Categorie
Arte e Cultura

10 Castelli del Ducato da non perdere

L’entroterra emiliano custodisce numerosi tesori; uno di questi è senza dubbio la rete dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza, che si innalzano dalla fertile pianura padana fino alle scenografiche montagne dell’Appennino, rendendo il paesaggio davvero memorabile.

Se il territorio Romagnolo è stato patria delle dinastie dei Malatesta e dei Montefeltro, il territorio emiliano ha visto nel corso dei secoli il succedersi di numerose famiglie nobili (come i Farnese, i Borbone di Parma, i Pallavicino, i Visconti, i Meli Lupi, i Gonzaga, i Rossi, i Sanvitale, gli Sforza, i Landi e i Malaspina) che vi hanno lasciato un segno indelebile. La traccia più tangibile è ancora oggi costituita da queste antiche dimore – castelli, rocche e ville – che testimoniano il passato importante di queste terre.

Ecco allora dieci tra i Castelli del Ducato da non perdere se avete in programma una visita in Emilia.

In provincia di PARMA:

BARDI

Arroccato sopra uno sperone di diaspro rosso che sorge al centro della Val Ceno, l’edificio sovrasta il punto in cui il torrente Noveglia confluisce nel Fiume Ceno. Il forte è uno dei massimi esempio di architettura militare in Emilia; è completamente circondato da mura scarpate, dotate di cammino di ronda interamente percorribile, la cui forma irregolare segue la conformazione dello sperone roccioso.
All’interno della fortezza sono presenti numerosi musei.
La leggenda vuole che tra le mura del castello si aggiri un fantasma, lo spirito inquieto di Moroello, giovane comandante della guardia la cui vita fu segnata da una tragica storia d’amore con la bellissima castellana Soleste.

Castello di Bardi | Ph. Filippo Aneli
Castello di Bardi | Ph. Filippo Aneli

COLORNO

La Reggia di Colorno fu costruita agli inizi del 18° secolo dal duca Francesco Farnese sui resti di una precedente rocca medievale. Il palazzo divenne poi dimora prediletta di Filippo di Borbone e della moglie Louise Elisabeth, che lo rinnovò sul modello di Versailles (di quest’epoca è l’aggiunta dello scalone esterno), e successivamente venne abitata dalla seconda moglie di Napoleone, Maria Luigia d’Austria, la “buona duchessa”, alla quale si deve la trasformazione dell’ampio giardino alla francese in un romantico giardino all’inglese.
Il palazzo è composto da oltre 400 sale, con pavimenti in marmo rosa e soffitti affrescati ed è conosciuto come la “piccola Versailles”.
Il percorso guidato prevede la visita al piano nobile, all’appartamento del Duca Ferdinando di Borbone e alla Cappella Ducale di San Liborio. Il Giardino Storico è invece aperto tutto l’anno durante il giorno, con ingresso gratuito.

Reggia di Colorno | Ph. wwikiwalter
Reggia di Colorno | Ph. wwikiwalter

FONTANELLATO

La medievale Rocca Sanvitale di Fontanellato sorge proprio al centro del borgo, circondata da un ampio fossato d’acqua. La sua struttura quadrata, con quattro torri ai vertici e mura merlate, presenta le caratteristiche tipiche delle costruzioni militari e originariamente l’accesso era consentito da un ponte levatoio, ora in muratura.
Al suo interno, arricchito da mobili e suppellettili rinascimentali, è presente uno dei capolavori del manierismo italiano: la saletta dipinta dal Parmigianino nel 1524, raffigurante il mito di Diana e Atteone tratto dalle Metamorfosi di Ovidio.
Inoltre, tra le sale, è presente l’ottocentesca Camera ottica, che grazie a un ingegnoso sistema di lenti e prismi permette di curiosare in segreto nella vita della piazza antistante il castello.

Rocca Sanvitale di Fontanellato | Ph. Castelli Del Ducato
Rocca Sanvitale di Fontanellato | Ph. Castelli Del Ducato

MONTECHIARUGOLO

Il Castello di Montechiarugolo svetta su un terrazzo naturale a strapiombo sulla riva sinistra del torrente Enza (da cui deriva il toponimo del suo nome Monticulus Rivoli), nella strategica posizione di confine tra il territorio parmense ed il territorio reggiano.
Costruito dal condottiero Guido Torelli nel XV secolo sui resti di un pre-esistente insediamento, il forte visse il suo periodo di massimo splendore durante la vita di Pomponio Torelliinsigne umanista e nipote di Pico della Mirandola, che lo rese meta di un’eletta cerchia di artisti ed ospiti illustri, tra i quali Papa Paolo III e il re di Francia Francesco I.
Con la “Congiura dei Feudatari”, nel 1612 il castello fu espropriato e affidato a un presidio militare e al suo interno venne collocata una fabbrica per la lavorazione delle polveri ardenti.
Nel 1864 è stato acquistato dalla famiglia Marchi, che ne è tutt’ora proprietaria.
Alla storia del Castello è legata anche la triste leggenda della Fata Bema, il cui fantasma si manifesta nel castello il 19 maggio di ogni anno.
In contrasto con la severa struttura esterna, composto da possenti mura merlate e un ponte levatoio, l’interno dell’edificio presenta un ricco arredamento rinascimentale, con cicli pittorici, tele, affreschi e suggestivi giardini fioriti.
Ben conservati sono anche i camminamenti di ronda coperti (attualmente chiusi al pubblico), mentre dal loggiato si apre il panorama su tutto il parco dell’Enza.

TORRECHIARA

Questo affascinante castello che sorge a Langhirano, sulle prime colline di Parma, fu costruito tra il 1448 e il 1460 (sulle rovine di una precedente casaforte) da Pier Maria II de’ Rossi in onore dell’amata Bianca Pellegrini. L’edificio, infatti, doveva servire non solo come struttura difensiva, ma anche come dimora isolata per i due amanti: la funzione difensiva è attestata dalle tre cerchia di mura e dalle quattro torri angolari, la destinazione residenziale è evidente dalla ricchezza degli ornamenti, tra cui il ciclo di affreschi attribuito a Benedetto Bembo che si trova nella cosiddetta Camera d’Oro, raffigurante scene di amore cavalleresco e la celebrazione del legame tra Bianca e Pier Maria. Nell’affresco si riconoscono infatti gli stemmi dei due amati e due cuori con le frasi Digne et in aeternum (degnamente e in eterno) e Nunc et semper (ora e per sempre), a testimonianza dell’eternità del loro amore. Il castello è considerato un esempio tra i meglio conservati di architettura dei castelli in Italia, poiché unisce elementi del medioevo a elementi del Rinascimento.

Castello di Torrechiara, Parma | Foto © Alberto Ghizzi Panizza
Castello di Torrechiara | Ph. Alberto Ghizzi Panizza

In provincia di PIACENZA:

CASTELL’ARQUATO

Strategicamente arroccato tra le colline sulla riva sinistra del torrente Arda, il borgo medievale di Castell’Arquato domina con le sue torri il territorio circostante della Val d’Arda. Risalendo i pittoreschi vicoli medievali del borgo si giunge infine nella piazzetta centrale, su cui svetta la Rocca Viscontea.
Eretta per volontà di Luchino Visconti a metà del XIV secolo, la Rocca era la sede della guarnigione militare ed è costituita da un impianto planimetrico quadrangolare, con quattro torri quadrate ai vertici, oltre al mastio, la torre principale.
Il castello è famoso anche per essere stato scelto tra i set del film Lady Hawke ed attualmente ospita un museo dedicato alla vita medioevale.

Rocca Viscontea di Castellarquato | Ph. Moreno Granelli
Rocca Viscontea di Castell’Arquato | Ph. Moreno Granelli

RIVALTA

Il millenario Castello di Rivalta sorge su una ripida scarpata prospiciente la riva del fiume Trebbia, in una posizione che, pur non essendo particolarmente elevata, consente un’ampia panoramica sulla Val Trebbia.
Questo imponente complesso è sempre appartenuto, con brevi interruzioni, alla famiglia Landi, che tutt’oggi lo possiede e abita. Il castello ha una planimetria quadrangolare, con un cortile interno circondato da un doppio ordine di logge, ma l’elemento architettonico che maggiormente caratterizza l’edificio è la torre sovrastata da un torrellino, cui si accede tramite una scala a chiocciola.
Al suo interno la torre ospita il famigerato Pozzo del Taglio, così chiamato per le lame che ha sul fondo, strumento di tortura per il malcapitato che vi veniva gettato.
L’interno è tutt’ora arredato con mobili, quadri ed oggetti antichi, fra i quali una vasta esposizione di armature, armi ed uniformi ed una curiosa raccolta di antichi strumenti musicali.

GROPPARELLO

Il Castello di Gropparello sorge in cima ad uno sperone roccioso, su uno strapiombo che domina il torrente Vezzeno; la sua posizione, che forma una gola di circa 85 metri di altezza, lo ha reso il castello praticamente inespugnabile nei secoli.
Il toponimo stesso del suo nome sembra derivare dal termine celtico Grop, che indica un ostacolo naturale di tipo roccioso. Il complesso venne edificato nell’VIII secolo sulla sede di un castrum romano posto a difesa della via per Veleia. Unica roccaforte guelfa nel territorio piacentino, il castello fu terreno di scontro tra Guelfi e Ghibellini, e passò per le mani di molte famiglie, fino a diventare proprietà della famiglia Gibelli, che lo ha attualmente aperto al pubblico.
L’edificio ha forma irregolare e la sua doppia cinta muraria merlata segue il profilo scosceso dello sperone roccioso. Pur se composto di parti risalenti a epoche diverse (la parte più antica è la torre quadrata costruita proprio sulla sommità della rupe) ha conservato l’aspetto compatto della roccaforte, accessibile tramite un doppio ponte levatoio.
Nel parco del Castello è nato lo scenografico Museo della Rosa Nascente mentre nel bosco circostante è stato creato il Parco delle Fiabe, il primo parco emotivo d’Italia, dove i bambini, accompagnati da animatori in costume, possono andare alla scoperta delle fiabe e dei miti nordici.

Castello di Gropparello | Ph. Castelli del Ducato
Castello di Gropparello | Ph. Castelli del Ducato

SAN PIETRO IN CERRO

Fondato per volere di Bartolomeo Barattieri nel 1460, sui resti di un insediamento precedente, il castello sorge a 20 km da Piacenza, sul confine con le provincie di Parma e Cremona. Concepito come residenza nobiliare fortificata, l’edificio ha una planimetria rettangolare da cui emergono il mastio d’ingresso e due torrioni rotondi; l’austerità esterna è però ingentilita da un’elegante corte con doppio loggiato quattrocentesco.
Al suo interno sono visitabili oltre 30 sale riccamente arredate, due saloni d’onore, le cucine e le prigioni. Tra le sale è presente anche una Biblioteca Storica, che racchiude oltre 2.000 volumi sulla storia di Piacenza, consultabile su appuntamento.
Gli ambienti del sottotetto ospitano invece il MIM – Museum in Motion, una collezione (esposta a rotazione) di oltre 800 opere di maestri contemporanei, italiani e stranieri, con una sezione dedicata ai pittori Piacentini.
L’edificio è circondato da un grande parco alberato e da un vasto giardino.

VIGOLENO

Questo imponente complesso fortificato sorge sulle colline più orientali del piacentino, al confine con la provincia di Parma, nel territorio comunale di Vernasca. Posto sul crinale che separa la Valle del torrente Ongina da quella dello Stirone, domina la campagna circostante e i suoi vitigni.
Il borgo medioevale, tutt’ora intatto, è fra i più suggestivi e ricchi di storia del piacentino. La sua fondazione risale al X secolo e nel corso della storia divenne proprietà di numerose famiglie, principalmente della famiglia Scotti.
Nel 1922 la principessa Ruspoli-Gramont lo restaurò e ne fece sede di incontri mondani con illustri artisti e scrittori, come Gabriele D’Annunzio, Max Ernst e Jean Cocteau.
Nei primi anni ’80 è stato anch’esso (come Castell’Arquato) scelto come set per le riprese del film Lady Hawke.
Il borgo ha una struttura elissoidale racchiusa da imponenti mura merlate, che un panoramico camminamento di ronda percorre interamente. Dal camminamento spicca il mastio quadrangolare, ornato di merli ghibellini, che oggi ospita alcune sale museali.

Vigoleno
Castello di Vigoleno – Foto di Cristiano Dallacasagrande

Ovviamente nel territorio ci sono molti altri castelli da scoprire, e li potete trovare tutti sul sito dei Castelli del Ducato: buona visita!

Categorie
Parlami di tER

[ParlamiditER #271] Itinerario in camper fra borghi e castelli del piacentino

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Se stai per leggere questo articolo quasi certamente sei un viaggiatore itinerante. Perciò noi di In Camper con Gusto ti accompagneremo a scoprire con noi un itinerario che possa dare la possibilità al lettore di conoscere questa zona del piacentino, fatta di borghi, castelli, vigneti e panorami.
È un itinerario circolare, quindi potrai partire da una qualunque delle soste che qui ti indicheremo; noi siamo partiti da Vigoleno e dal parcheggio adibito a camper di Parcheggio Rio delle Noci, e da qui partiamo.

Categorie
Parlami di tER

[ParlamiditER #262] Piacenza in un giorno

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che sono nate, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto.
Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Se non siete familiari con questa città non è difficile diventarne subito amici: la città di Piacenza si presenta facile da visitare, camminare tra le sue vie diventa un piacere per i più curiosi.

Primo dettaglio che voglio sottolineare è la bellezza dei suoi palazzi; che siate architetti o solo appassionati di perfezione, qui vedrete angoli in sintonia con l’ambiente; se come me adorate ingressi decorati e cancelli in ferro battuto, allora dovrete solo entrare velocemente in ogni portone che trovate aperto, contemplare e fare una foto.

Palazzo Farnese (Piacenza)
Piacenza, Palazzo Farnese | Foto Davide de Paoli, via Wikimedia

I palazzi come il più imponente Palazzo Farnese vi terranno con il collo rivolto verso l’alto in ogni stanza in cui entrerete e potrete percepire l’aria di sfarzo di un’epoca che ha deciso le basi della nostra società. Non dimenticate infatti che l’Italia ha avuto famiglie e signorie importanti e dall’influenza fondamentale per dirigere le fila dell’intera Europa.
Questa importanza si vede in ogni scorcio che un occhio abile potrà ammirare nelle piazze, palazzi, chiese e statue che sono presenti in maniera frequente non solo per abbellire la città, ma anche per segnare il singolo passaggio nella storia di chi ha vissuto, fatto politica o pregato nella città di Piacenza.

Un consiglio che voglio dare a chi è appassionato di arte è la Galleria d’arte moderna Ricci Oddi che presenta, in una struttura meravigliosa e geometrica, una collezione numerosa con le tecniche pittoriche di ogni regione d’Italia in epoca Novecento; ode particolare ad Antonio Fontanesi di Reggio Emilia che nel 1876 venne chiamato ad insegnare arte nella città di Tokyo. Di questa collezione, la cosa balza che all’occhio è il numero di dipinti che rappresentano le donne ed il momento della toeletta, quasi a sottolineare la bellezza del corpo femminile e la facilità a cedervi, proprio come il più irresistibile dei peccati.

Piacenza, Galleria Ricci Oddi, giardino | Ph. Yuri.Zanelli
Piacenza, Galleria Ricci Oddi, giardino | Ph. Yuri.Zanelli

Dopo il profano serve un tocco di sacralità per arrivare al giusto equilibrio di una visita: non perdetevi quindi la Cupola del Duomo dove potrete ammirare da vicino l’opera del Guercino che, dall’alto dei suoi 27 mt, guarda e assiste al totale silenzio della maestosa cattedrale datata 1122, che si altera solo al suono del suo bellissimo organo.

Piacenza Cathedral (Piacenza)
La cupola del Duomo di Piacenza realizzata dal Guercino | Foto Mantovanim Raffaella, via Wikipedia

Oggi siamo abituati alle pubblicità, al marketing perfezionato per poter vendere di più, ogni tecnica di vendita è accettata se raggiunge il suo obiettivo; molte epoche prima dei social o dei cataloghi, il modo per comunicare era scrivere sulle facciate delle case hospites accipimus e a Piacenza la scritta è ancora visibile su alcuni edifici, mentre vi lascio scoprire cosa sia il benvegnù.

Finiamo la gita con una sosta dedicata al cibo: qui tassativi da assaggiare sono i salumi DOP, il vino Gutturnio fermo o frizzante rigorosamente in scodella e i tortelli con la coda (così chiamati per via della loro forma), il cui ripieno è una mousse che per la durata del pranzo vi farà dimenticare qualsiasi stress e concludere in bellezza la vostra esplorazione di una giornata.

Categorie
A spasso per l’Emilia-Romagna

Escursioni d’autunno in Val Tidone

La parte finale dell’estate, quando l’autunno sta per bussare alla porta, è la stagione perfetta per prolungare l’entusiasmo estivo e concedersi un fine settimana, o una giornata, all’aria aperta: le temperature sono ancora gradevoli ed invogliano a partire per un’avventura alla scoperta di mete insolite, meglio se circondate dalla campagna che in questo periodo assume una particolare sfumatura dorata. Ecco allora qualche spunto per scoprire i colli piacentini, già famosi per la produzione di prestigiosi vini e per la natura che li circonda!

Escursioni d’autunno in Val Tidone – Trekking e Mountain Bike

Piacenza, Val Tidone, Panorama - Ph. Terensky
Piacenza, Val Tidone, Panorama – Ph. Terensky via Wikipedia

La Val Tidone è inoltre un ottima meta per tutti coloro ai quali piace assaporare lentamente le bellezze della natura, ed offre la possibilità di effettuare escursioni di tutti i livelli di difficoltà.
Tantissimi sono i sentieri segnati che è possibile percorrere sia a piedi che in Mountain Bike. Tra i tanti segnaliamo il Sentiero CAI 209 da cui è possibile salire alla Rocca d’Olgisio ed ammirare alcune delle grotte naturali che ne costellano i dintorni.

Sempre per gli appassionati del trekking segnaliamo il Sentiero del Tidone, itinerario escursionistico lungo 69 km che, immerso nella natura costeggia il torrente dalla sorgente sui monti alla foce nel Po. Attraverso due regioni (Emilia-Romagna e Lombardia), due province e tanti comuni è così possibile ammirare le bellezze tantissime naturali che ci regala la Val Tidone.

Sono poi circa 150 i km di sentieri segnati e tabellati che potete percorrere in autonomia con la vostra MTB senza paura di perdervi. I percorsi sono, tutti strutturati ad anello, si snodano tra i 200 metri slm di Pianello Val Tidone e gli 800 metri slm del Monte Aldone attraversando suggestivi punti dell’Appennino piacentino come la Val Chiarone e la Val Luretta.
E’ possibile inoltre noleggiare la mountainbike in loco (previa prenotazione anticipata) e partecipare ad escursioni guidate.

Escursioni d’autunno in Val Tidone – Macchina

Piacenza, Castelnovo Val Tidone, Castello
Piacenza, Castelnovo Val Tidone, Castello – Ph. Mario Bianchi via Wikipedia

Una delle possibili escursioni in Val Tidone è percorrere in macchina la Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini, vallata più occidentale della provincia di Piacenza, che divide il territorio emiliano da quello lombardo ed è attraversata dall’omonimo torrente.
Per la sua posizione strategica di collegamento tra la Pianura Padana e la Lombardia, la Val Tidone è stata fin dall’antichità luogo di confine e di passaggio; una funzione testimoniata dai reperti di età romana, dai numerosi castelli e dalla strada Romea che passava per la valle. La vallata, ampia e soleggiata, coi prati e le morbide colline coltivate a frutteti e a vigneti, i boschi cedui e le pinete nella parte più alta, promette quiete e relax ed è ideale per escursioni di carattere naturalistico.

Il percorso, alla scoperta dei sapori e dei profumi di questa vallata, parte da Castel San Giovanni.
Nel XIV secolo al centro del paese venne edificata la Collegiata di San Giovanni in stile gotico-lombardo, più tardi arricchita con stucchi barocchi. Risale al 1476 la vicina chiesetta di San Rocco, mentre la rinascimentale Santa Maria in Torricelle venne edificata nel 1576. Nei pressi Villa Braghieri Albesani, edificio signorile tardo-seicentesco, è circondata da un parco ricco di alberi secolari.

Da Castel San Giovanni, attraverso la strada che conduce a Creta, passando per Luzzano e Vicobarone, ammirando le sinuose colline dagli ordinati vigneti, si arriva a Ziano Piacentino: il suo territorio, tra la provincia di Piacenza e quella di Pavia, è ricco di tradizioni enogastronomiche. Tra queste è imperdibile un piatto di Pisarei e Faso’: si tratta di una antica ricetta emiliana, che si tramanda di generazione in generazione, costituita da gnocchetti di farina e pangrattato conditi con fagioli, lardo, cipolla e pomodoro.

Da Ziano Piacentino, in pochi minuti si fa tappa a Borgonovo Val Tidone. Da visitare è la Collegiata di Santa Maria Assunta in stile gotico-lombardo. Percorrendo la statale 412, superato Castelnovo, ammirando vigneti che ricoprono i dossi collinari, seguendone con precisione le sinuosità, si arriva a Pianello Val Tidone, situato in una zona già abitata in epoca romana; i reperti affiorati nelle campagne circostanti sono conservati nel Museo Archeologico allestito in una parte del castello.
Poco distante, arroccata su uno sperone roccioso, si erge la Rocca d’Olgisio, già documentata nell’XI secolo.

Piacenza, Rocca d'Olgisio
Piacenza, Rocca d’Olgisio – Ph. Dani4P via Wikipedia

La statale conduce a Nibbiano: del castello, sono riconoscibili alcuni elementi incorporati nelle abitazioni rurali circostanti, come la torre, all’ingresso del paese, e la piazzetta dalla bassa struttura porticata.
Da Nibbiano in pochi minuti si arriva a Caminata, piccolo borgo fortificato, che sembra derivare il proprio nome dagli stretti camminamenti segreti che lo attraversano. Parte di questi passaggi segreti è ancora visibile insieme alle torri, alle abitazioni in sasso e alle antiche botteghe medievali.
Ritornando a Pianello Val Tidone, seguendo il percorso della “Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini”, si raggiunge Piozzano, il cui territorio è fondamentale per ammirare il paesaggio prima di attraversare la Val Luretta: qui la vista si perde su paesaggi molto suggestivi. Dalla pianura del Po, attraverso le dolci colline ammantate da vigneti fino alle cime dell’Appennino, perdendosi tra borghi antichi, castelli, mulini, chiese e musei.
L’escursione in Val Tidone non può dirsi completa se non ci si sofferma sulle tante bontà gastronomiche che qui si producono: salumi, paste ripiene e cacciagione sono i prodotti d’eccellenza di questa valle, insieme a tante altre piccole produzioni che vale la pena scoprire.

Categorie
Parlami di tER

[ParlamiditER #246] Via degli Abati: quattro giorni a piedi sull’Appennino

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto.
Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


In un mondo invaso da suoni, luci, persone e stimoli continui, è sempre più difficile trovare un luogo dove la pace e il silenzio la fanno da padrone. Gli Appennini sono un raro esempio, una zona ancora poco battuta dal turismo di massa, dove è possibile lasciarsi circondare dalla natura. Viaggiare a piedi aiuta a ritrovare ritmi antichi, percorrendo sentieri di memoria millenaria accompagnati solo dai propri pensieri.

Via degli Abati, Bobbio | Ph. TheCrowdedPlanet
Via degli Abati, Bobbio | Ph. TheCrowdedPlanet

Questa, molto in breve, è stata la nostra esperienza lungo la Via degli Abati, circa 100 km e quasi 4000 metri di dislivello positivo percorsi nell’arco di quattro giorni a Giugno 2018. Quattro giorni in cui abbiamo guadato fiumi, scavalcato alberi, intrapreso salite che sembravano senza fine, attraversato passi di montagna e ammirato panorami spettacolari, senza incontrare neanche un’anima.

Storia della Via degli Abati

La Via degli Abati è un percorso di 120 km che collega la città di Bobbio sull’Appennino piacentino a Pontremoli, sul confine tra Liguria, Toscana ed Emilia Romagna, dove si collega alla Via Francigena.

La storia di Bobbio è legata alla sua abbazia, fondata nel VII secolo d.C. da Colombano, un monaco irlandese. L’abbazia diventò presto un luogo di studio e di preghiera, e dopo la morte di Colombano e la successiva canonizzazione, i suoi devoti iniziarono a visitare Bobbio e dintorni, per poi proseguire verso Roma.

Via degli Abati, Bobbio, San Colombano | Ph. TheCrowdedPlanet
Via degli Abati, Bobbio, San Colombano | Ph. TheCrowdedPlanet

I sentieri di montagna di monaci e pellegrini sono stati riscoperti negli anni ’90 da uno storico locale, creando la Via degli Abati. La Via è più vecchia della Via Francigena: quest’ultima fu percorsa per la prima volta da Sigerico nel 990 d.C., ma ci sono prove che i sentieri della Via degli Abati erano già in uso tre secoli prima, ai tempi di San Colombano.

La Via degli Abati Giorno per Giorno

Il percorso inizia nel cuore di Bobbio dal Ponte Gobbo, un ponte medievale in pietra che attraversa il fiume Trebbia, uno dei tanti ‘ponti del diavolo’ che si trovano nell’Appennino Tosco-Emiliano.

Dopo aver attraversato il ponte, si capisce immediatamente perché la Via degli Abati è considerata una delle escursioni a lunga distanza più impegnative d’Italia. La prima sfida sono 6 chilometri in salita costante fino Coli, il primo villaggio dopo Bobbio, una salita che sembra non finire mai, mettendo a dura prova anche i camminatori più esperti e determinati.

Via degli Abati, Bobbio | Ph. TheCrowdedPlanet
Via degli Abati, Bobbio | Ph. TheCrowdedPlanet

Non lontano da Coli c’è anche una variante per raggiungere la grotta dove San Colombano ha vissuto gli ultimi anni della sua vita in solitudine e preghiera. La variante aggiunge 4 chilometri al sentiero, ma è consigliata a chi cerca un luogo fuori dal tempo, per pregare o meditare.

Durante il primo giorno, il sentiero raggiunge il punto più alto dell’intera Via degli Abati: la Sella dei Generali, 1238 metri sul livello del mare, dove le montagne sembrano non finire, e lo sguardo dei pellegrini si estende in tutte le direzioni.

Dopo il primo, estenuante giorno, il secondo sembra quasi una passeggiata rilassante, ‘solo’ 16 chilometri con 700 metri di dislivello. L’unica sezione impegnativa è il guado del fiume Nure, dove è necessario togliersi gli scarponi e stare attenti a non scivolare. Per il resto, si prosegue su sentieri comodi e ombreggiati fino a Groppallo, un piccolo paese circondato dalle montagne.

Via degli Abati | Ph. TheCrowdedPlanet
Via degli Abati | Ph. TheCrowdedPlanet

Il terzo giorno, dopo aver lasciato Groppallo, il sentiero prosegue in salita costante seguendo una serie di stradine e mulattiere attraverso la foresta, passando per villaggi semi abbandonati con qualche anziano residente.

Quando si raggiunge il Passo Linguadà, che separa le province di Parma e Piacenza, gli escursionisti possono scegliere se proseguire attraversando l’altopiano del Monte Lama, dove sono stati trovati resti paleolitici, o seguendo il sentiero più basso che attraversa la valle fino a Bardi, una città conosciuta per il suo imponente castello, che domina la città in cima a una roccia di diaspro rosso.

Via degli Abati, Bardi | Ph. TheCrowdedPlanet
Via degli Abati, Bardi | Ph. TheCrowdedPlanet

L’ultimo giorno, la Via degli Abati collega Bardi e Borgotaro. Questo è il giorno più duro di tutti, luoghi in cui la natura è veramente selvaggia. Il sentiero attraversa ruscelli, foreste e frutteti, villaggi abbandonati e casali in rovina. Nel villaggio di Osacca, che si raggiunge dopo aver attraversato un bellissimo bosco di faggi, un gruppo di gente del luogo accoglie i pellegrini con un sorriso e una bevanda fresca, seguendo una tradizione di ospitalità immutata da secoli.

La Via degli Abati per qualche tempo segue il percorso della Via Francigena, fino a raggiungere uno dei luoghi più remoti e spettacolari dell’intera escursione: una minuscola, immacolata cappella chiamata La Maestà, che offre riparo dal freddo e dalle intemperie. L’intero percorso della Via degli Abati è gestito da volontari, ognuno responsabile di una sezione specifica, ma l’identità della persona che mantiene pulita la cappella, cambia i fiori sull’altare e spazza il pavimento è un mistero.

Via degli Abati, incrocio Via Francigena | Ph. TheCrowdedPlanet
Via degli Abati, incrocio Via Francigena | Ph. TheCrowdedPlanet

La nostra esperienza lungo la Via degli Abati si è conclusa a Borgotaro, una città che sembrava una metropoli dopo giorni di silenzio e foreste. Eppure, il sentiero prosegue, attraverso le montagne e un’altra valle fino a Pontremoli, e più avanti fino a Roma, seguendo le orme di tanti che hanno attraversato queste montagne nel corso dei secoli, diretti verso la Città Eterna.


Per saperne di più leggi l’articolo completo nella lingua originale.

Categorie
A spasso per l’Emilia-Romagna

Cortili di Piacenza

Non si trova quello che si cerca, si cerca quello che si trova. Talvolta molto oltre il desiderio e le aspettative.

Vittorio Sgarbi

Venendo dal nord, la porta d’ingresso dell’Emilia Romagna è la città di Piacenza, da sempre terra di passo come scriveva Leonardo Da Vinci, al confine con ben 3 regioni.

Qualcuno la conosce per l’arte, qui Guercino e Pordenone hanno affrescato due importanti cupole e sempre più spesso ospita mostre interessanti, altri per la ricca offerta enogastronomica (una volta si era soliti dire “roba de Piasensa” per descrivere la prelibatezza di certi piatti, in primis formaggi e salumi), altri la conoscono come la città delle 100 chiese o perché pellegrini interessati alla Via Francigena, altri ancora, infine, si limitano a sapere che è una città della pianura Padana senza mai avere avuto modo di visitarla.

Di questo scrigno di tesori, tutti da scoprire, oggi voglio condividere con te un aspetto meno noto, quello dei tanti cortili che si aprono, al di là dei palazzi signorili del centro storico da cui si intravvedono magnifici giardini e porticati che si svelano solo agli occhi dei turisti più curiosi e avventurieri: colorati, fioriti o di servizio ma sempre protetti da eleganti cancelli.
Si tratta di un retaggio, meno noto di altri, del dominio dei Farnese, che nel XVI secolo imposero alle famiglie nobili di abbandonare i castelli in provincia e di trasferire la la loro residenza in città, trasformando Piacenza in una “città di palazzi”. Austeri e riservati nelle loro facciate, all’interno nascondono cortili e giardini tutti da ammirare anche se protetti da cancelli in ferro battuto di notevole qualità.
La produzione del ferro battuto è tipica del territorio, visto che in zona si lavora fin dall’antichità: risale infatti all’epoca romana lo sfruttamento delle miniere di ferro in alta val Nure, sfruttate soprattutto dalla fine del 1300, sotto il dominio dei Visconti.

Ancora oggi i cancelli del Palazzo nobile piacentino assolvono alla funzione originale sviluppatasi verso la fine del 1600: quando i portoni in legno restano aperti durante il giorno (quindi non aspettate la sera per andare alla loro ricerca 😉 ) permettono al passante di ammirare la magnificenza degli interni, comprendere l’importanza della famiglia che li ha realizzati e sognare ad occhi aperti…

Aspetto affascinante e poco conosciuto della storia del Ducato dei Farnese che ha regalato alla città il periodo di massimo splendore è una ottima scusa per esplorare il centro storico cittadino alla scoperta di uno dei tanti tesori che custodisce.

Ecco una selezione di quelli in cui mi sono imbattuta nella recente visita a Piacenza.

[slider]

Se la cosa ha affascinato anche te, non perdere perdere tempo, sono certa che non te ne pentirai!

Tutto quello che ti serve per organizzare un weekend a Piacenza lo trovi leggendo:

Piacenza, città d’arte in 3 minuti

Arte in cupola a Piacenza – Up e Down

Mostre a Piacenza

Cosa mangiare a Piacenza

Categorie
Arte e Cultura

Arte in cupola a Piacenza – Up e Down

La nostra meta non è mai un luogo, ma piuttosto un nuovo modo di vedere le cose.

(Henry Miller)

 

A Piacenza, città d’arte della pianura Padana che molti hanno sempre visto sulla cartina geografica senza mai avere avuto modo di visitarla, c’è una, anzi due possibilità, per entrare a tu per tu con l’Arte in una maniera straordinaria e insolita: salire* su una cupola e trovarsi a pochi metri dagli affreschi di Guercino e Pordenone.
Percorsi da secoli inutilizzati, affreschi di grandi artisti, luoghi religiosi che hanno creato cultura e l’hanno saputa conservare per tramandarla alle generazioni future.
Una combinazione di storia civile e religiosa del territorio perfetta per far scoprire lo scrigno di tesori che la città offre, regalando tante emozioni e suggestioni.

L’esperienza positiva della mostra nel 2017 e relativa salita alla cupola della cattedrale affrescata dal Guercino viene riproposta e addirittura raddoppia, fino al 7 luglio, con la salita alla cupola della basilica di Santa Maria della Campagna affrescata dal Pordenone.

Noi ne abbiamo approfittato nel primo weekend di aprile e sono certa che la cosa vi incuriosirà al punto tale da voler subito programmare questa esperienza.
Questa nuova possibilità di fruizione dell’arte, così insolita e solitamente riservata ai soli addetti ai lavori, mi ha incuriosita fin da subito: primo perché è singolare poter ammirare gli affreschi da così vicino, poi perché si ha una nuova visione dell’opera e infine perché mi attraeva l’idea di percorrere spazi andati in disuso avendo la possibilità di disporre di singolari prospettive da immortalare.

La nostra esperienza, scarpe comode ai piedi, inizia dalla Basilica di Santa Maria della Campagna, la cui cupola maggiore fu affrescata dal Pordenone, massimo pittore friulano del Rinascimento con la Salita al Pordenone.
Giunta l’ora del turno prenotato e indossato le cuffie  l’esperienza ha inizio: si parte da un passaggio interno, da dove una volta assistevano alle funzioni ecclesiastiche le famiglie nobili, che conduce al coro della cappella, proprio dietro l’altare maggiore. Qui seduti sui preziosi e intarsiati sedili lignei si assiste al breve video introduttivo sull’artista e sulle sue opere in loco.
Segue la vera e propria salita per un percorso stretto ma comodo, l’antico camminamento fino alla cupola maggiore detto degli artisti, che passando sulle coperture delle volte della navata centrale ci fanno avvicinare alla metà. Vi assicuro che è strano pensare di essere proprio sopra la navata, in un posto sconosciuto e vietato ai più, a due passi dalla cima della cupola.
Una volta giunti in cupola, si è liberi di percorrere la galleria circolare aperta sull’esterno della città, ricevendo direttamente in cuffia le informazioni fornita dalla guida: alle figure sacre dell’antico testamento riprodotte nelle vele della cupola e negli ovali delle lesene si alternano immagini del mondo pagano che decorano il fregio. Un percorso mozzafiato dove non saprete dove guardare, rapiti dai colori perfettamente fedeli all’origine dopo il restauro.
Dopo l’estasi dell’esperienza in cupola il percorso termina con la cappella dedicata a Santa Caterina d’Alessandria, dove l’artista friulano, rappresenta tre episodi della vita della santa (Martirio della ruota dentata , la Disputa di S. Caterina e la Decollazione di S. Caterina) oltre alla pala d’altare  Sposalizio mistico di santa Caterina  e la cappella della Natività o dei Magi affrescata con le Storie dell’infanzia di Cristo.

Nel biglietto della salita è compreso l’ingresso a Palazzo Galli per le mostre Genovesino a Piacenza e I nuovi Ghittoni e i disegni della collezione Banca di Piacenza.

A saziare completamente la vostra fame di cultura, la possibilità di gustare la cultura enogastronomica con menù Pordenone in diversi locali della città.

L’esperienza culturale continua con la Salita alla Cupola del Duomo con accesso dai giardini sul retro delle absidi: ad introduzione un video racconta, con ricostruzione in 3D, le evoluzioni storiche da complesso vescovile piacentino all’attuale cattedrale. Nella prima parte del percorso vieni catapultato direttamente nel medioevo, il periodo più florido per la città di Piacenza, con la visita alla mostra Misteri della Cattedrale, introdotta da un video intervista di  Valerio Massimo Manfredi, da fare in autonomia grazie a video, pannelli, ricostruzione dello scriptorium di Bobbio, secondo solo a quello di Montecassino, e una ricca e importante collezione di codici miniati. Il tutto corredato da sapienti effetti sonori capaci di riportarti nel mondo del Nome della Rosa e da un’ultima esperienza multimediale immersiva di grande effetto.
Al termine inizia la vera e propria salita: ancora una volta è necessario intraprendere un percorso recuperato, più stretto di quello del Pordenone, attraverso luoghi segreti da cui osservare l’interno e l’esterno della Cattedrale in maniera inconsueta. Passando per i matronei del presbiterio, allestiti con opere di artisti contemporanei, si raggiunge la cupola entrando nel loggiato. Qui le meraviglie della cupola si svelano grazie ad un magistrale gioco di luci che illumina la vela in contemporanea alle spiegazioni diffuse nelle cuffie wi-fi consegnate poco prima. Anche in questo caso, poter procedere lungo tutto il perimetro della cupola e ammirare da vicino il ciclo affrescato dal ferrarese Guercino regala emozioni indescrivibili. Dandoti l’impressione di essere davvero al cospetto dei profeti o comparse degli episodi dell’infanzia di Gesù raffigurati.
Riconsegnate le cuffie poi, la vista sulla piazza dalla vetrata a forma di croce greca sulla facciata della Cattedrale è impagabile (e perfetta per scattare foto curiose della città!).
La discesa regala un ultimo luogo segreto, all’interno del campanile dove ammirare dal basso la scala lignea che porta fino alla cima e si può curiosare nella stanza segreta, si entra uno alla volta, dove sono conservati gli ingranaggi dell’orologio anticamente posto in facciata.

Durante l’esperienza vi domanderete quanto sia stato scomodo all’epoca realizzare tali meraviglie e comprenderete appieno la grandezza degli artisti in grado di rappresentare le figure da vicino studiando un disegno “allungato” capace di dare la giusta prospettiva allo spettatore finale che avrebbe apprezzato l’opera sempre dal basso e (quasi) mai da vicino.
Una volta giunti al termine poi, alzare lo sguardo all’insù e ammirare da lontano, così come se lo era prefigurato l’artista, l’opera poco prima apprezzata da vicino ti fa sentire davvero molto fortunato ad avere vissuto un’esperienza così ricca ed emozionante.

 

Segnalazione importante dal momento che in entrambi i casi si tratta di chiese in cui si svolgono quotidianamente funzioni religiose: le visite, con prenotazione obbligatoria, si effettuano tutti i giorni con partenze ogni 15/20 minuti fino alle 22.00 nel pieno rispetto del luogo sacro.

Credo che un’offerta turistica così articolata possa, tra stupore e meraviglia, stuzzicare la curiosità di molti e stimolare un amore verso l’arte. Già un notevole numero di turisti ha colto questa straordinaria opportunità: per non perderla basta prenotare giorno e ora della visita e iniziare a fare il conto alla rovescia.
Sarà davvero un’occasione unica per comprendere e apprezzare pienamente la ricca attività culturale di questa città d’arte nel Nord Italia.
Per godere contemporaneamente di queste due Salite c’è tempo fino al 7 luglio, poi sarà possibile salire solo sulla cupola del Duomo. Acquistando il biglietto per una delle due Salite, si avrà anzi la possibilità di acquistare quello per l’altra Salita a prezzo ridotto.

In caso vi abbia convinto qui trovate le informazioni su come arrivare e cosa mangiare a Piacenza.

* le salite sono vietate a persone affette da malattie cardiache, da acrofobia (vertigini), da claustrofobia, con limitata capacità motoria e in situazione psicologica alterata

Categorie
Food Valley

Cosa mangiare a Piacenza

Sapevate che un tempo si usava dire “roba de Piasensa” per descrivere la prelibatezza di certi piatti, specialmente formaggi e salumi? Se avete intenzione di visitare la città di Piacenza ‎o alcuni dei suoi borghi (come Bobbio‎, Brugnello, Castell’Arquato e Vigoleno), vi consigliamo di preparare anche il vostro stomaco ad un gustoso tour enogastronomico.

Questa cucina di qualità, che vanta ben 3 salumi e 2 formaggi DOP assieme a 17 vini DOC, deve la sua varietà e ricchezza alla posizione di confine, che amalgama la cultura gastronomica Emiliana a quelle di Lombardia, Liguria e Piemonte. Tra i  numerosi ingredienti, la tradizione prevede anche l’utilizzo di carni equine (cavallo ed asino), visto che il territorio è sempre stato un importante avamposto militare.

Salumi e formaggi piacentini

Unica provincia in Europa ad avere ben 3 salumi a marchio DOP, se vi trovate in zona è d’obbligo iniziare il pasto con un appetitoso tagliere di salamecoppa e pancetta locali, assieme ai 2 formaggi DOP Provolone Valpadana e Grana Padano. Per gustarli al meglio consigliamo di accompagnare il tutto con la tipica e antichissima burtleina o con i chissulein, sostituti del pane che danno il meglio di sé se mangiati ben caldi.

Pisaréi e Fasö

Un saporito primo piatto di origine contadina realizzato con ingredienti poveri. Il nome suona un po’ misterioso, ma si tratta di gnocchetti e fagioli borlotti conditi con passata di pomodoro e lardo (o pancetta piacentina). Secondo alcuni la parola pisarei deriverebbe dallo spagnolo pisar, cioè pestare-schiacciare, visto che gli gnocchetti vanno schiacciati sotto alle dita per dar loro la tradizionale forma.

Tortelli con la coda

Nati nelle cucine del castello di Vigolzone, per la nobile tavola di Bernardo Anguissola in onore dell’illustre ospite Francesco Petrarca, sono dei fagottini di pasta ripiena che, a differenza dei tortelli più noti, hanno appunto la coda.

Anolini

Sono il vero piatto della festa e la tradizione vuole che durante la vigilia di Natale tutte le generazioni della famiglia si riuniscano per la loro preparazione; differiscono da quelli di Parma con due varianti: una con lo stracotto nella farcia, ed una senza, tipica della Val d’Arda.

Maccheroni bobbiesi

Origini medievali per questa pasta forata con un ferro da calza oppure con un grosso ago, tradizionalmente condita con sugo di stracotto, da gustarsi in caso visitiate Bobbio e la media Val Trebbia.

Lumache

Ricetta antica e tipica dell’Appennino piacentino, dove le lumache abbondano tra boschi e vigneti. Sono tipiche della Vigilia di Natale come piatto di magro e richiedono una preparazione piuttosto facile: vanno lessate e quindi insaporite con vino bianco, chiodi di garofano, salsa di pomodoro e brodo.

Bomba di riso alla piacentina

Tipico del paese di Bobbio, un tempo era il piatto tradizionale preparato per la Madonna d’agosto, periodo in cui le carni sono più morbide. Si tratta di un pasticcio di riso e carne di piccione di cui pare andasse molto ghiotta Elisabetta Farnese, regina di Spagna.

Stracotto alla piacentina

Piatto simbolo della cucina piacentina, la ricetta tradizionale lo vuole di carne di cavallo, anche se spesso molti la sostituiscono con quella di manzo. La diffusione di questo piatto ancora oggi è dovuta al fatto che, se tritato, viene utilizzato come ripieno degli anolini.

Polenta e cavallo

La pìcula ‘d caval è un ragù di carne trita di cavallo, dal gusto robusto, che si accompagna con la polenta. Un piatto di origine povera che tutt’oggi delizia il palato di chi è alla ricerca dei sapori genuini di una volta.

Latte in piedi

Dolce semplice con ingredienti che una volta erano facilmente reperibili in campagna, è una versione delicata del crème caramel.

Busslanein

Due versioni da gustare, duri o friabili, per questi biscotti tipici piacentini dall’inconfondibile aroma.

Turtlitt

Tortelli dolci cotti nel forno a legna o fritti, venivano realizzati all’inizio di gennaio per recuperare alcuni avanzi del Natale come castagne o mostarda (utilizzati come ripieno). Erano tipici dei festeggiamenti per Sant’Antonio (17 gennaio), per Carnevale e per San Giuseppe (19 marzo).

Bargnolino

Ottimo digestivo a base di bacche di prugnolo, che deve riposare almeno tre anni prima della consumazione.


Fonti:

Comune di Piacenza
PiacenzAntica
Provincia di Piacenza
Wikipedia

Categorie
Arte e Cultura

Piacenza in 3 minuti – le migliori cose da fare e vedere in città

Segnori vu sie tuti gi benvegnù e zascaun chi che vera sera ben vegnu e ben recevu

(Signori voi tutti siete benvenuti e chiunque verrà sarà benvenuto e ben accolto)

Targa detta “del Benvegnù” – prima metà del XIV secolo
Castello di Montechiaro (PC)

 

Fondata dai romani sulle rive del Po e racchiusa tra le colline e le montagne dell’Appennino, Piacenza, porta d’ingresso dell’Emilia al confine con ben 3 regioni, è una città sobria e riservata tutta da SCOPRIRE.

Da sempre “Piacenza è terra di passo” come scriveva Leonardo Da Vinci nel Codice Atlantico tanto da sviluppare nel tempo una forte vocazione all’ospitalità, parte integrante ormai del suo DNA.

Divenuta importante centro medievale, è stata tappa di passaggio o di sosta di principi e pellegrini, crociati e templari, commercianti e artisti che qui lasciarono il segno. Ma è nel periodo del Ducato dei Farnese che la città vive il suo periodo di massimo splendore.

Piacenza infatti seduce con il suo fascino austero e aristocratico. Ogni itinerario inizia dalla scenografica Piazza Cavalli, presieduta dai due Monumenti equestri di Ranuccio e Alessandro Farnese di chiara fattura barocca, baricentro storico e politico della città, su cui si affaccia il Palazzo Gotico in marmo bianco e cotto.  Si passa poi a Palazzo Farnese, sede dei Musei Civici, il cui progetto iniziale prevedeva l’abbattimento della trecentesca Cittadella voluta dai Visconti, di cui oggi rimangono la porta, i merli e due torri. Concludono il tour ducale le Mura farnesiane che nel cinquecento cingevano completamente l’abitato cittadino, da apprezzare passeggiando sul Facsal (versione locale di Vauxhall), luogo eletto al relax dai piacentini.

Ma la storia che Piacenza racconta è fatta anche di testimonianze religiose: a partire dal Duomo, splendido esempio di romanico emiliano con opere di grande pregio al suo interno tra cui il ciclo di affreschi della Cupola del Guercino, passando per la Basilica di Sant’Antonino, patrono della città e da sempre riferimento per i pellegrini della Via Francigena, la Basilica di San Savino di fondazione paleocristiana con mosaici pavimentali del XII secolo e la Basilica di Santa Maria di Campagna dove secondo la tradizione il Papa Urbano II annunciò l’intenzione di bandire la Prima Crociata in Terra Santa.
Per una visita completa salite in alto: sulla cupola del Duomo per ammirare gli affreschi del Guercino e su quella di Santa Maria di Campagna per quelli del Pordenone.

[slider]

MA PIACENZA È MOLTO ALTRO…

Città dalla storia millenaria capace di mille suggestioni è uno SCRIGNO DI TESORI. Racchiusi al di là dei palazzi signorili del centro storico infatti molti giardini, cortili e porticati, come quello del palazzo Anguissola Scotti, che si svelano solo agli occhi dei turisti più curiosi e avventurieri.

Meta anche per gli appassionati di musica. Non tutti sanno infatti che la facciata del Teatro Municipale fu rielaborata da Alessandro Sanquirico ispirandosi alla Scala di Milano: Teatro Lirico di tradizione è sede dell’Orchestra Giovanile Cherubini, diretta da Riccardo Muti.

Sorta lungo le rive del Po, che ne contraddistingue i ritmi lenti ed inesorabili, è una città perfetta da scoprire in bicicletta.

Patriota da sempre, tra Ottocento e Novecento fa la storia d’Italia: prima città a chiedere, l’annessione al nascente Regno d’Italia guadagnandosi il titolo di Primogenita d’Italia riceve la medaglia d’oro al valor militare grazie all’ingente impegno dei suoi cittadini nella lotta di liberazione dalla dittatura nazi-fascista.

I MUSEI

Le vicissitudini della città sono raccontate nei tanti musei urbani. Dai Musei Civici di Palazzo Farnese, che comprendono la Pinacoteca con un prezioso Tondo di Botticelli, il Museo del Risorgimento, quello Archeologico con il famoso Fegato Etrusco, l’Armeria e il fiabesco Museo delle Carrozze, ai Musei diocesani con Kronos – Museo della Cattedrale, dalla Galleria Alberoni con l’Ecce Homo di Antonello da Messina alla Galleria Ricci Oddi, con le sue opere tra Ottocento e Novecento. E ancora l’Antiquarium Santa Margherita che conserva tracce stratificate della bimillenaria storia cittadina, il POGaM – Piacenza Oil & Gas Museum che esplora il tema degli idrocarburi dal punto di vista geologico e racconta l’epopea petrolifera piacentina fino alla fase industriale e il Museo della stampa dedicato a tutti gli strumenti tipografici utilizzati fino agli anni 80.

FUORI DALLA CITTÀ

Il fascino regalato in città dalle memorie farnesiane in provincia cede il testimone allo splendore immutato di borghi e castelli incastonati in Appennino, alla pace di percorsi (anche spirituali) immersi nella natura, alla musica di Verdi.
A Bobbio, Castell’Arquato, Vigoleno perdersi tra stradine e vicoli vi farà fare un salto nel tempo, mentre nei castelli di Gropparello, di Rivalta e di Agazzano sarà possibile sentirsi novelle principesse e coraggiosi cavalieri, anche con possibilità di suggestivo pernotto.
Consigliate agli amanti della natura un paio di tappe (almeno) – a piedi o in bici – della Via Francigena, l’antico tracciato di pellegrinaggio che, dal NordEuropa, conduceva a Roma.
Da approfondire inoltre l’animo agricoltore del compositore Verdi che scelse, come fonte d’ispirazione, il suo rifugio intimo nel piacentino. Ovviamente gustando l’enogastronomia piacentina che vanta 2 formaggi e 3 salumi DOP e ben 17 vini DOC.


COME ARRIVARE A PIACENZA

IN AEREO
L’Aeroporto Internazionale di Bologna “Guglielmo Marconi” a circa 150 km d’autostrada da Piacenza è raggiungibile in circa 1h e 30 minuti, anche con navette o vetture private.
Altri aeroporti più vicini quelli di Milano Linate, Milano Malpensa, Brescia, Bergamo Orio al Serio, Verona e Genova.

IN AUTO
Con l’autostrada A1 si raggiunge da Milano uscita Piacenza nord e da Bologna  uscita Piacenza sud; con l’autostrada A21 da Torino uscita Piacenza ovest e da Brescia uscita Piacenza sud (www.autostrade.it).
Per chi arriva in auto consigliabile parcheggiare in periferia, all’esterno della ZTL.

IN TRENO
Dalla stazione di Piacenza,  10 minuti a piedi  dal centro storico, si può raggiungere in 1 h e 20 minuti circa (meno di 2 h con treni regionali) lo snodo ferroviario di Bologna e da qui collegarsi con il resto d’Italia e d’Europa: www.trenitalia.it


Per maggiori info: www.comune.piacenza.it