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Parlami di tER

[ParlamiditER #290] Ravenna: i Barbari tra guerre, potere e gusto per l’arte

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
Se anche tu vuoi raccontare l’Emilia-Romagna che si vede dalla tua finestra sei benvenuto. Basta una mail a inemiliaromagna@aptservizi.com o un commento qui sotto!


Anno 488 d.C.

Dalle lande remote dell’Europa orientale, un esercito immenso è in marcia verso l’Italia.
Al seguito dei soldati ci sono donne e bambini, con cavalli e carri stracolmi di armi, vettovaglie e tutto il necessario per la vita quotidiana. C’è chi dice che questo sconfinato drappello sia composto da circa 300.000 effettivi.
Una nazione intera, tumultuosa ed agguerrita, si dirige sinistra verso le terre dell’ex Impero d’Occidente.
E alla testa dell’armata vi è lui, il capo supremo: Teodorico, il re degli Ostrogoti.

Teodorico ha poco più di 30 anni quando si getta nell’impresa arditissima che tra poco racconteremo, ma aveva già avuto una vita ricca di colpi di scena. Poco più che bambino, era stato spedito dal padre a Costantinopoli come ostaggio a garanzia di un trattato tra i barbari e l’Impero d’Oriente. Nella capitale imperiale aveva appreso la cultura bizantina e studiato la politica e la macchina burocratica statale.

Ritornato in patria dopo circa 10 anni di esilio forzato, a soli 20 anni fu nominato re degli Ostrogoti. Con il suo popolo, dalla Pannonia – una regione compresa grosso modo tra le attuali Ungheria, Austria, Slovenia e Croazia – decise di spostarsi nella zona della Mesia inferiore (in Bulgaria), ai confini con l’impero d’Oriente.
E questa è la mossa da cui prenderà avvio la campagna italica. Infatti, Zenone, l’imperatore d’Oriente, sentiva forte la pressione degli Ostrogoti ai confini, ormai troppo vicini a Costantinopoli, e decise di sviarne il potenziale attacco incoraggiandoli a guerreggiare contro Odoacre – il re degli Eruli che nel 476 d.C. aveva deposto l’ultimo imperatore d’Occidente.

L’occasione è troppo ghiotta per rinunciarvi e Teodorico, insignito del titolo di patricius, si mise alla testa del suo popolo con l’obiettivo di raggiungere Ravenna, ultima capitale dell’impero d’Occidente e nuovo quartier generale del regno di Odoacre. Ma la spedizione fu più problematica del previsto. Odoacre si dimostrò un osso duro e dopo svariate battaglie nel nord Italia Teodorico mise un lunghissimo assedio a Ravenna, che si concluse soltanto nel marzo dell’anno 494 d.C.

In realtà, per vincere la resistenza del re degli Eruli, Teodorico patteggiò una co-reggenza con Odoacre. Probabilmente una delle co-reggenze più brevi della storia. Dopo solo 10 giorni, Odoacre venne accusato di tradimento e fu fatto uccidere. E in questo modo Ravenna rimase unicamente nelle mani di Teodorico.
Qui egli morì e qui ancora oggi è possibile ammirare il suo mitico mausoleo.


8 monumenti UNESCO

Il sito UNESCO denominato “Monumenti Paleocristiani di Ravenna” è costituito da 8 monumenti siti nella città, attuale capoluogo di provincia dell’Emilia-Romagna:

  • il Mausoleo di Galla Placidia
  • il Battistero Neoniano
  • il Battistero degli Ariani
  • la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo
  • la Cappella Arcivescovile
  • il Mausoleo di Teodorico
  • la Basilica di San Vitale
  • la Basilica di Sant’Apollinare in Classe

Le mirabili costruzioni, edificate tra il V ed il VI secolo d.C., sono lo specchio dello splendore raggiunto da Ravenna in questo periodo storico, quando la città fu prima capitale dell’Impero Romano di Occidente, poi quartiere generale dei primi regni barbarici e infine sede dell’esarcato bizantino (cioè dell’apparato amministrativo con cui Costantinopoli governava i territori italiani).

Il primo edificio della lista, il Mausoleo di Galla Placidia – pur se di piccole dimensioni – è per storia e qualità artistica uno dei monumenti principali di Ravenna e dell’intera fase paleocristiana. Galla Placidia è la sorella di Onorio, il primo imperatore d’Occidente, che nel 402 d.C decide di trasferire la capitale dell’impero da Milano a Ravenna. Una decisione che farà la fortuna della città, portandola alla ribalta dell’intera scena europea per più di due secoli. Il mausoleo è una piccola struttura con pianta a croce greca, rivestita esternamente con un semplice paramento in mattoni a faccia vista. All’interno sembra quasi di immergersi in un mondo parallelo: i mosaici, bellissimi e sfavillanti, occupano tutta la superficie a disposizione. L’apparato decorativo raggiunge l’apice nella cupola – non visibile dall’esterno – dove su uno sfondo blu si staglia una croce e numerose stelle con i simboli dei quattro evangelisti agli angoli.

Anche il Battistero Neoniano, anche detto degli Ortodossi, risale alla prima delle tre fasi viste prima, in quanto fu edificato nei primi anni del V secolo d.C. A pianta ottagonale e con il rivestimento esterno in mattoni, all’interno si caratterizza per lo splendido mosaico posto al centro con la raffigurazione del battesimo di Cristo nelle acque del fiume Giordano – una delle rappresentazioni più antiche in assoluto ancora oggi conservate di questo episodio sacro della vita di Gesù.

Teodorico, oltre ad imporre il potere delle tribù barbare, importò in Italia anche la religione di queste genti. Sono cristiani, ma di una corrente che nega la natura totalmente divina del Cristo. I loro adepti sono detti ariani perché seguaci degli insegnamenti del Vescovo Ario, malgrado la scomunica di tale dottrina nel Consiglio di Nicea del 325 d.C. Il Battistero degli Ariani appartiene a questo nuovo corso della storia di Ravenna, ma formalmente è molto simile al precedente: pianta ottagonale, mattoni all’esterno e mosaici all’interno con l’immancabile raffigurazione del battesimo di Cristo (ma questa volta secondo i canoni ariani) al centro della cupola.

Battistero degli Ariani (Ravenna)
Ravenna, Battistero degli Ariani | Ph. Archivio Fotografico Comune di Ravenna

La Basilica di Sant’Apollinare Nuovo fu fondata da Teodorico, nei pressi del suo palazzo, come chiesa palatina di culto ariano. Più tardi con la riconquista dei Bizantini, fu trasformata in chiesa cattolica e dal IX secolo dedicata a Sant’Apollinare. L’esterno è caratterizzato dalla semplice facciata con portico sormontato da un timpano e dal pregevole campanile cilindrico. L’interno presenta uno dei maggiori cicli musivi di Ravenna, con decorazioni risalenti sia all’epoca di Teodorico che a quella bizantina successiva, come le processioni dei Martiri e delle Vergini lungo le pareti della navata principale.

La Cappella Arcivescovile è unica nel suo genere perché rappresenta il solo modello, ancora oggi visibile, di cappella di questo tipo giunta fino a noi dall’epoca paleocristiana. Costruita durante il regno di Teodorico, è in realtà l’esaltazione della figura del Cristo in chiave anti-ariana. È un piccolo edificio con pianta a croce greca preceduta da un vestibolo con copertura a botte. Nel classico stile ravvenate, tutta la parte superiore della struttura è completamente ricoperta da meravigliosi mosaici.

Il monumento esemplare dell’epoca del dominio barbaro è il Mausoleo di Teodorico, il monumento funebre che il re si fece costruire per ospitare le sue spoglie mortali. Abbandonati i rivestimenti in mattoni, qui domina la bianca e monumentale pietra d’Istria. Il corpo principale a dieci lati si innalza su un basamento e a sua volta regge la straordinaria cupola monolitica, costituita da un unico blocco di pietra.

Con la Basilica di San Vitale entriamo nella terza fase ravennate, quella propriamente bizantina. Giustiniano – all’epoca imperatore d’Oriente – dà il via alla guerra gotico-bizantina e intorno alla metà del VI secolo d.C. le sue truppe conquistano Ravenna. La splendida basilica, a pianta ottagonale, conserva all’interno il luminoso ciclo musivo raffigurante le processioni dei regnanti bizantini: da un lato l’imperatore Giustiniano ed il suo seguito e dall’altro l’imperatrice Teodora – moglie di Giustiniano – con la sua corte.

Fuori dalla città, nei pressi dell’abitato di Classe, in aperta campagna, si colloca la Basilica di Sant’Apollinare in Classe. Uno dei maggiori esempi di architettura paleocristiana, famosa per il mirabile mosaico che adorna il catino absidale raffigurante Sant’Apollinare circondato da 12 pecore (che richiamano i 12 apostoli) in un paesaggio verdeggiante e sovrastato dalla grande croce dorata che si staglia sul cielo stellato.

Basilica di Sant'Apollinare in Classe
Ravenna, Basilica di Sant’Apollinare in Classe | Ph. Giacomo Banchelli

Contenuto a cura di Roberto Giarrusso, autore del blog www.thearteller.com

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[ParlamiditER #288] Ferrara, intrighi rinascimentali alla corte degli Estensi

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
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Ferrara, 22 giugno 1519.

Una donna molto sofferente ha le forze di vergare di proprio pugno una missiva indirizzata direttamente al Papa. La donna è in punto di morte, sa di essere una grande peccatrice ma allo stesso tempo si sente profondamente cristiana, e prima di spirare si rivolge al pontefice per ricevere la sua “Santa Benedizione”.

In questo giorno viene scritta la lettera da consegnare direttamente nelle mani del Papa dell’epoca: Leone X, illustre esponente della famiglia de’ Medici di Firenze e figlio di Lorenzo il Magnifico.
La donna morirà soltanto due giorni dopo, il 24 giugno 1519. Colpita da setticemia, la Duchessa di Ferrara muore nel fiore dell’età per le complicazioni derivanti da una gravidanza travagliata.
A soli 39 anni si spegne – come cristiana benché peccatrice – Lucrezia Borgia.

La Duchessa di Ferrara appartiene ad una delle famiglie più controverse dell’intera storia del Rinascimento italiano, e anche la sua vita è piena di colpi di scena degni di una fiction contemporanea.
Lucrezia era figlia di un… Papa!
Il papa in questione è Rodrigo Borgia, pontefice della chiesa cattolica dal 1492 al 1503 come Alessandro VI. Spagnolo di nascita, aveva scalato le gerarchie ecclesiastiche diventando cardinale in giovane età. Eletto papa, la sfrenata ambizione e la sua condotta malandrina e peccaminosa non erano mutate minimamente: numerosi sono i figli illegittimi e ancora di più le amanti – quasi sempre giovanissime – di cui si circondava anche in Vaticano.

Tra i figli del papa, ricordiamo Cesare Borgia passato alla storia come il Valentino. Testa calda, iracondo e violento, il fratello di Lucrezia si macchiò in vita di crimini efferati, tra cui l’omicidio del secondo marito della sorella: Alfonso di Aragona duca di Bisceglie, figlio illegittimo del sovrano del Regno di Napoli, fatto pugnalare dal Valentino sulle scale della basilica di San Pietro nell’anno 1500. Ma il rampollo sopravvive al primo attentato e il Valentino non contento, un mese dopo, lo fa strangolare a morte mentre il giovane è ancora assistito amorevolmente da Lucrezia negli appartamenti in Vaticano.

Lucrezia subisce senza tregua le angherie del fratello e la presenza dispotica e asfissiante del padre. Ma le cronache del tempo non risparmiano giudizi negativi anche su di lei. A più riprese fu additata di avere rapporti incestuosi coi fratelli e con il padre stesso o di partecipare a dei baccanali in Vaticano tra vino e cortigiane.

Per lei la situazione si tranquillizza quando sposa Alfonso d’Este, figlio di Ercole ed erede del Ducato di Ferrara. Nel 1505 alla morte di Ercole, Lucrezia diventa Duchessa di Ferrara e una vita serena sembra finalmente a portata di mano, malgrado la morte del padre nel 1503 e quella del fratello Cesare nel 1507, a soli 32 anni.
Ma l’aura nera della sua famiglia non sembra abbandonarla mai, pure nella lontana Ferrara. Anche a lei toccherà una sorte infausta, la morte sopraggiungerà dolorosa e ancora in giovane età.

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Ferrara, Patrimonio dell’Umanità

Il sito UNESCO denominato “Ferrara, città del Rinascimento e il suo Delta del Po” è costituito da tre elementi specifici:

  • il centro storico di Ferrara
  • il sistema delle cosiddette “Delizie Estensi”
  • il paesaggio naturale e culturale del Delta del Po

La città di Ferrara è stata inserita nelle liste del Patrimonio UNESCO nel 1995, mentre nel 1999 il sito è stato ampliato con la rete delle Delizie e il sistema naturale del delta del fiume più lungo che scorre sul territorio italiano.

La storia di Ferrara si lega in maniera indissolubile alla dinastia degli Estensi, che dominarono la città dal ‘200 fino al 1598. Fu tra il ‘400 ed il ‘500 che Ferrara raggiunse l’apice della fama, affermandosi come uno dei principali centri rinascimentali italiani per la raffinatezza della sua corte e lo sviluppo dell’arte e dell’architettura.
È un progetto urbanistico ad imporre definitivamente Ferrara come città del Rinascimento. Nel 1492, l’architetto Biagio Rossetti trasporta nella realtà il suo progetto di “piano regolatore”, tramite un dettagliato sistema di pianificazione urbana imperniato sulle regole della prospettiva. La cosiddetta addizione erculea – fortemente voluta dal duca del tempo, Ercole I d’Este – ha come perno il castello medievale, trasformato nella residenza di corte degli Estensi, e prevede l’espansione della città verso nord tramite una ordinata rete viaria ortogonale, raddoppiando così il centro abitato.

Proprio dal Castello Estense parte il lungo asse stradale oggi noto come Corso Ercole I d’Este – su cui si affacciano sontuosi palazzi pubblici tra cui il celeberrimo Palazzo dei Diamanti. Sempre su progetto di Biagio Rossetti, l’edificio deve il suo nome al caratteristico rivestimento bugnato a punta di diamante. Inserito ad arte nel nuovo impianto urbano, l’incrocio tra due degli assi principali dell’addizione viene esaltato tramite l’angolo del palazzo, impreziosito da un disegno a candelabre e da un leggiadro balconcino.
Tra le tante meraviglie della città, nel nostro breve spazio vanno almeno menzionati il Castello e la splendida Cattedrale, impreziosita sul lato che affaccia sulla piazza Trento e Trieste dalla caratteristica Loggia dei Merciai.

Passiamo ora al sistema delle Delizie Estensi e al paesaggio del delta del Po, fortemente interconnessi tra loro.
Mentre all’interno della città si era dato avvio al progetto urbano della addizione erculea, nel paesaggio del delta del Po gli Estensi promuovevano una lungimirante campagna di pianificazione territoriale, con l’obiettivo di bonificare terreni paludosi e rendere coltivabili numerosi ettari di terreno.
In questo paesaggio, frutto di un delicato equilibrio tra l’ambiente naturale e l’intervento umano, si collocano le Delizie, ville di campagna utilizzate sia come centro di amministrazione del territorio bonificato che per lo svago della corte ducale.
Le Delizie Estensi sono le seguenti: Delizia di Schifanoia, Delizia del Belriguardo, Delizia del Verginese, Delizia di Benvignante, Castello di Mesola, Villa della Mensa, Delizia di Fossadalbero, Palazzo Pio, Delizia di Copparo, Delizia di Zenzalino, Delizia di Medelana, Delizia della Diamantina.

Tra queste residenze suburbane, citeremo per la sua importanza nella storia dell’arte quella dai caratteri più cittadini e cioè il Palazzo Schifanoia, edificato all’interno della città di Ferrara. Il nome dell’edificio fa riferimento a quella che è la missione delle Delizie: Schifanoia significa letteralmente “schivar la noia” e cioè trovare ristoro dai pressanti impegni politici e di corte.
Il palazzo – terminato durante il dominio di Borso d’Este – è famoso per il ciclo di affreschi che adornano il salone dei Mesi, opera di grandi esponenti della scuola pittorica ferrarese come Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti. Il sistema degli affreschi è organizzato in dodici settori, trasposti sulle pareti del salone, e ciascun settore è suddiviso in tre fasce sovrapposte: nella prima fascia sono raffigurate le rappresentazioni del lavoro dell’uomo in relazione ai mesi, nella seconda i segni zodiacali e nella terza gli dei pagani che influenzano le attività del singolo mese.
Siamo di fronte ad uno dei maggiori capolavori dell’arte rinascimentale, realizzato per la celebrazione in chiave simbolica della dinastia che ha fatto di Ferrara una delle capitali del Rinascimento italiano.

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[ParlamiditER #285] Modena, un racconto nella storia

Parlami di tER è una serie di racconti dall’Emilia-Romagna. Sono sguardi d’autore gettati sulla regione da persone che son natie, vivono o semplicemente si sono innamorate di questa singolare, bellissima, terra con l’anima.
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Modena, anno 1106.
La costruzione del nuovo Duomo cittadino è iniziata da qualche anno e le attività di edificazione vanno avanti molto velocemente.
Ma è necessario subito affrontare una questione che sarebbe eufemistico definire delicata: spostare nella nuova cripta i resti mortali di San Geminiano, l’amatissimo e veneratissimo santo patrono della città.
Tra lo stupore e l’attesa generale, alla delicata operazione soprintendono tutte le figure di primo piano dell’apparato religioso cittadino.
Ma accanto a loro è presente un personaggio di spicco della “società civile”: l’architetto Lanfranco, il forestiero che era stato chiamato a Modena per fare l’impresa e che per le sue capacità tecniche e progettuali venne definito mirabilis artifex.
Tutto ciò ci è noto dalle pagine del codice noto come Relatio, è conservato nell’Archivio Capitolare di Modena. Si tratta di una sorta di cronaca dettagliata delle vicende iniziali della costruzione dell’edificio sacro – dal 1099 anno di inizio dei lavori al 1106 anno in cui viene spostato il corpo del Santo.
Qui si legge di come tutti i cittadini modenesi e l’entourage religioso decisero di edificare una nuova magnifica Cattedrale che andasse a sostituire quella precedente. Qui apprendiamo della ricerca dell’architetto e dell’affidamento del progetto a tale Lanfranco, uno “straniero” che si dimostrò all’altezza dell’incarico ricevuto tanto da essere celebrato da tutto il popolo per la fama del suo ingegno.
Nel manoscritto, Lanfranco appare citato più volte e con tutti gli onori del caso – un fatto letteralmente inusitato per le cronache del tempo, considerando che sono pochissimi ad oggi i nomi noti tra gli architetti e gli artisti di questa epoca storica.
Lanfranco appare anche nelle miniature a corredo del testo. Nelle raffigurazioni, il progettista sbuca sulla sinistra più grande degli altri personaggi con un elegante cappello ed una veste raffinata: l’architetto è magnificato nelle sue capacità tecniche e nelle sue doti intellettuali, forse uno dei primi esempi del genere nella storia del medioevo.

Il sito UNESCO denominato “Cattedrale, Torre Civica e Piazza Grande di Modena” è costituito da tre monumenti siti nell’attuale capoluogo di provincia dell’Emilia-Romagna e fortemente interconnessi tra di loro:

  • la Cattedrale,
  • la Torre Civica più nota come Ghirlandina,
  • la Piazza Grande dove si affacciano le prime due strutture ed altre meraviglie della città.

Il Duomo di Modena è uno dei massimi esempi in Italia dello stile romanico e ha una disposizione planimetrica molto chiara, frutto degli sforzi compositivi dell’architetto Lanfranco. La pianta rettangolare è suddivisa in tre navate che terminano in tre absidi semi-circolari. Le navate sono suddivise da un sistema di pilastri e colonne e al di sopra delle navate laterali si imposta il matroneo (spazio dedicato ad accogliere le donne) che però in questo caso è del tipo non praticabile ed ha quindi una funzione puramente strutturale.

All’esterno su tutti i lati della chiesa si ripete il motivo della loggia a trifora (sorta di finestra suddivisa in tre parti da due esili elementi verticali). Le logge si trovano anche nella parte superiore della facciata principale, perfettamente tripartita – a richiamare le tre navate interne – ed adornata con il tipico rosone nella parte centrale.
Ma in questa meraviglioso edificio, Lanfranco ha dovuto dividere la fama con un altro portento dell’arte romanica: lo scultore Wiligelmo. Una figura avvolta nel mistero, considerando che ancora oggi non conosciamo la giusta scrittura del suo nome. Ma anche in questo caso, la fama dell’artista è testimoniata dalla epigrafe posta in facciata dove viene menzionato come degno di onore tra gli scultori. E proprio sulla facciata della chiesa è possibile ammirare i portentosi cicli scultorei di Wiligelmo, in particolare quello con le storie tratte dalla Genesi con tanto di raffigurazione del peccato originale con Adamo che morde la mela biblica.

Vicino all’abside del Duomo, si staglia con i suoi quasi 90 metri di altezza la Torre Civica – per tutti i modenesi semplicemente la Ghirlandina, simbolo assoluto della città. Nata in funzione della Cattedrale, la torre ha una storia costruttiva molto lunga che si protrae fino ai primi decenni del XIV secolo quando fu aggiunta la guglia in stile gotico. Ben presto la Ghirlandina assume funzioni “civiche”: al quinto piano della torre trova posto la cosiddetta stanza dei Torresani dove alloggiavano le guardie che vigilavano dall’alto sulla città dando il segnale di apertura e chiusura delle porte cittadine comunali. Altro particolare della Ghirlandina è la secchia rapita: si tratta di un comune recipiente di legno sottratto dai modenesi da un pozzo pubblico di Bologna e poi portato solennemente in trionfo in città. Attualmente nella torre è conservato solo una copia dello strambo trofeo mentre l’originale è stato spostato nel Palazzo Comunale.

Cuore pulsante della città e luogo di rappresentanza per eccellenza del potere politico e religioso è la Piazza Grande su cui affacciano uno dei maestosi lati del Duomo, il porticato del Palazzo Comunale e la Ghirlandina dall’alto. La piazza è luogo di incontro, di dibattiti e di scambi commerciali: proprio qui avveniva il mercato settimanale. Questo è il posto privilegiato dove svolgere grandiosi cerimonie religiose all’aperto e processioni ma anche dove allestire feste popolari e più mondane. Sempre in piazza si amministra la giustizia, nei modi brutali previsti dalle leggi del tempo: qui vengono svolte le torture e le esecuzioni capitali. I corpi martoriati dei criminali, una volta calati dalla forca venivano deposti per le funzioni di rito sulla Pietra Ringadora – un enorme masso che fa ancora bella mostra di sé in un angolo di questo microcosmo del mondo medievale.

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Arte e Cultura

Le città d’arte Unesco dell’Emilia Romagna

Stupore, fascinazione e meraviglia sono questi i tre stati d’animo che si provano quando si visita uno dei tanti monumenti iscritti nella Lista Unesco del Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

C’è da dire che in questo l’Italia gioca facile visto che è il Paese che ne detiene il maggior numero al mondo. Pensate che ben 54 sono i siti riconosciuti sul nostro territorio nazionale, in un viaggio che da Nord fino a Sud annovera eccellenze paesaggistiche, naturalistiche, artistiche e architettoniche.

In Emilia Romagna sono Ferrara, Ravenna e Modena le tre città d’arte che conservano siti dichiarati Patrimonio UNESCO, testimoni universali della bellezza del nostro territorio e luoghi indiscussi da aggiungere al lungo elenco delle bellissime mete che la nostra Penisola sa offrire a turisti e cittadini.

Ferrara, città del Rinascimento e il Delta del Po

Ferrara è stata la prima città dell’Emilia Romagna ad essere dichiarata Patrimonio dell’Umanità.

Nata attorno a un guado sul fiume Po durante il periodo bizantino, fu grazie alla famiglia degli Estensi che la città conobbe il suo grande rinnovamento e splendore, attirando a sé letterati e artisti da tutta Europa del calibro di Piero della Francesca, Jacopo Bellini e Andrea Mantegna e costruendo edifici e opere che ben di addicevano a una grande capitale rinascimentale

La sue peculiare struttura, frutto di un piano urbanistico di grande respiro, la rese già alla fine del Quattrocento città ideale, affascinante allo sguardo ed interessante dal punto di vista storico e architettonico.

Oggi come ieri conserva questa ammirevole struttura urbanistica custodita all’interno delle possenti mura del Cinquecento che separano la città dal resto del territorio. Ed è proprio su questo che nel 1999 si è esteso il riconoscimento Unesco, andando a interessare l’area vasta del Delta del Po contrassegnata dalle cosiddette “Delizie”, residenze di campagna dei duchi d’Este incredibili per la preziosità delle loro strutture e dei dettagli ma anche per l’eleganza con la quale si armonizzano con il paesaggio circostante.

Per informazioni turistiche e visite nella città d’arte: www.ferraraterraeacqua.it


Ravenna e i suoi Monumenti Paleocristiani

Basilica di San Vitale, Mausoleo di Galla Placidia, Mausoleo di Teodorico, Basilica di Sant’Apollinare Nuovo e di Sant’Apollinare in Classe, Battisteri degli Ariani e degli Ortodossi e Cappella di Sant’Andrea: 8 diversi monumenti Unesco per un’unica città. Verrebbe da pensare che in effetti si tratti di una concentrazione inusuale per un piccolo centro come Ravenna, posto a pochi km dal mare Adriatico lungo l’antica Via Romea Germanica che un tempo collegava l’Europa continentale con Roma.

In realtà sono la giusta dimensione per un abitato che, tra il V e il VI secolo, per ben tre volte – con tempi e modi diversi – ebbe la possibilità di fregiarsi del titolo di capitale imperiale. Furono Romani, Goti e Bizantini a donarle questa straordinaria fama che ancora oggi si protrae, rendendo la città una delle più affascinanti e visitate dell’Emilia Romagna, tanto da attrarre a se nel tempo poeti e scrittori come Dante Alighieri (qui sepolto) e il romantico Lord Byron.

Fu nel 1996 che Ravenna acquisì l’ambita dicitura di Patrimonio dell’Umanità, soprattutto grazie agli spettacolari ornamenti in mosaico conservati all’interno di alcune suoi edifici, in cui confluirono in un perfetto connubio elementi della tradizione artistica antica, paleocristiana e bizantina, punto di contatto tra Oriente ed Occidente.

Per informazioni turistiche e visite nella città d’arte: www.turismo.ra.it


MODENA e il suo Duomo, la Ghirlandina e Piazza Grande

Dichiarata Patrimonio UNESCO nel 1997, è una fiorente città di tradizione romana posta lungo la via Emilia, a soli 45 km da Bologna. Capitale ducale per ben due secoli e mezzo sotto la dinastia degli Estensi, Modena è comunemente riconosciuta per la sua tradizione enogastronomica e motoristica, legata ai grandi marchi della velocità come Ferrari e Lamborghini.

Nel suo centro storico però custodisce un patrimonio artistico che testimonia appieno la tradizione culturale romanica del XII secolo composto dal grande complesso monumentale della cattedrale, dalla Torre Civica (chiamata da i suoi abitanti Ghirlandina) e dalla prospiciente Piazza Grande, un tempo sede dei poteri sacri, commerciali e politici della città.

Furono Lanfranco e Wiligelmo, e successivamente i maestri Giovanni Pisano e Arnolfo di Cambio le grande personalità artistiche legate al sito che elaborano il programma architettonico e iconografico che ancora oggi ammiriamo visitando il grande complesso monumentale, portavoce dei valori civili e religiosi dell’epoca, in un periodo di passaggio fondamentale tra romanico e gotico.

Per informazioni turistiche e visite nella città d’arte: www.visitmodena.it

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Arte e Cultura

Le Delizie Estensi: antiche residenze dal valore senza tempo

“Le residenze dei Duchi d’Este nel Delta del Po illustrano in modo eccezionale il riflesso della cultura del Rinascimento sul paesaggio naturale”.

Prendete gli orizzonti della pianura padana ferrarese e metteteci sopra, siepi, piante e splendide ville che ricreano le perfette prospettive rinascimentali, e avrete un quadro generale delle cosiddette Delizie Estensi, ville di campagna edificate dai Duchi Estensi proprio nelle aree della bonifica delle paludi del Delta del Po.

Grandiosi progetti di trasformazione del paesaggio e che dovevano riflettere la grandezza e il buon governo dei Duchi grazie alla realizzazione di borghi, strade e canali di scolo delle acque. I nodi amministrativi di questa grandiosa opera furono rappresentati dalle Delizie: case di svago e di tornei per i Duchi , ma anche e soprattutto centri di governo decentrati deputati al controllo, mantenimento e alla bonifica del territorio del Delta.
Nel 2000 anche l’UNESCO si è accorto di questa straordinaria opera degli Estensi, attribuendo alle Delizie il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità proprio perché  “illustrano in modo eccezionale l’influenza della cultura del Rinascimento sul paesaggio naturale”.

Mappa delle delizie Estensi

Le Delizie Estensi, almeno nella loro conformazione originaria erano 8: il Palazzo Schifanoia di Ferrara, il Castello Estense della Mesola, la Villa della Mensa di Copparo, la Delizia del Belrigurado a Voghiera, la Delizia del Verginese a Gambulaga di Portomaggiore, la Delizia del Benvignate di Argenta, la Delizia Diamantina a Vigarano e il Palazzo Pio di Tresigallo.

Oggi solamente alcune di queste Residenze ducali sono ancora visitabili e saranno proprio quelle che vi racconteremo, partendo dal presupposto che questa grandiosa rete di edifici amministrativi, e insieme di svago, rappresenta ancora una delle opere di trasformazione del paesaggio naturale dell’intera Italia.

Castello di Mesola 

Delizie Estensi
Mesola | Foto di Luca Zampini

Orari di visita: da aprile a ottobre, dal martedì alla domenica compresa 9.30-12.30 / 15.00-18.00
Giorni di chiusura: lunedì
Ticket: 4€; ridotto 2,50€ (over 65, fino a 18 anni, gruppi min. 15 persone)

Quattro imponenti torri, mura merlate e grandi finestre, ecco un castello a metà tra una fortezza e una dimora di caccia, protetta da nove miglia di cinta murarie e circondata dal bosco di caccia dei Duchi. Ecco in breve il bellissimo Castello della Mesola, punto di partenza di molte delle gita lungo l’omonimo bosco. Baluardo contro i Veneziani, il castello di Mesola fu costruito a partire dalla metà del 1500 e doveva avere funzione lungo le rotte del mare Adriatico e del fiume Po. Purtroppo il Duca Alfonso II, che fece costruire il castello, non lasciò eredi e i territori estensi dovettero tornare sotto il potere della Stato Pontificio. Oggi il Castello ospita il Museo del Bosco e dei Cervi della Mesola ed è ancora un silenzioso gigante vigile sulla natura che lo circonda.

Delizia del Belriguardo

Delizie Estensi
Delizia del Belriguardo | Foto di Paolo Benetti

Orari di visita: venerdì, sabato e domenica 9.30-12.00 / 15.30-19.00
Ticket: 5€; ridotto 2€ (disabili, scolaresche, studenti, fino a 18anni, insegnanti, giornalisti)

Tra le più sontuose residenze estensi, la delizia del Belrigurado sorse per volere di Niccolò d’Este nel 1435 e fu la prima ed essere costruita fuori dalle mura di Ferrara. Concepita come reggia estiva, nella sua conformazione originaria comprendeva decine di saloni affrescati dai maggiori artisti del tempo, oltre a circa 30 ettari di giardini all’italiana che le resero il soprannome di Versailles Italiana (oggi ancora percettibili nelle loro geometrie solamente dall’alto). Nel tempo ospitò personaggi del calibro di Ludovico il Moro, il principe Vincenzo Gonzaga e Papa Clemente VIII, Torquato Tasso e Ludovico Ariosto. Dell’antico sfarzo del Belriguardo oggi rimane ben poco: dopo il trasferimento degli Este a Modena e Reggio infatti la reggia fu utilizzata per ricavarne abitazioni e i suoi grandi saloni divennero stalle per il ricovero degli animali.

Delizia del Verginese

Delizie Estensi
Delizia del Verginese | Foto di Vanni Lazzari

Orari di visita: da aprile a ottobre, sabato domenica e festivi 10.00-12.30 / 15.30-19.00. La domenica alle 11 e alle 16.30 visita guidata gratuita compresa nel biglietto d’ingresso
Ticket: 3€; ridotto 2€ (bambini tra i 6 ed i 12 anni, over 65)

Originariamente costruito come casale di Campagna, il Verginese fu trasformato in residenza ducale nel primo cinquecento dal duca Alfonso I d’Este e donato a Laura Eustochia Dianti, amante del Duca dopo la morte della moglie Lucrezia Borgia. È  la più particolare delle Delizie e qui tutto richiama l’antico sentimento del Duca verso la sua amata, la forma, le merlature delle torri ed il giardino, denominato Brolo, che è stato ricostruito come doveva essere e secondo i principi del Rinascimento, dove fiori ed alberi da frutto compongono una unità di diletto ed utilità nella produzione di frutti.

Palazzo Schifanoia 

Delizie Estensi
Palazzo Schifanoia | Foto di Massimo Baraldi

Orari di visita: tutti i giorni dalle 9.30 alle 18
Giorno di chiusura: lunedì
Ticket: 3€; ridotto 2€ (gruppi 15 pers., oltre 65 anni). Ingresso gratuito per possessori di MYFECARD

Questo palazzo di Ferrara, risale al 1385 ed è sede di un museo. Il nome significa letteralmente “che schiva la noia”, e difatti il palazzo –  commissionato da Alberto V d’Este nel 1385 – fu pensato come un piccolo luogo di ristoro, in cui consumare pasti e dedicarsi all’ozio in una delle zone verdi dell’antica Ferrara nei pressi del corso del fiume Po.  Le decorazioni interne, tra cui il famoso Salone di Mesi, sono oggi considerati dagli esperti come una delle pagine più alte del Rinascimento italiano. Dal 1898 ospita le collezioni dei Musei civici di Arte Antica.

Delizia di Benvignante 

Delizie Estensi
Delizia del Benvignante | Foto di Zappaterra

Orari di apertura: la delizia è visitabile solamente dall’esterno

Costruita nel 1464 su volere di Borso d’Este, la dimora fu a disposizione dell’Accademia dei Filareti. Pur rientrando nella tipologia delle ville di campagna, ricoprì una non secondaria funzione difensiva e di rappresentanza politica del potere estense.

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Arte e Cultura

I Patrimoni UNESCO dell’Emilia Romagna

Con i suoi 54 luoghi d’arte e cultura, l’Italia attualmente è la nazione che detiene il maggior numero di siti inclusi nella lista dei patrimoni dell’umanità UNESCO. Quattro di questi, più sette emergenze culturali e naturali, si trovano in Emilia Romagna e oggi li vogliamo celebrare tutti insieme, spiegando perché questi luoghi sono stati importanti per la storia del mondo tanto da essere definiti Patrimonio dell’Umanità.

UNESCO
Ferrara, Castello Estense

Partiamo da Ferrara, eletta nel 1995 come Città del Rinascimento. Nel XV e XVI secolo, infatti, Ferrara fu un importante centro intellettuale, dimora di artisti come Piero della Francesca, Jacopo Bellini e Andrea Mantegna. Qui fu messo in pratica il concetto umanistico della ‘città ideale’, grazie ai progetti urbanistici di Biagio Rossetti. La sua Addizione Erculea fu, per estensione e organicità, il primo progetto realizzato in Europa secondo i nuovi principi della prospettiva e segnò la nascita dell’urbanistica moderna.
La città preserva tutt’ora intatta questa struttura architettonica, i cui canoni ebbero una profonda influenza per lo sviluppo dell’urbanistica nei secoli seguenti.

Nel 1999 il riconoscimento UNESCO è stato esteso al suo Delta del Po, in quanto paesaggio culturale pianificato che conserva in modo notevole la sua forma originale e alle Delizie Estensi (le antiche residenze di corte edificate tra la fine del Medioevo ed il Rinascimento nel territorio ferrarese come luoghi di svago per principi e cortigiani), in quanto opere che illustrano in modo eccezionale il riflesso della cultura del Rinascimento sul paesaggio naturale.

Battistero degli Ariani - Il battesimo di Cristo
Ravenna, Battistero degli Ariani – Il battesimo di Cristo

Ravenna, la Città del Mosaicofu la capitale dell’Impero Romano d’Occidente nel V secolo e dell’Impero Bizantino in Italia fino al VIII secolo. Otto sono i suoi Monumenti Paleocristiani (costruiti tra il V e il VI secolo) dichiarati dal 1996 Patrimonio Mondiale dell’Umanità: la Basilica di San Vitale, il Mausoleo di Galla Placidia, il Mausoleo di Teodorico, la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo e di Sant’Apollinare in Classe, il Battistero degli Ariani, il Battistero Neoniano e la Cappella di Sant’Andrea. Questo complesso di monumenti tardo-antichi è considerato unico al mondo per la ricchezza e la qualità artistica delle decorazioni a mosaico presenti in essi ed è testimonianza delle relazioni e dei contatti artistici e religiosi di un importante periodo della storia europea.

Un Weekend A
Modena, Duomo – Ph. mongolo1984

A Modena nel giro di pochi metri troviamo ben tre costruzioni uniche, inserite dal 1997 nella lista UNESCO: Piazza Grande, il Duomo e la sua torre Ghirlandina, considerata un po’ il simbolo della città.
La Cattedrale, costruita nel XII secolo per opera congiunta di due grandi artisti, l’architetto Lanfranco e lo scultore Wiligelmo, è un esempio supremo della prima arte romanica, che si propose come importante modello per tutto il Romanico padano. L’edificio è considerato un capolavoro del genio creativo umano nel quale è stato creato un nuovo rapporto dialettico tra architettura e scultura.
Con la sua piazza e la torre slanciata, l’opera testimonia la potenza della dinastia dei Canossa (che lo ha commissionato) e le tradizioni culturali del periodo: è uno dei migliori esempi di un complesso architettonico in cui si combinano valori religiosi e civili in una città cristiana medievale.

Teatro Comunale (Bologna) | Foto di Lorenzo Gaudenzi, via Wikimedia
Teatro Comunale (Bologna) – Foto di Lorenzo Gaudenzi, via Wikimedia

Dal 2006 Bologna è una delle Città Creative della Musica per la sua ricca tradizione musicale in continua evoluzione e il suo impegno a promuovere la musica come mezzo di sviluppo economico e di inclusione sociale e culturale. Tra il XVII e XIX secolo, infatti, Bologna fu meta dei maggiori musicisti d’Europa: Mozart, Liszt, Mendelssohn e poi Farinelli, Rossini e Donizetti la scelsero come dimora per periodi più o meno lunghi della loro vita. E, dal passato al presente, la città ha accresciuto e vivacizzato la sua vocazione musicale.

Oltre a essere stata la culla di alcuni illustri artisti della musica leggera contemporanea (come Andrea Mingardi, Francesco Guccini, Lucio Dalla, Gianni Morandi, Luca Carboni, Cesare Cremonini), Bologna è oggi sede della prestigiosa Orchestra Mozart, fondata nel 2004 dal Maestro Claudio Abbado, e ospita numerosi luoghi dedicati all’arte melodica (come il Museo Internazionale e Biblioteca della Musica, il Museo della Comunicazione G. Pelagalli e l’Oratorio di San Colombano che custodisce la collezione di strumenti musicali del Maestro Luigi Ferdinando Tagliavini).
Dalla fine degli anni ’50 Bologna è la Capitale europea del Jazz, grazie al Festival Internazionale ideato da Alberto Alberti, e durante l’anno è animata da numerosi festival che spaziano dalla musica classica a quella contemporanea.

Rimanendo in territorio bolognese, troviamo altri due luoghi selezionati dall’UNESCO come Messaggeri di una Cultura di Pace: la Chiusa di Casalecchio di Reno, la più antica opera idraulica d’Europa ancora in funzione, e l’Abbazia di Santa Cecilia della Croara a San Lazzaro di Savena.

Piatti e formelle di maiolica | Foto da lavecchiafaenza.it
Piatti e formelle di maiolica | Foto da lavecchiafaenza.it

Un altro monumento definito Testimone di una Cultura di Pace è il Mic, Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, in quanto Espressione dell’arte ceramica nel Mondo. Fondato nel 1908, il Museo raccoglie circa 60.000 opere (delle quali 6.000 in esposizione) che testimoniano le produzioni ceramiche di ogni epoca e continente, dai reperti dell’Antica Mesopotamia a quelli dei più grandi artisti contemporanei (Picasso, Matisse, Chagall, Fontana).
Secondo l’UNESCO il Museo costituisce un punto di riferimento per la ceramica antica, moderna e contemporanea, nazionale ed internazionale, tanto per la presenza delle preziose opere ceramiche in esso contenute, quanto per l’eccezionale documentazione custodita nella sua biblioteca, che ospita oltre 60.000 volumi e 400 periodici.

Biblioteca Malatestiana (Sala del Nuti)
Cesena, Biblioteca Malatestiana – Sala del Nuti

Non possiamo inoltre dimenticare Cesena, città che ospita la preziosa Biblioteca Malatestiana, unico luogo in Italia a essere stato inserito (dal 2005) nel Registro UNESCO Memoria del Mondo. La biblioteca monastica, costruita nella metà del XV secolo, ha particolare importanza storica in quanto detiene due primati assoluti: è stata la prima biblioteca civica d’Italia e d’Europa, ed è l’unico esempio di biblioteca monastica umanistica giunta fino a noi perfettamente conservata nell’edificio, negli arredi e nella dotazione libraria. Nella Malatestiana sono conservati 287 incunaboli, circa 4.000 cinquecentine, 1.753 manoscritti e oltre 17.000 lettere. Secondo gli storici, la curiosa particolarità che la Biblioteca Malatestiana fosse di proprietà pubblica, ma che la sua custodia fosse affidata ai frati Francescani, fu ciò che la preservò da danneggiamenti e saccheggi nel corso dei secoli.

Prosciutto Parma | Foto © G. Salvatori
Prosciutto di Parma | Ph. Giorgio Salvatori

Forse non tutti sanno che anche la città di Parma vanta un riconoscimento UNESCO, quello di Città Creativa della Gastronomia, proprio per la sua lunga e raffinata tradizione culinaria. Un riconoscimento prestigioso che premia la città emiliana per l’unicità della sua proposta gastronomica e per l’eccellenza dei prodotti lavorati nelle aziende locali.
Parma infatti, insieme alla tutta la Food Valley, è universalmente conosciuta per la sua capacità di custodire un’eredità gastronomica senza rivali, continuando a regalare da secoli al mondo prodotti come il Parmigiano Reggiano o il celebre Crudo di Parma.

Comacchio
Fenicotteri nelle Valli di Comacchio | Ph. Vanni Lazzari

Dal 2015 tra i patrimoni UNESCO dell’Emilia Romagna troviamo anche la Riserva MAB UNESCO dell’Appennino Tosco Emiliano e la Riserva MAB UNESCO del Parco Delta del Po. Il programma UNESCO “L’Uomo e la Biosfera” (MAB) è un programma intergovernativo che mira a creare una base scientifica per il miglioramento del rapporto tra popolazioni e ambiente.

La Riserva dell’Appennino Tosco-Emiliano si trova tra Toscana ed Emilia Romagna e copre il crinale dell’Appennino Tosco-Emiliano, dal Passo della Cisa al Passo delle Forbici, il quale segna anche il confine geografico e climatico tra l’Europa continentale e l’Europa mediterranea. L’area ospita circa il 70% delle specie presenti in totale in Italia, tra cui 122 specie di uccelli, anfibi, rettili, mammiferi e pesci, oltre a una grande varietà di flora che comprende almeno 260 specie di piante acquatiche e terrestri.

La Riserva del Delta del Po, creato dalla confluenza dei principali rami del fiume, comprende sistemi di dune costiere e formazioni di sabbia, lagune, paludi, dune fossili, canali e pinete costiere, vaste zone umide salmastre e terre coltivate per la produzione del riso. L’area ospita oltre 360 specie di uccelli tra cui l’airone viola e una colonia di fenicotteri rosa, che contano oltre 10.000 esemplari. Il Cervo della Mesola è l’unico mammifero che si trova nella riserva, un cervo rosso riconosciuto geneticamente distinto dalle altre popolazioni in Europa.

Ultimo inserimento tra le Riserve MAB UNESCO dell’Emilia-Romagna, nel 2019, è l’area del Po Grande.

11 patrimoni UNESCO dell'Emilia Romagna faggete vetuste parco foreste casentinesi - sasso fratino
Faggete vetuste, Parco Foreste Casentinesi – Riserva Sasso Fratino

Infine, nel 2017 sono state inserite nella lista UNESCO anche le Faggete Vetuste del Parco delle Foreste Casentinesi e della Riserva Integrale di Sasso Fratino, che si unisce al riconoscimento già attribuito alle faggete dei Carpazi e di altri 11 Paesi Europei. Si tratta dell’area di maggiori dimensioni tra quelle designate in Italia e uno dei più estesi complessi forestali vetusti d’Europa.
Ognuno dei 10 siti italiani (le nostre faggete regionali sono entrate nella lista insieme ad altre faggete italiane che si trovano nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Parco Nazionale del Gargano, Parco Nazionale del Pollino e Parco Regionale di Bracciano e di Monte Cimino) è stato selezionato per la sua unicità biologica ed ecologica, come elemento caratterizzante della rete continentale, la cui diversità ecologica complessiva costituisce il patrimonio vero e proprio da salvaguardare. Di fatto si tratta della prima iscrizione di un patrimonio naturale espressamente per il suo valore ecologico di rilievo globale.

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Arte e Cultura

Ravenna + Unesco, un amore lungo vent’anni

Il 7 dicembre, ovvero domani, Ravenna festeggia il ventesimo anniversario dell’inserimento di alcuni dei suoi monumenti nella Lista del Patrimonio dell’Umanità. Vent’anni fa, infatti, precisamente il 7 dicembre 1996, l’Assemblea del Centro del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO si radunò e dopo un consiglio “segreto” sancì che gli edifici paleocristiani e bizantini della città e i loro mosaici fossero talmente importanti per la storia della cultura europea da dover essere onorati con questo considerevole riconoscimento.

Da quel momento la basilica di San Vitale, il mausoleo di Galla Placidia, il battistero degli Ariani e quello degli Ortodossi, la basilica di Sant’Apollinare Nuovo e di Classe, la cappella di Sant’Andrea e il mausoleo di Teoderico non furono più patrimonio della sola Ravenna, ma dell’Umanità intera e delle future generazioni.

Ravenna
Gli otto monumenti Unesco di Ravenna

Vivendo a Ravenna da sedici anni, la cosa non può non piacermi.
Primo: avendo studiato archeologia all’Università, quando si parla di storia, di Antichità, di reperti e, in questo caso, di mosaici, mi sembra di entrare in una sorta di paradiso terrestre.
Secondo: non posso tralasciare la vena romantica che scorre dentro me – ben nascosta, certo! chi mi conosce lo sa – ma quando mi trovo davanti a una bella storia d’amore come questa, gli occhi prendono la forma di due piccoli cuori.
Terzo: quando si parla di anniversari significa che nell’aria c’è una ricorrenza, e quando c’è una ricorrenza c’è una festa o magari più feste. D’altronde, si sa, sono così gli anniversari!

E sembra che lo sappiano bene anche a Ravenna visto che, da mercoledì a domenica 11 dicembre, un nutrito programma di visite guidate, concerti e intrattenimenti musicali faranno da cornice a questa fantastica ricorrenza.

Ad aprire le danze sarà una lectio magistralis tenuta dal prof. Giuliano Volpe che, al piano nobile del seicentesco Palazzo Rasponi dalle Teste, mercoledì pomeriggio offrirà un’occasione unica per riflettere insieme sul ricco Patrimonio Culturale Italiano, accompagnandoci per mano tre le bellezze storiche e artistiche del nostro Paese.

Nei giorni successivi i monumenti diventeranno, invece, i veri protagonisti. Dalle visite guidate gratuite condotte dai Giovani volontari del FAI in programma giovedì 8 dicembre a quelle condotte dal Gruppo Pietre Vive e da guide professioniste locali, anch’esse libere. I monumenti saranno animati dalle note di gruppi vocali e si trasformeranno in luoghi caldi e accoglienti grazie a “improvvisate” invasioni musicali.

Ravenna
Basilica di San Vitale, Particolare dei mosaici (VI sec. d.C.)

…E poi non dimentichiamo l’arrivo delle Feste e le tante iniziative in programma che arricchiranno il Ponte dell’Immacolata fino all’accensione, sabato pomeriggio alle 17.30, del grande albero di Natale nella centralissima Piazza del Popolo.

Insomma, da domani Ravenna si farà ancora più bella e offrirà a cittadini e turisti la possibilità di riscoprire e/o conoscere per la prima volta i tesori storici e artistici che ha gelosamente conservato per tutti questi secoli.

Sarà un anniversario importante, di quelli imperdibili. D’altronde, come dice sempre la mia cara nonna, gli anniversari vanno festeggiati: sono sempre una bellissima occasione per stare insieme!