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Arte e Cultura

Parma 2020 – 20 motivi per visitarla

Parma 2020 è il grande cartellone che la città farnesiana mette in programma per il suo anno da Capitale Italiana della Cultura.

Cultura che si respira nelle strade, nei musei, nei teatri, nelle biblioteche ma anche nelle scuole e nelle case dei parmigiani, che hanno deciso, numerosi, di diventare ambasciatori della loro città per questo grande evento.

Caso mai ce ne fosse bisogno ecco 20 ragioni per amare e andare a visitare Parma.

  1. Il complesso della Pilotta e il Teatro Farnese
  2. Il Teatro Regio
  3. I tipi di Giambattista Bodoni
  4. L’Abbazia di Valserena
  5. La Scapiliata di Leonardo da Vinci
  6. Il Correggio e il Parmigianino
  7. Il Duomo e il Battistero
  8. La Reggia di Colorno e la scuola ALMA
  9. Giuseppe Verdi e Busseto
  10. Il Prosciutto di Parma DOP
  11. La Crociera dell’ospedale Vecchio
  12. La cucina parmigiana
  13. Il Parmigiano Reggiano DOp
  14. I Castelli del Ducato di Parma e Piacenza
  15. Bernardo Bertolucci
  16. Giovannino Guareschi
  17. Il Parco Ducale e Palazzo del Giardino
  18. Arturo Toscanini
  19. Il Culatello di zibello
  20. Il Parco Nazionale Appennino MAB – Unesco
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Arte e Cultura

10 Castelli del Ducato da non perdere

L’entroterra emiliano custodisce numerosi tesori; uno di questi è senza dubbio la rete dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza, che si innalzano dalla fertile pianura padana fino alle scenografiche montagne dell’Appennino, rendendo il paesaggio davvero memorabile.

Se il territorio Romagnolo è stato patria delle dinastie dei Malatesta e dei Montefeltro, il territorio emiliano ha visto nel corso dei secoli il succedersi di numerose famiglie nobili (come i Farnese, i Borbone di Parma, i Pallavicino, i Visconti, i Meli Lupi, i Gonzaga, i Rossi, i Sanvitale, gli Sforza, i Landi e i Malaspina) che vi hanno lasciato un segno indelebile. La traccia più tangibile è ancora oggi costituita da queste antiche dimore – castelli, rocche e ville – che testimoniano il passato importante di queste terre.

Ecco allora dieci tra i Castelli del Ducato da non perdere se avete in programma una visita in Emilia.

In provincia di PARMA:

BARDI

Arroccato sopra uno sperone di diaspro rosso che sorge al centro della Val Ceno, l’edificio sovrasta il punto in cui il torrente Noveglia confluisce nel Fiume Ceno. Il forte è uno dei massimi esempio di architettura militare in Emilia; è completamente circondato da mura scarpate, dotate di cammino di ronda interamente percorribile, la cui forma irregolare segue la conformazione dello sperone roccioso.
All’interno della fortezza sono presenti numerosi musei.
La leggenda vuole che tra le mura del castello si aggiri un fantasma, lo spirito inquieto di Moroello, giovane comandante della guardia la cui vita fu segnata da una tragica storia d’amore con la bellissima castellana Soleste.

Castello di Bardi | Ph. Filippo Aneli
Castello di Bardi | Ph. Filippo Aneli

COLORNO

La Reggia di Colorno fu costruita agli inizi del 18° secolo dal duca Francesco Farnese sui resti di una precedente rocca medievale. Il palazzo divenne poi dimora prediletta di Filippo di Borbone e della moglie Louise Elisabeth, che lo rinnovò sul modello di Versailles (di quest’epoca è l’aggiunta dello scalone esterno), e successivamente venne abitata dalla seconda moglie di Napoleone, Maria Luigia d’Austria, la “buona duchessa”, alla quale si deve la trasformazione dell’ampio giardino alla francese in un romantico giardino all’inglese.
Il palazzo è composto da oltre 400 sale, con pavimenti in marmo rosa e soffitti affrescati ed è conosciuto come la “piccola Versailles”.
Il percorso guidato prevede la visita al piano nobile, all’appartamento del Duca Ferdinando di Borbone e alla Cappella Ducale di San Liborio. Il Giardino Storico è invece aperto tutto l’anno durante il giorno, con ingresso gratuito.

Reggia di Colorno | Ph. wwikiwalter
Reggia di Colorno | Ph. wwikiwalter

FONTANELLATO

La medievale Rocca Sanvitale di Fontanellato sorge proprio al centro del borgo, circondata da un ampio fossato d’acqua. La sua struttura quadrata, con quattro torri ai vertici e mura merlate, presenta le caratteristiche tipiche delle costruzioni militari e originariamente l’accesso era consentito da un ponte levatoio, ora in muratura.
Al suo interno, arricchito da mobili e suppellettili rinascimentali, è presente uno dei capolavori del manierismo italiano: la saletta dipinta dal Parmigianino nel 1524, raffigurante il mito di Diana e Atteone tratto dalle Metamorfosi di Ovidio.
Inoltre, tra le sale, è presente l’ottocentesca Camera ottica, che grazie a un ingegnoso sistema di lenti e prismi permette di curiosare in segreto nella vita della piazza antistante il castello.

Rocca Sanvitale di Fontanellato | Ph. Castelli Del Ducato
Rocca Sanvitale di Fontanellato | Ph. Castelli Del Ducato

MONTECHIARUGOLO

Il Castello di Montechiarugolo svetta su un terrazzo naturale a strapiombo sulla riva sinistra del torrente Enza (da cui deriva il toponimo del suo nome Monticulus Rivoli), nella strategica posizione di confine tra il territorio parmense ed il territorio reggiano.
Costruito dal condottiero Guido Torelli nel XV secolo sui resti di un pre-esistente insediamento, il forte visse il suo periodo di massimo splendore durante la vita di Pomponio Torelliinsigne umanista e nipote di Pico della Mirandola, che lo rese meta di un’eletta cerchia di artisti ed ospiti illustri, tra i quali Papa Paolo III e il re di Francia Francesco I.
Con la “Congiura dei Feudatari”, nel 1612 il castello fu espropriato e affidato a un presidio militare e al suo interno venne collocata una fabbrica per la lavorazione delle polveri ardenti.
Nel 1864 è stato acquistato dalla famiglia Marchi, che ne è tutt’ora proprietaria.
Alla storia del Castello è legata anche la triste leggenda della Fata Bema, il cui fantasma si manifesta nel castello il 19 maggio di ogni anno.
In contrasto con la severa struttura esterna, composto da possenti mura merlate e un ponte levatoio, l’interno dell’edificio presenta un ricco arredamento rinascimentale, con cicli pittorici, tele, affreschi e suggestivi giardini fioriti.
Ben conservati sono anche i camminamenti di ronda coperti (attualmente chiusi al pubblico), mentre dal loggiato si apre il panorama su tutto il parco dell’Enza.

TORRECHIARA

Questo affascinante castello che sorge a Langhirano, sulle prime colline di Parma, fu costruito tra il 1448 e il 1460 (sulle rovine di una precedente casaforte) da Pier Maria II de’ Rossi in onore dell’amata Bianca Pellegrini. L’edificio, infatti, doveva servire non solo come struttura difensiva, ma anche come dimora isolata per i due amanti: la funzione difensiva è attestata dalle tre cerchia di mura e dalle quattro torri angolari, la destinazione residenziale è evidente dalla ricchezza degli ornamenti, tra cui il ciclo di affreschi attribuito a Benedetto Bembo che si trova nella cosiddetta Camera d’Oro, raffigurante scene di amore cavalleresco e la celebrazione del legame tra Bianca e Pier Maria. Nell’affresco si riconoscono infatti gli stemmi dei due amati e due cuori con le frasi Digne et in aeternum (degnamente e in eterno) e Nunc et semper (ora e per sempre), a testimonianza dell’eternità del loro amore. Il castello è considerato un esempio tra i meglio conservati di architettura dei castelli in Italia, poiché unisce elementi del medioevo a elementi del Rinascimento.

Castello di Torrechiara, Parma | Foto © Alberto Ghizzi Panizza
Castello di Torrechiara | Ph. Alberto Ghizzi Panizza

In provincia di PIACENZA:

CASTELL’ARQUATO

Strategicamente arroccato tra le colline sulla riva sinistra del torrente Arda, il borgo medievale di Castell’Arquato domina con le sue torri il territorio circostante della Val d’Arda. Risalendo i pittoreschi vicoli medievali del borgo si giunge infine nella piazzetta centrale, su cui svetta la Rocca Viscontea.
Eretta per volontà di Luchino Visconti a metà del XIV secolo, la Rocca era la sede della guarnigione militare ed è costituita da un impianto planimetrico quadrangolare, con quattro torri quadrate ai vertici, oltre al mastio, la torre principale.
Il castello è famoso anche per essere stato scelto tra i set del film Lady Hawke ed attualmente ospita un museo dedicato alla vita medioevale.

Rocca Viscontea di Castellarquato | Ph. Moreno Granelli
Rocca Viscontea di Castell’Arquato | Ph. Moreno Granelli

RIVALTA

Il millenario Castello di Rivalta sorge su una ripida scarpata prospiciente la riva del fiume Trebbia, in una posizione che, pur non essendo particolarmente elevata, consente un’ampia panoramica sulla Val Trebbia.
Questo imponente complesso è sempre appartenuto, con brevi interruzioni, alla famiglia Landi, che tutt’oggi lo possiede e abita. Il castello ha una planimetria quadrangolare, con un cortile interno circondato da un doppio ordine di logge, ma l’elemento architettonico che maggiormente caratterizza l’edificio è la torre sovrastata da un torrellino, cui si accede tramite una scala a chiocciola.
Al suo interno la torre ospita il famigerato Pozzo del Taglio, così chiamato per le lame che ha sul fondo, strumento di tortura per il malcapitato che vi veniva gettato.
L’interno è tutt’ora arredato con mobili, quadri ed oggetti antichi, fra i quali una vasta esposizione di armature, armi ed uniformi ed una curiosa raccolta di antichi strumenti musicali.

GROPPARELLO

Il Castello di Gropparello sorge in cima ad uno sperone roccioso, su uno strapiombo che domina il torrente Vezzeno; la sua posizione, che forma una gola di circa 85 metri di altezza, lo ha reso il castello praticamente inespugnabile nei secoli.
Il toponimo stesso del suo nome sembra derivare dal termine celtico Grop, che indica un ostacolo naturale di tipo roccioso. Il complesso venne edificato nell’VIII secolo sulla sede di un castrum romano posto a difesa della via per Veleia. Unica roccaforte guelfa nel territorio piacentino, il castello fu terreno di scontro tra Guelfi e Ghibellini, e passò per le mani di molte famiglie, fino a diventare proprietà della famiglia Gibelli, che lo ha attualmente aperto al pubblico.
L’edificio ha forma irregolare e la sua doppia cinta muraria merlata segue il profilo scosceso dello sperone roccioso. Pur se composto di parti risalenti a epoche diverse (la parte più antica è la torre quadrata costruita proprio sulla sommità della rupe) ha conservato l’aspetto compatto della roccaforte, accessibile tramite un doppio ponte levatoio.
Nel parco del Castello è nato lo scenografico Museo della Rosa Nascente mentre nel bosco circostante è stato creato il Parco delle Fiabe, il primo parco emotivo d’Italia, dove i bambini, accompagnati da animatori in costume, possono andare alla scoperta delle fiabe e dei miti nordici.

Castello di Gropparello | Ph. Castelli del Ducato
Castello di Gropparello | Ph. Castelli del Ducato

SAN PIETRO IN CERRO

Fondato per volere di Bartolomeo Barattieri nel 1460, sui resti di un insediamento precedente, il castello sorge a 20 km da Piacenza, sul confine con le provincie di Parma e Cremona. Concepito come residenza nobiliare fortificata, l’edificio ha una planimetria rettangolare da cui emergono il mastio d’ingresso e due torrioni rotondi; l’austerità esterna è però ingentilita da un’elegante corte con doppio loggiato quattrocentesco.
Al suo interno sono visitabili oltre 30 sale riccamente arredate, due saloni d’onore, le cucine e le prigioni. Tra le sale è presente anche una Biblioteca Storica, che racchiude oltre 2.000 volumi sulla storia di Piacenza, consultabile su appuntamento.
Gli ambienti del sottotetto ospitano invece il MIM – Museum in Motion, una collezione (esposta a rotazione) di oltre 800 opere di maestri contemporanei, italiani e stranieri, con una sezione dedicata ai pittori Piacentini.
L’edificio è circondato da un grande parco alberato e da un vasto giardino.

VIGOLENO

Questo imponente complesso fortificato sorge sulle colline più orientali del piacentino, al confine con la provincia di Parma, nel territorio comunale di Vernasca. Posto sul crinale che separa la Valle del torrente Ongina da quella dello Stirone, domina la campagna circostante e i suoi vitigni.
Il borgo medioevale, tutt’ora intatto, è fra i più suggestivi e ricchi di storia del piacentino. La sua fondazione risale al X secolo e nel corso della storia divenne proprietà di numerose famiglie, principalmente della famiglia Scotti.
Nel 1922 la principessa Ruspoli-Gramont lo restaurò e ne fece sede di incontri mondani con illustri artisti e scrittori, come Gabriele D’Annunzio, Max Ernst e Jean Cocteau.
Nei primi anni ’80 è stato anch’esso (come Castell’Arquato) scelto come set per le riprese del film Lady Hawke.
Il borgo ha una struttura elissoidale racchiusa da imponenti mura merlate, che un panoramico camminamento di ronda percorre interamente. Dal camminamento spicca il mastio quadrangolare, ornato di merli ghibellini, che oggi ospita alcune sale museali.

Vigoleno
Castello di Vigoleno – Foto di Cristiano Dallacasagrande

Ovviamente nel territorio ci sono molti altri castelli da scoprire, e li potete trovare tutti sul sito dei Castelli del Ducato: buona visita!

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Parlami di tER

[ParlamiditER #265] Parma in un giorno

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che sono nate, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto.
Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Quando arrivi a Parma ti ritrovi in una città dalle caratteristiche europee molto accentuate: colpisce subito l’idea di essere in Francia e, per il loro stile, si possono trovare elementi tipici di Parigi o Londra, come cestini e lampioni che arredano lo spazio pubblico.
Arte ed architettura a Parma sono i migliori compagni di viaggio per una giornata all’insegna della scoperta di un gioiello come questo; non fatevi mancare una passeggiata nel Parco Ducale ed una visita al Palazzo dello stesso, che vi permetterà di capire subito il carattere della città.

Palazzo della Pilotta e Teatro Farnese saranno ad aspettarvi dall’altra parte del ponte per portarvi in un vortice di architettura, archeologia e pittura in grado di farvi quasi dimenticare l’epoca nella quale vi trovate. All’opposto, subito fuori sotto i suoi alti portici, sarete testimoni della vita frivola e costruita sul gioco per la sopravvivenza, come il gioco delle 3 carte.

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I simboli della sacralità resistiti al senso di anti-papato francese sono concentrati nei meravigliosi Duomo e Battistero, con all’interno opere del Correggio che vi terranno la testa voltata in su fino a quando ne sarete capaci.
Da poco tempo è stata riaperta la Camera della Badessa; questa racconta, attraverso il suo soffitto con struttura ad ombrello, quanto fascino abbia avuto una donna che ha scelto la castità per l’artista, che l’ha rappresentata con icone mitologiche femminili di forza ed integrità.

Voglio dedicare un pensiero ad una casa che merita di essere visitata anche dai non addetti ai lavori del mondo lirico: la Casa natale di Arturo Toscanini. Abbiamo bisogno di ricordare le personalità italiane anche in Italia e non lasciarle alla sola fama internazionale. Questo Maestro è stato rivoluzionario nella musica, tanto quanto tenace nelle sue convinzioni e capace di combattere una delle più terribili ingiustizie del XX secolo come la guerra.

Cosa deve spezzare una giornata di scoperta è un buon pasto, che va a completare l’esperienza culturale con i prodotti tipici della provincia parmense. Non fatevi mancare l’assaggio della torta fritta integrale e, a proposito di questa, mi sento di chiarire una questione: troverete alimenti quasi uguali, se non fosse per alcune accortezze biologiche, stessa procedura di cottura e stesso abbinamento sulla tavola, ma quasi a volerne sottolineare diritti di proprietà li sentirete chiamare in mille modi diversi e vi diranno che gli originali sono solo di quella zona: non importa crederci o meno, la magia di quel sapore sarà comunque garantita in qualunque provincia siate!

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Food Valley

Parma Unesco City of Gastronomy: un calendario di eventi

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Social Trek

I Love Francigena: pellegrini da Fidenza a Medesano

Dei quattordici cammini storici e religiosi che ancora oggi attraversano l’Emilia Romagna ce n’è uno che è considerato il cammino italiano per eccellenza: ovviamente stiamo parlando della Via Francigena.

I Love Francigena, di cui vi avevamo già accennato qualche tempo fa, è l’iniziativa nata proprio per promuovere e valorizzare questo percorso europeo che da Canterbury arriva a Roma. Ecco quindi il racconto della sua prima tappa in Emilia Romagna, lungo le strade che da Fidenza ci hanno portato fino a Medesano.

Una volta giunti a Fidenza (la maggior parte di noi è arrivata in treno), si è raggiunto il Duomo, punto d’incontro e di partenza per il cammino. Qui ai numerosi partecipanti è stato presentato il progetto a cura di AEVF – Associazione Europea delle Vie Francigene, raccontata la genesi del monumento simbolo della Via Francigena in Emilia Romagna e consegnata la maglietta di ordinanza 😉
Chi era interessato ha avuto il tempo di acquistare la credenziale presso Casa Cremonini, sede dello IAT e dell’Associazione AEVF, su cui apporre i timbri lungo il cammino e subito dopo è scattata la foto-rito a testimonianza di questa bellissima giornata.

A differenza degli altri appuntamenti promozionali dedicati ai cammini della regione (es: SocialTrek), questa attività si è posta l’obiettivo di rendere protagonisti della giornata i camminatori stessi (accompagnati nel percorso) in modi diversi: contribuendo in prima persona alla manutenzione dell’itinerario, verificando la segnaletica e all’occorrenza segnalando i punti dove questa era poco chiara o sbiadita a causa delle intemperie.

La tappa ci ha visto lasciare la pianura alle spalle per una graduale e lenta salita sull’Appennino. Proseguendo lungo strade campestri e tratti di strade asfaltate poco trafficate, si è attraversato quieti paesaggi bucolici fatti di balle di fieno, vigne private ed edifici religiosi di diverse epoche (il posto d’onore va alla Chiesa di San Tommaso Becket, non lontana da Fidenza, conosciuta anche come pieve di Cabriolo).

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Come promesso è stata una speciale occasione per intraprendere una passeggiata in mezzo alla natura, conoscere quest’antico cammino ma soprattutto incontrare moltissime persone.
Come una giovane donna di Parma che nel tempo libero ama stare all’aria aperta tanto che lo scorso anno ha deciso di fare in solitaria il Cammino di Santiago: 400 km in 12 giorni! Per me un esempio da seguire e tanta stima.

In cammino, anche un’altra donna che però arriva dall’Australia: pellegrina nel 2016 oggi gestisce un Tour Operator specializzato in tour sulle tracce di Sigerico (l’abate, i cui appunti sono stati la fonte principale per il ripristino del cammino attuale).

Ma anche un milanese sui generis e pellegrino navigato che si è iscritto perché non vedeva l’ora di ripercorrere questa tappa; e, infine una giovane coppia reggiana che da quando la passione per il cammino li ha rapiti, passano il tempo a organizzare il percorso successivo… in questi giorni per esempio stanno decidendo dove andare a novembre (forse la Magna Via Francigena in Sicilia su suggerimento del pellegrino milanese!).

Ad accomunare l’altra metà di pellegrini di I Love Francigena che non avevano mai percorso una tappa di un cammino (me inclusa): l’esperienza di trekking o bike, la passione per la natura e la voglia di esplorare nuove rotte culturali.

Cosa ho imparato da I Love Francigena? Il vero pellegrino è chi:

  • non si abbatte mai (non tutti i tratti del cammino sono facili e bucolici)
  • mantiene viva la fanciullesca curiosità (lungo il cammino sono tante le cose da imparare)
  • non smette di meravigliarsi (delle piccole e grandi cose della natura)

Un grazie particolare ai preziosi compagni di viaggio Sami, Silvia, Luca e Celeste di AEVF, Alberto Conte di ItinerAria e agli amministratori locali che hanno deciso di investire in questa tipologia di turismo lento e sostenibile.

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Food Valley

Musei del gusto in Emilia

Il nostro viaggio alla scoperta del Musei del Gusto continua e, dopo quelli della Romagna, oggi ti portiamo in terra emiliana, capitale della #FoodValley, grazie ai numerosi riconoscimenti DOP e IGP.

Alcuni di questi li abbiamo già raccontati perché sono anche Musei del Cibo* .

Ti aspettano musei concepiti per chi vuole scoprire la cultura locale attraverso i suoi prodotti enogastronomici: pronto per un tour di 12 golose tappe?

Museo del Parmigiano-Reggiano
Museo del Prosciutto di Parma
Museo del Salame di Felino
Museo del Culatello e del Masalén
Museo dell’arte olearia
Museo del pomodoro
Museo della pasta
Museo cantina dei Colli di Parma
Museo del vino
Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena
Museo della salumeria
Museo del Borlengo

musei del gusto in emilia
Borlengo e Lambrusco Ph. @carlogrosoli

Musei del gusto in Emilia – Parma

Museo del Parmigiano Reggiano*

Un antico caseificio a pianta circolare ospita il museo dedicato ad un prodotto unico e inimitabile, frutto di una terra dove la qualità è uno stile di vita, raccontandone la storia, le tradizioni e i sapori. La visita al museo è una esperienza che coinvolge tutti i sensi.
Finita la visita è prevista la degustazione di scaglie di Parmigiano-Reggiano, di differente stagionatura, con preziosi consigli su come degustarlo.
La curiosità: un tempo la salatura era eseguita utilizzando il sale bianco di Salsomaggiore (oggi usato soprattutto per le sue proprietà termali).

Museo del Parmigiano-Reggiano c/o Corte Castellazzi
Soragna (PR)


Museo del Prosciutto di Parma*

Nel parmense, a Langhirano, il museo dedicato all’arte suina per eccellenza è ospitato nell’ex Foro Boario, dove ci sono ancora gli anelli di ferro utilizzati per legare gli animali.
Da sempre in questa zona le popolazioni colonizzatrici (Etruschi, i Celti Galli Boi e i Romani) hanno allevato maiali e la natura stessa della pianura emiliana, ricca di acqua e di boschi di querce, ne ha favorito l’insediamento.
Terminata la visita delle otto sezioni è doverosa la degustazione: facoltativa la richiesta di info sui prosciuttifici della zona al punto informativo e l’acquisto di golosi souvenir.

Museo del Prosciutto di Parma C/o Ex Foro Boario
Langhirano (PR)


Museo del Salame di Felino*

La sede di un museo dedicato ad un salame dal gusto nobile come quello di Felino non poteva che essere un castello, a testimonianza del forte legame che il prodotto, “figlio” prediletto, ha con il territorio di origine.
Sarà curioso scoprire di più su questo salame prodotto con le carni dei maiali di montagna attraversando i meandri  dei locali settecenteschi delle cantine, imparando tutto sulle varie fasi.
Un viaggio interessante e gustoso immaginando che da un momento all’altro il norcino indossi il mantello nero appoggiato al muro.

Museo del Salame di Felino c/o Castello di Felino
Felino (PR)


Museo del Culatello e del Masalén

E’ nella Bassa, dominata dal Grande Fiume, là dove la nebbia è un ingrediente essenziale del gusto che nasce questo Museo dedicato al territorio e a tutte le sue genti e nato proprio dalla volontà di quelle stesse genti. In principio infatti gli Spigaroli furono mezzadri di Giuseppe Verdi reinventandosi poi come ristoratori e Masalén, ovvero norcini. Il percorso museale svela tutto sul mondo segreto del Culatello: il territorio, il maiale, Sant’Antonio Abate eremita accompagnato da un maialino e l’arte norcina.
Lasciati affascinare dalla galleria dei culatelli, dove stagionano nell’umidità e nella penombra prima di risalire e degustare il Re dei Salumi.

Museo del Culatello e del Masalén c/o Antica Corte Pallavicina
Polesine Parmense (PR)


Museo del pomodoro*

E’ ospitato in un antico complesso monastico il museo dedicato al pomodoro, introdotto dalle Americhe come pianta ornamentale, oggi un pilastro della nostra cucina quotidiana. La sede è la scelta naturale visto il ruolo strategico che riveste questo luogo nell’ambito delle zone di coltivazione del pomodoro e del distretto della sua trasformazione.
Sarà affascinante intraprendere il percorso dalla coltivazione alla tavola, di uno dei prodotti agricoli più consumati, per terminare con un degustazione in tavola al ristorante.

Museo del Pomodoro c/o Corte di Giarola
Collecchio (PR)


Museo della pasta*

Stessa sede del museo del pomodoro per il suo complementare per eccellenza, ovvero la pasta, prodotto assolutamente identitario per la regione. Nato da un’idea di Ettore Guatelli e di Pietro Barilla il museo invita a scoprire il percorso che il dorato chicco fa dalla terra alla tavola, senza dimenticare la corretta alimentazione.
Curiosi gli approfondimenti sulla comunicazione (manifesti e locandine storiche), sulla gastronomia (storia dello scolapasta, ricettari e abbinamenti tra formati e condimenti regionali) e sulla pasta nell’arte (dai dipinti ai francobolli).

Museo della Pasta c/o Corte di Giarola
Collecchio (PR)


Museo dell’arte olearia

Il museo nasce per raccontare un prodotto di alta qualità come l’olio extravergine di oliva. Anche se è difficile da credere in Emilia sono stati ritrovati alcuni esemplari secolari di ulivo che ne testimoniano la presenza in passato e la sua possibilità di sopravvivenza. La famiglia Orsi Coppini da generazioni produce olio extravergine italiano di alta qualità ed è stato naturale dar vita a un centro culturale dell’olio e dell’olivo nel Parmense, per diffondere la conoscenza di un prodotto che è parte anche della nostra storia. Varcata la cancellata, dà il benvenuto un anfiteatro all’aperto prima di entrare nel vero e proprio museo che custodisce le attrezzature (anche secolari) che svelano i segreti dell’arte olearia. Visita al museo gratuita la domenica pomeriggio, altri giorni solo su prenotazione.

Museo dell’arte olearia
San Secondo Parmense (PR)


Museo cantina dei Colli di Parma*

Sono le suggestive cantine della Rocca di Sala Baganza ad ospitare il museo dedicato al gustoso nettare degli Dei. In una zona da sempre a vocazione vitivinicola, reperti provenienti da scavi nel territorio parmense testimoniano che proprio qui si sia per la prima volta evoluto il modo di bere il vino: schietto e in bicchieri, grazie alle popolazioni celtiche.
Il percorso, espositivo e sensoriale, si snoda nei sotterranei e nelle ghiacciaie farnesiane, tra archeologia, cultura contadina, botanica, testimonianze storiche e letterarie alla scoperta del territorio. In chiusura il pergolato di vite che precede la sala delle botti e l’immancabile degustazione in enoteca.

Museo cantina dei Colli di Parma
Sala Baganza (PR)


Musei del gusto in Emilia – Reggio Emilia

Museo del vino

A Montecchio Emilia, fra la via Emilia e i primi rilievi della valle dell’Enza, da sempre si coltiva lambrusco: il museo dedicato a questo vino è ospitato in una casa di campagna della famiglia Medici che da oltre un secolo lo produce.
In esposizione gli strumenti e gli utensili che sono stati utilizzati per la produzione di uva e di vino da metà del XIX secolo fino al periodo post-bellico e pezzi ‘unici’, spesso costruiti in casa, volti a migliorare il processo di coltivazione.
Accanto al Museo c’è anche un centro dedicato alle degustazioni di vini, prodotti alimentari locali e un’acetaia, dove si realizza il tradizionale Aceto Balsamico di Reggio Emilia DOP.

Museo del vino c/o Tenuta Rampata
Montecchio Emilia (RE)


Musei del gusto in Emilia – Modena

Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena

L’Aceto Balsamico Tradizionale ha radici profonde e un legame unico con un particolare lembo d’Emilia fin dai tempi degli estensi, ed oggi  è una continua conferma dell’amore degli emiliani per il loro territorio e le tradizioni.
Il museo di Spilamberto racconta la storia, la cultura e i segreti di una delle eccellenze più identitarie dell’Emilia Romagna attraverso un suggestivo tour all’interno di una botte di legno.
La suggestiva visita inizia dalla sala a forma di grande botte, proseguendo con la sala della cottura, nella bottega del bottaio e la sala dei vetri. La visita ti permetterà di conoscere e approfondire il legame intimo e tradizionale con il territorio modenese.

Spilamberto – Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena – Villa comunale Fabriani 
Spilamberto (MO)


Museo della salumeria

Il MUSA, il museo dedicato alla salumeria, ingloba in sé lo spirito innovativo, tipico emiliano, e il saldo legame con la storia e il territorio da cui traggono origine.
Questo spazio, voluto da una delle più antiche industrie di salumeria d’Italia, si trova a Castelnuovo Rangone, nel modenese, uno dei distretti produttivi del maiale più importanti d’Italia.
Un allestimento moderno racconta l’intero processo produttivo, dalla sapienza del taglio delle carni, all’uso delle spezie, della tecnica del caldo e del freddo, la legatura fino ad arrivare alla stagionatura per condurre il visitatore alla scoperta dei segreti della norcineria. Una perfetta sintesi capace di soddisfare la curiosità dei visitatori e dei sempre più frequenti turisti appassionati di buon cibo.
Abbinato al museo troviamo una bottega dove, oltre a differenti tipologie di salumi, si possono trovare coltelli per affettarli e un punto ristoro dove degustare i prodotti in abbinamento ad altri prodotti enogastronomici emiliani.

Museo della salumeria
Castelnuovo Rangone (MO)

https://www.youtube.com/watch?v=9SSpuLitKRE


Museo del Borlengo

A Zocca, immersi nella natura dell’Appennino modenese, si può imparare l’arte del borlengo, cibo povero che fa parte della cultura e della tradizione della valle del Panaro conosciuto fin dalla preistoria.
Questo cibo è caratterizzato dalla semplicità degli ingredienti – farina, acqua e sale-  e la complessità dell’esecuzione.
In mostra, nel museo laboratorio, attrezzi e testimonianze per la preparazione dei borlenghi, comprese le sole (le padelle necessarie per la cottura). Per assaggiarlo o cimentarsi nella sua preparazione, accanto alla sala espositiva è allestita una sala per la cottura del borlengo, in cui si organizzano lezioni di cucina.

Museo del Borlengo 
Zocca (Mo)

 

Anche questi musei testimoniano la straordinaria ricchezza culinaria dell’Emilia-Romagna.

Come sempre vale l’indicazione, visto che si tratta di strutture talvolta gestiste da privati o da associazioni di volontariato, di fare una telefonata prima della visita.


La rubrica Musei del Gusto è realizzata basandosi sull’elenco dei Musei riconosciuti dall’Assessorato agricoltura, caccia e pesca della regione Emilia-Romagna.

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A spasso per l’Emilia-Romagna

Guareschi, itinerario in Emilia Romagna

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Music Valley

Chi fermerà la musica a Parma?

Che musica ascoltare a Parma fino all’arrivo della primavera?

È vero, le temperature di questi giorni certo non invogliano a mettere il naso fuori da casa e la tentazione di restare davanti alla tv con copertina e tisana sembra essere l’ipotesi più accreditata per i fine settimana da qui fino al completo disgelo della Pianura Padana.
Ma la musica è un richiamo a cui non si può resistere, soprattutto se in agenda sono previsti concerti di altissimo livello.
Quindi la risposta alla domanda del titolo è NESSUNO.

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La prima a sfidare il gelo è Maria Antis e il suo “Ostro” giovedì 1 Marzo all’Oltrevino di Borgo Cocconi con canti e canzoni dalla Napoli del 1500 a oggi. Segue il rapper Dentro all’Arci Zerbini Parma, mentre sabato è il turno del giovanissimo Thomas, in concerto sabato 3 marzo al Campus Industry di Parma.
Domenica 4 marzo Guido Maria Grillo vi aspetta con nuove canzoni, in equilibrio tra rock ed atmosfere intime in uno degli spazi più innovativi della città, il Workout Pasubio, ricavato da un ex complesso industriale.
Sempre il Campus Industry propone da Ghemon il 10 marzo, a Francesca Michielin il 16 e il fenomeno Maneskin (purtroppo sold out ovunque) appena due giorni dopo, il 18 marzo.

Sarà invece Levante a dare il benvenuto alla primavera al Teatro Regio il 26 marzo e, sempre nel teatro ducale, sarà Mannarino a chiudere il mese: appuntamento quindi il 31 marzo con il tour de “L’Impero crollerà”. Ed ecco quindi che, direttamente proporzionali all’arrivo di temperature più miti, si scaldano anche i palcoscenici: sempre al Campus Industry, in rapida successione, si esibiranno Willie Peyote il 13 aprile, i Punkreas il 20 e Madman sabato 21.

Passata la voglia ancora di tisana e copertina?

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A spasso per l’Emilia-Romagna

Fidenza, la meta per il tuo prossimo weekend

Ogni tanto per staccare dalla routine quotidiana, basta poco.
Organizzare un weekend fuori casa, alla scoperta di qualcosa di nuovo, anche se vicino casa, non è poi così difficile.
E’ quello che faccio di solito per il mio compleanno: mi dedico un pò di tempo per scoprire posti nuovi.
Spesso sono quel genere di cose che si dice sempre di voler fare ma poi si rimanda perché ce ne sono tante altre da fare.
Lo scorso anno la mia scelta è caduta su Fidenza, città d’arte della bassa parmense, nel cuore delle Terre Verdiane e visto che ne sono rimasta piacevolmente colpita la condivido con tutti voi, come fatto in passato con il piacentino Brugnello.

Forse non tutti sanno che Fidenza è la seconda città della provincia di Parma dopo il capoluogo, da cui dista circa 30 chilometri.
Raggiungibile comodamente in auto o in treno, una volta giunti in centro si può comodamente visitare a piedi o in bicicletta, come fanno la maggior parte dei locali.
La struttura urbana si compone di due parti. Il settore orientale, a est di piazza Garibaldi, probabilmente coincidente con l’antico foro romano, conserva il classico schema ortogonale a partire dalla via Emilia. Ad ovest della piazza invece è facile collocare il borgo di matrice altomedievale, con la raggiera di strade a semicerchio con fulcro il Duomo.
La costruzione dell’importante circuito poligonale a sette lati con imponenti bastioni, che ancora oggi caratterizza la pianta del nucleo storico della città, risale a Ottavio Farnese.
Lungo le vie del borgo tanti i cartelli turistici ci ricordano che siamo giunti sulla millenaria Via Francigena, detta via Francesca o Romea, che nell’antichità conduceva dall’Europa Nord-Occidentalei pellegrini a Roma.

L’impressione che abbiamo avuto è quello di una piccola località di provincia, dove il tempo scorre lentamente e si è ancora capaci di godere delle piccole cose quotidiane.

Noi ovviamente conoscendo poco il territorio ne abbiamo approfittato per visitare Busseto (20 minuti in treno o in auto), città natale del maestro Verdi e Salsomaggiore Terme (10 minuti in treno e 15 in auto) dove si può apprezzare lo stile Decò a partire dalla stazione e dal centro termale Berzieri, unico esempio di Art Decò Termale.
In occasione degli 80 anni della stazione di Salsomaggiore Terme è stato possibile raggiungere Fidenza da Milano e da Salsomaggiore a bordo del treno delle Terme – un treno d’epoca. La mia speranza è che prima o poi l’iniziativa sia fruibile in maniera continuativa, per un’esperienza turistica in grado di regalare emozioni e fascino senza tempo.


Cenni storici

Nell’alto Medioevo la città venne ribattezzata Borgo San Donnino, dal nome del santo patrono che secondo la tradizione vi fu decapitato ed è solo nel 1927 che venne ripristinato il nome originario di Fidentia, di chiara origine romana. Nata come accampamento romano lungo la Via Emilia, divenne un’importante centro commerciale, tanto da diventarne un municipio nel 41 a.c..
Quasi sempre oggetto di contesa tra Parma e Piacenza, nel 1092 in pieno medioevo, divenne capitale del regno d’Italia grazie all’alleanza di Corrado di Lorena con il Papa Gregorio VII e con la potente regina Matilde di Canossa. Nel corso dei secoli è stata poi dominio dei Pallavicino, degli Sforza, di Farnese, dei D’Asburgo-Lorena.


Cosa vedere

A differenza dell’itinerario tradizionale il mio consiglio è di lasciare come ultima tappa la Torre medievale e la magistrale opera romanica, considerata tempio romeo per eccellenza e tappa obbligatoria per i pellegrini in cammino, grazie al culto del santo a cui è dedicata.
Partendo dalla stazione prima tappa per la Chiesa di San Michele Arcangelo e poi in Piazza Garibaldi dove si erge il Palazzo Comunale in stile neogotico, sopravvissuto ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, che con i suoi merli e le bifore sembra un piccolo castello. Alle sue spalle il Teatro Magnani, sorto sulle rovine dell’antica chiesa di San Francesco. La sua storia è legata a doppio filo con il genio della vicina Busseto visto che la sua costruzione del Teatro, ebbe inizio nel 1813, anno di nascita del maestro, su progetto dell’architetto di Maria Luigia (autore anche del Regio di Parma) e fu inaugurato  nel 1861 con il Trovatore.
Tornando su via Cavour  e proseguendo avanti raggiungiamo il Ponte Romano che una volta serviva per attraversare il torrente Stirone il cui letto scorreva proprio dove ora c’è la Cattedrale. Dal ponte si può già scorgere la Torre medievale eretta per volontà dei Visconti, un tempo baluardo di difesa e porta d’accesso alla città per coloro i quali provenivano da Piacenza lungo la Via Emilia, che oggi ospita l’ufficio informazioni turistiche. Al suo interno è stato anche allestito un Antiquarium con reperti rinvenuti durante i lavori di riqualificazione di Piazza Grandi e altri scavi in altre parti della città.
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Poco distante infine la meta di tutti i turisti che passano a Fidenza anche solo poche ore: la Cattedrale, splendido esempio di romanico emiliano-lombardo, dedicata a San Donnino. L’edificio è stato ampliato nel corso del tempo per volere della regina longobarda Teodolinda, dell’imperatore Carlomagno, molto devoto al santo e del sovrano Federico Barbarossa, che nel 1162 la dichiarò sua Chiesa Imperiale.
Dall’esterno la facciata a capanna (fotografabile per intero solo se ti accucci sotto la volta che si trova di fronte), affiancata da due torri  di arenaria, ti impressiona con il suo apparato scultoreo con fregi, statue e bassorilievi frutto della mente e della mano di Benedetto Antelami, a partire da due leoni che sostengono il portale principale.
L’interno, tutto da scoprire tra giochi di luci e ombre, è a tre navate ed è caratterizzato da elementi architettonici romanici e gotici: non può mancare la discesa nella cripta, sempre a tre navate, che conserva le preziose reliquie del Martire San Donnino.
Completa la visita il Museo del Duomo, ma se volete visitarlo verificate prima gli orari visto che osserva un’ampia pausa pranzo.
Per gli appassionati, due le segnalazioni:

  • il Museo dei Fossili, aperto il 1° e il 3° venerdì di ogni mese (escluso Luglio e Agosto) dalle 21.00 alle 22.30
  • il Museo del Risorgimento “Luigi Musini”, aperto solo su prenotazione.

Cosa fare

Inverno

  • godere dei benefici effetti delle acque termali delle vicine Salsomaggiore e Tabiano Terme
  • fare una ciaspolata, panorama mozzafiato incluso, al Rifugio Lagdei

Primavera

  • perdersi e ritrovarsi tra le canne di bambù del Labirinto della Masone, il più grande al mondo, che ospita anche una collezione d’arte
  • visitare uno dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza come quello di Torrechiara, Tabiano, Soragna o San Secondo Parmense

Estate

Autunno


Enogastronomia

Prima di andare a Fidenza mettetevi a dieta, perché una volta in loco sarà impossibile non ingrassare 😉
In ordine, rigorosamente di portata, ecco tutto quello che potrete/dovrete assaggiare accompagnato da un calice di Lambrusco o di Malvasia: torta fritta accompagnata dai salumi della zona e da scaglie di Parmigiano Reggiano insaporito con qualche goccia di Aceto Balsamico Tradizionale‎, il tradizionale pesto di cavallo (il territorio di Parma vanta una lunga tradizione equina in cucina), anolini in brodo, tortelli di zucca con amaretti (contaminazione dalla vicina Cremona), stracotto alla parmigiana con funghi o purè e per finire una fetta di Spongata.

Per una come me poi che quando può nel weekend fa la pasta in casa, perchè cucinare mi rilassa e mi dà soddisfazione, vedere creare sul momento gli anolini che abbiamo mangiato e i tortelli di zucca dei nostri vicini non ha prezzo e fa acquistare al pasto un altro sapore: quello della vera cucina tradizionale.

Neanche a dirlo, consigliato l’acquisto dei prodotti tipici in una delle botteghe “di una volta” presenti in centro.


Cammini e vie di pellegrinaggio

Si sa, gli antichi pellegrini conoscevamo bene la nostra regione e dei 14 percorsi che oggi ancora la percorrono ben due passano da Fidenza: la Via Francigena e la Via di Linari.
Un’esperienza tutta nuova che, in modalità slow, coniuga natura, storia, fede e arte.


Come raggiungere Fidenza

IN AUTO

Con l’autostrada A1 si raggiunge da Milano e da Bologna, uscita Fidenza-Salsomaggiore Terme – www.autostrade.it.

IN TRENO

Fidenza è raggiungibile da Milano in 1 h e 10 minuti in IC (1 h e 30 con treni regionali ) e da Bologna 1 h e 30 minuti. www.trenitalia.it.

 

 

La nostra meta non è mai un luogo, ma piuttosto un nuovo modo di vedere le cose.
(Henry Miller)