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Parlami di tER

[Parlami di TER #287] Sagra della Cantarella a Gatteo Mare

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra, sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Quando l’estate sta per finire le vie di Gatteo Mare si riempiono del profumo unico e magico delle cantarelle (‘cantarèli’ in dialetto romagnolo), un antico dolce della nostra tradizione, povero all’origine. Un sapore antico, che con il vin brulè e le caldarroste ci ricorda l’infanzia e momenti felici vissuti in famiglia…

La Cantarèla ha origini lontane e ci riporta indietro nel tempo quando, durante le veglie in casa o nella stalla, le azdore romagnole preparavano un impasto di farina, acqua, un pizzico di bicarbonato e sale; ci si poteva aggiungere in parte anche la farina di granoturco “e’ remal”. Il tutto veniva miscelato in modo che rimanesse abbastanza liquido. Quindi si rovesciava a cucchiaiate un po’ alla volta sulla stufa e si cuocevano dei piccoli dischi. E per rendere saporito il composto si condiva con la “saba” ricavata dal mosto, “e’ savour”, marmellata speciale, oppure semplicemente con zucchero e olio di frantoio.

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Negli anni le varianti nella preparazione, nella farcitura e nell’accompagnamento si sono moltiplicate ma gli ingredienti base restano più o meno gli stessi:

  • 500 ml di acqua
  • 250 g di farina gialla
  • 250 g di farina bianca
  • 3 cucchiai di olio e.v.o.
  • 1 pizzico di sale
  • un pizzico di bicarbonato
  • zucchero semolato q.b.

Ogni anno, l’ultimo week-end di settembre e il primo di ottobre, Gatteo Mare celebra questo dolce tipico con la ‘Sagra della Cantarella’ un’occasione unica per rilassarsi e divertirsi in compagnia, bevendo e mangiando cose semplici e genuine come le rane in umido, le seppie con i piselli, i sardoncini, il tutto condito con del buon vino e della buona musica. E, ovviamente, la regina della festa è proprio la Cantarèla, mangiata semplice oppure con la Nutella per i più golosi.
In piazza della Libertà, nel cuore del paese, il ricco programma offre divertimento per tutte le età: spettacoli comici, intrattenimento per i più piccoli, concerti, pesca di beneficenza, mostre d’arte… insomma ce n’è veramente per tutti i gusti!

Per non perdere nessuna edizione tenetevi aggiornati sull’evento seguendo anche la pagina Facebook dedicata.

L’evento è organizzato dall’associazione Uniti per Gatteo, dal centro ricreativo culturale Giulio Cesare di Gatteo Mare con la collaborazione dell’associazione Telemaco di Gatteo e il patrocinio del comune di Gatteo.

 

 

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La Riviera

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La Riviera

La Notte del Liscio dal 14 al 16 giugno 2019 in Romagna

La Romagna, dalla Riviera all’entroterra, rende omaggio a uno dei suoi elementi più identitari e inconfondibili con la Notte del Liscio, che dal 14 al 16 giugno 2019 torna a riempire di musica e ballo le spiagge e le piazze della Romagna.

Scopri il programma

Il ballo Liscio romagnolo rappresenta una parte importante dell’identità e della memoria della nostra regione, tanto che a Savignano sul Rubicone gli hanno dedicato un vero e proprio Museo.
Nato come genere musicale alla fine del XIX secolo, nel corso della sua storia il Liscio ha conosciuto momenti alti e bassi, confrontandosi dagli anni Ottanta con l’incalzante concorrenza delle discoteche della Riviera, fino ad arrivare ai giorni nostri più vivo che mai.

Orchestra Raoul Casadei
Orchestra Raoul Casadei

Se credete infatti che ballare il Liscio sia ormai affare dei nonni, vi sbagliate di grosso!
È indubbio infatti che dal nuovo millennio il genere stia conoscendo una rinascita in cui, anche i cosiddetti “giovani”, ci stanno mettendo del loro. È quindi facile trovare sia in estate che in inverno, balere improvvisate dove, tra una birra ed un cocktail, giovani e non si scatenato al ritmo incalzante di polke, mazurche e walzer (ma attenzione, quest’ultimo è la versione “popolarizzata” del cugino viennese).

Da tutto questo nasce la Notte del Liscio, giunta quest’anno alla sua quarta edizione, 3 giorni durante i quali la costa adriatica diventerà una grande pista da ballo.

Tra i numerosi eventi in programma ne segnaliamo due, assolutamente da non perdere:

  • Venerdì 14 giugno a Cesenatico (dalle ore 21 in Piazza Costa) una serata danzante durante la quale il Liscio di Mirko Casadei incontra la musica di Simone Cristicchi, Banda Rulli Frulli e Davide Zilli, con cerimoniere Raoul Casadei.
  • Sabato 15 giugno a Gatteo Mare si balla all’alba (ore 6.30 sulla spiaggia del Bagno Corrado 2) con il Concerto dedicato a Secondo Casadei con Fiorenzo Tassinari, Enrico Milli, Mattia Rulent e Moreno il Biondo – e si balla al tramonto (dalle ore 21.00 presso i Giardini Don Guanella) con lo spettacolo che vede sul palco Moreno il Biondo & Grande Evento e Mirco Mariani & Extraliscio con Orietta Berti, Mondo Marcio, Carlo Marrale e Rosmy.

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Se poi volete prepararvi alle iniziative danzanti della Notte del Liscio, ecco qui un veloce tutorial (a cura di Monia Malpassi):

Buon Liscio a tutti!

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La Riviera

#RomagnoliDOP: una web serie

Se doveste elencare 3 caratteristiche tipiche della gente di Romagna cosa vi verrebbe in mente?
La nuova web serie #RomagnoliDOP ideata da Paolo Cevoli è dedicata proprio a questo: alla sburonaggine, al patachismo e all’ignorantezza che da sempre caratterizzano chi abita questa area geografica celebre per la sua ospitalità e il suo ottimismo.

Con tanta ironia, un pizzico di nostalgia e un buon umore contagioso, Cevoli mette in luce le caratteristiche tipiche dei Romagnoli o di chi si sente Romagnolo nell’animo, attraverso più di 200 interviste, tra personaggi celebri (fra cui Rudy Zerbi, Giuseppe Giacobazzi, Gianni Morandi, Gianni Fantoni, Kevin Schwantz, Roberto Mercadini, Davide Cassani, Guido Meda, Andrea Mingardi, Aldo Drudi, Duilio Pizzocchi, Andrea Vasumi e tanti altri…) e persone “comuni” che incarnano al meglio lo spirito della “Romagnolità”.
Imprenditori, operatori culturali, artisti, cuochi, scrittori, cittadini e turisti raccontano, tra ricordi, aneddoti e battute, cosa vuol dire essere RomagnoliDOP.

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Un progetto nato per “tutelare le persone” – proprio come oggi si tutelano i prodotti enogastronomici – mettendone in luce le caratteristiche salienti che rendono i Romagnoli unici nel loro genere.
La web serie è composta da tredici puntate legate ad altrettanti temi, che saranno online tutti i giovedì sera a partire dal 23 maggio.
Le puntate sono precedute da un videoclip di una particolarissima interpretazione della canzone “Romagna mia” di Secondo Casadei arrangiata in chiave swing dal gruppo musicale Saxofollia assieme al pianista Pietro Beltrami (che ne ha curato l’arrangiamento) e cantato da Cristina Montanari, Daniela Galli e Silvia Donati:


Le puntate:

Puntata 1 | Il progetto

Puntata 2 | I Romagnoli

Puntata 3 | Pataca

Puntata 4 | Sburone

Puntata 5 | Ignorantezza

Puntata 6 | Accoglienza

Puntata 7 | Azdora

Puntata 8 | Vita


Segui la web serie sugli account social di Paolo Cevoli:

Facebook: facebook.com/paolo.cevoli

YouTube: Paolo Cevoli – SemiTV

Instagram: instagram.com/paolocevoli

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Food Valley

Storia dei Cappelletti… all’uso di Romagna

Tra le ricette più genuinamente tradizionali della Terra di Romagna, i Cappelletti o “Caplét”, come si dice in dialetto, sono una delle preparazioni più famose e apprezzate della cucina Italiana e la loro forma ricorda quella del “galoza”, un copricapo ad ali indossato dalla gente di campagna.

Farciti con differenti ingredienti, a seconda della zona di Romagna, sono il frutto tutto italiano dell’incrocio di tradizione e cultura popolare che ha abbinato con sapienza, prodotti locali e antiche ricette.

Storia

È con il ‘500 e con la nascente cucina delle corti signorili che la preparazione dei Cappelletti, cosi come di ogni pasta ripiena, vede la sua nascita ufficiale (anche se le primissime tracce della preparazione dei cappelletti risalgono ad un testo di Fra Salimbene da Adam del XIII secolo d.C.).
Sono Cristoforo di Messisbugo e Bartolomeo Scappi infatti, i due cuochi della corte estense, i primi a citare i Cappelletti come ricetta sia per descriverne la forma che per prescriverne il “battuto” o “compenso”, come viene definito il contenuto.

Storia dei Cappelletti
Cappelletti – Ph. @anna_maria_fabbri

Come ogni ricetta Italiana, i Cappelletti escono ben presto dalla cucina di corte per diffondersi in tutto il territorio prima romagnolo e poi centro italiano, diventando una delle ricette più diffuse e differenti di tutto lo stivale.
Si perché il ripieno, o “compenso” come si chiama in Romagna, diventa espressione e sapore del luogo permettendo ingredienti differenti a seconda della zona.

E’ cosi che ad inizio ‘900 il Conte Giovanni Manzoni rileva ben sette ricette diverse di Cappelletti, lo stesso numero che qualche anno più tardi Pellegrino Artusi indicherà ne “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene“, suggerendo anche ripieni anche a base di ricotta, petto di cappone o lombata di maiale.

Tradizione o meno, la prima testimonianza ufficiale dei Cappelletti Romagnoli è databile al 1811. In quell’anno infatti l’allora Regno d’Italia promosse un’indagine sulle tradizioni, le usanze, i dialetti e le superstizioni degli abitanti delle campagne. Utilizzando le informazioni fornite da sacerdoti, insegnanti e podestà, il prefetto di Forlì provvide a stendere un rapporto finale in cui si trova un sorridente accenno ai Cappelletti.

A Natale – scrive il Prefetto Staurenghi -“presso ogni famiglia si fa una minestra di pasta col ripieno di ricotta che chiamasi di cappelletti”. “L’avidità di tale minestra è così generale, che da tutti, e massime dai preti, si fanno delle scommesse di chi ne mangia una maggior quantità, e si arriva da alcuni fino al numero di 400 o 500. Questo costume produce ogni anno la morte di qualche individuo per forti indigestioni“.

Ecco fondata la tradizione Romagnola dei Cappelletti di Natale, tradizione oramai secolare, che li associa ad un piatto di brodo bollente generalmente di Cappone, e che, come molte paste ripiene della tradizione Emiliano-Romagnola, li preferisce gustare durante le stagione invernale.

Ingredienti

Gli originali cappelletti romagnoli presuppongono ancora oggi la presenza di un’Azdora, in dialetto letteralmente “la reggitrice” della Famiglia, un tempo colei che si occupava della cura della casa e che aveva accesso ai segreti della cucina. La preparazione avveniva di solito le sera prima del pasto e venivano chiusi ”ad uno ad uno” coinvolgendo tutte le donne ed i bambini di casa.

La ricetta, fatta come una volta, prevede la preparazione della classica pasta con farina, uova (quante ne assorbe la farina), eventualmente poca acqua. Una volta tirata la sfoglia, con una rotellina dentata si ricavano i larghi quadrati di 4-6 cm di lato. A questo punto su ogni quadrato (o dischetto di sfoglia), si pone un cucchiaio di battuto e poi con una mano svelta e abile si richiude secondo tradizione: il quadretto, con il ripieno, si ripiega su se stesso a mezza luna, facendo combaciare le due punte; queste si schiacciano con un dosato movimento a cerchio, dando forma al cappelletto.

Storia dei Cappelletti
Ingredienti per Cappelletti – Ph. @marcopzz82

Riguardo invece il ripieno dei Cappelletti sussistono tutt’ora diverse varianti, alcune con carni altre con formaggi, ma tutte legittime e tutte ammissibili ecumenicamente. Come tutte le ricette che sono diventate d’uso popolare infatti, anche i Cappelletti si sono adatti al variegato territorio della Romagna.
In un ipotetico viaggio gastronomico alla scoperta della ricetta dei Cappelletti di Romagna potremmo affermare che la tradizione ravennate-cesenate generalmente non accetta le carni; quella forlivese è possibilista; quella riminese, sammarinese e pesarese addirittura le esige, e ne vuole anzi di tre tipi: maiale, vitello e cappone.

Se per il ripieno dei Cappellettti ci sono ancora dispute territoriali, vi è invece accordo generale sul fatto vengano esaltati nella cottura in brodo (di gallina vecchia, o di cappone, e di poco manzo magro). Nonostante ciò si trovano spessissimo anche asciutti, con vari condimenti, tra i quali più diffuso è il ragù di carne di maiale o di mora romagnola, una razza suina esclusivamente locale.

Da Sapere

Vi suggeriamo di non confondere, soprattutto se vi trovate in loco, il Cappelletto con il suo cugino bolognese: il Tortellino, il quale nel ripieno contiene sicuramente carne, è di grandezza differente e viene chiuso in una modalità leggermente diversa.

Storia dei Cappelletti
Cappelletti in Brodo – Ph. @liciapelliconi

La confusione nasce con tutta probabilità dalla ricetta di Pellegrino Artusi che, nel suo lavoro di sistemazione delle preparazioni tradizionali italiane, ha associato ricette differenti e di differenti zone, ad un’unica preparazione.

Ciò si deve alla grande popolarità della preparazione dei Cappelletti, che nel corso della storia si sono diffusi prima nel Reggiano (ripieno con stracotto di manzo) e nel territorio di Modena (territori un tempo di proprietà della famiglia d’Este) e successivamente nelle Marche, in Umbria e fino al Centro Italia.

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Food Valley

Storia della Piadina: lo Street Food di Romagna

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Wellness Valley

Wellness Valley: dove il benessere è tradizione

Perché in una terra si vive bene? Quali sono i fattori da cui dipende una buona qualità della vita?
Sicuramente il vivere secondo uno stile salutare che abbia ritmi sostenibili, il mangiare cibi genuini rispettosi della stagionalità, il poter dedicare il proprio tempo libero alle attività del cuore (dallo sport alla cultura), il poter ammirare la bellezza monumentale e paesaggistica a due passi dalla propria casa, il saper custodire le proprie radici.
E il saper trasmettere la serenità che deriva da tutto ciò anche ai propri visitatori, grazie ad un’ospitalità in grado di farli sentire “a casa”.

In Emilia-Romagna tutti questi aspetti fanno parte della tradizione: basti pensare alla vocazione agricola che questa terra ha da sempre, alla lunga dedizione che ci vuole per preparare la pasta fresca fatta in casa, alla cura con cui vengono mantenuti in vita i borghi più storici e le attività più tradizionali, alla vivace accoglienza che ha reso celebre la costa romagnola fin dal primo ‘900.
Insomma, tutto questo fa parte del DNA dell’Emilia-Romagna e oggi, per ufficializzare questa vocazione al viver bene, è stato creato un vero e proprio distretto, che si chiama WellnessValley.

Se siete curiosi di sapere cosa potete trovare in questa terra del benessere, ecco alcune idee di viaggio tra i luoghi della Romagna più legati alle tradizioni culturali e alle attività artigianali che si incontrano sulle rotte “Trek & Bike” della WellnessValley.

Con il percorso Bike OffRoad da Argenta a Comacchio, per esempio, è possibile scoprire due luoghi custodi dell’identità della costa ferrarese: ad Argenta il Museo delle Valli è un museo storico-naturalistico che permette di conoscere l’ecosistema del Parco del Delta del Po, con i suoi usi e le sue tradizioni, come la lavorazione artigianale delle erbe palustri. Nello scenografico borgo marinaro di Comacchio, chiamato anche la “piccola Venezia dell’Emilia-Romagna”, troviamo invece il museo della Manifattura dei marinati, dove è ancora oggi possibile capire come si svolge la lavorazione tradizionale delle anguille, secondo uno specifico procedimento di marinatura che è rimasto inalterato nel tempo.

Valli di Comacchio, Ferrara | Ph. parcodeltapo.it
Valli di Comacchio, Ferrara | Ph. parcodeltapo.it

Sempre a Comacchio termina anche il percorso Bike OffRoad da Goro a Comacchio, lungo il quale si incontra, con il suo alto campanile che svetta sulla fertile pianura circostante, l’Abbazia di Pomposa, il luogo che ha visto nascere la musica per come la conosciamo oggi: forse non tutti sanno che, infatti, questo importante centro monastico accolse, tra gli altri, anche Guido d’Arezzo, il monaco inventore della scrittura musicale basata sul sistema delle sette note.

Con il percorso Bike Road che lungo la Destra Po conduce da Stellata a Gorino incontriamo invece, a Ro, il Mulino sul Po, uno dei Musei del Gusto della Romagna; si tratta della fedele riproduzione di un mulino ad acqua, come quelli che un tempo sorgevano numerosi lungo il corso del Grande Fiume e di cui oggi non è rimasta più traccia, votato a tenere viva la memoria produttiva della “ciupeta” o coppia, celebre pane ritorto ferrarese con riconoscimento IGP.

Salina Camillone di Cervia, raccolta manuale del sale
Salina Camillone di Cervia, raccolta manuale del sale

Seguendo il percorso Bike OffRoad che da Cervia porta a Ravenna, imperdibile una visita al MUSA, il Museo del Sale di Cervia, prodotto che vanta il presidio Slow Food dal 2004; il questo luogo si racconta come si svolgeva un tempo la raccolta del sale dolce e il duro lavoro in salina, tutt’oggi ancora visibile dal vivo nella vicina Salina Camillone, l’ultimo dei fondi saliferi a lavorazione artigianale esistenti.

Molto interessanti anche il percorso Bike OffRoad della Valconca che dal borgo malatestiano di San Clemente conduce in mezzo a colline di vigneti e uliveti, tra antichi mulini, rocche e borghi fortificati, con spettacolari punti panoramici sulla vicina Riviera, e il percorso Bike OffRoad che parte da Rimini e conduce a Santarcangelo di Romagna, facendo un piccolo viaggio nella storia della Valmarecchia, con una immancabile visita a una delle botteghe più antiche della zona, l’antica Stamperia Marchi, con il suo mangano del 1633.

Santarcangelo di Romagna Ph @jes_piro
Santarcangelo di Romagna Ph @jes_piro

Questi sono solo alcuni dei numerosi e diversificati itinerari che si possono percorrere a piedi o in bicicletta per conoscere il territorio e le sue tradizioni in maniera sana, rilassata e autentica, ma se continuate a curiosare tra i percorsi “Trek & Bike” troverete molto altro 🙂
Buon viaggio, vi aspettiamo nella WellnessValley #inEmiliaRomagna!


Progetto realizzato grazie al contributo del Fondo europeo di sviluppo regionale POR FESR 2014-2020.

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Arte e Cultura

Scaramanzie in Emilia Romagna

Ogni regione d’Italia è ricca di miti, leggende e tradizioni, alcune delle quali si perdono nella notte dei secoli. L’Emilia-Romagna, ovviamente, non è da meno e conserva gelosamente nei suoi substrati culturali vicende mistiche e scaramantiche, arricchite da storie popolari di fantasmi ed esseri mitologici e racconti segnati dall’amore, dalla vita e dalla morte.

Un grosso pentolone chiamato tradizioni, o meglio riti e credenze, a cui ogni popolo da sempre attinge per dare valore alla propria esistenza e favorire il senso di solidarietà esistente tra i singoli individui e la collettività.

Molto spesso questi rituali, poiché collocabili nel tempo e nello spazio, si legano a luoghi ben precisi definendo per quest’ultimi un profilo emotivo che ancora oggi possiamo scoprire, avvicinandoci con curiosità alla loro storia. Nascono così rituali attorno a quei luoghi che grazie alla tradizione giungono a noi perpetuandosi nel tempo.


Laurearsi rispettando le regole

La città di Bologna vista dalla Torre degli Asinelli | Foto da bolognawelcome.com
La città di Bologna vista dalla Torre degli Asinelli | Foto da bolognawelcome.com

Se avete già frequentato un qualsiasi corso universitario a Bologna lo saprete già ma se, invece, state pensando di trasferirvici oppure avete intenzione di iscrivere i vostri figli, leggete quanto segue, vi potrà essere d’aiuto.

L’università di Bologna, una delle migliori al mondo nonché la più antica in Europa, offre una vastissima gamma di corsi in una tra le più belle città d’Italia. Data però la sua storicità, nei secoli ha dato seguito tra le comunità di studenti a molteplici riti scaramantici.

Primo tra tutti, sembra sia proibito attraversare in diagonale Piazza Maggiore: il rischio potrebbe essere quello di vedere allontanarsi il giorno della propria laurea! Lo stesso dicasi per la risalita della Torre degli Asinelli. Chi sfida la sorte potrebbe compromettere definitivamente la possibilità di ritirare l’agognata pergamena e ritrovarsi per “sempre” arenato sui libri, con 498 scalini sul collo.


L’amore per una statua

La statua di Guidarello Guidarelli (1525), MAR - Museo d'arte della città di Ravenna
La statua di Guidarello Guidarelli (1525), MAR – Museo d’arte della città di Ravenna

Se siete una giovane donna, inspiegabilmente single e in cerca dell’amore, quello da matrimonio per intendersi, a Ravenna c’è la soluzione per voi. All’interno della Pinacoteca del MAR – Museo d’arte contemporanea della città, è conservata dal 1829 la celebre lastra funeraria (1525) del valoroso cavaliere Guidarello Guidarelli, mito di bellezza e virtù.

Secondo un mito popolare qualsiasi donna che baci le labbra di marmo di Guidarello, andrà incontro alla fortuna di sposarsi entro un anno. Negli ultimi due secoli sembra che in molte abbiano ceduto a questa credenza, oltre cinque milioni, affermerebbe una diceria giornalistica. Oggi non è più possibile accostarsi così tanto alle labbra del cavaliere ma perdersi nei suoi occhi, quello sì, è consentito!


Sotto il segno delle corna

La festa dei Becchi a Santarcangelo di Romagna | Foto da everydaylife.it
La festa dei Becchi a Santarcangelo di Romagna | Foto da everydaylife.it

L’11 novembre, a Santarcangelo di Romagna per le festa di San Martino – una delle più importanti sagre tradizionali della Romagna – si celebrano scherzosamente i “cornuti” ovvero tutti quegli uomini che, per un motivo o per un altro, sono stati traditi dalle loro mogli.

Un rituale originale ma molto divertente che come tanti altri trae fondamento da usanze contadine. Era, infatti, proprio il giorno di San Martino che proprietari terrieri e mezzadri si incontravano per sancire o rinnovare i loro contratti di lavoro. In quell’occasione si scambiavano attrezzi, scorte alimentari e bestiame. Da qui la Fiera dei Becchi (dei caproni), ovvero la festa dei cornuti.

Ogni anno, nella centralissima piazza Ganganelli, sotto l’Arco trionfale di Clemente XIV, vengono appese delle grandi corna. La tradizione vuole che si mettano a oscillare al passaggio di persone tradite.
Ciò che serve è solo un pizzico di coraggio, la fortuna è una ruota che gira!

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Parlami di tER

[ParlamiditER #232] Romagna Slang

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Romagna Slang: imparare il romagnolo non è mai stato così semplice e divertente!
Vieni con noi alla scoperta dei modi di dire della tradizione e conoscerai la nostra simpatica famiglia:

“Romagna slang. In rumagnôl u s dis…” è un progetto ideato dall’Istituto Friedrich Schürr, con sede a Santo Stefano (Ravenna), e realizzato dal gruppo multimediale riminese Icaro Communication con il contributo dell’Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna.

“Il dialetto è giovane su youtube” è il titolo originale del progetto presentato in Regione, da cui nasce l’idea di produrre 40 clip dedicate ai modi di dire più tipici della tradizione della lingua dialettale romagnola. I video vogliono promuovere la conoscenza e diffusione del dialetto delle terre di Romagna comprese tra Ravenna, Faenza, Cotignola e Bagnacavallo.