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I Racconti del Balsamico: tutela e riconoscibilità del prodotto

“Racconti Del Balsamico” sono una serie di scritti dedicati all’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena realizzati a partire da interviste a persone che a questo prezioso condimento hanno dedicato la vita, per lavoro o per passione.
Si ringraziano PierPaolo Bortolotti, esperto di Aceto Balsamico Tradizionale, Emilio Biancardi dell’Acetaia Villa Bianca e Massimo Clò del Collegio San Carlo di Modena, per la disponibilità e le preziose informazioni.
Dopo aver raccontato le Origini, il Processo Produttivo e l’Invecchiamento in questo quarto e ultimo episodio trattiamo il delicato tema della tutela, dalla creazione del Consorzio ABTM alla riconoscibilità commerciale del prodotto.


Come molti prodotti d’eccellenza, anche l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena subisce numerosi tentativi di contraffazione, ed è così che sugli scaffali dei supermercati, sia in Italia che all’estero, si trovano prodotti che hanno le sembianze dell’Aceto Balsamico Tradizionale, ma che in realtà, sia per origini che per modalità produttive, son ben lontani dall’esserlo.

Proprio per proteggere il prodotto originale dalle numerose imitazioni, verso la fine degli anni ’70 è nato il Consorzio del Balsamico Tradizionale di Modena, il cui primo obiettivo è diffondere la conoscenza del prodotto (anche e soprattutto all’estero) e tutelarlo, salvaguardandone le tradizionali modalità produttive.

All’inizio, infatti, i produttori erano solo una quindicina ma poi, nel decennio compreso tra gli anni ’80 agli anni ’90, l’ABTM fece un salto di riconoscimento e alcuni produttori, ingrandendo la propria produzione, cominciarono ad avere qualche centinaio di botti; non si poteva più quindi pensare di vendere il Balsamico Tradizionale in forma non controllata: si rese necessario attribuire un’omogeneità e un relativo riconoscimento al prodotto.
Venne quindi creato uno specifico disciplinare, secondo il quale l’Aceto Balsamico è classificato come condimento, prodotto di prima trasformazione al pari di un olio extravergine di oliva, al contrario degli aceti di vino, che sono derivati di un prodotto già lavorato.

Grazie al Consorzio fu istituita quindi una sorta di vigilanza in ogni fase della produzione, con ispettori che ne verificassero la fedeltà al disciplinare, fino al confezionamento e alla vendita: forse non tutti sanno che, infatti, il Balsamico Tradizionale è uno dei pochi prodotti che, prima di essere venduto, viene assaggiato per superare l’esame degli esperti degustatori.

Tutte le botti di ABTM sono numerate e quando un produttore deve imbottigliare il proprio aceto non può farlo in azienda, ma deve portarlo al Consorzio, dove viene fatto un controllo di acidità e densità e si fa un assaggio anonimo di tutta la quantità da imbottigliare. Se il prodotto viene ritenuto idoneo si può procedere all’imbottigliamento, che avviene sempre al Consorzio, dove viene anche conservato un piccolo campione per ogni lotto imbottigliato.
Tutto ciò accade oggi perché così è stabilito dal disciplinare, ma avveniva già prima che fosse obbligatorio, come mezzo per garantire una sorta terzietà al prodotto.

Infine, la confezione che, per disciplinare, è l’unica in cui può essere venduto solo il vero ABTM è una bottiglietta da 100 cc disegnata dal celebre designer Giorgetto Giugiaro, che ricorda un matraccio, l’ampolla utilizzata per l’assaggio del balsamico, con l’aggiunta di una base quadrata.
Per la commercializzazione dell’ABTM l’unica bottiglietta autorizzata è proprio questa e, in teoria, altri aceti non possono utilizzare bottigliette che ne richiamino la forma; questo è quindi un buon indicatore per capire a quale prodotto ci troviamo davanti quando stiamo per acquistare dell’Aceto Balsamico…anche se, dopo questo racconto lungo 4 blogpost, i nostri lettori saranno ormai diventati veri esperti in materia 🙂

Per chi volesse approfondire e scoprire dal vivo in prima persona tutti i segreti dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena consigliamo comunque una visita ad una delle aziende consorziate, un’esperienza che sa davvero appagare tutti i sensi!

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I Racconti del Balsamico: l’Invecchiamento

“Racconti Del Balsamico” sono una serie di scritti dedicati all’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena realizzati a partire da interviste a persone che a questo prezioso condimento hanno dedicato la vita, per lavoro o per passione.
Si ringraziano PierPaolo Bortolotti, esperto di Aceto Balsamico Tradizionale, Emilio Biancardi dell’Acetaia Villa Bianca e Massimo Clò del Collegio San Carlo di Modena, per la disponibilità e le preziose informazioni.
Dopo aver raccontato le Origini e il Processo Produttivo, in questo terzo  episodio approfondiamo una delle fasi più importanti, l’Invecchiamento, per capire le trasformazioni e le relative caratteristiche che questo prodotto principe del territorio modenese acquisisce durante la sua maturazione.


Una questione abbastanza nota per chi si interessa di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena è il fatto che le batterie siano composte da botti realizzate con tipi di legno diversi l’una dall’altra. Alcuni dicono che si tratti di una scelta voluta, ma in realtà, almeno inizialmente, l’utilizzo di botti di differenti tipi di legno è stata una circostanza storica quasi casuale.

Nel modenese le botti erano per lo più in rovere o in gelso, raramente in ginepro, e poi c’erano le botti in castagno, in parte realizzate con legno proveniente dai boschi del territorio, in parte provenienti dalla Toscana; le botti di castagno erano infatti utilizzate per i vini da trasporto: erano i classici carratelli, botti dalla forma allungata, che una volta giunte a Modena venivano riutilizzate per il vino e, nel momento in cui cominciavano ad avere dei difetti, venivano impiegate per fare l’aceto.

Insomma, spesso le botti usate nelle batterie di Aceto Balsamico erano botti di riciclo, quindi contingentemente fatte con legni diversi; solo con il tempo ci si è resi conto che durante l’invecchiamento il prodotto assembla le caratteristiche dei diversi tipi di legno in cui è stato contenuto, e si è iniziato ad apprezzarne le differenti sfumature di sapore. Per questo negli anni sono stati inseriti altri legni, come il ciliegio, che non è un legno tradizionale da acetaia, ma che dà un gusto molto dolce, mandorlato.
Attualmente il legno più diffuso per la produzione di Aceto Balsamico Tradizionale è il rovere, un legno acido che è ideale per la prima fase di invecchiamento del prodotto; a seguire ci sono il castagno e il gelso, che sono un legni più neutri e porosi, che lasciano quindi respirare il prodotto. Il ginepro al contrario è un legno molto pungente perché resinoso, e richiede almeno 40 anni per dare un aceto pronto per il consumo, e comunque dà un prodotto dal gusto deciso.
Insomma, per dare un’idea pratica di utilizzo, l’aceto invecchiato in ginepro si usa per preparare un piatto di cacciagione, l’aceto invecchiato in ciliegio invece si sposa benissimo con un dolce o un gelato.

Le batterie classiche, storiche, si riconoscono perché erano composte da una lunga serie di barili molto grandi come capacità e dal fatto che spesso le botti erano rivestite. Dopo qualche secolo di utilizzo, infatti, il legno comincia a disfarsi perché si avviano dei processi enzimatici che lo portano ad essere quasi torbato. Un tempo, quando c’erano i bottai bravi, quando le botti antiche iniziavano a perdere veniva costruita sopra una nuova botte, una sorta di camicia, in modo poterla continuare a utilizzare per non perdere tutti i caratteri e i profumi del legno vecchio; a volte se ne trovano di rivestite perfino 3 volte!

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Ma da cosa si capisce che un balsamico sta arrivando, ovvero che è quasi maturo, pronto per essere imbottigliato? Sicuramente dal cucchiaino che fatica a entrare, caratteristica dovuta dalla densità del prodotto.
Poi dal grado di acidità volatile: soffiando lievemente sopra l’apertura della botte, infatti, si sente l’acidità che sale: in genere essa è più pungente e marcata nei barili più grandi, dove è contenuto il prodotto più giovane, mentre è più rotonda nei barili più piccoli, dove il prodotto è più morbido.
Infine, quando si assaggia un aceto invecchiato sul cucchiaino rimangono ancora i profumi dell’aceto, cosa che non accade con gli aceti giovani, di cui sul cucchiaino non rimane niente.

Per valutare l’età di un aceto si può quindi guardare la sua densità, ma ciò non è sufficiente. Lo specifichiamo perché su questa caratteristica ultimamente si è sviluppata quasi una mania tra i consumatori del prodotto.
La realtà dei fatti dovrebbe essere questa: un aceto Extravecchio -con un invecchiamento minimo di 25 anni- è più denso di un aceto Affinato -con un invecchiamento minimo di 12 anni- e pesa leggermente di più per una ragione intrinseca di peso specifico. Tuttavia, la densità non è la caratteristica fondamentale del prodotto, perché con la densità si perde grandissima parte dell’acidità dell’aceto: un prodotto troppo denso è quindi un prodotto che non rispecchia (e non fa bene) alla tradizione.

Nel prossimo episodio parleremo di imbottigliamento e modalità di tutela.

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I Racconti del Balsamico: il Processo Produttivo

“Racconti Del Balsamico” sono una serie di scritti dedicati all’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena realizzati a partire da interviste a persone che a questo prezioso condimento hanno dedicato la vita, per lavoro o per passione.
Si ringraziano PierPaolo Bortolotti, esperto di Aceto Balsamico Tradizionale, Emilio Biancardi dell’Acetaia Villa Bianca e Massimo Clò del Collegio San Carlo di Modena, per la disponibilità e le preziose informazioni.
Dopo aver raccontato le Origini, in questo secondo  episodio parliamo del Processo Produttivo, di come nasce l’oro nero di Modena, dalla cottura all’imbottigliamento.


Nonostante le origini primordiali dell’Aceto Balsamico non siano note (si suppone sia nato un po’ per caso dalla miscela di saba e aceto), e la cottura del mosto si facesse anche in tante altri parti dell’Impero Romano, l’Aceto Balsamico è un prodotto molto legato al territorio modenese per almeno due fattori.
Il primo è il fattore climatico: normalmente il clima modenese è caldo e umido d’estate e freddo e umido d’inverno, clima da cui sembra che gli acetobatteri traggano grandissimo giovamento.
La seconda è una motivazione più psicologico-culturale: il territorio modenese è da sempre votato alla lavorazione del maiale, di cui per tradizione “non si butta via niente”; questo spirito culturale anti-spreco probabilmente ha fatto sì che questo tipo di produzione abbia resistito e si sia raffinato nel corso del tempo proprio nelle campagne modenesi.

Vediamo quindi come viene tutt’oggi realizzato l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena.
La prima fase è la cottura del mosto. A differenza dell’aceto di vino, che deriva dalla fermentazione acetica di un prodotto alcolico, l’ABTM è un prodotto di prima trasformazione.
Durante il procedimento di cottura del mosto vengono uccisi tutti quei batteri ed enzimi che potrebbero portare ad una trasformazione di tipo alcolico, creando un prodotto che dal punto di vista organico è quasi sterile, ma al contempo durante questa fase avvengono tanti altri importanti effetti: una forte riduzione del volume, un grande incremento degli zuccheri e il cambio nel colore, per via della caramellizzazione degli zuccheri. Forse non tutti sanno che, infatti, le uve utilizzate per produrre l’ABTM sono in realtà per la maggior parte uve bianche, di Trebbiano di Spagna e Trebbiano Modenese (anche se si possono usare anche uve rosse, come Ancellotta e Lambrusco).

La cottura del mosto va da un minimo di 12 fino ad un massimo di 72 ore, ma di media viene cotto per circa 48 ore.
Quando il mosto cotto è pronto, viene inserito in una botte dove è già in corso una fermentazione di tipo acetico.
Il metodo per acetificare una botte è quello di “mostare l’uva”: si sbollenta il mosto facendolo cuocere per poco tempo, e poi lo si lascia in damigiana al sole: in questo modo si instaura una fermentazione acetica in maniera naturale, senza bisogno di aggiungere nulla. Questo prodotto costituisce la base acetica della botte, a cui viene aggiunto il mosto cotto.

A questo punto parte il processo di invecchiamento. Per capirne al meglio il funzionamento facciamo l’ipotesi di avere 3 botti.
Nell’anno zero mettiamo una certa quantità di mosto cotto nella botte numero 1. Aspettiamo un anno e avremo ovviamente un aceto invecchiato di un anno. Da questa botte togliamo non più del 10-20% del prodotto rimasto dall’evaporazione naturale, e lo mettiamo nella botte numero 2; fatto questo passaggio riempiamo di nuovo la botte numero 1 per riportare il contenuto al giusto livello.
Aspettiamo un altro anno e nella botte numero 2 avremo un prodotto di 2 anni, mentre nella botte numero 1 un prodotto di 1 e 2 anni; dalla botte numero 2 prendiamo sempre una piccola parte e la mettiamo nella botte numero 3, quindi andiamo a rincalzare la botte numero 2 con una parte della botte numero 1 e a rincalzare la botte numero 1 con del mosto cotto nuovo.
Aspettando un altro anno, nella botte numero 3 avremo un prodotto di 3 anni, nella botte numero 2 avremo un prodotto di 3 e 2 anni, nella botte numero 1 avremo un prodotto di 3, 2 e 1 anno.
Questo è il funzionamento del meccanismo di conteggio degli anni del Balsamico Tradizionale.

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Quando quindi facciamo riferimento al prodotto contenuto in una botte, il termine “minimo” fa sempre riferimento al prodotto più giovane che è stato inserito, che è una piccola parte di quello presente complessivamente in essa: se abbiamo un aceto di minimo 7 anni significa che una piccola parte di prodotto ha 7 anni, mentre la maggior parte del prodotto è composta da aceto più vecchio; se dovessimo parlare di età media, andremmo molto più in sù, in base all’epoca in cui quella botte è stata avviata alla produzione.

Il prodotto che viene imbottigliato ovviamente è preso dall’ultima botte della batteria, e, cosa fondamentale, in tutte le botti della batteria i passaggi vanno fatti sempre in questo senso: prima si toglie e poi si mette, perché altrimenti si diluisce il prodotto invecchiato.

La regola, oggi codificata sulla base dell’esperienza empirica degli antichi produttori, asserisce che non bisogna mai togliere né mettere più del 10-20% di prodotto in una botte; la maggioranza del prodotto deve rimanere nella botte perché, soprattutto nelle prime botti della batteria, esiste una colonia batterica attiva ed è necessario fare in modo che il nuovo mosto cotto, che è un prodotto sterile, non vada a diminuire eccessivamente la quantità di acetobatteri presenti, ma che invece ne funga da nutrimento.

Anche il procedimento di aggiungere sempre prodotto giovane è fondamentale per mantenere l’acidità del prodotto, perché se l’aceto viene lasciato ad invecchiare così com’è, si verifica la ricristallizzazione degli zuccheri: la parte acida se ne va e rimane solo la parte dolce, creando un prodotto che poco ha a che fare con il vero Aceto Balsamico Tradizionale.

Per questa volta è tutto; nelle prossime puntate parleremo di specificità delle batterie, caratteristiche organolettiche dell’Aceto Balsamico Tradizionale, imbottigliamento e modalità di tutela.

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I Racconti del Balsamico: Le Origini

I “Racconti Del Balsamico” sono una serie di scritti dedicati all’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena realizzati a partire da interviste a persone che a questo prezioso condimento hanno dedicato la vita, per lavoro o per passione.
Si ringraziano PierPaolo Bortolotti, esperto di Aceto Balsamico Tradizionale, Emilio Biancardi dell’Acetaia Villa Bianca e Massimo Clò del Collegio San Carlo di Modena, per la disponibilità e le preziose informazioni.
In questo primo episodio parleremo delle origini storiche di quello che oggi è un prodotto DOP tutelato da un Disciplinare e da un Consorzio.


Se dovessimo individuare un luogo specifico dove tutto è iniziato, questo luogo sarebbe l’imponente Palazzo Ducale di Modena. Proprio qui, in una torre laterale di quella che era la sede della Corte Estense, sono state trovate le prime Acetaie riconosciute come tali. Risalgono infatti al Cinquecento le prime documentazioni in cui si parla esplicitamente di Balsamico e di botti organizzate in batteria.

Palazzo Ducale di Modena Ph. FabioDuma

Precedentemente a questa testimonianza è stato trovato qualche riferimento al fatto che si usavano condimenti come l’aceto e la saba, che è mosto cotto concentrato, sia in testi degli antichi romani, che in alcuni testi Matildici, datati quindi attorno al 1100. L’espressione Balsamico è però del Cinquecento e si rifà appunto a un “condimento eccezionale” ritrovato proprio in queste Acetaie Ducali.
Ma se viene definito “eccezionale” possiamo presumere fosse un prodotto con almeno già un secolo di vita; quindi con buona probabilità si può supporre che non siano stati gli Estensi a portare il Balsamico a Modena, ma loro stessi lo trovarono già in zona.

Non esistono quindi certezze circa l’origine dell’Aceto Balsamico; le ipotesi più accreditate sono che sia nato dalla fermentazione casuale della saba, prodotto dolce conservabile già presente nella tradizione contadina locale, o come miscela di saba e aceto forte, che al pari veniva utilizzato come condimento e conservante; in entrambi i casi si sarebbe avviato il medesimo processo di fermentazione acetica, anche se in forma estemporeanea. Nel momento in cui si è iniziato a dare un’organizzazione ai barili è nata la batteria, che è l’elemento produttivo fondante dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena.

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Facendo un balzo temporale al 1805, con l’arrivo di Napoleone a Modena una parte delle Acetaie Ducali furono svendute alle famiglie benestanti modenesi al fine di recuperare soldi per la sua campagna militare; proprio la sfavorevole circostanza di smontare le Acetaie del Ducato ha permesso però al contempo di diffondere e far conoscere il Balsamico a molte famiglie locali, che probabilmente prima non conoscevano né avevano mai avuto a che fare in maniera diretta con il prodotto.

Dopo il 1815, caduto Napoleone, alcune famiglie nobili restituirono le botti precedentemente acquistate e le Acetaie Ducali vennero in parte ripristinate. Nel corso dell’Ottocento una parte dei barili finirono però anche al Castello di Moncalieri in Piemonte: attorno alla metà del XIX secolo, infatti, quando Vittorio Emanuele II fece tappa in città, i Modenesi gli donarono alcune botticelle ed egli le portò con sé in Piemonte, dove purtroppo, non sapendo come gestirle, nell’arco di qualche anno decaddero.

Questo fatto ha però portato ad un’importante conseguenza, che ha influito su tutta la produzione dell’Aceto Balsamico Tradizionale fino ai giorni d’oggi: un amatore del prodotto in Piemonte scrisse una lettera in cui chiedeva lumi su quello che avrebbe dovuto fare per ripristinare l’Acetaia e la inviò a Francesco Aggazzotti, un agronomo modenese appassionato di Aceto Balsamico.
Agazzotti rispose con una lettera in cui raccontò nello specifico tutti i vari passaggi necessari per condurre un’Acetaia e  produrre l’Aceto Balsamico; proprio questa lettera è diventata oggi, con le opportune integrazioni, la base per la creazione del Disciplinare di Produzione dell’Aceto Balsamico Tradizionale.


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Menù Natalizio Vegetariano Made in Emilia-Romagna

Idee per un menù natalizio vegetariano a base dei prodotti enogastronomici DOP e IGP della Via Emilia


É il menù più importante dell’anno, quello per cui fin da piccoli siamo stati messi al lavoro da nonne, zie e mamme.
Se siete alla ricerca di nuove proposte rispetto ad un menù a base di carne, ecco un menù natalizio vegetariano, ma ad alto tasso di golosità, tutto a base di prodotti enogastronomici DOP e IGP dell’Emilia Romagna, in grado di soddisfare sia le esigenze di chi ha abitudini alimentari vegetariane, sia di chi vuol proporre qualcosa di diverso dal solito.
Alle ricette abbiamo tentato di segnalare anche alcuni abbinamenti enologici ideali con i vini DOC e DOCG regionali.

La maggior parte delle eccellenze enogastronomiche di cui parleremo si possono facilmente trovare nei supermercati o nelle migliori salsamenterie ed enoteche d’Italia, quindi il menù si può sperimentare anche fuori regione.

Menù natalizio vegetariano made #InEmiliaRomagna

Antipasti

Tagliere formaggi misti
Scaglie di Grana Padano con gocce di Aceto Balsamico Tradizionale
Cestino di Parmigiano Reggiano con crema di zucca
Sformatino di asparagi su fonduta di Parmigiano Reggiano

Primi

Crema di zucca gialla con Porcini di Borgotaro
Lasagne verdi zucca e funghi
Passatelli asciutti con pesto di zucchine
Cappellacci di zucca con gelatina del Bosco Eliceo con scaglie di Grana e zucca fritta
Risotto agli asparagi
Tagliatelline Aglio, olio e peperoncino in fonduta di Parmigiano Reggiano
Tagliolini verdi al ragù di Scalogno

Secondi

Funghi porcini alla griglia con patate arrosto
Stick di zucca fritta con funghi sott’olio
Frittata di patate, zucca e scalogno con insalata di funghi e grana
Polpette vegetariane con crema di squacquerone
Spiedini di zucchine, patate e funghi con salvia croccante
Involtini di melanzana ripieni di caciotta e asparagi
Squacquerone con confettura di Amarene

Frutta&Dolci

Pampapato o Pampepato
Torta di riso
Castagnaccio
Ciliegie e Amarene sottospirito

Condimenti&Companatico

Olio extravergine di oliva Brisighella Dop
Olio extravergine di oliva Colline di Romagna Dop
Coppia ferrarese Igp
Piadina Romagnola Igp

Antipasti
Tagliere formaggi misti
Un grande classico che non può mancare, in grado di spaziare tra sapori più o meno stagionati. Ampia scelta tra Formaggio di Fossa di Sogliano Dop, Parmigiano-Reggiano Dop, Grana Padano Dop e Squacquerone di Romagna Dop.
Da segnalare inoltre un paio di tipi di formaggio, che a dispetto del nome, sono prodotti in regione: si tratta della Casciotta d’Urbino Dop e del Provolone Valpadana Dop.
Volendo si possono accompagnare con l’emiliano miele di Castel San Pietro Terme o con i romagnoli fichi caramellati e la saba.

Scaglie di Grana Padano con gocce di Aceto Balsamico Tradizionale
Una scelta classica per gli emiliani, una gustosa scoperta per chi non l’hai mai assaggiato. Volendo, il Grana Padano si può sostituire con il Parmigiano Reggiano: per l’Aceto Balsamico Tradizionale si può optare tra quello di Modena Dop o quello di Reggio Emilia Dop .

Cestino di Parmigiano Reggiano con crema di zucca
Alternativa gustosa dolce/salata che abbina il re dei formaggi con la regina delle verdure invernali. Un piatto veloce visto che i cestini si possono fare anche al microonde.

Sformatino di asparagi su fonduta di Parmigiano Reggiano
Combinazione semplice e perfetta quella tra il sapore delicato degli Asparagi verdi di Altedo Igp e il gusto saporito/deciso del Parmigiano Reggiano. Un sempreverde!

Alcuni vini da abbinare:
Lambrusco Salamino di Santa Croce DOP
Modena DOP Lambrusco Rosso Spumante
Romagna DOP Sangiovese Superiore

Primi

Crema di zucca gialla con Porcini di Borgotaro
La semplicità della tipica zuppa invernale di zucca si abbina perfettamente alla polpa carnosa del Fungo Porcino di Borgotaro Igp. L’aggiunta di bruciatino di guanciale arrostito prevista dalla ricetta è, ovviamente, facoltativa! 😉

Lasagne verdi zucca e funghi
Il più classico dei piatti festivi in versione vegetariana. Tirata la sfoglia con l’aggiunta di spinaci, non resta che farcirla con dadini di zucca, funghi porcini e besciamella. Tocco finale, una spolveratina di Parmigiano Reggiano.

Passatelli asciutti con pesto di zucchine
La tradizione serve il tipico piatto romagnolo a base di Parmigiano Reggiano in brodo, ma anche le varianti asciutte sono sfiziose. Ve ne proponiamo una che ha come condimento il pesto di zucchine con mandorle, noci o pinoli, a seconda dei gusti e salvo intolleranze.

Cappellacci di zucca con gelatina del Bosco Eliceo con scaglie di Grana e zucca fritta
Versione festiva per il tipico piatto Cappellacci di Zucca ferraresi Igp in abbinata a delizie enogastronomiche locali come il Fortana del Bosco Eliceo Doc e scaglie di Grana Padano. Tocco gourmet per la zucca fritta.

Risotto agli asparagi 
Perfetto in ogni occasione è ancora più gustoso per le feste se realizzato con il Riso del Delta del Po Igp e l’Asparago verde di Altedo.

Tagliatelline aglio, olio e peperoncino in fonduta di Parmigiano Reggiano
Sapori e gusto conosciuti per questa ricetta semplice che acquista un tocco in più con l’utilizzo dell’Aglio  di Voghiera Dop e il Parmigiano Reggiano. Proposte le tagliatelline al posto degli spaghetti alla chitarra previsti dalla ricetta per mantenere il carattere emiliano-romagnolo.

Tagliolini verdi al ragù di scalogno
Ragù alternativo per questo primo piatto di pasta fresca tirata al mattarello. Tocco in più lo Scalogno di Romagna Igp dal sapore deciso ma piuttosto dolce.

Alcuni vini da abbinare:
Bosco Eliceo DOP Sauvignon
Colli di Imola DOP Bianco tipo Superiore
Colli di Scandiano e Canossa DOP Lambrusco Montericco Rosso o Rosato

Secondi

Funghi porcini alla griglia con patate arrosto
Per il secondo alla griglia la scelta cade sul sapore aromatico del Fungo porcino di Borgotaro con Patate di Bologna Dop arrosto. Alternativa gustosa.

Stick di zucca fritta con funghi sott’olio
Saporiti stick di zucca da gustare accompagnati da Funghi di Borgotaro sottolio.

Flan di patate su crema di piselli e scalogno con insalata di funghi e Grana
Piatto raffinato ma semplice da preparare in poche e semplici mosse, con ingrediente principe la Patata di Bologna, da servire su una crema di piselli e scalogno. Per l’insalata che lo accompagna si propone l’aggiunta di Porcini di Borgotaro a fette e scaglie di Grana Padano

Polpette vegetariane con crema di squacquerone
Che si scelga la ricetta originale dei falafel o si opti per una versione più nostrana per queste polpette “green”, sarà sfizioso intingerle in una crema allo squacquerone di Romagna.

Quiche ai carciofi e squacquerone
La classica torta salata, semplice e facile da realizzare, acquista un che di sfizioso con l’abbinamento dei carciofi di stagione e del morbido formaggio di Romagna.

Spiedini di zucchine, patate e funghi con salvia croccante
La proposta vegetariana di uno dei secondi piatti più noti prevede 3 tipi di verdure, tra cui la Patata di Bologna accompagnati da una gustosa salvia croccante.

Involtini di melanzana ripieni di caciotta e asparagi
Al posto della carne, la melanzana fritta o grigliata, con un delizioso ripieno di asparagi (a dadini o in lunghezza) e saporita Caciotta di Urbino.

Squacquerone con confettura di Amarene
Portata leggera ma gustosa per un mix perfetto tra Romagna e Emilia. Il sapore dolce con una punta acidula dello squacquerone accompagnato dal gusto forte e deciso della confettura di Amarene brusche di Modena Igp.

Alcuni vini da abbinare:
Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOP
Colli di Faenza DOP Trebbiano
Colli di Scandiano e Canossa DOP Chardonnay

Frutta&Dolci

Pampapato o Pampepato
Prodotto tipico della tradizione il Pampapato o Pampepato di Ferrara Igp è ricoperto da cioccolato e deriva direttamente dalla tradizione medioevale e rinascimentale di preparare dei pani dolci arricchiti o pani speziati.

Torta di riso
La ricetta della torta di riso, dolce tradizionale bolognese, va sperimentata utilizzando il Riso del Del del Po.

Castagnaccio
Il dolce tipico dell’Appennino Tosco-Emiliano acquista sapore se realizzato con farina di Marrone di Castel del Rio Igp.

Ciliegia e Amarene sottospirito
Vista la stagionalità, l’unico modo di gustare a Natale le Ciliegie di Vignola Igp e le Amarene di brusche di Modena è sottospirito.

Alcuni vini da abbinare:
Colli di Parma DOP Malvasia
Colli Piacentini DOP Vin Santo
Romagna DOP Albana tipo Passito Riserva
Romagna DOP Cagnina

Condimenti&Companatico

Olio extravergine di oliva Brisighella Dop
Olio extravergine di oliva Colline di Romagna Dop
Coppia ferrarese Igp
Piadina Romagnola Igp

 

Buone feste a tavola, made #InEmiliaRomagna!

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Menù Natalizio Alternativo (ma non troppo) Made in Emilia-Romagna

Idee per un menù natalizio alternativo a base dei prodotti enogastronomici DOP e IGP della Via Emilia


Avete già deciso il menù del pranzo più atteso dell’anno? Oggi proviamo ad esservi di aiuto proponendovi un menù natalizio alternativo (ma non troppo) tutto a base di  prodotti enogastronomici DOP e IGP dell’Emilia Romagna suggerendo anche alcuni abbinamenti enologici con i vini DOC e DOCG regionali.
Gran parte delle eccellenze enogastronomiche sono facilmente reperibili nei supermercati o nelle migliori salsamenterie ed enoteche d’Italia. Siamo certi che renderanno indimenticabile il pranzo più magico dell’anno: a chi è lontano da casa facendo riassaporare il gusto della terra natia, ai turisti rientrati a casa riportando alla memoria le esperienze vissute in vacanza e ai fuorisede facendogli apprezzare il lato enogastronomico della nostra terra.
Correte dunque a prendere carta e penna, questo è il nostro menù natalizio alternativo, made #InEmiliaRomagna.

menù natalizio alternativo tavola imbandita

 

Antipasti

Tagliere affettati misti
Tagliere formaggio misti
Scaglie di Grana Padano con gocce di Aceto Balsamico Tradizionale
Funghi di Borgotaro sottolio
Spuma di mortadella

Primi

Passatelli in brodo
Cappellacci di Zucca

Secondi

Arrosto di vitello accompagnato da cappelle di Funghi porcini al forno
Salama da sugo con purè di patate
Cotechino Modena 
Zampone Modena 

Dolci&Frutta

Pampepato 
Pere
Ciliegia di Vignola sotto spirito

Companatico&Condimenti

Coppia ferrarese Igp
Piadina Romagnola Igp
Olio extravergine di oliva Brisighella Dop
Olio extravergine di oliva Colline di Romagna Dop

Antipasti
Tagliere affettati misti
Nella Food Valley d’Italia la scelta è davvero ampia: dai i più noti Culatello di Zibello Dop e Mortadella Bologna Igp al gusto morbido e il profumo delicato della Coppa piacentina Dop e della Coppa di Parma Igp, dal sapore dolce e il fragrante aroma del Salame piacentino Dop e del Salame Felino Igp al sapore inconfondibile del Prosciutto di Parma Dop e del Prosciutto di Modena Dop oltre alla Pancetta piacentina Dop. Senza dimenticare quelli che sembrano meno autoctoni come Salamini italiani alla cacciatora Dop e Salame Cremona Igp che come da loro disciplinari vengono prodotti anche in regione.
Tagliere formaggio misti
Altro grande classico che può spaziare tra sapori più o meno stagionati.
Potrete scegliere tra il Formaggio di Fossa di Sogliano Dop, il Parmigiano-Reggiano Dop, il Grana Padano Dop e lo Squacquerone di Romagna Dop .
Anche per i formaggi ne segnaliamo un paio sempre prodotti in regione a dispetto del nome: la Casciotta d’Urbino Dop e il Provolone Valpadana Dop.
Scaglie di Grana Padano con gocce di Aceto Balsamico Tradizionale
Un classico per le tavole emiliane che potrebbe rivelarsi una gustosa scoperta per chi ancora non ha mai avuto il piacere di gustarlo.
Il Grana Padano può essere sostituito a vostro gusto con il Parmigiano Reggiano e per l’Aceto Balsamico Tradizionale c’è la possibilità di scegliere tra quello di Modena Dop o quello di Reggio Emilia Dop.
Funghi di Borgotaro sottolio
I sottolio non mancano mai in un antipasto delle feste che si rispetti: la nostra proposta vede il Fungo di Borgotaro IGP in una delle sue più tradizionali vesti.
Spuma di mortadella
Semplice visto che basterà tritare la mortadella nel mixer, amalgamare con besciamella, panna montata e pistacchi tritati fini. Per una mise un place scenografica  servitela, dopo averla fatta riposare in frigorifero per almeno 1 ora, creando ricci con la sac a poche.

Alcuni vini in abbinamento:
Gutturnio DOP
Colli di Parma DOP Malvasia
Lambrusco Salamino di Santa Croce DOP

Primi
Passatelli in brodo
Tipico piatto della tradizione romagnola a base di Parmigiano Reggiano da servire rigorosamente in brodo, meglio se di carne mista.
Anche la preparazione dei passatelli è di facile esecuzione: si impastano tutti gli ingredienti (pane grattugiato, Parmigiano Reggiano DOP, farina, uova intere, sale, pepe, noce moscata) fino ad ottenere una pagnotta morbida e omogenea e la si schiaccia con lo schiacciapatate (se non si ha l’apposito attrezzo) direttamente nel brodo per 4/5 minuti.
Cappellacci di Zucca
Alternativa asciutta sono i Cappellacci di zucca ferraresi Igp, tipico piatto del periodo invernale. Dalla forma tondeggiante, a imitazione del tipico cappello di paglia dei contadini, per gustare a pieno il sapore della zucca se ne consiglia un condimento semplice con burro fuso, salvia e Parmigiano a piacere anche se alcuni li preferiscono con un ragù di carne.

Vini in abbinamento:
Colli di Rimini DOP Rebola
Romagna Albana DOP
Bosco Eliceo DOP bianco

Secondi
Arrosto di vitello accompagnato da cappelle di Funghi porcini al forno
L’arrosto di vitello al forno è il classico secondo piatto delle feste e nella nostra proposta ovviamente parliamo di Vitellone bianco dell’Appennino centrale Igp accompagnato da uno sfizioso contorno di Funghi porcini al forno per cui si consiglia l’uso delle sole cappelle insaporite e aromatizzate. Il porcino di Borgotaro, dalla polpa carnosa e sapore aromatico, è il contorno ideale per un’alternativa davvero gustosa.
Salama da sugo con purè di patate
L’alternativa è la Salama o Salamina da sugo Igp, un salume molto particolare tipico del ferrarese citato già in una lettera di Lorenzo de’ Medici al Duca Ercole I d’Este, da servire rigorosamente con purè di Patata di Bologna Dop.

Immancabili 2 varianti per il Cenone dell’ultimo dell’anno:
Cotechino Modena Igp e Zampone Modena Igp sempre accompagnate da purè e/o lenticchie.

Vini in abbinamento:
Romagna DOP Sangiovese Superiore
Bosco Eliceo DOP Fortana
Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOP

Dolci&Frutta
Pampepato 
Prodotto da forno ricoperto da cioccolato il Pampapato o Pampepato di Ferrara Igp è un discente diretto della tradizione medioevale e rinascimentale di preparare, per il giorno di Natale, dei pani dolci arricchiti o pani speziati, con pochi grassi, per permetterne il consumo anche nei giorni di magro.
Pere
Frutta invernale per eccellenza, viste le numerose varietà della Pera dell’Emilia-Romagna Igp (Abate Fetel, Cascade, Conference, Decana del Comizio, Kaiser, Max Red Bartlett, Passa Crassana, Williams), siate certi che accontenterete tutti i commensali.
Ciliegie di Vignola sotto spirito
Visto la stagionalità, l’unico modo per gustare la Ciliegia di Vignola IGP a Natale è sotto spirito.

Vini da abbinare:
Colli di Parma DOC Spumante
Colli Piacentini DOP Vin Santo
Reno DOP Pignoletto Spumante

Companatico&Condimenti
Coppia ferrarese Igp
Piadina Romagnola Igp
Olio extravergine di oliva Brisighella Dop
Olio extravergine di oliva Colline di Romagna Dop

PS: stiamo lavorando anche alla versione vegetariana 😉

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SelfieDOP

Che coppia! Una giornata di SelfieDOP a Ferrara

Sabato scorso 15 ottobre il Comune di Ferrara ci ha accolto all’interno del Palazzo Municipale della città per un SelfieDOP tutto dedicato alle Perle del Ferrarese, i migliori prodotti DOP e IGP del territorio.

In questo 10° appuntamento dei nostri workshop gratuiti i protagonisti del menù fotografico sono stati: la coppia ferrarese, il salame zia e la salamina da sugo, i cappellacci con la zucca violina, il riso e le carote del Delta, i vini del Bosco Eliceo e -per finire in dolcezza- il mitico pampepato 🙂

Come sempre, alla lezione teorica mattutina, ha fatto seguito la parte pratica pomeridiana. I partecipanti al corso Reflex, sotto la guida di Marco Fortini, hanno allestito due set professionali mentre i partecipanti al corso Smartphone, sotto la guida di Silvia Canini, hanno ideato i propri set personali collaborando e scambiandosi idee.
Ecco una selezione di alcuni degli scatti realizzati durante la giornata:

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E se ve le siete perse, ecco qui le due dirette Facebook che abbiamo fatto durante la giornata:
Gli angoli di ripresa per la fotografia Smartphone
Allestimento di un set fotografico professionale per Reflex

Arrivederci al prossimo SelfieDOP!

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Food Valley

Tutti i frutti della terra: prodotti e sapori della tradizione dell’Emilia Romagna

Con ben 43 tra prodotti DOP e IGP regolarmente registrati l’Emilia Romagna è la regione italiana che vanta il maggior numero di certificazioni d’origine d’Europa. Un primato di lunga data dato che già dalla loro istituzione – la certificazione d’origine fu istituita per la prima volta nel 1996 – l’Emilia Romagna si era posta già come capofila con ben 13 certificazioni.

Ma cibo e matematica assai di rado vanno d’accordo e, oltre ai numeri, oggi vorremmo raccontarvi un po’ di più di questi prodotti speciali della nostra terra. Ma raccontarvi storia e curiosità di tutti e 43 prodotti DOP e IGP dell’Emilia Romagna impiegherebbe troppo tempo e troppo spazio, ecco perché ne abbiamo scelti alcuni tra i meno conosciuti: prodotti di uso comune di cui forse non tutti sanno che provengono proprio da queste pianure, eccellenze italiane che nel tempo sono state apprezzate anche all’estero.

Qui dove un tempo vi erano boschi e praterie insidiati dall’acqua dei fiumi montani è venuta alla luce una terra, tra le più fertili dello stivale, che ha saputo costruire per prima una cultura gastronomica nazionale. È quindi naturale che volendo parlare di cibo e di Italia, si debba partire innanzitutto dall’Emilia Romagna e dai suoi prodotti.


Aglio di Voghiera DOP

Prodotti Emilia Romagna

Zona di Produzione

Provincia di Ferrara, comuni di Voghiera, Masi Torello, Portomaggiore, Argenta e Ferrara.

Storia e curiosità

Siamo nella provincia ferrarese, in quella che un tempo era una fondamentale zona di scambio dell’intera Europa del sud. Attraverso il fiume Po era infatti possibile raggiungere i centri del nord Italia, da cui partivano le carovane per il continente centrale mentre il porto di Classe era un ottimo approdo per i mercantili provenienti dal sud e dal Mar Mediterraneo.
In questo contesto furono gli estensi a rilanciare e rendere agricolo il territorio di Voghera, incentivando la colture di insalate, erbe, piante aromatiche e aglio colture che anche oggi costituiscono la gran parte delle produzioni locali.

Ricette e usi in cucina

Rinomato per il suo gusto dolce, delicato e fresco, è il condimento principe per uno dei miti nazionali, il soffritto. Vera e propria specialità alla base di moltissimi piatti, il Soffritto è una peculiarità tutta italiana, e come tale è studiato ed invidiato all’estero. Vanta innumerevoli tentativi di imitazione ma il suo segreto si nasconde nelle singole parti che lo compongono: aglio, cipolla, sedano e carota infatti sono prodotti della nostra terra che solo nel nostro paese crescono rigogliosi e profumati al punto giusto. L’aglio di Voghiera inoltre è dotato di grande conservabilità, è può manternsi inalterato nel sapore anche dopo lunghi periodi

Info

Consorzio produttori Aglio di Voghiera


Amarene Brusche di Modena

Prodotti Emilia Romagna

Zona di Produzione

Tutta la Provincia di Modena

Storia e curiosità

Le sue origini si possono far risalire almeno al Rinascimento e la sua produzione nel territorio è documentata da una consistente bibliografia, come lo scritto del 1662 “L’arte di ben cucinare et istruire” in cui Bartolomeo Stefani fa menzione di una ricetta per la preparazione di una confettura di ciliegie acide. Più tardi, a fine Ottocento, il famoso Pellegrino Artusi nel suo ricettario dà indicazioni su come ottenere la tipica crostata con confettura di amarene acide, che grazie al loro sapore brusco conferiscono a questo dolce una connotazione unica.

Ricette e usi in cucina

Caratterizzata dal peculiare sapore asprigno, può essere gustata al naturale, a fine pasto come dessert, oppure impiegata per la realizzazione di torte e crostate. È inoltre molto apprezzata in abbinamento al gelato.  

Info

Consorzio produttori di Amarene brusche di Modena


Fungo di Borgotaro IGP

Fungo Borgotaro

Zona di Produzione

Il fungo di Borgotaro si raccoglie nei boschi dei comuni di Borgo Val di Taro e Albareto, in provincia di Parma, e di Pontremoli, in provincia di Massa Carrara.

Storia e curiosità

Le prime notizie sulla raccolta del fungo nella zona collinare e montuosa della provincia di Parma si hanno già a partire dal XVI secolo. Alimento usato prevalentemente nelle ricette autunnali, il fungo trovava posto nelle tavole contadine come cibo povero che si poteva ricavare facilmente dai boschi conservandolo poi tramite essiccazione o conserve.
Per il suo sapore spiccato, il fungo di Borgotaro è stato spesso protagonista delle ricette nobili del Ducato di parma e Piacenza

Ricette e usi in cucina

Ingrediente ideale per la preparazione dei piatti della tradizione come le tagliatelle ai funghi, è ideale anche per molteplici usi in cucina come trifolati, sughi per paste asciutte, paste ripiene, insalate e secondi piatti.  Prima di essiccarli è meglio non lavarli, ma solo ripulirne la superficie esterna, tagliarli a fette ed esporli al sole per qualche giorno su una tavola di legno. In alternativa, i funghi si possono anche surgelare, nel qual caso andrebbero prima cotti, per evitare che durante lo scongelamento si rammolliscano perdendo acqua.

Info

Consorzio del fungo di Borgotaro Igp


Marrone di Castel del Rio

Marrone

Zona di Produzione

Comprende i comuni di Castel del Rio, Fontanelice, Casalfiumanese, Borgo Tossignano.

Storia e curiosità

Il castagno non è una pianta autoctona dell’Emilia Romagna e la sua diffusione in Europa ebbe inizio nell’antichità e proseguì per tutto il Medioevo pad opera degli ordini monastici. Lo scopo di questa dell’introduzione del Castagno in Emilia Romagna aveva infatti una duplice funzione: era un’ottima risorsa alimentare ricca in amidi ed aveva un legname molto pregiato. Secondo una leggenda inoltre la diffusione sulle montagne bolognesi dell’albero di Castagno sarebbe dovuta principalmente ala contessa Matilde di Canossa.

Ricette e usi in cucina

Con il marrone di Castel del Rio si preparano principalmente le famose Caldarroste, tipiche del periodo autunnale. La ricetta prevede che si faccia un’incisione con un coltello appuntito nella parte convessa del marrone, per poi farli cuocere nella famosa padella bucata. A cottura ultimata toglierli dal fuoco e avvolgerli in un canovaccio, premendo leggermente in modo da far staccare la buccia. Un metodo di cottura casalingo consiste nel cuocere i marroni nel forno, dopo averli incisi, a 140-150 °C per 30-40 minuti.

Consigli

Se avete idea di preparare le caldarroste in questi primi giorni d’autunno, procuratevi anche una bottiglia di Cagnina di Romagna.

Info

Consorzio Castanicoltori di Castel del Rio


Olio extravergine delle colline di Romagna

Olio Brisighello

Zona di Produzione

L’area di lavorazione e di produzione di questo olio d’oliva comprende due province: Forlì-Cesena e Rimini.

Storia e curiosità

La presenza dell’olivo, nel territorio che ha come riferimento le prime colline nei pressi della costa adriatica, ha origine molto profonda che sembra risalire agli Etruschi.
Ancora nell’alto Medioevo, numerose fonti archivistiche segnalano la presenza di oliveti veri e propri nelle campagne collinari presso Santarcangelo di Romagna e nel territorio riminese. La coltura dell’olivo, in effetti, gode di particolari condizioni climatiche che, unitamente ad appropriate pratiche agronomiche, determinano la produzione di un olio di particolare pregio, in grado di distinguersi per le sue caratteristiche chimiche ed organolettiche. Ancora tutt’oggi la raccolta delle olive è manuale, per evitare che le olive vengano a contatto con il terreno e la successiva trasformazione di olio d’oliva è una grande operazione che deve essere eseguita entro due giorni dalla raccolta.

Ricette e usi in cucina

L’olio extravergine di oliva Colline di Romagna Dop è ottimo sia a crudo sia per la cottura. Ideale per condire insalate, aggiunto a crudo su zuppe di legumi, per maionese, salse vellutate, sul pesce o insalate di mare, per saltare carni bianche, per grigliate di carne o pesce, nei sughi per primi piatti, per stufare verdure, per fritture. Generalmente il primo approccio per la degustazione è la bruschetta.

Info

Arpo – Associazione Regionale tra Produttori Olivicoli dell’Emilia-Romagna


Riso del Delta del Po IGP

Riso

Zona di Produzione

Si estende sul cono orientale estremo della pianura padana fra le regioni Veneto ed Emi­lia-Romagna, nei territori formati da detriti e riporti del fiume Po.

Storia e curiosità

Il riso è una delle piante alimentari più antiche, è originario del sud-est asiatico ed è specie di palude. L’introduzione in Italia sembra sia avvenuta dapprima nel sud ad opera degli Arabi e degli Spagnoli. La coltivazione del riso nel Delta del Po risale al 1400, anche se la produ­zione estensiva ed organizzata si svi­luppò solo nel XVI secolo, per opera della famiglia degli Estensi, che riusci­rono a sfruttare i terreni acquitrinosi che altrimenti sarebbero rimasti ab­bandonati.
Pochi decenni dopo la diffusione del riso nella Pianura padana (1450) compaiono le prime documentazioni sulla presenza di coltivazioni in Polesine, in particolare nel territorio del Delta del Po, poiché la coltura del riso era strettamente legata alla bonifica e rappresentava il primo stadio di valorizzazione agraria dei terreni.
Oggi le risaie del Delta del Po copro­no circa 9.000 ettari di territorio.

Ricette e usi in cucina

Pochi alimenti sono così versatili in cu­cina: a cominciare dall’antipasto per finire col dolce, col riso si può prepa­rare un pranzo intero. Occorre però saper scegliere il tipo giusto per ogni piatto. Sono molte, infatti, le varietà disponibili sul mercato, ciascuna con caratteristiche proprie e con diverso comportamento in cottura.

Info

Consorzio di tutela del Riso del Delta del Po Igp

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SelfieDOP

SelfieDOP a Ferrara: il 15 ottobre tra salamine e cappellacci

Sabato 15 ottobre SelfieDOP fa tappa a Ferrara: iscriviti!


Un SelfieDOP che profuma d’autunno, tra salamine da sugo e cappellacci di zucca: sabato 15 ottobre arriva un nuovo appuntamento -il decimo- con i nostri workshop di FoodPhotography per Reflex e Smartphone, stavolta dedicato ai prodotti DOP e IGP della provincia di Ferrara.

La giornata è come d’abitudine composta da due workshop paralleli, uno dedicato alla Fotografia con Reflex a cura di Marco Fortini, e uno dedicato alla Fotografia con Smartphone a cura di Silvia Canini. Ancora una volta i nostri docenti ci sveleranno tutti i trucchi per immortalare al meglio i prodotti della tradizione regionale: dalle impostazioni tecniche alla creazione di un set fotografico, dalle strategie di editing post-produzione alle modalità per creare un proprio stile riconoscibile.

Ogni workshop è suddiviso in una parte teorica mattutina, durante la quale attraverso slides ed esempi saranno illustrate le regole base, e una parte pratica pomeridiana, dove si potrà seguire tutto il processo di allestimento di un set fotografico e scoprire per esperienza diretta come ottenere gli effetti desiderati.

L’iniziativa è organizzata in collaborazione con il Comune di Ferrara e la Strada dei Vini e dei Sapori di Ferrara e si svolgerà nelle Sale Arengo e Zanotti del Palazzo Comunale (in Piazza del Municipio n° 2).

La partecipazione ai workshop è del tutto gratuita, ma a posti limitati; per questo vi chiediamo di iscrivervi al workshop che volete effettivamente seguire (l’iscrizione a uno dei due workshop esclude la possibilità di partecipare all’altro nella medesima giornata, essendo i due workshop in contemporanea) tramite le pagine di registrazione su Eventbrite che trovate qui sotto (e di avvisarci per tempo se non doveste riuscire a essere presenti):
Sabato 15 Ottobre ore 9.30 > 18.00: Food Photography con Reflex Iscriviti!
Sabato15 Ottobre ore 9.30 > 18.00: Food Photography con Smartphone Iscriviti!

SelfieDOP_Ferrara