la tradizione artigianale italiana con l’innovazione e la tecnologia che da sempre caratterizzano le vetture della Casa del Toro.

Cenni Storici


Automobili Lamborghini fu fondata nel 1963 da Ferruccio Lamborghini. Ferruccio nacque a Renazzo il 28 Aprile 1916 sotto il segno zodiacale del toro (simbolo dell’azienda e connubio tra Ferruccio ed il suo spirito competitivo).
Ferruccio comprò un terreno qui a Sant’Agata Bolognese e nel 1963 vi iniziò a costruire la sua nuova fabbrica di automobili. 

Ferruccio Lamborghini
Ferruccio Lamborghini – Foto di Museo Lamborghini

La costruzione venne ultimata un anno dopo, nel 1964. Le linee di assemblaggio, però, sono ancora lì dove si trovavano in origine ed è da queste linee che sono uscite tutte le automobili Lamborghini, dalla prima 350 GT del 1964 alla Huracan e Aventador S, entrate in produzione negli ultimi anni. Il museo nato nel 2001, come una sorta di trait d’union tra la parte storica e i nuovi edifici.

Curiosità


Durante la II Guerra Mondiale, venne mandato all’isola greca di Rodi dove, grazie alle sue conoscenze meccaniche, fu assegnato al parco auto dell’armata italiana. Una volta tornato a casa, Ferruccio iniziò a costruire trattori utilizzando pezzi di vecchi carri armati lasciati in Italia dagli alleati. All’epoca l’Italia era un paese con un’economia per la maggior parte agricola e la vendita di trattori ebbe quindi un grosso successo, anche perché quelli di Lamborghini erano allo stesso tempo economici e durevoli. Ferruccio ebbe quindi presto la possibilità di avviare una vera azienda di trattori, costruendo la sua fabbrica a Cento, cittadina del ferrarese vicina alla sua città natale.

Lamborghini
Ferruccio Lamborghini – Foto di Museo Lamborghini

Divenne quindi abbastanza benestante da potere finalmente coronare uno dei sui più grandi sogni: amava le macchine super-sportive, così decise di comprarsi una Ferrari. Fin dall’inizio, però, Ferruccio non si sentiva veramente soddisfatto delle prestazioni della sua nuova vettura. Secondo lui la frizione non era abbastanza solida, visto che si rompeva troppo spesso. Decise quindi di parlarne direttamente con Enzo Ferrari e di fargli presenti le sue rimostranze. Ferrari, da vero emiliano, aveva però un carattere sanguigno e rispose a Lamborghini con ironia “Ferruccio, le mie macchine funzionano perfettamente. Il problema sei TU. Non sei capace di guidare macchine super-sportive in maniera corretta perché sei abituato a guidare solo i tuoi trattori. Faresti meglio a continuare a occuparti di trattori e a lasciare che mi occupi io delle macchine sportive”. Per Ferruccio si trattava di una vera e propria sfida che si sentiva pronto a raccogliere: decise quindi di iniziare a produrre egli stesso delle macchine super-sportive.

L’esposizione


Il Museo è stato rinnovato a giugno 2016 con un ampliamento della collezione e l’aggiunta di nuove mostre, che in pochi mesi hanno fatto superare il numero di visite dell’anno precedente.
Il Museo è diviso in due sezioni: la prima è dedicata ai modelli storici con Miura e Countach in testa, a quelli più recenti; il percorso permette così di ammirare passo dopo passo la nascita delle Huracán e Aventador. Si possono trovare anche alcuni prototipi, tra cui l’Urus, SUV Lamborghini in arrivo nel 2018.

Lamborghini
Museo Lamborghini – Foto di Museo Lamborghini

L’altra sezione è dedicata alle Mostre a tema che quest’anno propone la vita ed i successi di Ayrton Senna, documentati dalle foto di Ercole Colombo e dal film sulla storia del pilota brasiliano. Dato il successo, il termine della mostra è stato prorogato al 20 novembre, ed è aperta tutti i giorni dalle 9:30 alle 19:00 fino al 31 ottobre e dalle 9:30 alle 18:00 dal 1 novembre.

Il Museo offre inoltre , su prenotazione, l’opportunità di visitare le linee di assemblaggio delle vetture attualmente in produzione, un modo per respirare in prima persona la passione con cui sono costruite le supersportive più desiderate di sempre.

Eventi


Lo staff del Museo è a disposizione per proporre soluzioni personalizzate e trasformare la visita in una esperienza unica ed esclusiva. Dopo l’orario di chiusura, lo spazio espositivo del Museo diventa una location suggestiva per visite private alla collezione o per una immersione nella storia, nella tecnologia e nell’ innovazione con un insolito aperitivo o light dinner. Inoltre, grazie alla nostra proposta incentive, l’esperienza di visita di clienti e collaboratori può divenire indimenticabile grazie alle guide dedicate, ai gadget personalizzati e a tante altre proposte particolari.
Grazie all’applicazione Lamborghini AR (iTunes / Google Play), invece, si può avere accesso a contenuti esclusivi e inediti del Lamborghini Magazine attraverso la tecnologia di realtà aumentata.

Come arrivare


Il Museo Lamborghini si trova in Via Modena, 12 – 40019 Sant’Agata Bolognese (BO) ed è ragiungibile:

In Auto:
Da nord (Milano, Verona-Brennero): Uscita Modena Nord, direzione Nonantola
Da Sud: uscita Bologna Borgo Pnigale, direzione San Giovanni in Persiceto
Il Museo NON dispone di parcheggio riservato. Nelle vicinanze sono disponibili diversi parcheggi pubblici gratuiti
(Qui la mappa dei parcheggi disponibili)

In treno più Autobus:
Stazione ferroviaria Bologna Centrale, uscita Piazzale Medaglie D’Oro, a sinistra per Autostazione, Bus nr. 576 Direzione Crevalcore (circa 55 min.) IlMuseo si trova a circa 5 minuti a piedi dalla fermata “S’AGATA B. CHIESA FRATI”

Per tutte le altre informazioni vi preghiamo di consultare il sito www.lamborghini.com