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[ParlamiditER #292] I Monasteri di Ravenna

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Dal primo Medioevo in poi, all’interno delle mura della città di Ravenna furono costruiti numerosi monasteri, tanto da diventare un elemento caratteristico della città.

Nel complesso, per il periodo medievale i documenti attestano circa un ventina di cenobi, ma gli edifici conservati sono meno della metà, e ciò che rimane visibile in genere è databile alle ultime fasi di vita delle comunità religiose.

Un esempio per tutti è il caso del monastero benedettino di San Vitale, i cui ambienti oggi in parte ospitano le collezioni del Museo Nazionale. Non si conosce con precisione la data di fondazione del complesso, ma sembra verosimile collocarla verso la fine del X secolo. Nel corso del tempo ebbe la protezione degli arcivescovi di Ravenna, di papi e imperatori, che ne arricchirono il patrimonio. Nonostante questo, però, già nel XIII secolo la comunità di monaci era in crisi e non riuscì più a ristabilirsi. Degli edifici più antichi rimangono solo alcuni tratti delle murature del chiostro, incorporati nei rifacimenti successivi.

Anche presso la basilica di Sant’Apollinare Nuovo fu eretto un monastero, di cui è ancora visitabile il chiostro del XVI secolo. La fondazione risale al 973, per volontà di Petrus dux et comes. Nei secoli successivi, il cenobio si arricchì grazie a numerose donazioni e concessioni di beni fondiari. Solo nel XVI secolo, ormai in decadenza, la comunità benedettina fu sostituita dai frati Minori Osservanti, detti “Zoccolanti”, che vi si trasferirono dopo la Battaglia di Ravenna del 1512.

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A questo stesso evento è legata la costruzione dell’ex monastero di Classe in città, così chiamato perché vi si trasferirono i monaci di Sant’Apollinare in Classe a seguito dei disastri della battaglia e per garantire maggiore sicurezza ai religiosi. Il complesso è probabilmente uno degli esempi meglio conservati a Ravenna ed è ora occupato dalla Biblioteca Classense.

È accessibile anche il monastero di San Nicolò, eretto nella seconda metà del XIII secolo per ospitare la comunità degli Eremiti Agostiniani. Anche in questo caso, gli edifici subirono diversi rifacimenti nel corso del tempo. Oggi le strutture conventuali ospitano il museo TAMO, uno spazio interamente dedicato all’arte musiva di Ravenna.

Infine, merita di esse menzionato il convento di San Francesco, così chiamato solo a seguito del trasferimento, nel 1261, dei frati. Inizialmente, infatti, la basilica realizzata in età tardo antica (metà V secolo d.C.) era dedicata agli Apostoli e, in seguito, a San Pietro Maggiore. Del convento si conservano i chiostri rinascimentali (da quello cinquecentesco si accede al Museo Dantesco) e vi era collegata anche la tomba di Dante, in quanto i francescani ne erano i custodi.

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[ParlamiditER #290] Ravenna: i Barbari tra guerre, potere e gusto per l’arte

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Anno 488 d.C.

Dalle lande remote dell’Europa orientale, un esercito immenso è in marcia verso l’Italia.
Al seguito dei soldati ci sono donne e bambini, con cavalli e carri stracolmi di armi, vettovaglie e tutto il necessario per la vita quotidiana. C’è chi dice che questo sconfinato drappello sia composto da circa 300.000 effettivi.
Una nazione intera, tumultuosa ed agguerrita, si dirige sinistra verso le terre dell’ex Impero d’Occidente.
E alla testa dell’armata vi è lui, il capo supremo: Teodorico, il re degli Ostrogoti.

Teodorico ha poco più di 30 anni quando si getta nell’impresa arditissima che tra poco racconteremo, ma aveva già avuto una vita ricca di colpi di scena. Poco più che bambino, era stato spedito dal padre a Costantinopoli come ostaggio a garanzia di un trattato tra i barbari e l’Impero d’Oriente. Nella capitale imperiale aveva appreso la cultura bizantina e studiato la politica e la macchina burocratica statale.

Ritornato in patria dopo circa 10 anni di esilio forzato, a soli 20 anni fu nominato re degli Ostrogoti. Con il suo popolo, dalla Pannonia – una regione compresa grosso modo tra le attuali Ungheria, Austria, Slovenia e Croazia – decise di spostarsi nella zona della Mesia inferiore (in Bulgaria), ai confini con l’impero d’Oriente.
E questa è la mossa da cui prenderà avvio la campagna italica. Infatti, Zenone, l’imperatore d’Oriente, sentiva forte la pressione degli Ostrogoti ai confini, ormai troppo vicini a Costantinopoli, e decise di sviarne il potenziale attacco incoraggiandoli a guerreggiare contro Odoacre – il re degli Eruli che nel 476 d.C. aveva deposto l’ultimo imperatore d’Occidente.

L’occasione è troppo ghiotta per rinunciarvi e Teodorico, insignito del titolo di patricius, si mise alla testa del suo popolo con l’obiettivo di raggiungere Ravenna, ultima capitale dell’impero d’Occidente e nuovo quartier generale del regno di Odoacre. Ma la spedizione fu più problematica del previsto. Odoacre si dimostrò un osso duro e dopo svariate battaglie nel nord Italia Teodorico mise un lunghissimo assedio a Ravenna, che si concluse soltanto nel marzo dell’anno 494 d.C.

In realtà, per vincere la resistenza del re degli Eruli, Teodorico patteggiò una co-reggenza con Odoacre. Probabilmente una delle co-reggenze più brevi della storia. Dopo solo 10 giorni, Odoacre venne accusato di tradimento e fu fatto uccidere. E in questo modo Ravenna rimase unicamente nelle mani di Teodorico.
Qui egli morì e qui ancora oggi è possibile ammirare il suo mitico mausoleo.


8 monumenti UNESCO

Il sito UNESCO denominato “Monumenti Paleocristiani di Ravenna” è costituito da 8 monumenti siti nella città, attuale capoluogo di provincia dell’Emilia-Romagna:

  • il Mausoleo di Galla Placidia
  • il Battistero Neoniano
  • il Battistero degli Ariani
  • la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo
  • la Cappella Arcivescovile
  • il Mausoleo di Teodorico
  • la Basilica di San Vitale
  • la Basilica di Sant’Apollinare in Classe

Le mirabili costruzioni, edificate tra il V ed il VI secolo d.C., sono lo specchio dello splendore raggiunto da Ravenna in questo periodo storico, quando la città fu prima capitale dell’Impero Romano di Occidente, poi quartiere generale dei primi regni barbarici e infine sede dell’esarcato bizantino (cioè dell’apparato amministrativo con cui Costantinopoli governava i territori italiani).

Il primo edificio della lista, il Mausoleo di Galla Placidia – pur se di piccole dimensioni – è per storia e qualità artistica uno dei monumenti principali di Ravenna e dell’intera fase paleocristiana. Galla Placidia è la sorella di Onorio, il primo imperatore d’Occidente, che nel 402 d.C decide di trasferire la capitale dell’impero da Milano a Ravenna. Una decisione che farà la fortuna della città, portandola alla ribalta dell’intera scena europea per più di due secoli. Il mausoleo è una piccola struttura con pianta a croce greca, rivestita esternamente con un semplice paramento in mattoni a faccia vista. All’interno sembra quasi di immergersi in un mondo parallelo: i mosaici, bellissimi e sfavillanti, occupano tutta la superficie a disposizione. L’apparato decorativo raggiunge l’apice nella cupola – non visibile dall’esterno – dove su uno sfondo blu si staglia una croce e numerose stelle con i simboli dei quattro evangelisti agli angoli.

Anche il Battistero Neoniano, anche detto degli Ortodossi, risale alla prima delle tre fasi viste prima, in quanto fu edificato nei primi anni del V secolo d.C. A pianta ottagonale e con il rivestimento esterno in mattoni, all’interno si caratterizza per lo splendido mosaico posto al centro con la raffigurazione del battesimo di Cristo nelle acque del fiume Giordano – una delle rappresentazioni più antiche in assoluto ancora oggi conservate di questo episodio sacro della vita di Gesù.

Teodorico, oltre ad imporre il potere delle tribù barbare, importò in Italia anche la religione di queste genti. Sono cristiani, ma di una corrente che nega la natura totalmente divina del Cristo. I loro adepti sono detti ariani perché seguaci degli insegnamenti del Vescovo Ario, malgrado la scomunica di tale dottrina nel Consiglio di Nicea del 325 d.C. Il Battistero degli Ariani appartiene a questo nuovo corso della storia di Ravenna, ma formalmente è molto simile al precedente: pianta ottagonale, mattoni all’esterno e mosaici all’interno con l’immancabile raffigurazione del battesimo di Cristo (ma questa volta secondo i canoni ariani) al centro della cupola.

Battistero degli Ariani (Ravenna)
Ravenna, Battistero degli Ariani | Ph. Archivio Fotografico Comune di Ravenna

La Basilica di Sant’Apollinare Nuovo fu fondata da Teodorico, nei pressi del suo palazzo, come chiesa palatina di culto ariano. Più tardi con la riconquista dei Bizantini, fu trasformata in chiesa cattolica e dal IX secolo dedicata a Sant’Apollinare. L’esterno è caratterizzato dalla semplice facciata con portico sormontato da un timpano e dal pregevole campanile cilindrico. L’interno presenta uno dei maggiori cicli musivi di Ravenna, con decorazioni risalenti sia all’epoca di Teodorico che a quella bizantina successiva, come le processioni dei Martiri e delle Vergini lungo le pareti della navata principale.

La Cappella Arcivescovile è unica nel suo genere perché rappresenta il solo modello, ancora oggi visibile, di cappella di questo tipo giunta fino a noi dall’epoca paleocristiana. Costruita durante il regno di Teodorico, è in realtà l’esaltazione della figura del Cristo in chiave anti-ariana. È un piccolo edificio con pianta a croce greca preceduta da un vestibolo con copertura a botte. Nel classico stile ravvenate, tutta la parte superiore della struttura è completamente ricoperta da meravigliosi mosaici.

Il monumento esemplare dell’epoca del dominio barbaro è il Mausoleo di Teodorico, il monumento funebre che il re si fece costruire per ospitare le sue spoglie mortali. Abbandonati i rivestimenti in mattoni, qui domina la bianca e monumentale pietra d’Istria. Il corpo principale a dieci lati si innalza su un basamento e a sua volta regge la straordinaria cupola monolitica, costituita da un unico blocco di pietra.

Con la Basilica di San Vitale entriamo nella terza fase ravennate, quella propriamente bizantina. Giustiniano – all’epoca imperatore d’Oriente – dà il via alla guerra gotico-bizantina e intorno alla metà del VI secolo d.C. le sue truppe conquistano Ravenna. La splendida basilica, a pianta ottagonale, conserva all’interno il luminoso ciclo musivo raffigurante le processioni dei regnanti bizantini: da un lato l’imperatore Giustiniano ed il suo seguito e dall’altro l’imperatrice Teodora – moglie di Giustiniano – con la sua corte.

Fuori dalla città, nei pressi dell’abitato di Classe, in aperta campagna, si colloca la Basilica di Sant’Apollinare in Classe. Uno dei maggiori esempi di architettura paleocristiana, famosa per il mirabile mosaico che adorna il catino absidale raffigurante Sant’Apollinare circondato da 12 pecore (che richiamano i 12 apostoli) in un paesaggio verdeggiante e sovrastato dalla grande croce dorata che si staglia sul cielo stellato.

Basilica di Sant'Apollinare in Classe
Ravenna, Basilica di Sant’Apollinare in Classe | Ph. Giacomo Banchelli

Contenuto a cura di Roberto Giarrusso, autore del blog www.thearteller.com

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La Riviera

La piattaforma del Paguro – Un reef a largo di Ravenna

C’è una storia che riguarda il tratto di costa di fronte alle spiagge di Ravenna che sono sicuro non sono in molti a conoscere. Si tratta di una tragica vicenda avvenuta poco più di 50 anni fa.
Era il 1965 quando, a largo delle coste dell’ex capitale bizantina, la piattaforma metanifera Paguro, a seguito di una violenta esplosione, scomparve inghiottita tra le acque del mare Adriatico.

Una bruttisima vicenda che sconvolse l’opinione pubblica e la società civile di allora e che fece riflettere in tanti su quello che era accaduto.

La storia poteva finire qui, in un quel tragico giorno. Ma qualcosa andò diversamente. Da quel momento la piattaforma, accolta dal mare, iniziò una metamorfosi e sulle strutture martoriate, teatro di morte, si andò a creare un nuovo ecosistema straordinario.

Nuove forme di vita decisero di occupare quest’enorme groviglio di lamiere, trasformandolo difatti in uno dei più importanti centri di biologia marina di tutto l’Adriatico, primo e unico sito marino ad essere nominato Sito d’Interesse Comunitario nella Regione Emilia Romagna (2010).

Ma partiamo dall’inizio, dal 1963.

12°34’57″E e 44°23’4”N: sono queste le coordinate di latitudine e longitudine a cui oggi corrisponde il reef del Paguro. Ci troviamo a ben 11 miglia dalla costa di Ravenna.
Fu in quest’area che, tra il 1962 e il 1963, fu varata la piattaforma. Insieme alla sua collega e “sorella gemella”, la Perro Negro, doveva servire all’AGIP come piattaforma mobile per la perforazione di pozzi per estrarre gas metano nelle acque dell’Adriatico.

Tutto andò al meglio, per lo meno fino al 28 settembre del 1965. Posizionata su un nuovo sito, il PC7 (Porto Corsini 7), a una dozzina di miglia dalla foce dei Fiumi Uniti – durante le attività di perforazione successe qualcosa di imprevisto.

Dapprima un’eruzione di fluido, facilmente contenibile e tamponabile; subito dopo il cedimento delle pareti del pozzo di trivellazione: nessuno poteva immaginare di aver intaccato una sacca di gas molto più grande, posta immediamente sotto la prima e che conteneva gas ad altissima pressione.

Fu inutile correre ai ripari: la piattaforma cedette, avvolta da una miscellanea di acqua e gas e, in poche ore, in un’inarrestabile reazione a catena finì per inabissarsi in mare. L’incidente costò la vita a tre tecnici dell’Agip (il geologo Arturo Biagini, l’elettricista Bernardo Gervasoni e l’operaio Pietro Perri), creando un enorme cratere che portò il fondale circostante da – 27 mt a – 33 mt.

La Piattaforma metanifera Paguro
La Piattaforma metanifera Paguro | Foto © Wikimedia

50 anni dopo il relitto è ancora lì. Ma è divenuto tutt’altro, qualcosa di diverso e unico per l’Adriatico.
Il mare con la sua forza vitale ha inglobato quest’enorme struttura, trasformandola in una nuova casa per moltissime specie animali e vegetali.

Nel 1991 ai suoi resti sono stati aggiunti nuovi materiali ferrosi provenienti dallo smantellamento di altre sei piattaforme Eni dismesse e demolite, accrescendo di fatto questo enorme comprensorio, messo a disposizione per tutti gli appassionati di immersioni e biologia marina.

Miriadi di pesci di ogni genere hanno stabilito qui la loro dimora, fonte incredibile di biodiversità e vita. Immergendosi in quest’acque, è facile così incontrare la medusa cassiopea, la più grossa del Mediterraneo, ma anche moltissimi astici, aragoste, galatee e gronghi di ogni taglia.

Scendendo più in profondità ci si imbatte in enormi branchi di pesce azzurro, boghe, sgombri, sarde, palamiti, cefali in amore, spigole, branzini, corvine, ricciole e anche in qualche delfino, venuto alla ricerca di qualcosa da mangiare.
Sulle lamiere in ferro ossidate, coperte di mitili e ostriche, spiccano granseole impegnate ad amoreggiare o deporre le uova, granchi facchini e miriadi di bavose di diversi colori tra ricci di mare e nudibranchie colorate.

Il relitto del Paguro
Il relitto del Paguro | Foto © RavennaTourism

Dal 1995 attorno all’area è attiva l’Associazione Paguro, creata per la conservazione, tutela e valorizzazione del relitto, nonchè per la regolamentazione delle immersioni sportive, didattiche e scientifiche.

Insomma un luogo speciale quello del Paguro, meta di appassionati di subacquea e che oggi è tra i reef naturali ed artificiali dell’Adriatico al centro di un progetto europeo (Adrireef) che ha come obietttivo primario quello di incentivare, incoraggiare e valorizzazione tutte quelle pratiche che rientrano nella cosiddetta “economia blu”.

Una piccola curiosità
Proprio a quest’area è stata dedicata una serie di vini “subacquei”, quelli della Tenuta del Paguro, che hanno scelto il mare come propria cantina dove affinare a 30mt di profondità, le loro pregevoli bottiglie.

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La Riviera

Dalla Cina alla Romagna: conoscete il gioco del Mah-Jong?

Se come me avete vissuto appieno gli anni ’80 e ’90 e l’era dei primi personal computer, sono certo che almeno una volta nella vita abbiate tentato anche voi di giocare a Mah-Jong, probabilmente capendoci ben poco.
Se provate a ricordare, infatti, il vecchio pacchetto games di Windows proponeva a fianco del classico Solitario un strano passatempo fatto di piccole tessere e immagini colorate che, in modo del tutto casuale, sembra fossero da abbinare tra loro, ma in che modo era difficile da capire.

Indipendentemente dai vostri risultati, dovete sapere che il Mah-Jong è uno dei giochi più diffusi al mondo e, strano a dirsi, detiene un legame molto particolare con l’Emilia Romagna, in particolare con quel fazzoletto di terra che coincide con la provincia di Ravenna.

Tavolo da Mah-Jong
Tavolo da Mah-Jong | Foto by ©fitmivida.com

Se il mondo intero scrive e pronuncia Mah-Jong, in Italia e soprattutto in Romagna si pronuncia Magiố.
È qui che questo gioco è riuscito a conquistare il cuore degli abitanti. Ancora oggi, anche se in tono minore rispetto a una volta, è facile imbattersi nei tipici tavoli verdi ricoperti di tessere colorate, entrando in uno dei tanti circoli del forese (cosi si chiama la campagna attorno a Ravenna).

Le sue origini sono antiche e misteriose. Inventato in Cina in un periodo che la leggenda colloca nel VI secolo a.C. ai tempi del venerabile Confucio, è realistico pensare che il gioco, così come lo conosciamo, si sia strutturato attorno al XIX secolo come passatempo degli ufficiali dell’esercito, reinterpretando simboli di antichi giochi da carte.

Con l’apertura della Cina al resto del mondo, a partire dal 1900 il Mah-Jong si è poi diffuso lungo le principali rotte commerciali arrivando in Giappone, negli Stati Uniti e infine in Europa. Si sono iniziati a scrivere articoli, regolamenti e nel 1937 in America è nata addirittura una federazione ufficiale, la National Mah Jongg League.

Il Mah-Jong in una versione online
Il Mah-Jong in una versione online | Foto by ©games.aarp.org

In Italia il gioco è giunto attorno agli anni Venti del Novecento attraverso i grandi porti commerciali come Catania, Napoli, Bari, Livorno, Venezia, Genova ma soprattutto Ravenna. Mentre in alcune di queste città si andava a diffondere in modo fugace tra le fila dell’alta borghesia (e quindi in una cerchia molto ristretta di giocatori); in altre, come Ravenna, è riuscito a interessare un maggior numero di persone, decretandone il successo.

Notizie precise ricordano come cinesi scesi al porto dell’ex capitale bizantina recassero con sé bellissime e coloratissime cravatte da vendere ma anche cofanetti contenenti Mah-Jong. Durante le pause dal lavoro, si radunavano agli angoli della strada adoperandosi con questo misterioso gioco.

Al suono irresistibile delle pedine sul tavolo, gli abitanti locali incuriositi cominciarono a soffermarsi. Alcuni bar lo comprarono mettendolo a disposizione dei clienti come nuova attrazione; altri invece, fiutando un buon affare, iniziarono a metterlo in produzione. Tra questi, ad esempio, si ricorda Michele Valvassori che fece la prima versione italiana del gioco.

Ma in cosa consiste il Mah-Jong?

Ogni gioco ha uno scopo e anche il Mah-Jong ha il suo. Non esiste un regolamento unificato a livello mondiale, ma esistono varianti e interpretazioni differenti che trovano ad esempio in Romagna, accanto a molti altri, applicazione nel Regolamento Faentino, il più vecchio di tutti. In Italia il Mahjong è regolamentato dalla Federazione Italiana Mah Jong, nata a Ravenna nel 1987.

In linea di massima si gioca in quattro attorno a un tavolo. Quello classico prevede una dotazione di 144 tessere con simboli, numeri e semi diversi e due dadi.
Obiettivo è formare prima dei propri avversari coppie, tris, scale ed eventualmente poker con tutte le proprie tessere, ma soprattutto accumulare il maggior numero di punti possibili e aggiudicarsi, sulle base delle combinazioni fatte, eventuali bonus e raddoppi.

Racconti da bar narrano che siano andate in fumo vere e proprie ricchezze durante le partite di Mah-Jong e che si siano incrinate anche salde amicizie attorno ai suoi tavoli. Un vociare, certo, forse un po’ esagerato ma che contribuisce ad aumentare l’alone di curiosa leggenda che ruota attorno a questo gioco, rendendolo difatti ancor più misterioso e attraente.

 

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[ParlamiditER #270] Alla scoperta del Museo Classis Ravenna

Tutti conoscono Ravenna per i suoi straordinari mosaici, capolavori dall’arte antica e bizantina. Ma da qualche mese la città offre uno nuovo grande luogo culturale che permette di compiere un viaggio nella storia della città attraverso testimonianze e reperti archeologici.

Il suo nome è Classis – Museo della Città e del Territorio, posto a soli 6 km dal centro storico dell’antica capitale bizantina, all’interno del grande circuito del Parco Archelogico di Classe e nei pressi di una delle chiese più importanti d’Italia, la Basilica di Sant’Apollinare in Classe.

Classis - Museo della Città e del Territorio (Ravenna)
Classis – Museo della Città e del Territorio (Ravenna) | Foto © RavennAntica

E proprio il Museo Classis vi invita SABATO 4 MAGGIO alla scoperta delle sue collezioni e della sua storia.

Partecipare è molto semplice ed è GRATUITO!

Basta essere curiosi e interessati a raccontare la propria esperienza di visita attraverso Facebook, Twitter ma soprattutto Instagram con le sue immagini e le sue storie, taggando i profili RavennaTourism, inEmiliaRomagna e RavennAntica, e usando gli hashtag #myRavenna #inEmiliaRomagna #ClassisRavenna.

L’appuntamento è fissato nell’atrio del museo alle ore 10.00 per il 1° gruppo e ore 10.15 per il 2° gruppo, da dove partiranno DUE VISITE GUIDATE GRATUITE alla scoperta delle sue collezioni.

[cta url=”https://www.eventbrite.com/e/biglietti-alla-scoperta-del-museo-classis-ravenna-61034267136?aff=Classis” txt=”Prenota la tua visita guidata gratuita”]

Tesoro di Classe (Ravenna)
Tesoro di Classe (Ravenna) | Foto © RavennAntica

I visitatori potranno confrontarsi con la storia della città – dall’epoca preromana fino all’anno Mille – grazie ai materiali archeologici e le scoperte fortuite e scientifiche effettuate negli ultimi decenni.

600 reperti con l’arduo compito di raccontare i misteri di Ravenna, toccando alcuni dei nodi più cruciali della sua storia: le origini della città tra Etruschi e Umbri, l’età romana, l’età tarda imperiale, la Ravenna di Teoderico e quella della conquista bizantina.


L’evento è a cura di RavennaTourism (Comune di Ravenna) e RavennAntica ed è realizzato grazie alla collaborazione di inEmiliaRomagna e Igers Ravenna.

[cta url=”https://www.eventbrite.com/e/biglietti-alla-scoperta-del-museo-classis-ravenna-61034267136?aff=Classis” txt=”Prenota la tua visita guidata gratuita”]

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Arte e Cultura

Smarrirsi e ritrovarsi: Labirinti in Emilia Romagna

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Classis: Un Nuovo Museo Archeologico per Ravenna

Dove un tempo c’era un antico zuccherificio, oggi sorge un museo.
Inizia così la nostra storia quest’oggi.

Ci troviamo a Ravenna, a circa 6 km a sud dal suo centro storico, nei pressi di una delle chiese monumento più importanti d’Italia: la Basilica di Sant’Apollinare in Classe, patrimonio Unesco dal 1996 e da tempo immemore meta di pellegrini, visitatori e credenti prevenienti da tutto il Mondo.

In quest’area sorge CLASSIS RAVENNA, il nuovo Museo della Città e del Territorio: un progetto ambizioso che – dopo anni di progettazione – vede finalmente la luce.

È un sogno che diventa realtà…

quello del museo di Classe. Lo è per tutta la sua comunità che lo ha aspettato e ostinatamente voluto ma anche per tutti gli appassionati di storia, arte e archeologia.

L'ex Zuccherificio di Classe (Ravenna)
L’ex Zuccherificio di Classe (Ravenna) | Foto © RavennAntica

All’interno di quello che forse al momento è il più importante intervento di recupero industriale in Italia volto alla realizzazione di un contenitore culturale, sono questi gli avatar a condurci tra le pieghe del tempo e raccontarci la storia di Ravenna, passando per quella che è la sua età dell’oro, iniziata nel 402 d.C. con il trasferimento della capitale dell’Impero Romano d’Occidente proprio qui.

2.600 metri quadrati di area espositiva, circondati da un’oasi verde quasi sei volte più grande, con laboratori di studio e restauro aperti alla collaborazione con Università e altri enti.

Una Linea del Tempo…

immaginata ripercorre la storia della città, dall’epoca preromana fino all’Anno Mille. E a dar voce a tutto ciò intervengono i materiali archeologici e le scoperte fortuite e scientifiche effettuate nei decenni, soprattutto nell’area dell’antica città di Classe, un tempo sobborgo commerciale e propulsore economico di Ravenna stessa durante il periodo goto e bizantino.

A guidar questo progetto e garantirne l’accuratezza dei contenuti un comitato scientifico diretto da uno dei più importanti archeologici d’Italia Andrea Carandini, supportato dal cruciale apporto della Fondazione RavennAntica, da quasi un ventennio al timone della valorizzazione del patrimonio archeologico di Ravenna.

Classis - Museo della Città e del Territorio (Ravenna)
Classis – Museo della Città e del Territorio (Ravenna) | Foto © RavennAntica

Un ricco patrimonio museale…

600 reperti con l’arduo compito di raccontare i misteri di questa città, toccando alcuni dei suoi nodi storici più cruciali, come le origini tra Etruschi e Umbri, l’età romana, l’età tarda imperiale, la Ravenna di Teoderico e quella della conquista bizantina.

Apparentemente dei semplici oggetti di vita quotidiana che, però posti accanto a materiali artisticamente più significativi come statue e mosaici, dialogano in modo democratico alla narrazione collettiva del suo passato millenario. Il tutto in modo chiaro e semplice, supportati da approfondimenti tematici (come il rapporto tra Ravenna e il mare, l’edilizia abitativa e quella ecclesiastica, il complesso monumentale di San Severo), e apparati didattici e illustrativi esaustivi, dotati di ricostruzioni grafiche e tridimensionali, filmati, plastici e molto altro ancora.

Tesoro di Classe (Ravenna)
Tesoro di Classe (Ravenna) | Foto © RavennAntica

Ma se il contenuto del museo è molto importante, lo è anche il contenitore, ovvero il museo stesso.
Classe è infatti prima di tutto un monumento d’archeologia industriale, la cui rilevanza nel passato è ben viva nella memoria dei ravennati. Qui nei primi decenni del Novecento 600 operai trasformavano tonnellate di barbabietole in zucchero che poi veniva distribuito in tutta Europa.

Oggi si erge come fosse una vera e propria cattedrale alla stregua della vicina Basilica di Sant’Apollinare in Classe. Due punti di riferimento per il territorio, varchi di accesso alla visita del grande Parco Archeologico di Classe che, insieme all’Antico Porto, costituiscono un nuovo tassello alla conoscenza del grande mosaico della storia di Ravenna.

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A spasso per l’Emilia-Romagna

BassaRomagna: nella Terra del Buon Vivere

Sorvolando la fertile pianura che circonda Ravenna, il panorama può apparire apparentemente senza soluzione di continuità: lunghe distese di campi si aprono sterminate ai vostri occhi, alternati da piccoli centri abitati in uno grande mare dalle tonalità pastello.
Cambia tutto però quando si scende di quota. Le campagne assumono forme e mostrano il loro vero carattere: si incontrato pievi, chiese, rocche e ville padronali, antichi mulini e case rurali che rompono l’orizzonte come un sasso in uno stagno.

È la Terra di Mezzo, la Bassa Romagna, una landa sospesa senza limiti geografici e temporali che ha le sue identità riposte nelle tradizioni e nella sua fervente attività culturale.

Circondata da alcune delle più belle città dell’Emilia-Romagna come Ravenna, Faenza e Ferrara, questo territorio è tagliato da strade e stradelli che è un piacere percorrere in sella a una bicicletta. Si incontrano antichi paesini, botteghe di artigiani, campanili immersi nei campi ma soprattutto uomini e donne, testimoni enigmatici dello scorrere del tempo.

La vita ruota attorno alle piccole parrocchie, ai circoli e ai bar delle piazze: ci si incontra, si parla di politica, si gioca a carte e si beve in compagnia un buon bicchiere di Sangiovese. Sotto i portici e nelle tante piazze i bambini si rincorrono e giocano mentre i mercanti locali mostrano i loro prodotti più genuini, frutto di una forte attività agricola virtuosa e moderna.

Le usanze rurali sopravvivono senza interruzioni, seguendo il naturale ciclo delle stagioni e trovano nei rapporti tra vicini di casa importanti capisaldi sociali. Il dialetto e le innumerevoli feste tradizionali e gastronomiche fanno il resto, trasformando le piazze o semplici tendoni da sagra in straordinari scenari densi di vita.

Tradizione e Ospitalità sono le lancette che scandiscono il tempo nei 10 comuni che formato questa terra. Bagnacavallo, Lugo, Massa Lombarda, Fusignano, Conselice, Alfonsine, Russi, Cotignola, Bagnara di Romagna e Sant’Agata sul Santerno sono tutti piccoli paesi segnati dagli avvicendamenti delle grandi signorie del XIV e del XV secolo (Visconti, Sforza ed Este), rimasti cristallizzati fino al Secondo Conflitto Mondiale quando registrarono importati atti di resistenza e lotta contro il Nazifascismo.

La buona cucina è la lingua ufficiale quando ci si siede a tavola. I prodotti sono preparati grazie all’impegno di “artisti” contadini e artigiani che coltivano un forte legame tra uomo e terra: una pratica eucaristica che si ripete ogni giorno, e soprattutto la domenica, davanti a un piatto di cappelletti fatti in casa, conditi con una buona e sacra dose di ospitalità. Si parte come sempre con i primi piatti, le cosiddette”minestre”, rigorosamente tirate al mattarello e poi si prosegue con i ricchi secondi a base di carne, vino rosso e piadina finchè tutti i commensali tra risa, schiamazzi e battute in dialetto, si alzano dalla sedia.


Cosa vedere

C’è tanto da visitare aggirandosi per le strade della Bassa Romagna: centri storici di pregio, importanti siti archeologici, musei e interessanti aree naturalistiche.
Si può partire da Bagnacavallo con la sua particolare Piazza Nuova, una struttura architettonica di forma ovale, cinta da un elegante loggiato un tempo sede di banconi e mercati e oggi luogo ideale per un ottimo aperitivo; oppure visitare la Chiesa e il Convento di San Francesco, sede di performance artistiche ma anche struttura ospitale per turisti e visitatori.
Si può fare un salto alla vicina Pieve di San Pietro in Sylvis, una delle più antiche (VII secolo d.C) dell’esarcato bizantino oppure raggiungere la maestosa Rocca Sforzesca di Bagnara di Romagna del XV secolo, oggi sede del museo di storia locale

Fermandosi a Lugo è d’obbligo fare un salto al museo dedicato all’eroe di guerra Francesco Baracca o passeggiare tra le botteghe del grande Paviglione, una sorta di “centro commerciale” aperto più di due secoli fa.
Poco lontano Russi custodisce un’antica villa romana, forse tra ritrovamenti archeologici meglio conservati del Nord Italia e il maestoso Palazzo San Giacomo, residenze nobiliare di campagna della grande famiglia dei Rasponi. C’è poi la street Art di Cotignola con diverse opere legate alla memoria locale e tanti piccoli musei che conservano puzzle importanti per il racconto collettivo di questa terra.


Come arrivare

480 km quadrati posti tra la costa adriatica e l’Appennino e facilmente raggiungibili attraverso le principali vie di trasporto

IN AUTO

Accanto al ricco intreccio di stradali locali, ci sono le grandi arterie che collegano la Bassa Romagna al resto d’Italia. A partire dall’autostrada “Adriatica” A14 che connette il Nord al Sud della Puglia; la strada provinciale (SP 253) San Vitale che raggiunge Bologna partendo da Ravenna e attraversando l’entroterra; la statale (S16) ”Reale” che collega Ferrara con l’antica capitale bizantina.

IN TRENO

Bologna-Ferrara, Rimini-Ravenna, Ferrara-Venezia, oltre alle linee di collegamento con Forlì e Faenza, tagliano la Bassa Romagna, permettendo di raggiungerla con molta facilità.

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Euro Culture Trip: la cultur-route per il turismo Europeo

Si chiama Euro Culture Trip, ed è un’inedita culture-route per promuovere la vacanza in Europa attraverso un itinerario di viaggio unico tra Italia, Spagna e Austria. Tre top travel blogger e un video-maker in arrivo da Irlanda, Germania e Belgio, andranno alla scoperta di sapori tipici, tradizioni culturali ed eccellenze artistiche di Emilia Romagna, Costa Brava e Stiria.

L’idea nata dalla collaborazione tra APT Servizi Emilia Romagna e Patronato del turismo della Costa Brava di avviare campagne digitali parallele nei confronti di mercati di comune interesse è rimbalzata a livello internazionale quando Il World Travel Awards, riconosciuto a livello mondiale come l’Oscar dell’industria del Turismo, ha proclamato EuroFoodTrip il miglior progetto di webmarketing del 2016 per la sua capacità di trasformare i competitors in partners.  Dopo il successo dello scorso anno il nuovo progetto di promozione turistica on line in avvio quest’anno con il Patronato del turismo della Costa Brava e la regione austriaca della Stiria ha nell’intenzione di creare un itinerario di viaggiounico tra Rimini, Ferrara, Ravenna, Girona e Graz.
A partire da domani, domenica 9 settembre, Frederique Henrotin , Janet Newenham e Nina  Soentgerath, accompagnati dal videomaker Emiliano Bechi Gabrielli, andranno alla scoperta dei tre territori partners per creare racconti di viaggio digitali rintracciando similitudini, grandi simboli artistico-culturali e tradizioni tipiche di tre diverse zone d’Europa.

Euro Culture Trip
Euro Culture Trip – Ph. APT Servizi

Nelle quattro giornate di permanenza in Romagna i blogger partiranno dal centro storico di Rimini con i suoi grandi simboli d’epoca romana, rinascimentale e Liberty per poi spostarsi nei borghi di Santarcangelo e Verucchio.
Il loro viaggio attraverso la Destinazione Romagna proseguirà poi alla scoperta dei tesori artistici di Ravenna, con visite alla Basilica di San Vitale, al Mausoleo di Galla Placidia, alla Tomba di Dante e agli altri maggiori monumenti,  per concludersi infine nella rinascimentale Ferrara, in concomitanza del Festival delle Mongolfiere.
Ovviamente, come da tradizione, i nostri ospiti avranno anche l’opportunità di gustare la cucina tipica dell’Emilia-Romagna tra osterie storiche e piatti della tradizione.

Euro Culture Trip proseguirà poi in Costa Brava e si concluderà a Graz, in Austria e sarà possibile seguire l’intero itinerario attraverso le tre mete attraverso gli hashtag #EuroCulturetrip e #inEmiliaRomagna.