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Sciare #inEmiliaRomagna | Appennino Reggiano

Se siete amanti dello sci e degli sport invernali, l’Emilia-Romagna vi aspetta nelle sue località sciistiche d’Appennino.


CERRETO LAGHI

La stazione di Cerreto Laghi si trova nel cuore dell’Appennino Tosco-Emiliano, in coincidenza del Passo del Cerreto, crinale e crocevia tra le regioni Emilia Romagna, Liguria e Toscana.
Adagiata tra i suggestivi panorami del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, Cerreto Laghi si sviluppa attorno ad un lago appenninico di origine glaciale, tra fitte faggete abbondantemente innevate durante la stagione invernale. La favorevole collocazione geografica e l’esposizione ai versanti Nord dell’Appennino fanno inoltre di Cerreto Laghi una stazione turistica con buon innevamento naturale (dispone comunque di circa 35 cannoni ad innevamento programmato) e comodamente raggiungibile sia dal versante emiliano che da quello ligure-toscano, grazie ai facili collegamenti con Reggio Emilia, La Spezia ed Aulla.

La Stazione di Cerreto Laghi offre oggi 7 impianti di risalita per un totale di circa 16 Km di piste di sci alpino, a cui si affiancano altri 12 Km di piste di sci di fondo ed un Palazzo del Ghiaccio.
Per i bambini ed i principianti è inoltre offerto un importante servizio di scuola-sci affidato a maestri professionisti che, grazie alla loro competenza, sapranno insegnare le tecniche sciistiche anche ai meno esperti.

VENTASSO

Ventasso Laghi è una stazione sciistica che sorge a circa 1400 m sotto il profilo maestoso dell’omonimo Monte, nel cuore di una fitta faggeta.
Proprio per la sua posizione isolata, la località è una meta turistica ambita nell’arco di tutto l’anno, grazie alle splendide vie escursionistiche che si possono praticare a stretto contatto con un ambiente selvaggio e incontaminato.

Il comprensorio sciistico del monte Ventasso è fornito di quattro impianti di risalita che servono 11 km di piste di sci alpino, alle quali si aggiungono alcune piste da fondo. Le piste da sci sono consuetamente larghe, dotate di innevamento artificiale e con pendenze dolci, caratteristica che consente alla stazione sciistica di essere un vero e proprio paradiso per principianti e amanti dello snowboard, e per chi voglia godersi la vacanza sugli sci all’insegna del divertimento non troppo impegnativo.
In aggiunta la zona di Ventasso Laghi dispone di una buona rete di vie per lo sci escursionismo e splendidi fuoripista.

PRATIZZANO

Dedicata esclusivamente allo sci di fondo, la stazione di Pratizzano, nel comune di Ramiseto, è oggi una delle capitali appenniniche di questa importante disciplina invernale, mentre la locale scuola di maestri è una delle più accreditate e famose di tutta la Regione Emilia-Romagna.
La stazione di Pratizzano oggi conta 3 piste da fondo rispettivamente da 3-5-10 km costantemente battute e di diversa difficoltà, con la possibilità di affittare inoltre attrezzatura e ciaspole per fare stupende passeggiate tra i boschi dell’Appennino.
La stazione offre anche la possibilità di un servizio guide per trekking, su prenotazione, insieme con l’organizzazione di escursioni e gite su percorsi battuti e sperimentali.

FEBBIO

Nella stagione invernale Febbio si trasforma in un’attrezzata stazione sciistica, la più alta dell’Appennino settentrionale (1200-2063m.) e le sue piste raggiungono quota 2063 metri, non molto lontano dalla vetta del Monte Cusna.
Le due seggiovie della stazione consento a tutti di godere appieno dei 19 Km di piste che presentano diversi livelli di difficoltà e che, grazie all’altitudine ed a moderni sistemi di innevamento artificiale, possono essere godute fino a primavera inoltrata.
Gli appassionati dello Snowboard troveranno ampi spazi per le loro evoluzioni a Febbio 2000, mentre per i più piccoli la stazione è dotata di un campo scuola ed una pista per Bob e Slittino.

Per tutti gli appassionati di montagna invernale, segnaliamo anche la possibilità di effettuare lunghe ciaspolate nei boschi che ricoprono i versanti Nord del monte Cusna, cosi come la possibilità di di godere di bellissimi panorami dal Rifugio del Crinale (2000m slm).

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Campionato Europeo Under 21: tutte le partite in Emilia Romagna

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Parlami di tER

[ParlamiditER #274] Reggio Emilia e dintorni in camper e in bicicletta

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Parlami di tER

[ParlamiditER #267] Reggio Emilia in un giorno

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che sono nate, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto.
Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


La prima impressione che lascia la città di Reggio nell’Emilia è che ogni strada, edificio o monumento rendano i capitoli di storia passata tangibili, ricordando chi sia passato in questa terra e cosa abbia lasciato per arricchirla così tanto.

La Via Emilia è la testimone emblematica dell’impero romano, ma nel Parco del Popolo troverete anche un recinto funebre, c’è la Porta Santa Croce del periodo medievale, ci sono segni d’arte francese, i Chiostri di San Pietro, gli abbellimenti delle signorie come gli Este e l’epoca fascista: insomma ogni ideale passato di qui ha lasciato qualcosa che oggi possiamo ammirare.

Se vi capita di visitarla in una calda giornata d’estate o mite di primavera, trovate la bellissima Piazza della Vittoria in vostra attesa, con una moderna fontana dai colori italici; anche il nome vi suggerisce che siete capitati in casa di patrioti ed orgogliosi, quindi pesate le parole prima di pronunciarle.
Questa è solo la prima delle numerose piazze che si possono incontrare e che fanno da foro per mercati e vasche della domenica; una di queste in particolare ha, a fargli da guardia, leoni in marmo rosso e la Basilica di San Prospero con il suo stile barocco.

Nel centro esatto della città c’è un palazzo che ha cambiato forma, utilizzo e proprietà, ma non ha mai cambiato la sua posizione, che mantiene come se fosse l’ombelico del mondo, o almeno di Reggio; si tratta del Palazzo del Capitano del Popolo, costruito nel 1280 per ospitare la funzione governativa che gli da tutt’ora il nome (funzione che si affiancava a quella del Podestà), e attività ricettiva dal 1515 quando vi si aprì l’Ospizio del Cappello Rosso, oggi Albergo Posta. Una piccola meraviglia storica che merita di essere visitata: se siete il turista non convenzionale allora sarete curiosi di entrare nel suo piccolo bar e ammirare al massimo del suo splendore lo stile liberty reggiano.

A Reggio Emilia poi c’è un grande vanto che gonfia il petto dei suoi cittadini: qui è nata la bandiera repubblicana d’Italia e nel Museo del Tricolore, oltre a teche, dipinti e vecchi fogli di giornale, potrete visitare la sala dove fu convalidato il principio di libertà portato dai francesi, ma reso reale solo dalla volontà di persone libere.

I reggiani vengono descritti per una caratteristica unica: si dice abbiano la testa quadra, ovvero di forma quadrata e questo perché, come anticipato prima, non sono persone morbide, ma molto orgogliose e con spigoli non facili da limare; non fatevi però intimorire da questo: la testardaggine è un peccato molto comune in terre italiche, ma un piatto di cappelletti non verrà mai negato a nessuno, perché anche se non c’è la propensione agli abbracci, un posto in più al tavolo si trova sempre.

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Parlami di tER

Georgica sul fiume Po: a Guastalla il 20, 21 e 22 Aprile 2019

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Il 20, 21 e 22 Aprile aprile a Guastalla, in provincia di Reggio Emilia, torna un’autentica festa di primavera che si snoda lungo le sponde del Grande Fiume, il Po, per celebrare la vita all’aria aperta e le tradizioni agricole della pianura: “Georgica. Festa della terra, delle acque e del lavoro nei campi” unisce una mostra-mercato di piante da fiore e da frutto antiche e rare ad un mercato di prodotti biologici tipici e d’eccellenza, con tante attività per bambini e famiglie.


Come sfruttare al meglio un weekend di primavera? La risposta arriva da Guastalla, cittadina emiliana sul Fiume Po, al crocevia tra le città di Reggio Emilia, Parma e Mantova. Il 20, 21 e 22 Aprile, infatti, vi si svolge una nuova edizione di “Georgica“, una manifestazione che si confronta idealmente con il poema di Virgilio, dedicato al lavoro umano e alla eterna forza creatrice della natura.

Sorella della manifestazione settembrina nel centro storico di Guastalla “Piante e Animali Perduti“, con la quale condivide lo stesso impegno nella difesa della biodiversità animale e vegetale e della diversità enogastronomica, Georgica celebra le pratiche agricole del lavoro dei campi e i frutti della terra, la vita all’aria aperta, l’acqua come fonte di vita, via di comunicazione e scambio con altre culture.

Lungo le suggestive rive del Po centinaia di stand offriranno un grande campionario di varietà di piante da fiore e da frutto antiche, e un variopinto mercato di semi e ortaggi:

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In programma anche attività per bambini, pensate come opportunità per avvicinarli al contatto con la natura, sensibilizzarli alla tutela dell’ambiente e degli animali e abituarli a esercitare le proprie capacità manuali.

Durante l’evento si avrà inoltre la possibilità di conoscere l’eccellenza alimentare italiana e in particolare reggiana. Oltre all’esposizione e alla vendita di specialità agroalimentari dello Stivale, si potranno gustare le prelibatezze del territorio, come il Parmigiano Reggiano nato dal latte delle Vacche Rosse di razza reggiana (salvata dall’estinzione da un gruppo di allevatori a partire dagli anni Ottanta), l’Aceto Balsamico tradizionale di Reggio Emilia, il Lambrusco, il Nocino, l’Erbazzone.
Saranno presenti diversi ristoranti e punti ristoro per assaggiare i piatti più tipici della cucina emiliana del Po: dalla tradizione del fiume con il luccio e il pesce gatto, a quella della terra con i famosi tortelli verdi e di zucca.

L’ingresso ha un costo di 4 euro a persona, ma è libero per i bambini e i ragazzi fino ai 12 anni.
Per i camperisti è prevista un’area di sosta (44°55’27.65″N 10°39’10.95″E(4) AA Via U.Foscolo) con camper service, WC wash ed elettricità.
Per maggiori informazioni georgica-guastalla.it e Facebook.

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Parlami di tER

[ParlamiditER #251] Ode all’Erbazzone

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che sono nate, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto.
Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Come faccio a spiegarti cosa c’è in un morso d’erbazzone? Questa è una di quelle domande quasi in stile shakespeariano.

Potrei prenderla alla larga e descriverti ogni ingrediente, spiegarti per filo e per segno la ricetta; ma avresti poi la possibilità di raccogliere i prodotti freschi della terra reggiana? Avresti abbastanza olio di gomito per grattugiare autentico e stagionato Parmigiano-Reggiano? Servono qualità fisiche riconosciute per creare un ottimo erbazzone!

Riguardo la ricetta, va fatta una giusta precisazione: qui, anche se interpelli la Nonna, non sarai mai in grado di ottenere una ricetta chiara e dalle quantità precise. Vige infatti la regola delle rasdore che fanno tutto ‘oc e crus’ ovvero ad occhio e croce, e credetemi da nipote che, seppur non esista metodo scritto o accademico, i migliori piatti mangiati sono quelli che hanno il sapore di casa, e questo non lo si può trovare in nessuna scuola di cucina o libro culinario.

Oppure potrei essere più sentimentale e raccontare quanta passione ci sia nel creare un gusto che le parole non possono descrivere; decantare un sapore che invade la bocca e che dal suo aspetto semplice non diresti mai avere un sapore così complesso.

Sappiamo tutti che la cucina popolare ha una base umile di ingredienti e di lavorazione, eppure ha dato al mondo moderno piatti e sapori che sono inimitabili e che, se assaggiati attentamente, mostreranno che per fare un buon piatto tutto è necessario, anche il tipo di aria ed acqua di quel territorio.

Infine potrei essere sintetica e dirti che dentro quel morso c’è Casa, e quanto in ogni mio viaggio mi sia mancato terribilmente!

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Food Valley

Musei del gusto in Emilia

Il nostro viaggio alla scoperta del Musei del Gusto continua e, dopo quelli della Romagna, oggi ti portiamo in terra emiliana, capitale della #FoodValley, grazie ai numerosi riconoscimenti DOP e IGP.

Alcuni di questi li abbiamo già raccontati perché sono anche Musei del Cibo* .

Ti aspettano musei concepiti per chi vuole scoprire la cultura locale attraverso i suoi prodotti enogastronomici: pronto per un tour di 12 golose tappe?

Museo del Parmigiano-Reggiano
Museo del Prosciutto di Parma
Museo del Salame di Felino
Museo del Culatello e del Masalén
Museo dell’arte olearia
Museo del pomodoro
Museo della pasta
Museo cantina dei Colli di Parma
Museo del vino
Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena
Museo della salumeria
Museo del Borlengo

musei del gusto in emilia
Borlengo e Lambrusco Ph. @carlogrosoli

Musei del gusto in Emilia – Parma

Museo del Parmigiano Reggiano*

Un antico caseificio a pianta circolare ospita il museo dedicato ad un prodotto unico e inimitabile, frutto di una terra dove la qualità è uno stile di vita, raccontandone la storia, le tradizioni e i sapori. La visita al museo è una esperienza che coinvolge tutti i sensi.
Finita la visita è prevista la degustazione di scaglie di Parmigiano-Reggiano, di differente stagionatura, con preziosi consigli su come degustarlo.
La curiosità: un tempo la salatura era eseguita utilizzando il sale bianco di Salsomaggiore (oggi usato soprattutto per le sue proprietà termali).

Museo del Parmigiano-Reggiano c/o Corte Castellazzi
Soragna (PR)


Museo del Prosciutto di Parma*

Nel parmense, a Langhirano, il museo dedicato all’arte suina per eccellenza è ospitato nell’ex Foro Boario, dove ci sono ancora gli anelli di ferro utilizzati per legare gli animali.
Da sempre in questa zona le popolazioni colonizzatrici (Etruschi, i Celti Galli Boi e i Romani) hanno allevato maiali e la natura stessa della pianura emiliana, ricca di acqua e di boschi di querce, ne ha favorito l’insediamento.
Terminata la visita delle otto sezioni è doverosa la degustazione: facoltativa la richiesta di info sui prosciuttifici della zona al punto informativo e l’acquisto di golosi souvenir.

Museo del Prosciutto di Parma C/o Ex Foro Boario
Langhirano (PR)


Museo del Salame di Felino*

La sede di un museo dedicato ad un salame dal gusto nobile come quello di Felino non poteva che essere un castello, a testimonianza del forte legame che il prodotto, “figlio” prediletto, ha con il territorio di origine.
Sarà curioso scoprire di più su questo salame prodotto con le carni dei maiali di montagna attraversando i meandri  dei locali settecenteschi delle cantine, imparando tutto sulle varie fasi.
Un viaggio interessante e gustoso immaginando che da un momento all’altro il norcino indossi il mantello nero appoggiato al muro.

Museo del Salame di Felino c/o Castello di Felino
Felino (PR)


Museo del Culatello e del Masalén

E’ nella Bassa, dominata dal Grande Fiume, là dove la nebbia è un ingrediente essenziale del gusto che nasce questo Museo dedicato al territorio e a tutte le sue genti e nato proprio dalla volontà di quelle stesse genti. In principio infatti gli Spigaroli furono mezzadri di Giuseppe Verdi reinventandosi poi come ristoratori e Masalén, ovvero norcini. Il percorso museale svela tutto sul mondo segreto del Culatello: il territorio, il maiale, Sant’Antonio Abate eremita accompagnato da un maialino e l’arte norcina.
Lasciati affascinare dalla galleria dei culatelli, dove stagionano nell’umidità e nella penombra prima di risalire e degustare il Re dei Salumi.

Museo del Culatello e del Masalén c/o Antica Corte Pallavicina
Polesine Parmense (PR)


Museo del pomodoro*

E’ ospitato in un antico complesso monastico il museo dedicato al pomodoro, introdotto dalle Americhe come pianta ornamentale, oggi un pilastro della nostra cucina quotidiana. La sede è la scelta naturale visto il ruolo strategico che riveste questo luogo nell’ambito delle zone di coltivazione del pomodoro e del distretto della sua trasformazione.
Sarà affascinante intraprendere il percorso dalla coltivazione alla tavola, di uno dei prodotti agricoli più consumati, per terminare con un degustazione in tavola al ristorante.

Museo del Pomodoro c/o Corte di Giarola
Collecchio (PR)


Museo della pasta*

Stessa sede del museo del pomodoro per il suo complementare per eccellenza, ovvero la pasta, prodotto assolutamente identitario per la regione. Nato da un’idea di Ettore Guatelli e di Pietro Barilla il museo invita a scoprire il percorso che il dorato chicco fa dalla terra alla tavola, senza dimenticare la corretta alimentazione.
Curiosi gli approfondimenti sulla comunicazione (manifesti e locandine storiche), sulla gastronomia (storia dello scolapasta, ricettari e abbinamenti tra formati e condimenti regionali) e sulla pasta nell’arte (dai dipinti ai francobolli).

Museo della Pasta c/o Corte di Giarola
Collecchio (PR)


Museo dell’arte olearia

Il museo nasce per raccontare un prodotto di alta qualità come l’olio extravergine di oliva. Anche se è difficile da credere in Emilia sono stati ritrovati alcuni esemplari secolari di ulivo che ne testimoniano la presenza in passato e la sua possibilità di sopravvivenza. La famiglia Orsi Coppini da generazioni produce olio extravergine italiano di alta qualità ed è stato naturale dar vita a un centro culturale dell’olio e dell’olivo nel Parmense, per diffondere la conoscenza di un prodotto che è parte anche della nostra storia. Varcata la cancellata, dà il benvenuto un anfiteatro all’aperto prima di entrare nel vero e proprio museo che custodisce le attrezzature (anche secolari) che svelano i segreti dell’arte olearia. Visita al museo gratuita la domenica pomeriggio, altri giorni solo su prenotazione.

Museo dell’arte olearia
San Secondo Parmense (PR)


Museo cantina dei Colli di Parma*

Sono le suggestive cantine della Rocca di Sala Baganza ad ospitare il museo dedicato al gustoso nettare degli Dei. In una zona da sempre a vocazione vitivinicola, reperti provenienti da scavi nel territorio parmense testimoniano che proprio qui si sia per la prima volta evoluto il modo di bere il vino: schietto e in bicchieri, grazie alle popolazioni celtiche.
Il percorso, espositivo e sensoriale, si snoda nei sotterranei e nelle ghiacciaie farnesiane, tra archeologia, cultura contadina, botanica, testimonianze storiche e letterarie alla scoperta del territorio. In chiusura il pergolato di vite che precede la sala delle botti e l’immancabile degustazione in enoteca.

Museo cantina dei Colli di Parma
Sala Baganza (PR)


Musei del gusto in Emilia – Reggio Emilia

Museo del vino

A Montecchio Emilia, fra la via Emilia e i primi rilievi della valle dell’Enza, da sempre si coltiva lambrusco: il museo dedicato a questo vino è ospitato in una casa di campagna della famiglia Medici che da oltre un secolo lo produce.
In esposizione gli strumenti e gli utensili che sono stati utilizzati per la produzione di uva e di vino da metà del XIX secolo fino al periodo post-bellico e pezzi ‘unici’, spesso costruiti in casa, volti a migliorare il processo di coltivazione.
Accanto al Museo c’è anche un centro dedicato alle degustazioni di vini, prodotti alimentari locali e un’acetaia, dove si realizza il tradizionale Aceto Balsamico di Reggio Emilia DOP.

Museo del vino c/o Tenuta Rampata
Montecchio Emilia (RE)


Musei del gusto in Emilia – Modena

Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena

L’Aceto Balsamico Tradizionale ha radici profonde e un legame unico con un particolare lembo d’Emilia fin dai tempi degli estensi, ed oggi  è una continua conferma dell’amore degli emiliani per il loro territorio e le tradizioni.
Il museo di Spilamberto racconta la storia, la cultura e i segreti di una delle eccellenze più identitarie dell’Emilia Romagna attraverso un suggestivo tour all’interno di una botte di legno.
La suggestiva visita inizia dalla sala a forma di grande botte, proseguendo con la sala della cottura, nella bottega del bottaio e la sala dei vetri. La visita ti permetterà di conoscere e approfondire il legame intimo e tradizionale con il territorio modenese.

Spilamberto – Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena – Villa comunale Fabriani 
Spilamberto (MO)


Museo della salumeria

Il MUSA, il museo dedicato alla salumeria, ingloba in sé lo spirito innovativo, tipico emiliano, e il saldo legame con la storia e il territorio da cui traggono origine.
Questo spazio, voluto da una delle più antiche industrie di salumeria d’Italia, si trova a Castelnuovo Rangone, nel modenese, uno dei distretti produttivi del maiale più importanti d’Italia.
Un allestimento moderno racconta l’intero processo produttivo, dalla sapienza del taglio delle carni, all’uso delle spezie, della tecnica del caldo e del freddo, la legatura fino ad arrivare alla stagionatura per condurre il visitatore alla scoperta dei segreti della norcineria. Una perfetta sintesi capace di soddisfare la curiosità dei visitatori e dei sempre più frequenti turisti appassionati di buon cibo.
Abbinato al museo troviamo una bottega dove, oltre a differenti tipologie di salumi, si possono trovare coltelli per affettarli e un punto ristoro dove degustare i prodotti in abbinamento ad altri prodotti enogastronomici emiliani.

Museo della salumeria
Castelnuovo Rangone (MO)

https://www.youtube.com/watch?v=9SSpuLitKRE


Museo del Borlengo

A Zocca, immersi nella natura dell’Appennino modenese, si può imparare l’arte del borlengo, cibo povero che fa parte della cultura e della tradizione della valle del Panaro conosciuto fin dalla preistoria.
Questo cibo è caratterizzato dalla semplicità degli ingredienti – farina, acqua e sale-  e la complessità dell’esecuzione.
In mostra, nel museo laboratorio, attrezzi e testimonianze per la preparazione dei borlenghi, comprese le sole (le padelle necessarie per la cottura). Per assaggiarlo o cimentarsi nella sua preparazione, accanto alla sala espositiva è allestita una sala per la cottura del borlengo, in cui si organizzano lezioni di cucina.

Museo del Borlengo 
Zocca (Mo)

 

Anche questi musei testimoniano la straordinaria ricchezza culinaria dell’Emilia-Romagna.

Come sempre vale l’indicazione, visto che si tratta di strutture talvolta gestiste da privati o da associazioni di volontariato, di fare una telefonata prima della visita.


La rubrica Musei del Gusto è realizzata basandosi sull’elenco dei Musei riconosciuti dall’Assessorato agricoltura, caccia e pesca della regione Emilia-Romagna.

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A spasso per l’Emilia-Romagna

Guareschi, itinerario in Emilia Romagna

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Arte e Cultura

La Collezione Maramotti di Reggio Emilia

Probabilmente meno conosciuta di altre collezioni d’arte in Italia, ma non per questo meno ricca e affascinante: stiamo parlando della Collezione Maramotti di Reggio Emilia, un vero viaggio nell’arte contemporanea italiana e internazionale grazie alle opere raccolte negli anni da Achille Maramotti, papà della famosa casa di moda Max Mara e grande appassionato d’arte. Il museo si trova appena fuori dal centro storico della città e la visita guidata è totalmente gratuita, previa prenotazione telefonica o online.


Il palazzo in cui è ospitata la collezione è l’ex-stabilimento industriale di Max Mara, costruito nel 1957 da due architetti reggiani, Antonio Pastorini ed Eugenio Salvarani, con criteri ai tempi davvero all’avanguardia. Il concept dell’edificio è infatti quello di un open-space, un ambiente unico privo di pareti divisorie dove si svolgeva l’intero processo produttivo, dal design alla realizzazione del modello.

Quando nel 2003 la ditta ha trasferito l’attività in una nuova sede più adatta alla cresciuta dimensione aziendale, l’edificio è stato convertito in spazio museale secondo un progetto dell’architetto inglese Andrew Hapgood, che ne ha mantenuto la struttura originale al fine di preservare la memoria storica del luogo. Per esempio all’interno sono stati mantenuti i pilastri in cemento a vista e sui pavimenti si possono ancora notare le tracce dei vecchi macchinari. Inoltre il pavimento del piano terra è un continuum tra interno ed esterno, tra giardino e ingresso al museo, a significare una continuità tra città, natura e cultura.

La collezione racchiude una serie di opere datate dalla fine degli anni ’60 ad oggi, che rispecchiano il gusto artistico di Maramotti, grande conoscitore dell’arte in generale (non solo contemporanea, ma anche antica) nonché uomo dotato di un singolare sesto senso nello scoprire e anticipare le correnti artistiche dominanti del suo tempo.

La collezione è fondamentalmente costituita da dipinti, ma vi figurano anche alcune sculture e notevoli installazioni. A piano terra sono allestite le mostre temporanee, mentre ai due piani superiori la collezione permanente, che conta circa 200 delle oltre 500 opere di proprietà della famiglia Maramotti, ed è organizzata secondo un ordine cronologico. Il primo piano è dedicato all’arte europea, soprattutto italiana e tedesca, dagli anni ’60 agli anni ’80; il secondo piano all’arte americana dagli anni ’80 al 2000.

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Cominciamo la nostra visita virtuale dal primo piano, con un 1° blocco che raccoglie gli acquisti iniziali di Achille e che ci accoglie con una scultura di Arturo Martini, “Il sogno”: una fusione in bronzo della fine degli anni ’50, riproduzione di un originale in terracotta degli anni ’30 che fu presentato alla Biennale di Venezia.

Proseguendo incontriamo i principali artisti che hanno rivoluzionato il modo di fare arte in quegli anni: dai sacchi di juta di Alberto Burri ai tagli di Lucio Fontana, passando per Francis Bacon, Piero Manzoni, Pino Pascali. Numerose sono le opere del pittore di origini greche Jannis Kounellis; nei quadri in esposizione egli riprende il discorso della segnaletica stradale, a significare l’inizio del confronto tra arte e vita e l’ingresso della quotidianità nel prodotto artistico che prende piede in quegli anni. E ancora: il bolognese Luigi Ontani, il veneto Enrico Castellani, i romani Tano Festa, Mario Schifano, Sergio Lombardo e Cesare Tacchi.

Il 2° blocco è invece dedicato alla corrente dell’Arte Povera e a quel gruppo di artisti che negli anni ’60 facevano arte con materiali presi dalla natura (come le foglie di tabacco) e dalla tecnologia (come le luci al neon): l’unione tra arte e vita si fa ancora più serrata! Qui troviamo artisti come Pier Paolo Calzolari (bolognese che opera a Torino), il piemontese Gilberto Zorio, il torinese Giovanni Anselmo. Di quest’ultimo è presente in mostra la scultura “Torsione”, emblema dell’opera d’arte non come oggetto ma come divenire, come energia. Numerose sono le opere di Claudio Parmiggiani, anch’egli reggiano e legato a Maramotti da un lungo rapporto di amicizia. Nell’arte di Parmiggiani si può notare il forte richiamo alla mondo della musica e alla storia dell’arte; un esempio in esposizione è l’opera “La notte”, calco in gesso che riprende l’Estasi di Santa Teresa del Bernini.

Maramotti non solo acquistava in prima persona le opere per la sua collezione, ma cercava sempre di conoscere ed instaurare un rapporto di amicizia con gli artisti. Dal racconto che emerge dalla visita guidata si delinea una figura dotata di una grande umanità, amata e benvoluta dai suoi dipendenti e concittadini.

Nel 3° blocco troviamo invece opere degli anni ’80, periodo in cui si torna alla pittura e alla figurazione dei soggetti. Sono le correnti della Transavanguardia italiana (con il fiorentino Sandro Chia, i campani Mimmo Paladino e Francesco Clemente, il marchigiano Enzo Cucchi, i romani Ferruccio De Filippi e Carlo Maria Mariani) e del Neo-Espressionismo tedesco (con A. R. Penck, Markus Lupertz tra gli altri). Questi artisti si confrontano e fanno riferimento non solo al movimento espressionista di inizio ‘900 ma anche a tutte le avanguardie del periodo(Futurismo, Cubismo, Surrealismo). Essi vengono definiti “citazionisti” perché nelle loro opere amano fare rimandi ad artisti del recente passato (come Morandi, DeMaria, Boccioni, Matisse..). In questa sezione sono presenti quadri non appesi alle pareti perché dipinti su entrambi i lati.

Tornando nell’atrio del primo piano una menzione merita la grande opera di Anselm Kiefer “Buch. The secret life of Plants”: una grande libro aperto, da sfogliare girandoci attorno, che riprende la teoria della relazione tra le piante della terra e le piante del cielo, ovvero le stelle. L’arte diventa così un ponte che unisce ciò che è terreno e materiale a ciò che è divino e spirituale.

 

Accanto, in uno spazio riservato, troviamo invece una grande installazione di Claudio Parmiggiani, “Caspar David Friedrich”, omaggio appunto a Friedrich, il pittore che ha dato origine al Romanticismo. Egli ritraeva spesso barche, come metafora del viaggio di conoscenza verso se stessi, e anche per Parmiggiani le barche costituiscono un importante leitmotiv: barche enormi che di volta in volta riempie con contenuti differenti, come quella in esposizione, che presenta un accumulo di tele nere.

Passando al secondo piano, siamo accolti da grandi quadri appartenenti al Neo-Espressionismo americano, a cui sono accostati due quadri della Transavanguardia (di Chia e Cucchi), a mostrare la grande influenza che questa importante corrente artistica italiana ha avuto sulla scena artistica americana e soprattutto newyorkese. Proseguiamo poi con artisti del calibro di Jean-Michel Basquiat, James Brown e Julian Schnabel, per arrivare ad autori appartenenti alla corrente della New Geometry. Si torna così ad un’arte astratta, che riprende le correnti della Minimal Art e della Optical Art degli anni ’60, con opere che giocano sulla ripetizione della forme e sulle illusioni ottiche. Tra le opere in esposizione i collage geometrici di Philip Taaffe e i colori flash di Peter Halley.

 

Proseguendo negli anni ’90 troviamo anche due opere della tedesca Rosemarie Trockel, un’artista che crea con materiali legati al cliché femminile della donna di casa (fornelli, filo di lana) per contestare il ruolo della donna nella società contemporanea. E ancora: Christopher Wool, Ray Smith, Annette Lemieux, Richmond Burton, Ross Bleckner, Matthew Ritchie.. Gli artisti di questo periodo operano prevalentemente per far riflettere su temi e problematiche sociali: dalle armi alla critica politica, alle questioni inter-raziali. Essi inoltre operano con una grande sperimentazione dei materiali e tecniche (smalto su alluminio, serigrafie).

Arriviamo così fino ai giorni nostri; la nostra visita si conclude qui ma la collezione Maramotti no, perché è tutt’oggi in divenire, portata avanti dai figli di Maramotti che, seguendo lo spirito avanguardistico del padre, continuano ad accrescerla di nuovi artisti e opere.