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Arte e Cultura

Le “Città Ideali” dell’Emilia Romagna

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Parlami di tER

[ParlamiditER #292] I Monasteri di Ravenna

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Dal primo Medioevo in poi, all’interno delle mura della città di Ravenna furono costruiti numerosi monasteri, tanto da diventare un elemento caratteristico della città.

Nel complesso, per il periodo medievale i documenti attestano circa un ventina di cenobi, ma gli edifici conservati sono meno della metà, e ciò che rimane visibile in genere è databile alle ultime fasi di vita delle comunità religiose.

Un esempio per tutti è il caso del monastero benedettino di San Vitale, i cui ambienti oggi in parte ospitano le collezioni del Museo Nazionale. Non si conosce con precisione la data di fondazione del complesso, ma sembra verosimile collocarla verso la fine del X secolo. Nel corso del tempo ebbe la protezione degli arcivescovi di Ravenna, di papi e imperatori, che ne arricchirono il patrimonio. Nonostante questo, però, già nel XIII secolo la comunità di monaci era in crisi e non riuscì più a ristabilirsi. Degli edifici più antichi rimangono solo alcuni tratti delle murature del chiostro, incorporati nei rifacimenti successivi.

Anche presso la basilica di Sant’Apollinare Nuovo fu eretto un monastero, di cui è ancora visitabile il chiostro del XVI secolo. La fondazione risale al 973, per volontà di Petrus dux et comes. Nei secoli successivi, il cenobio si arricchì grazie a numerose donazioni e concessioni di beni fondiari. Solo nel XVI secolo, ormai in decadenza, la comunità benedettina fu sostituita dai frati Minori Osservanti, detti “Zoccolanti”, che vi si trasferirono dopo la Battaglia di Ravenna del 1512.

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A questo stesso evento è legata la costruzione dell’ex monastero di Classe in città, così chiamato perché vi si trasferirono i monaci di Sant’Apollinare in Classe a seguito dei disastri della battaglia e per garantire maggiore sicurezza ai religiosi. Il complesso è probabilmente uno degli esempi meglio conservati a Ravenna ed è ora occupato dalla Biblioteca Classense.

È accessibile anche il monastero di San Nicolò, eretto nella seconda metà del XIII secolo per ospitare la comunità degli Eremiti Agostiniani. Anche in questo caso, gli edifici subirono diversi rifacimenti nel corso del tempo. Oggi le strutture conventuali ospitano il museo TAMO, uno spazio interamente dedicato all’arte musiva di Ravenna.

Infine, merita di esse menzionato il convento di San Francesco, così chiamato solo a seguito del trasferimento, nel 1261, dei frati. Inizialmente, infatti, la basilica realizzata in età tardo antica (metà V secolo d.C.) era dedicata agli Apostoli e, in seguito, a San Pietro Maggiore. Del convento si conservano i chiostri rinascimentali (da quello cinquecentesco si accede al Museo Dantesco) e vi era collegata anche la tomba di Dante, in quanto i francescani ne erano i custodi.

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La Riviera

Il curioso caso dell’Isola delle Rose

Capita di andare tante volte in un posto, credere di conoscerlo a fondo, padroneggiarne usi e costumi… e poi salta fuori una storia che ancora non si conosceva, e ci si sorprende per la scoperta.
Oggi vi raccontiamo di un episodio curioso, che forse non tutti conoscono: la storia dell’Isola delle Rose, sorta per poche settimane al largo della spiaggia di Rimini.

È il 1968, anno che – come tutti sanno – ha segnato l’inizio dei movimenti di contestazione politica in Europa e in Italia. Per la precisione è il 1° maggio 1968: l’Isola delle Rose, una palafitta di 400 mq costruita su un’ossatura di tubi d’acciaio e posizionata in mare a 11 chilometri e mezzo dalla costa riminese (500 metri fuori dalle acque territoriali italiane), viene inaugurata con un grande banchetto ufficiale, autoproclamandosi Repubblica Indipendente.

Isola delle Rose Ph Giac83 via Wikipedia
Isola delle Rose Ph Giac83 via Wikipedia

L’Isola delle Rose nasce – come una sorta di Utopìa di Thomas More – per essere una micro-nazione “ideale”, del tutto sganciata dallo Stato Italiano, con una propria bandiera, una lingua ausiliaria ufficialmente utilizzata (l’esperanto – infatti il nome originale dell’Isola era Insulo de la Rozoj), una moneta (il Mill) e una linea filatelica del tutto autonome.

Ideatore di questo luogo era Giorgio Rosa, ingegnere bolognese già affiliato alla sedicente Repubblica di Salò negli anni della Guerra. Scopo di questa sua impresa era creare uno stato del tutto slegato da quello Italiano, autonomo anche fiscalmente (sul modello di San Marino), che potesse auto-finanziarsi attraverso i ristoranti e i negozi di souvenir che sarebbero stati aperti per i turisti e i curiosi in arrivo da Rimini.

Subito i giornali dell’epoca ripresero la notizia, dandogli ampia visibilità anche a causa delle (o grazie alle) leggende che vi giravano attorno: si diceva infatti che sull’Isola ci fossero casinò e case chiuse, che ospitasse una stazione radio pirata, che fosse un centro di spionaggio internazionale, addirittura che fungesse come base per sottomarini sovietici.

Nulla di tutto ciò venne ovviamente mai comprovato; fatto sta che il sogno di Rosa durò ben poco: trascorsi nemmeno due mesi dall’inaugurazione, il 25 giugno 1968, la capitaneria di porto e la guardia di finanza circondarono la piattaforma e con un serrato pattugliamento impedirono a chiunque – costruttori compresi – di potervi attraccare, ottenendo quindi un vero e proprio blocco navale.

Nel febbraio del 1969 i sommozzatori della Marina Militare Italiana iniziarono le operazioni per la demolizione dell’Isola, che venne fatto brillare con diversi chili di esplosivo. La costruzione era però così ben realizzata che neppure la seconda esplosione la fece inabissare, operazione che invece riuscì a una burrasca il 26 febbraio 1969.

Finì così questo “esperimento di libertà”, un esperimento fino a qualche anno fa poco ricordato, ma oggi sempre più conosciuto grazie a documentari e libri ad esso ispirati, e presto protagonista di un film.

Isola delle Rose via cartesiani.it
Isola delle Rose via cartesiani.it
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A spasso per l’Emilia-Romagna

Alla scoperta dell’Emilia Romagna sotterranea

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A spasso per l’Emilia-Romagna

Rievocazioni storiche #InEmiliaRomagna

Un viaggio nel tempo, tra abitudini perdute e antichi mestieri, per rivivere momenti storici o semplicemente conoscere meglio come si viveva una volta. Non perdere l’occasione di prendere parte ad una delle tante manifestazioni storiche che si svolgono in Emilia Romagna: potrai scegliere tra palii, giostre, rievocazione storiche o religiose, fiere o sagre.

Dai Celti agli Etruschi, dall’Impero Romano al Medioevo, dal Rinascimento al Risorgimento.
Un fitto calendario che offre l’occasione di trascorrere un fine settimana all’insegna della cultura e della storia.
Per comodità abbiamo suddiviso gli eventi per provincia.

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Food Valley

Storia dei Cappelletti… all’uso di Romagna

Tra le ricette più genuinamente tradizionali della Terra di Romagna, i Cappelletti o “Caplét”, come si dice in dialetto, sono una delle preparazioni più famose e apprezzate della cucina Italiana e la loro forma ricorda quella del “galoza”, un copricapo ad ali indossato dalla gente di campagna.

Farciti con differenti ingredienti, a seconda della zona di Romagna, sono il frutto tutto italiano dell’incrocio di tradizione e cultura popolare che ha abbinato con sapienza, prodotti locali e antiche ricette.

Storia

È con il ‘500 e con la nascente cucina delle corti signorili che la preparazione dei Cappelletti, cosi come di ogni pasta ripiena, vede la sua nascita ufficiale (anche se le primissime tracce della preparazione dei cappelletti risalgono ad un testo di Fra Salimbene da Adam del XIII secolo d.C.).
Sono Cristoforo di Messisbugo e Bartolomeo Scappi infatti, i due cuochi della corte estense, i primi a citare i Cappelletti come ricetta sia per descriverne la forma che per prescriverne il “battuto” o “compenso”, come viene definito il contenuto.

Storia dei Cappelletti
Cappelletti – Ph. @anna_maria_fabbri

Come ogni ricetta Italiana, i Cappelletti escono ben presto dalla cucina di corte per diffondersi in tutto il territorio prima romagnolo e poi centro italiano, diventando una delle ricette più diffuse e differenti di tutto lo stivale.
Si perché il ripieno, o “compenso” come si chiama in Romagna, diventa espressione e sapore del luogo permettendo ingredienti differenti a seconda della zona.

E’ cosi che ad inizio ‘900 il Conte Giovanni Manzoni rileva ben sette ricette diverse di Cappelletti, lo stesso numero che qualche anno più tardi Pellegrino Artusi indicherà ne “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene“, suggerendo anche ripieni anche a base di ricotta, petto di cappone o lombata di maiale.

Tradizione o meno, la prima testimonianza ufficiale dei Cappelletti Romagnoli è databile al 1811. In quell’anno infatti l’allora Regno d’Italia promosse un’indagine sulle tradizioni, le usanze, i dialetti e le superstizioni degli abitanti delle campagne. Utilizzando le informazioni fornite da sacerdoti, insegnanti e podestà, il prefetto di Forlì provvide a stendere un rapporto finale in cui si trova un sorridente accenno ai Cappelletti.

A Natale – scrive il Prefetto Staurenghi -“presso ogni famiglia si fa una minestra di pasta col ripieno di ricotta che chiamasi di cappelletti”. “L’avidità di tale minestra è così generale, che da tutti, e massime dai preti, si fanno delle scommesse di chi ne mangia una maggior quantità, e si arriva da alcuni fino al numero di 400 o 500. Questo costume produce ogni anno la morte di qualche individuo per forti indigestioni“.

Ecco fondata la tradizione Romagnola dei Cappelletti di Natale, tradizione oramai secolare, che li associa ad un piatto di brodo bollente generalmente di Cappone, e che, come molte paste ripiene della tradizione Emiliano-Romagnola, li preferisce gustare durante le stagione invernale.

Ingredienti

Gli originali cappelletti romagnoli presuppongono ancora oggi la presenza di un’Azdora, in dialetto letteralmente “la reggitrice” della Famiglia, un tempo colei che si occupava della cura della casa e che aveva accesso ai segreti della cucina. La preparazione avveniva di solito le sera prima del pasto e venivano chiusi ”ad uno ad uno” coinvolgendo tutte le donne ed i bambini di casa.

La ricetta, fatta come una volta, prevede la preparazione della classica pasta con farina, uova (quante ne assorbe la farina), eventualmente poca acqua. Una volta tirata la sfoglia, con una rotellina dentata si ricavano i larghi quadrati di 4-6 cm di lato. A questo punto su ogni quadrato (o dischetto di sfoglia), si pone un cucchiaio di battuto e poi con una mano svelta e abile si richiude secondo tradizione: il quadretto, con il ripieno, si ripiega su se stesso a mezza luna, facendo combaciare le due punte; queste si schiacciano con un dosato movimento a cerchio, dando forma al cappelletto.

Storia dei Cappelletti
Ingredienti per Cappelletti – Ph. @marcopzz82

Riguardo invece il ripieno dei Cappelletti sussistono tutt’ora diverse varianti, alcune con carni altre con formaggi, ma tutte legittime e tutte ammissibili ecumenicamente. Come tutte le ricette che sono diventate d’uso popolare infatti, anche i Cappelletti si sono adatti al variegato territorio della Romagna.
In un ipotetico viaggio gastronomico alla scoperta della ricetta dei Cappelletti di Romagna potremmo affermare che la tradizione ravennate-cesenate generalmente non accetta le carni; quella forlivese è possibilista; quella riminese, sammarinese e pesarese addirittura le esige, e ne vuole anzi di tre tipi: maiale, vitello e cappone.

Se per il ripieno dei Cappellettti ci sono ancora dispute territoriali, vi è invece accordo generale sul fatto vengano esaltati nella cottura in brodo (di gallina vecchia, o di cappone, e di poco manzo magro). Nonostante ciò si trovano spessissimo anche asciutti, con vari condimenti, tra i quali più diffuso è il ragù di carne di maiale o di mora romagnola, una razza suina esclusivamente locale.

Da Sapere

Vi suggeriamo di non confondere, soprattutto se vi trovate in loco, il Cappelletto con il suo cugino bolognese: il Tortellino, il quale nel ripieno contiene sicuramente carne, è di grandezza differente e viene chiuso in una modalità leggermente diversa.

Storia dei Cappelletti
Cappelletti in Brodo – Ph. @liciapelliconi

La confusione nasce con tutta probabilità dalla ricetta di Pellegrino Artusi che, nel suo lavoro di sistemazione delle preparazioni tradizionali italiane, ha associato ricette differenti e di differenti zone, ad un’unica preparazione.

Ciò si deve alla grande popolarità della preparazione dei Cappelletti, che nel corso della storia si sono diffusi prima nel Reggiano (ripieno con stracotto di manzo) e nel territorio di Modena (territori un tempo di proprietà della famiglia d’Este) e successivamente nelle Marche, in Umbria e fino al Centro Italia.

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Food Valley

Storia della Piadina: lo Street Food di Romagna

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A spasso per l’Emilia-Romagna

Fantasmi nei castelli in Emilia Romagna – esperienze da brivido

Chef, sportivi e artisti della nostra regione sono noti a tutti ma sai che ci sono anche tanti fantasmi in Emilia Romagna?
Che tu sia un moderno e coraggioso acchiappafantasmi o solo un curioso e appassionato di storia, l’Emilia Romagna è la tua meta grazie agli strani fenomeni che si registrano e alle tante presenze occulte (la maggior parte donne) che sembrano aver preso residenza qui! 😉
Oggi ti conduciamo alla scoperta di un’Emilia Romagna inconsueta, dove la storia si mescola alla leggenda, con addirittura 5 ghost tours organizzati👻, spesso con visita serale, in altrettanti Castelli del Ducato per un’esperienza davvero da brivido!
Fatti coraggio, ecco i luoghi “infestati” visitabili, dove andare a trovare i  fantasmi #inEmiliaRomagna.

Fantasmi in Emilia Romagna – Piacenza

Fantasma del cuoco di corte Giuseppe – Castello di Rivalta👻

Ucciso nel Settecento dal maggiordomo di cui aveva insidiato la moglie, sembra manifestare la sua presenza accendendo e spegnendo interruttori. Si dice inoltre che, quando la casa è particolarmente affollata, il cuoco si manifesti, sempre però in modo più scherzoso che terrificante.

Fantasma di Agata – Castello di San Pietro in Cerro 

La dolce e gentile Agata, che prestava servizio alla Corte dei Conti Barattieri, s’innamorò, corrisposta, dello scudiero di corte ma uno dei conti, geloso, la fece sua. Lo scudiero per vendicarsi accoltellò il conte e fu impiccato. Distrutta dal dolore Agata si gettò dalla torre del castello e da allora si aggira triste tra le mura ricordandoci che il vero amore non muore mai.

Fantasma di Aloisa – Castello di Grazzano Visconti

Morta di gelosia dopo aver scoperto il tradimento del marito, compare di notte tra le mura del castello dando fastidio agli ospiti, a meno che questi non le facciano dei doni. Diventata protettrice degli innamorati, molti visitatori le portano doni per consolarla della sfortuna amorosa.

Fantasma di Confalonieri – Castello di Paderna

Il cavaliere Confalonieri fu imprigionato nel Castello dove fu sottoposto a tortura, morendo sgozzato tra atroci sofferenze. Da allora c’è chi giura di sentire urla con riferimenti alle armi di un tempo (balestra) e forse la sua presenza aleggia ancora per un campo magnetico nella piccola Chiesa di Santa Maria…

Fantasma di Pier Maria Scotti detto il Buso spadaccino – Castello di Agazzano👻

Tragicamente morto nel 1529 per mano di Astorre Visconti si narra che il corpo del conte fu gettato nel fossato del castello e mai ritrovato. Oggi aleggia tra le mura del castello e del giardino manifestando la sua presenza con porte che si aprono, luci che rimangono accese e vetri nelle stanze.

Fantasma di Rosania Fulgosio – Castello di Gropparello

Murata viva nei sotterranei del castello dal marito Pietrone da Cagnano,  intorno al 1200, perché cedette, in seguito all’assedio del castello, alla passione del suo amore di gioventù, Lancillotto da Anguissola. Molti sostengono di sentire urla strazianti di donna provenienti dalle celle sotterranee e qualcuno afferma di vedere una diafana figura vestita di bianco aggirarsi nel parco e nella Sala d’Armi.

Fantasmi di Laura, Sergio e Spadone – Rocca Viscontea di Castell’Arquato

Nel 1620, nella Rocca in mano agli Sforza, Laura si innamora di Sergio Montale, incarcerato con il suo servitore detto Spadone e li aiuta a scappare. Gli innamorati vengono decapitati, mentre Spadone dopo anni di latitanza vendica l’amico e sconta l’ergastolo nella prigione della rocca. Da allora i 3 si aggirano nel luogo in cui sono tragicamente scomparsi.

Fantasmi in Emilia Romagna – Parma

Fantasma di Beatrice Pallavicino – Castello di Varano De’ Melegari👻

Il fantasma del Castello sembra sia quello di Beatrice Pallavicino, giovane madre di 4 figli, morta in circostanze misteriose. Sembra che si aggiri nel castello per trovare quella pace che non ebbe in vita.

Fantasma della Dama Bianca Pellegrini – Castello di Torrechiara

Bianca duchessa dagli occhi verdi si innamora, anche se entrambi sono sposati, del Condottiero Pier Maria de’ Rossi Conte di San Secondo che avendo bisogno di un posto dove incontrarsi edificò il Castello. A ricordo del  focoso amore consumato nella Camera d’Oro spesso vi ritornano, la dama apparendo nelle notti di luna piena e il condottiero ripetendo il motto a lei dedicato: ‘Nunc et semper’.

Fantasma di Donna Cenerina – Rocca Meli Lupi di Soragna

Cassandra Marinoni, nota come Donna Cenerina, sposa del Marchese Diofebo II Meli Lupi, fu barbaramente assassinata dal cognato Giulio Anguissola nel 1573 per motivi d’interesse. Il colpevole non fu mai assicurato alla giustizia ed è per questo che il suo spirito non trova pace e vaga sconsolato nelle sale della Rocca ad annunciare presagi e disgrazie ai signori del Castello e ai suoi discendenti.

Fantasma della Fata Bema – Castello di Montechiarugolo👻

La giovane Fata Bema arriva nei possedimenti di Ranuccio Farnese nel 1593. Il Duca temendo di essere vittima di incantesimo prima la imprigiona e poi condanna a morte il suo innamorato con esecuzione il 19 maggio 1612. Da allora il fantasma si manifesta alle giovani donne alla vigilia delle nozze per istruirle sulla loro nuova vita, tornando al Castello ogni 19 maggio in cerca del suo amante.

Fantasma della fanciulla senza nome – Rocca dei Rossi di San Secondo

Sembra che nella rocca, a mezzanotte, si aggiri una giovane fanciulla che fu trucidata non ancora ventenne. La leggenda narra di tracce di sangue ancora visibili sul camino della Sala Latona, luogo dell’assassinio.

Fantasma di Fumèra – Antica Corte Pallavicina

Personaggio enigmatico dallo spirito burlone nelle notti al calar della nebbia, si aggira facendo ondeggiare al suo passare i cibi appesi nei sotterranei più antichi, come  a volersi ancora gustare, nascosto dalla nebbia, dopo tanti secoli, il profumo del cibo più buono del mondo, sua maestà il Culatello.

Fantasma di Maria Sanvitale – Rocca di Fontanellato👻

Sembra che sia della piccola Maria Sanvitale, nipote dell’imperatrice Maria Luigia d’Austria morta a poco più di cinque anni, lo spirito che appare alla finestra della Sala da Ricevimento. Alcune persone raccontano di aver assistito a strani fatti: forte scalpiccio di passi in sale deserte, tonfi sordi nel cuore della notte e la sensazione di non essere soli in una sala vuota.

Fantasma di Moroello – Castello di Bardi

A fine 400 la nobile Soleste si innamorò del prode ma umile Moroello: tornato dalla guerra fu scambiato dall’amata per il nemico e lei credendolo morto si gettò dalla torre. Inconsolabile il cavaliere si suicidò e da allora erra nel castello in cerca dell’amata “immortalato” anche dagli infrarossi di due studiosi.

Fantasmi di Giangerolamo Pallavicino e di sua cugina Giacoma – Castello di Scipione dei Marchesi Pallavicino

Il matrimonio combinato (ma anche d’amore) tra i cugini Giangerolamo Pallavicino e Giacoma fu inusuale per l’epoca. Rimasta vedova con una cospicua eredità fu assassinata dai cugini. In alcune notti dell’anno la presenza degli sfortunati sposi si senta ancora al castello con rumori dei passi, porte trovate aperte, finestre che si spalancano improvvisamente nella galleria degli antenati (Giangerolamo) e passi più lievi (Giacoma).

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Fantasmi in Emilia Romagna – Reggio Emilia

Fantasma di Everelina – Castello di Rossena

Figlia di un vassallo di Matilde di Canossa, si gettò nel dirupo dall’antica torre pur di non andar in sposa ad un uomo che non amava. La sua presenza è avvertita di tanto in tanto nelle sale vicino alla torre.

Fantasmi in Emilia Romagna – Modena

Fantasma del Messer Filippo – Castello di Spilamberto

Nel 1947 a seguito del restauro dei danni arrecati dalla guerra fu scoperta una cella segreta con iscrizioni e graffiti (come in un fumetto ante litteram) che raccontano la tragica storia cinquecentesca di “Messer Filippo”: tra amori proibiti e intrighi politici lo sfortunato morì non prima di guardare il cielo e fatto udire il suo lamento triste che sembra ancora echeggi nelle notti estive.

Fantasmi in Emilia Romagna – Rimini

Fantasma di Azzurrina – Castello di Montebello

La piccola Guendalina, figlia del feudatario di Montebello probabilmente nacque albina. Detta Azzurrina a causa di una tinta sbagliata che dava riflessi azzurri, scomparve nella ghiacciaia della fortezza mentre stava giocando e non venne mai più ritrovata. Era il 21 giugno del 1375. Sembra che il fantasma della bambina sia ancora presente nel castello e che torni a farsi sentire, negli anni che finiscono con 0 o con 5,  con suoni provenienti dai sotterranei in concomitanza con il cadere del solstizio d’estate

Che il viaggio nel mistero inizi, non dite che non vi abbiamo avvertito!

 

👻 = Ghost Tours attivo

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A spasso per l’Emilia-Romagna

Scoprire l’Emilia Romagna dall’alto – In cima a torri e campanili

Ogni giorno ti raccontiamo bellezze e tesori della nostra regione, ma che ne dici di scoprire l’Emilia Romagna dall’alto, salendo in cima a torri e campanili?
Ecco per te una prima selezione di luoghi da non perdere se ami immortalare i panorami da singolari prospettive e non soffri di vertigini  😉
Per comodità li abbiamo suddivisi per territorio provinciale.

Scoprire l’Emilia Romagna dall’alto – Piacenza

Cupola della Cattedrale Santa Maria Assunta e Santa Giustina | Piacenza

Come abbiamo già raccontato, dopo il successo delle esposizioni degli ultimi due anni è diventata permanente la possibilità di salire sulla cupola della Cattedrale di Piacenza affrescata dal Guercino.
L’esperienza ti regalerà l’occasione di vedere da vicino gli affreschi come mai prima d’ora e prima di scendere potrai scattare, dal rosone a croce greca della facciata, qualche foto alla piazza antistante.
Visita possibile solo nel weekend con possibilità di biglietto combinato con il Museo Kronos.

Scoprire l’Emilia Romagna dall’alto – Modena

Torre della Ghirlandina | Modena

Edificata come torre campanaria, anche se ha sempre rivestito anche un’importante funzione civica, è il simbolo della città ben riconoscibile al viaggiatore da qualsiasi parte arrivi.
Con i suoi oltre 89 metri svetta su Piazza Grande a fianco del Duomo con i quali condivide il titolo di Patrimonio UNESCO.
Prima ammira l’esterno e poi addentrati al suo interno dove, dopo aver visitato la cosiddetta Stanza dei Torresani un tempo abitata dai custodi della torre, rimarrai stupito dal panorama che si gode da quell’altezza. Per la visita puoi scegliere tra biglietto singolo o biglietto unico che comprende anche le Sale Storiche di Palazzo Comunale, l’Acetaia Comunale e i Musei del Duomo.

 

Scoprire l’Emilia Romagna dall’alto – Bologna

Torre degli Asinelli | Bologna

Delle oltre 100 torri medievali oggi ne rimangono poco più di 20 tra cui le famose Due Torri, Garisenda e Asinelli. In passato assolvevano importanti funzioni militari e la loro imponenza rappresentava il prestigio della famiglia proprietaria.
Sappi che se deciderai di salire in cima a quella degli Asinelli ti aspettano 498 gradini per arrivare fin su in cima a quota 97,2 metri dove lo pendenza di oltre 2 metri è ben visibile. Dalla terrazza sommitale vedrai Bologna come facevano una volta i soldati di guardia e per una volta godrai di un insolito skyline cittadino. Ricorda che la salita alla Torre è gratuita se per il tuo viaggio bolognese acquisti la Bologna Welcome Card.

Torre campanaria della Cattedrale di San Pietro | Bologna

Il sabato, in via Indipendenza, la Cattedrale di Bologna (non lo sapevi che San Petronio non è il Duomo cittadino?) ti riserva una sorpresa speciale: ovvero la salita al campanile o meglio ai campanili (quello originario e quello successivo costruito attorno al primo).
La salita avviene nell’intercapedine lungo una particolare scala a chiocciola fatta non da gradini ma da un lungo piano inclinato e anche se impegnativa ti compenserà con una vista unica dai tetti e torri del centro di Bologna fino alle colline dove solo gli Asinelli ti sovrastano: impagabile se fatta al tramonto. Giunto in cima ti sarà spiegata la storia del campanile e delle sue campane e se sei fortunato potrai anche fare una prova di scampanio.

Torre Prendiparte | Bologna

Nella città delle torri non poteva essercene solo una visitabile: se hai voglia di distinguerti non perdere l’occasione di salire in cima alla Torre Prendiparte. Dovrai attraversare 12 camere, una per piano, in una vertiginosa salita che lentamente porta alla terrazza panoramica a quota 60 metri. Nel medioevo era il baluardo della famiglia Prendiparte, oggi i proprietari l’hanno destinata ai turisti curiosi che ne possano apprezzare l’unicità (si può anche prenotare per un aperitivo in terrazza o cena romantica e perfino dormirci!).

Scoprire l’Emilia Romagna dall’alto – Ferrara

Torre dei Leoni del Castello Estense | Ferrara

Il Castello Estense, simbolo di Ferrara non è sempre esistito: in origine al suo posto c’era un’antica torre di avvistamento inserita nella cinta muraria difensiva accanto alla Porta dei Leoni, la Torre dei Leoni attorno a cui nel 1385 fu costruito il castello. Pianta quadrata e costruita in mattoni nel 2012 ha fatto il giro del mondo come simbolo dei danni del sisma.
Oggi risanata e messa in sicurezza ci puoi salire per ammirare dalla sua balaustra tutta Ferrara e oltre (sempre se non ci sia nebbia…). Per la salita è previsto un supplemento sull’ingresso (gratuito con la MyFe Card) al Castello Estense.

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Campanile dell’Abbazia di Pomposa | Codigoro

L’Abbazia di Pomposa, capolavoro medievale nei pressi del Parco del Bosco della Mesola, è uno di quei gioielli nascosti della nostra Italia. Si dice infatti che fu proprio qui che il monaco Guido d’Arezzo inventò le sette note musicali. Il campanile dell’Abbazia di Pomposa risale all’anno 1000 e si erge per 48 metri d’altezza per essere avvistato fin da distante da pellegrini e viandanti in transito da Venezia a Ravenna. Caratterizzato dalla leggerezza strutturale grazie alle aperture delle finestre, non è sempre visitabile. Per approfittare della prossima apertura segui l’associazione Pomposa eventi che gestisce le visite. Chi ci è riuscito assicura che la vista sul paesaggio fino alle valli del vicino Delta del Po merita proprio…

Scoprire l’Emilia Romagna dall’alto – Ravenna

Torre dell’Orologio | Brisighella

Partendo dalla famosa via degli Asini ti aspetta una scalinata ripida con oltre 300 scalini per raggiungere la Torre dell’Orologio, tutt’ora funzionante e caratterizzata da un particolare quadrante a 6 ore e dal caratteristico rintocco ogni quarto d’ora. Se lo visiterai al momento giusto sentirai i rintocchi suonare fuori e risuonare all’interno. La fatica per raggiungerla sarà ripagata dal paesaggio della cittadina che si stende sotto la torre, davvero mozzafiato. Visite consentite nei festivi e prefestivi e il biglietto che include anche Rocca Manfrediana e Museo Ugonia è gratuito se hai la Romagna Visit Card.

Torre San Michele | Cervia

Nel centro storico di Cervia la Torre S. Michele svetta fino dal 1691, quando fu edificata per difendere la città da Turchi e Saraceni. A pianta quadrata e alta 22,5 m, la torre era un vero e proprio fortino, da sempre a difesa della città e del sale. Oggi ospita l’ufficio informazioni turistiche e la sala panoramica posta all’ultimo piano è accessibile solo in occasione di esposizioni o particolari iniziative.

Torre Oriolo dei fichi | Faenza

La torre è ciò che rimane dell’antico mastio appartenuto alla famiglia Manfredi nel XV secolo. Al sesto piano di questa torre dalla forma esagonale irregolare alta 17 metri ti aspetta un ampio terrazzo con torretta da cui godere un bel panorama dall’Appennino alla riviera romagnola comprendendo Faenza, Forlì, Bertinoro e Ravenna. Visitabile da marzo a novembre il sabato e la domenica.

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Faenza (RA) – panorama dalla Torre di oriolo dei fichi, ph. Torre di Oriolo

Scoprire l’Emilia Romagna dall’alto – Forlì-Cesena

Campanile della Abbazia di San Mercuriale | Forlì

Tra i campanili più altri d’Italia grazie ai suoi oltre 70 metri è posto sul lato destro della chiesa restringendosi gradualmente verso la vetta. Al momento della sua costruzione (1178-1180), fu considerato una delle meraviglie più mirabili del Regno d’Italia diventando l’archetipo del campanile per eccellenza, ispirando molti altri tra cui il Campanile di San Marco a Venezia.
Per poter salire in cima –  270 scalini in tutto – dovrai aspettare alcune ricorrenze come Natale, Pasqua, la Festa della Madonna del Fuoco (4 febbraio) e la Festa di San Mercuriale (26 ottobre).

Forlì(FC) – Abbazia San Mercuriale, ph.arpinatiachille

Scoprire l’Emilia Romagna dall’alto – Rimini

Torre Civica | San Leo

Il campanile-torre costruito intorno al XII secolo direttamente sopra la roccia è un esempio emblematico del romanico. Si trova proprio dietro alla Cattedrale di San Leone e solo successivamente alla sua costruzione è stato trasformato nel campanile della chiesa.
Dalla sua vetta domina il borgo e la vallata circostante e il paesaggio che si può ammirare è davvero suggestivo peccato che venga aperto al pubblico solo per alcune festività ed eventi.


Visto che l’elenco è frutto di una nostra ricerca e può non essere esaustivo, se conosci o hai visitato altri luoghi da dove scoprire l’Emilia Romagna dall’alto ti invitiamo a segnalarceli con un commento (meglio se accompagnato da foto…), grazie!